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Il 30 marzo il Consiglio di Presidenza del PKK ha emanato un comunicato
nel quale viene riaffermata la sua volontà di ricercare una soluzione
democratica, in grado di dare pace e democrazia a tutto il vicino oriente. La
tenace resistenza del popolo palestinese e del popolo kurdo contro
l’oppressione dimostra quanto sia importante l’azione popolare, e quanto,
quando gli stati non hanno interesse a risolvere i propri conflitti interni, ci
siano delle potenze esterne sempre pronte ad utilizzare tali situazioni a loro
vantaggio. I festeggiamenti per il Newroz hanno dimostrato, da questo punto di
vista, l’enorme base d’appoggio goduta dalla nuova piattaforma politica e
democratica del PKK. La lotta è ora entrata in una nuova fase. Il PKK intende
proseguire sulla strada del dialogo con tutti coloro che cercano una soluzione
pacifica e democratica per la questione kurda.
Il ritiro dell’esercito turco dal Kurdistan del sud è, in questa prospettiva,
da considerare positivamente. Tale ritiro è, però, solo un primo passo e se non
sarà seguito da una soluzione della questione istituzionale, la Turchia non
potrà pensare di uscire dalla crisi economica e politica che la attanaglia. La
Turchia è al bivio tra democrazia e dittatura, è il tempo del dialogo. Il Pkk
invita anche tutte le altre forze kurde – in particolare Puk e
Pdk – al dialogo e all’unità nazionale.
Continua la repressione della polizia dopo la celebrazione del Newroz:
6 delle 11 persone arrestate a Tatvan sono infatti state torturate, e tra
queste due bambini; a Mersin sono state arrestate 11 delle 16 persone fermate
dopo la festa. Il Presidente dell’HADEP di Van, Osman Baydemir, ha reso un
comunicato scritto dopo aver visitato le persone arrestate a Tatvan, affermando
che gli arrestati hanno subito dure violenze durante l’interrogatorio
preliminare.
“Il Ministro Schily vuole la nostra resa”
KurdishObserver, 02/04/01
Intervenendo telefonicamente ad una trasmissione di Medya Tv, Osman Ocalan, membro del Consiglio di
presidenza del PKK, ha risposto alle affermazioni del Ministro degli esteri
tedesco Schily, il quale aveva poco prima detto “il PKK è in ogni momento
pronto a riprendere la guerra, sia in Turchia che in Europa, e non è
dimostrabile il fatto che abbia veramente intrapreso un cammino di pace”. Osman
Ocalan ha detto che, le affermazioni del Minstro Schily sono false e che il PKK
sta cambiando in considerazione con i tempi della storia: “Se per loro il
nostro cambiamento vuol dire la nostra resa, la distruzione del nostro apparato
militare e ideologico, allora hanno ragione, non siamo cambiati.
La Germania e la Turchia chiedono la nostra resa. Noi chiediamo una
soluzione come quella messicana, non ci hanno dato garanzie e nessuno può affrontare una tale azione senza
garanzie. Non possono essere queste le condizioni per la pace. Se la Turchia
abbandonala sua struttura oligarchica e feudale, siamo pronti a marciare da qui
ad Amed e da Amed ad Ankara per chiedere la pace.” Ocalan ha ricordato che
sebbene la Turchia abbia ritirato le sue truppe dal Kurdistan del nord le ha
poste in quello del nord, e ha aggiunto: “Perché s’insiste con la guerra?
Se ci saranno degli scontri nel Kurdistan del nord, ora, l’unica cosa
che si otterrà, sarà la morte di pochi dei nostri o dei loro. Questo cosa
cambierà? Perché bisogna insistere sulla guerra?” Osman Ocalan si è rivolto al
Puk chiedendo loro di non essere, per l’ennesima volta, uno strumento di guerra
nelle mani di potenze non kurde, ha invece apprezzato la maggiore cautela del
Pdk affermando che questo è invece più pronto all’unità nazionale: “La nostra
chiamata al Puk e al Pdk è che siamo pronti alla pace. Se ci uniamo, Turchia,
Iraq e Siria dovranno seguirci.” Ocalan ha infine chiesto che il PKK, il Puk e
il Pdk organizzino un’assemblea per programmare la nuova via democratica
insieme a tutto il popolo kurdo.
Il Ministro degli interni tedesco, Otto Schily, aveva recentemente
affermato che il PKK sarebbe pronto a riprendere la guerra in ogni momento e
che i suoi proclami di pace non sono altro che una copertura. Tali affermazioni
sono state però clamorosamente smentite dalla Verfassungsschuetz (Commissione
per la difesa della Costituzione) nel suo rapporto 2000: “il PKK vuole
raggiungere i suoi obiettivi con metodi pacifici e democratici. Due sono gli
obiettivi fondamentali del PKK: ottenere il riconoscimento dei diritti dei
kurdi e prevenire la morte di Ocalan.” Il rapporto della Commissione afferma
che questo metodo democratico è applicato dal PKK in tutta Europa. Questo
metodo che il PKK porta avanti dal 1999, conclude il rapporto, ha il consenso
della maggioranza del popolo kurdo.
In sciopero della fame i prigionieri del PKK.
KurdishObserver, 03/04/01
I prigionieri del PKK in sciopero della fame hanno affermato che la
circolare del Ministro della giustizia del 15 febbraio ha peggiorato le
condizioni carcerarie. Serdan Erdogan e Cetin Arkac hanno affermato, in
rappresentanza degli 8000 prigionieri del PKK, che la circolare del ministro
lede il diritto di rappresentanza, consente il sequestro di libri, cassette
musicali e aumenta il regime d’isolamento: “Gli oggetti portati dai nostri
familiari sono sequestrati. È vietato ascoltare o leggere libri kurdi. Molti
prigionieri hanno problemi alle ossa e agli occhi. Stanno cercando di
distruggere l’identità del nostro popolo.” I prigionieri hanno detto che
continueranno lo sciopero della fame fino al 10 aprile, con lo slogan “Non
abbiamo più pazienza!”
Sono ormai passati due mesi dalla scomparsa di Tanis, Presidente
dell’HADEP di Silopi, e del suo segretario Deniz mentre si trovavano nel
distretto di polizia di zona. L’HADEP ha promesso, a questo proposito, che
manifesterà ogni 25 del mese fino a quando non si avranno notizie di due membri
dell’HADEP. La Turchia, dal canto suo, presentando una memoria difensiva alla
Corte di Strasburgo ha invece detto di essere estranea alla vicenda e di aver
promosso delle indagini. Il vice Presidente dell’HADEP, Kemal Pekoz, ha
affermato che ci sono degli indizi che dimostrerebbero che i due uomini sono
ancora vivi affermando: “C’è un’attività che ci dimostra che sono ancora vivi.
Al Ministro (degli Interni) Tantan dico – Se è vero quello che dice deve
utilizzare la sua attività per trovare i nostri amici e riunirli alle loro
famiglie. Il governo turco ha presentato il 2 marzo una memoria difensiva alla
Corte di Starsburgo nella quale ha affermato che i due uomini HADEP se è vero
che, nel giorno della scomparsa si erano diretti nella gendarmeria, non è vero
che siano poi stati arrestati. L’avvocato delle famiglie di Tanis e Deniz ha
invece chiesto alla Corte di prendere in considerazione le minacce che, prima
della loro scomparsa, erano giunte ai due uomini.
Elezioni anticipate sono assolutamente necessarie
KurdishObserver, 04/04/01
Durante un incontro col portavoce della “Piattaforma del lavoro” Kaya
Guvenc, il leader dell’HADEP, Murat Bozlak, ha detto che elezioni anticipate
sono assolutamente necessarie e che il governo turco che sarà eletto dovrà
riguadagnarsi la fiducia del popolo cercando di risolvere le questioni più
urgenti che attanagliano il paese. Bozlak ha detto il primo risultato da
ottenere è la pace sociale e che è necessario riformare la Costituzione, i
partiti politici e la legge elettorale. Guvenc ha invece ricordato che questa
politica non è più possibile, dato che esclude i più deboli, e che il governo
dovrà tornare a parlare di contadini, operai e delle fasce più deboli.
Cevat Soysal, accusato di cospirazione con una richiesta di pena di
morte contro di lui in Turchia, dopo essere stato arrestato in Moldova a
seguito di un complotto internazionale, ha ricordato l’importanza che la
Turchia comprenda in pieno il messaggio che il popolo kurdo le ha lanciato
durante il Newroz. Parlando dopo il suo avvocato, Soysal ha giustificato
l’entusiasmo per i festeggiamenti del Newroz, affermando che quest’energia del
popolo kurdo è sinonimo di democrazia. Sperando che la Turchia lo capisca, Soysal
ha sostenuto che il suo arresto non è dipeso dalla volontà turca. La corte ha,
nel frattempo, deciso di sospendere il processo fino al 26 aprile per espletare
alcune procedure preliminari.
Rispondendo a delle domande poste dai giornalisti di Ozgur Politika, durante il vertice EU di Stoccolma, i dirigenti dei paesi europei hanno detto che se la Turchia non rispetterà i criteri europei vedrà allontanarsi la prospettiva d’entrare in Europa. Gli europei hanno chiesto alla Turchia di superare la crisi economica, e hanno affermato che vaglieranno se il NP sia conforme al Documento di Partenariato (ADP). I politici kurdi presenti a Stoccolma hanno invece criticato la Presidenza europea per non aver ascoltato le istanze kurde. Lo svedese Persson, Presidente a termine dell’UE, ha detto che la Turchia per entrare in Europa non dovrà allontanarsi dalle indicazioni stabilite a Copenaghen, affermando di non aver ancora studiato il NP. Da parte sua il Premier Blair ha invece visto nel NP un reale progresso nelle relazioni UE - Turchia. Gli ambienti kurdi di Stoccolma hanno invece criticato il comportamento del governo svedese ricordando che la Svezia aveva, in passato, duramente criticato la Turchia per il suo comportamento verso il popolo kurdo, ma adesso che Persson è Presidente a termine UE, dopo oltre tre mesi, non si sono ancora visti dei passi concreti a favore della questione kurda da parte della Svezia.
Il rapporto sulle carceri dal Comitato di Human Rghts Watch. Ozgur Politika, 7 aprile 2001
Nel rapporto sulle carceri che Human Rights Watch ha pubblicato risulta che “l’operazione delle carceri è stata perpetrata con consapevolezza, come gli omicidi, le violenze e le torture cui i prigionieri sono stati sottoposti.” Nel rapporto risulta che hanno perso la vita due soldati e trentadue persone, l’operazione è stata condotta con i soldati della Gendarmeria, testimoni oculari hanno dichiarato che i soldati hanno ucciso i prigionieri consapevolmente. I prigionieri trasferiti nelle carceri di Tipo F hanno subito violenze fisiche, inoltre è provato che nessuno ha indagato né soccorso queste persone. Nel rapporto si dichiara, anche che ogni prova è stata fatta scomparire, così che nessun processo è stato avviato. Infine, HRW ritiene che il carcere di Tipo F non segue nessuno standard internazionale, lo stesso Consiglio d’Europa lo ha criticato. Mentre le operazioni si svolgevano c’era repressione anche nei confronti dei giornalisti, che venivano minacciati. Lo sciopero, si dichiara nel rapporto, fino alla morte è ancora in corso e 122 prigionieri si trovano in grave pericolo di vita. Il rapporto ha anche criticato le dichiarazioni del Ministro della giustizia, Turk, il quale aveva dichiarato che ogni riforma si sarebbe effettuata al termine dello sciopero.