Bollettino a cura di Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia – N.40

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                           

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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Siamo pronti a discutere.             Kurdish Observer, 7 maggio 2001

Osman Ocalan, del Consiglio di Presidenza del PKK, volendo che una delegazione della Repubblica turca e delle Forze armate turche si rechi nel Kurdistan meridionale, ha detto essere pronti per adempiere a ciò che gli si chiede per gli interessi della Turchia.  Partecipando via telefono ad una trasmissione di MedyaTv ha aggiunto che “siamo pronti a discutere su qualsiasi cosa ci chiedano. Discutendo di ciò che si crede pericoloso e quindi cercando una soluzione. Chiediamo che inviino una delegazione per il loro interesse.

I militari devono cambiare.

Kurdish Observer,8 e 11 maggio 2001

Duran Kalkan, del Consiglio di presidenza del PKK, ha rilasciato un’intervista ad Ozgur Politika pubblicata in due parti su Kurdish Observer. Nell’intervista Kalkan ha presentato la lettura del PKK della realtà socio-politica di Turchia. Per quanto riguarda la questione del ruolo dei militari in quanto una delle uniche forze organizzate turche. Kalkan ha detto che “i militari devono avviare trasformazioni che siano appropriate alle realtà di Turchia. La forza importante che i militari rappresentano può contribuire all’instaurazione di un sistema politico democratico in Turchia. Non dimentichiamo che i militari fecero la Costituzione del ’61. Quella non fu una costituzione debole. Anzi, fu una costituzione con diversi contenuti di democrazia e partecipazione. Indubbiamente, oggi, una tale costituzione non sarebbe la soluzione per quella che è attualmente la situazione turca, è rimasta indietro. Ma la Turchia si trova veramente in una situazione di progresso come al tempo del ’61. Alcuni ambienti militari hanno giocato un ruolo in quel momento, anche se poi hanno intrapreso una strada diversa. Kemal Dervis ha detto sui militari che “sono qualcosa che piace al popolo turco”. In realtà gli ufficiali vengono addestrati secondo il principio di prendere la Turchia a fondamento di qualunque discorso. Questo non produce altro che guardare la situazione della Turchia e seguire soltanto i suoi interessi. Se riusciranno a vedere che proprio per tali interessi diventa obbligatorio intraprendere un’iniziativa democratica, in quanto unica alternativa, allora non rifiuteranno il cambiamento. Questo sarà abbastanza per salvare la Turchia.  (…) Essendo il sistema a struttura conservatrice non può rinnovarsi o produrre. Il cambiamento in Parlamento e al governo non significa lo stesso della trasformazione politica. È necessario cambiare i quadri, le persone per potersi avviare verso il cambiamento politico in uno o nell’altro senso. (…) Demirel, Ecevit, Erbakan, Turkes, Inonu e Baykal sono quelli che hanno fatto il sistema per 40, 50 anni. Questi sono i quadri politici dello status quo. Se si guardasse a ciò, si vedrebbe che c’è molto più conservatorismo nel sistema politico che nei militari. Per questa ragione, è necessario che a livello di società civile e politica si dia battaglia in maniera ancora più seria. La trasformazione e la democratizzazione, per prime, devono attuarsi all’interno dei partiti politici. (…) C’è necessità di iniziativa e mentalità democratica.  (…) Le organizzazioni della società civile  in Turchia negli ultimi trent’anni sono state soffocati dal regime di guerra e portate su un campo sterile dove non c’è possibilità di battersi. Non hanno acquisito alcuna coscienza di trasformazione democratica. Per questa ragione restano deboli, hanno bisogno di rafforzarsi.  Devono ancora imparare ad unirsi. Ancora una volta ci rivolgiamo a queste forze affinché capiscano che per rafforzarsi e per sopperire a questa mancanza di potere devono riunirsi in una conferenza. Non potranno superare questa loro debolezza se non dimostrano una certa flessibilità politica e si uniscono. Essere democratici lo richiede”. Su Kemal Dervis Kalkan ha dichiarato che “si deve guardare dai due punti di vista, quello estero e quello interno. Kemal Dervis ha un potere che non può essere sminuito. Ma se si guarda la natura profonda, seria e strutturale della crisi in Turchia, sarà difficile superarla seguendo la linea di Dervis. Si può intendere che per superare la situazione problematica si deve affrontare una battaglia su più fronti”. 

Inoltre, Kalkan ha sottolineato le interconnessioni fra Turchia e Europa. “Ogni politica di negazione e annientamento è stata originata dagli accordi con l’Europa. Il Trattato di Losanna li ha creati e lasciati perpetuare fino ad oggi. Inoltre, è anche sicuro che la soluzione del problema kurdo sia connessa al sistema europeo. C’è la tendenza a vedere la questione kurda come esclusivamente un problema dei kurdi, della Turchia, della regione. In questi termini si tratta di una visione limitata. La questione kurda è un problema internazionale. Il nostro Presidente è arrivato in Europa per tale ragione. Egli riteneva che il terreno di lavoro per il rinvenimento di una soluzione democratica della questione kurda era l’Europa. Non è stata una coincidenza. Egli non è venuto in Europa perché non aveva altro posto dove vivere, ma per questa ragione. Perché la fonte del problema, e quindi anche della sua soluzione, non è che l’Europa. La marcia del nostro Presidente verso l’Europa va vista in questo senso, va interpretata correttamente. E l’Europa questo lo ha ben inteso”.

PJA: le donne sono l’antidoto.    KurdishObserver, 15 maggio 2001

La seconda conferenza del Medioriente del PJA durata 5 giorni si è conclusa con successo e rendendo pubblica una dichiarazione ufficiale. Le delegate del PJA hanno fatto notare che le donne hanno un ruolo determinante da giocare nel processo di trasformazione della società. “Il movimento di liberazione delle donne è l’antidoto più efficace contro ogni forma di repressione, ingiustizia e sfruttamento”. Il PJA ritiene di lavorare nell’ambito della tesi del Presidente del PKK Abdullah Ocalan, secondo cui “il XXI secolo sarà il secolo delle donne” e che il concetto del futuro va inteso “in una lotta comune con le donne che rappresentano le realtà del Medioriente”. Nella dichiarazione si sottolinea come la democratizzazione nel Medioriente possa essere ottenuta solo con una lotta congiunta intrapresa dalle donne arabe, persiane, assire, turcomanne, armene, “la trasformazione delle società mediorientali può essere possibile soprattutto grazie alla consapevolezza e all’organizzazione delle donne, che si trovano al livello più basso della società, quelle che vivono senza consapevolezza e oppresse  all’interno delle proprie realtà.”

Se non ci organizziamo, non avremo un nostro posto.                                             KurdishObserver, 14 maggio 2001

“I kurdi avranno il loro posto nella repubblica democratica se sapranno organizzarsi correttamente.” Il Presidente del PKK ha inviato un messaggio ai kurdi che si sono ritrovati in marcia a Dortmund, messaggio che è stato applaudito a lungo dalle centinaia di migliaia di kurdi presenti. Il Presidente Ocalan ha indicato che la pace e la democratizzazione richiedono un grande sforzo, una grossa volontà e organizzazione, sottolineando come per fare questo sia necessario porsi in campo con lo spirito di una magnifica campagna. Il Presidente Ocalan ha continuato “la Turchia si sta preparando a ristrutturarsi. Anche noi, dobbiamo prepararci ed organizzarci in questo senso. Questo è quanto già successo negli anni Venti. Il popolo turco si è organizzato e ha costituito la Repubblica.” Oggi “una Repubblica democratica non potrà essere realizzata, se non ne prenderanno parte i kurdi”.

Dortmund è diventata Amed.      KurdishObserver, 14 maggio 2001

L’Europa ancora una volta è stata testimone delle sollevazioni popolari dei kurdi. Più di 200mila kurdi, che vivono nelle diverse città europee e i loro amici, si sono ritrovati in piazza con gli stessi significati del Newroz di Diyarbakir. La folla  ha gridato slogan in turco, kurdo e tedesco “Biji Serok Apo”, “Libertà per Ocalan, libertà per il Kurdistan”, “Pace adesso”.  Sono state lette al pubblico dichiarazioni di: YDK (Unione popolare democratica kurda- ex ERNK), PJA (Partito delle donne libere), HADEP in Europa, KNK (Congresso nazionale kurdo), YEK-Kom (Federazione delle associazioni kurde). Anche Cem Ozdemir del Parlamento federale tedesco ha mandato un messaggio sottolineando che “la via della pace passa attraverso al via del dialogo e della democrazia”.

I divieti non possono più essere accettati.

                 KurdishObserver, 16 maggio 2001

Duran Kalkan del Consiglio di Presidenza del PKK, partecipando via telefono ad un programma su MedyaTv ha detto che i kurdi sono ormai giunti al punto che non potranno più accettare a lungo le proibizioni e il processo che si è avviato con il Newroz è stato annunciato al mondo con la marcia di Dortmund. Aggiungendo che gli sviluppi che si stanno verificando in Turchia negli ultimi due anni sono direttamente connessi al processo di pace del PKK. Kalkan ha detto che la loro “seconda guida per la pace” per lo sviluppo di una ristrutturazione democratica ha avviato questo nuovo processo e che le “dichiarazioni identitarie di massa” sono la base su cui si regge. “Il popolo kurdo ovunque sia ha raggiunto un livello di consapevolezza e organizzazione sulla questione dell’identità nazionale. E vuole proseguire in maniera pacifica e di fratellanza fra i popoli.” E Kalkan ha poi aggiunto che “Pensiamo alla “seconda guida per la pace” come ad un processo nel quale la struttura democratica si svilupperà e i problemi verranno risolti. Abbiamo posto in atto una grandiosa battaglia per il processo di pace. Il secondo processo di pace da parte sua necessita di sforzi seri. La libertà e la trasformazione democratica si svilupperanno con una tale battaglia. Ognuno deve partecipare con consapevolezza”. Concludendo che “stiamo tentando di invalidare ogni proibizionismo contro l’identità kurda. Per il popolo kurdo vogliamo che i diritti culturali e nazionali non vengano più considerati terrorismo. È necessaria una struttura nuova che cambi completamente questa situazione”.

In memoria di coloro che si sono sacrificati.

KurdishObserver, 19 maggio 2001

                Una dichiarazione in rappresentanza di tutti i congiunti e i detenuti del PKK è stata rilasciata in memoria di quei rivoluzionari che hanno perso la vita nel mese di maggio. “I nostri martiri sono la garanzia di una piena pace, di domani liberi, fintanto che sono morti in nome della volontà e della devozione e un ponte con la vita” era scritto, ma anche “che l’avventura di voler creare una vita libera” che cominciò il 18 maggio 1977, con la morte di Haki Karer, uno dei fondatori del PKK, è la garanzia della fratellanza, la pace e la democrazia di oggi. Nella dichiarazione del PKK si è detto che i “martiri” come Haki, Deniz, Mahir e Ibrahim hanno dato la risposta più potente per come la vita dovrebbe essere vissuta, aggiungendo che resteranno immortali e sacri, avendo dato le proprie vite affinché i valori umani di fratellanza, libertà e pace vivano. Infine la dichiarazione sottolineava come il Presidente del PKK Abdullah Ocalan sia il rappresentante della fedeltà ai “martiri” e che la strada per tenerli in vita sia non solo quella di proteggere questi valori, ma quella di svilupparli.

Uno stato di diritto anche per i kurdi.  

                                           KurdishObserver, 21 maggio 2001

Alcuni avvocati del collegio difensivo del Presidente Ocalan e suo fratello Mehmet si sono recati a fargli visita. In una dichiarazione scritta che ha consegnato dopo l’incontro, il Presidente Ocalan ha spiegato di voler legale i principi legali all’unione democratica e alla pace nella sua difesa che sta preparando per il processo alla Corte europea. “Sono alla ricerca di soluzioni che vadano dalla Legge europea a quella turca. C’è sia una dimensione dei diritti umani, che una legale. Voglio unire i principi legali con l’unità democratica e la pace nella mia difesa. Lo stato di diritto deve diventare realtà. Vogliamo presentare le prospettive teoretiche di questo. Vogliamo definire i legami tra sistema legislativo e Costituzione.  Sezer (il Presidente della Repubblica turca) difende continuamente lo stato di diritto. Ognuno dovrebbe prendere quello che lui dice come fondamentale. Lo stato di diritto deve diventare realtà. La gente, ancora, viene portata via della proprie case o scompare. Con noi lo stato di diritto non funziona. Bisogna far entrare nel sistema del diritto il popolo kurdo. Questo va fatto in maniera scientifica, non con i cliché. Per questo è necessaria una Piattaforma del diritto.” Il Presidente del PKK ha detto che, il problema kurdo, è diventato una questione costituzionale, una questione di diritto sia in Turchia, che in Europa. “La fonte del complotto contro di me per gran parte riguarda l’Europa. Questo risale a duecento anni, la Francia e l’Inghilterra ne sono coinvolti da due secoli.” Inoltre il Presidente Ocalan ha toccato l’argomento Dervis e la situazione economica sottolineando che lo Stato turco sta per affrontare un forte cambiamento, così come previsto nei programmi e ha richiamato l’attenzione sul fatto che “Stern (rivista tedesca) ha indicato il programma di Dervis come il programma dopo-Apo. Questa connessione con me indica che, se l’Europa e gli Stati uniti stanno lavorando a programmi, deve prevedersi anche un programma per il nostro popolo”. Il Presidente Ocalan ha anche dichiarato che ancora si sente coinvolto in una guerra per la libertà, aggiungendo che “la guerra per la libertà ha ragione di essere e va intrapresa anche dal punto di vista legislativo. Eravamo a favore dell’indipendenza turca e della liberazione e lo siamo ancora.” Concludendo sul ruolo dell’Europa, egli ha reso noto che “non si sono applicate le leggi su di me, ma si è portato avanti un complotto. Non mi ritrovo condannato dalla Turchia, ma da un complotto. Ci apprestiamo a chiamare in causa coloro che hanno dato vita alla cospirazione affinché possano testimoniare in tribunale. Diremo all’Europa che non ha imposto la legge su di me, ma ha perpetrato un massacro per 200 anni. Se Apo è, o non è, un terrorista loro non lo possono discutere, visto che sono loro che hanno portato avanti la cospirazione. Sto lavorando al mio memoriale scritto. Ho scritto 300 pagine di difesa sulla schiavitù. Smaschererò il 75% delle bugie dell’Europa su diritto e politica. Questo lo ho chiamato il teatro della cospirazione. Altri hanno scritto la sceneggiatura che si è messa in scena ben lontano da Imrali. Il gioco va scoperto. Se la Turchia si affrancherà dall’influenza della cospirazione, se veramente si opporrà al trattato di Sevres, potremo risolvere i nostri problemi in amicizia”.

Non può realizzarsi senza il popolo.

Kurdish Observer, 8 maggio 2001

I sindaci dei comuni di HADEP si sono incontrati come di consueto, insieme ai presidenti provinciali e distrettuali del partito, ad Ankara.   L’incontro, presieduto dal Presidente del Partito Murat Bozlak si è tenuto per valutare i progressi ottenuti nel governo degli enti locali di cui sono responsabili a due anni dalla loro elezione e in una situazione di crisi economica, come è quella che la Turchia sta attraversando. La discussione si è conclusa con l’accordo di fondo per lavorare a stretto contatto con la popolazione cercando così di ridurre al minimo i disguidi nei servizi municipali. Rispondendo alle domande di Ozgur Politika, Kemal Pekoz responsabile dell’Assemblea del partito per le municipalità ha dichiarato che si è deciso di realizzare in ogni città del “Consigli cittadini” e di lavorare affinché siano operativi. Pekoz ha dichiarato che si è ritenuto che in questo modo, con l’ausilio di questi consigli, si potranno risolvere molto più facilmente i problemi. Ognuno di questi consigli sarà composto di membri delle organizzazioni della società civile, delle camere del lavoro e dei partiti politici, e potrà fornire assistenza agli enti locali per risolvere alcuni problemi. Inoltre, Pekoz ha sottolineato come l’assistenza finanziaria fra comuni non sia possibile, in quanto la legge non lo permette, “ma visto che alcune delle nostre amministrazioni dispongono di personale più competente (Van, Diyarbakir, Batman), è stato deciso il trasferimento di tecnici e personale specializzato agli enti che ne hanno più bisogno.” Pekoz ha dichiarato, anche che, nonostante tutto, le amministrazioni di HADEP stanno dimostrando un graduale e crescente successo.

Che cosa succede ad Ankara?     KurdishObserver, 21 maggio 2001

Ankara si è data alla caccia all’HADEP. A seguito di una sfuriata di arresti, con l’accusa di associazione ad una “organizzazione illegale”, durante l’operazione che si è svolta l’altro giorno ad Ankara più di 6 persone sono state assalite dalla polizia e quindi poste sotto custodia, successivamente ad una Conferenza stampa tenutasi alla sede centrale del partito in Ankara, partecipata da 400 persone. Il segretario provinciale di HADEP, Veli Aydogan in una conferenza stampa straordinaria, ha dichiarato che gli arresti sono stati una grossa provocazione e ha ritenuto che gli assalti contro l’HADEP siano un risultato delle difficoltà create dall’atmosfera più tranquilla. Aydogan ha sottolineato come le incursione nelle case e gli arresti siano coincisi con le dimostrazioni di forza dimostrate da HADEP con la partecipazione delle masse alle celebrazioni pubbliche dell’8 marzo, del Newroz e del 1. maggio. Aydogan ha dichiarato anche che si sono pianificati attentati provocatori contro l’HADEP, visto che le operazioni erano in un contesto di scontro con le “organizzazioni illegali”. Il segretario di HADEP ha dichiarato, che la Turchia vuole ovunque avviare politiche di violenza e che l’HADEP vuole dimostrare invece la sua determinazione a portare avanti il processo di pace. Aydogan ha continuato come segue: “denunciamo gli sforzi anti-democratici e le pratiche intenzionate a contrastare in generale le forze democratiche e in particolare il nostro partito e chiamiamo l’opinione pubblica di buon senso alla consapevolezza.

Una delegazione sta andando a Sirnak.

Kurdish Observer, 18 maggio 2001

Per il processo al segretario provinciale di HADEP, Resul Sadak, si sta preparando ad andare a Diyarbakir una folta delegazione di avvocati, rappresentanti di HADEP e dell’Associazione per i diritti umani. Nel frattempo la polizia ha fatto irruzione in alcune abitazioni nei quartieri Baglar e Surici di Amed,  arrestando alcune persone, compreso l’amministratore provinciale di HADEP, ex segretario del settore giovanile, Mahsun Bilen e altri, che sono stati trattenuti alla Direzione per la sicurezza di Diyarbakir, le operazioni contro i giovani dell’HADEP ad Amed sono ancora in atto.

Ecevit cerca il sostegno.      Ozgur Politika, 7 maggio 2001

Visitando Madrid, come ospite del Primo Ministro spagnolo Aznar, Ecevit ha confessato le mancanze della Turchia nel rispetto dei diritti umani.  Ecevit e Aznar si sono incontrati e hanno poi tenuto una conferenza stampa e letto un documento comune. “Sono al corrente delle nostre mancanze. Ma come governo stiamo lavorando a disegni di legge e decreti uno dopo l’altro e li sottoponiamo all’Assemblea nazionale, che continuamente si trova a lavoro per farli passare. Esistono leggi sui diritti umani così come sulle questioni economiche”.

Barzani incontra Ecevit.        Kurdish Observer, 10/05/01

 Il leader del Pdk, Barzani, arrivato in Turchia lunedì per scambiarsi informazioni sugli sviluppi della situazione nel nord Iraq, ha incontrato il Primo Ministro Bulent Ecevit ed alcuni funzionari del Ministero degli esteri, presso il Palazzo del Governo.  Non sono state rilasciate dichiarazioni pubbliche a seguito dell’incontrod durato 40 minuti, al quale erano presenti anche il rappresentante del Pdk ad Ankara e il suo Ministro degli esteri.  Però, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti dopo l’incontro, Barzani ha detto “Abbiamo discusso di questioni di politica, economia e sicurezza con i nostri amici di Turchia. Ci siamo accordati per continuare a mantenere queste buone relazioni”. Balzani ha detto che la Turchia gioca un ruolo importante nella regione, aggiungendo “ci siamo scambiati delle idee su come arrivare ad una visione comune”.

La Turchia vuole avere la parola sul suo futuro in UE.

Turkish Daily News, 10 maggio 2001

Il Presidente Ahmet Nedcet Sezer ha ospitato gli ambasciatori dei paesi membri dell’UE e dei paesi candidati a membro in occasione della giornata europea. Sezer ha detto che le relazioni con l’UE sono giunte al punto che tutti i cittadini se ne stanno interessando profondamente. Parlando in occasione del pranzo, Sezer ha detto che gli sforzi per entrare a far parte dell’UE si sono accelerati dopo il vertice di Helsinki durante il quale, la Turchia fu finalmente accettata a candidato. Sottolineando di credere fermamente che la Turchia avrà successo nel suo percorso di avvicinamento, ha detto che non c’è più spazio per ritardi o sospetti. Sezer ha chiarito che la Turchia ha cominciato ad adeguare il suo sistema economico, politico, sociale e legale agli standard universali già prima della proclamazione della repubblica, ma ha aggiunto che Ataturk diede un contenuto fondamentale a tali riforme. L’Ambasciatore svedese, il cui paese è alla presidenza dell’Unione, ha dichiarato che se la Turchia vuole entrare a far parte dell’UE deve conformarsi ai valori previsti su rispetto dei diritti umani, democrazia e libertà d’espressione.

I decessi fra gli scioperanti salgono a 22.

Flash Bullettin (AFP) 7/05/01

Lo sciopero della fame di protesta, ancora in atto in Turchia, ha visto morire altre due persone, portando il bilancio a 22 decessi da quando la protesta è cominciata lo scorso ottobre. Si tratta di Husseyin Kayaci (32) detenuto nella prigione di Buca, il secondo, deceduto ad Ankara, è Cafer Tayyar Bektas imprigionato in quanto membro di un’organizzazione d’estrema sinistra. La Turchia sta affrontando un crescendo di richiami provenienti dall’Europa, affinché agisca con decisione per porre fine allo sciopero della fame.        FlashBulletin (AFP), 21 maggio 2001

Il Consiglio d’Europa ieri si è appellato ai familiari degli 800 detenuti in sciopero della fame nelle prigioni turche, affinché li si persuada a porre fine alla protesta che ha già provocato 22 decessi. “Questi giovani stanno sacrificando le proprie vite” ha detto Lord Russell-Johnston, Presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa.  “Per favore cercate di persuaderli a porre fine a questo sciopero” a seguito di un colloquio tenuto con il Primo Ministro Bulent Ecevit. Nelle ultime due settimane non ci sono state ulteriori morti nonostante che lo sciopero si avvii al suo settimo mese. Husnu Ondul dell’associazione dei diritti umani (IHD) ha detto che “i medici dicono che le persone sono state in grado di resistere per così lungo tempo grazie agli integratori di vitamine che gli sono stati somministrati già dall’inizio. Ma numerose persone hanno perso conoscenza e si trovano in condizioni critiche, nonostante i trattamenti medici”.