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Avanti,
firmatela!
KurdishObserver,
12/06/01
La
campagna d’identità presentata dal Consiglio di presidenza del PKK prevede la
sottoscrizione di due diversi testi “Io sono del PKK” e “Sostengo la nuova
linea del PKK”. La campagna, che in Europa sarà portata avanti dall’Unione
democratica del popolo (YDK), è tesa a garantire alla iniziativa di pace del
PKK un ampio sostegno internazionale e a consentire l’annullamento dei divieti
che gravano sul PKK in diversi stati europei.
I due testi una volta
firmati dai cittadini dovranno essere presentati alle autorità locali. Nella
prima petizione “Io sono del PKK” i firmatari dichiarano: “Invito tutti i paesi
europei ad applicare i criteri di Copenaghen, criteri da applicarsi ovunque
vivano i kurdi. Chiedo che i diritti riconosciuti per tutti i popoli siano
anche per il popolo kurdo.(…) La liberazione del nostro leader Apo è l’unica
che garantisca una soluzione al problema kurdo”. Nel testo è anche compresa
l’indicazione di riconoscere la garanzia dei diritti culturali e politici dei
kurdi. Il secondo testo, invece, intitolato “Sostengo la nuova linea del PKK”
rileva quali siano i passi da fare per garantire un cammino sicuro alla
democrazia e ricorda gli importanti passi che il PKK ha fatto per cercare una
via democratica alla questione kurda: “Sostengo la nuova linea del PKK per una
soluzione politica e democratica della questione kurda. Chiedo di togliere il
bando sul PKK, che è parte fondamentale del popolo kurdo. (…) Chiedo la
abolizione della pena di morte e la liberazione di Ocalan”.
A questo riguardo UIKI
proporrà alle organizzazioni della società civile e ai singoli di appoggiare la
campagna aderendo ai suddetti appelli, in sintonia con gli appelli di
legittamazione del PKK che già lo scorso anno erano stati sottoscritti.
Non
fate i sordi
Osman Ocalan membro del Consiglio di presidenza del PKK, commentando
l'uccisione di 20 guerriglieri da parte dell’esercito turco ha detto: “Quando
la misura sarà colma, sarà impossibile bloccare la sollevazione popolare e,
allo stesso tempo, gli autori di tali massacri saranno puniti”. Ocalan ha
ricordato che se l’esercito turco continua a distruggere le speranze di pace,
la reazione del popolo sarà sempre più dura e la lotta riprenderà in pieno con
grande intensità. Commentando l’assassinio di 20 guerriglieri, uccisi
dall’esercito turco il 22 maggio scorso, il membro del Consiglio di presidenza
del PKK ha detto: “ Abbiamo piccoli gruppi di guerriglieri nel nord. Non stanno
facendo nulla contro lo stato turco che, al contrario, non rispetta il nostro
cessate il fuoco. Lo scorso 22 maggio, 20 dei nostri guerriglieri sono stati
martirizzati. Questo è per noi significativo. Si continuano a fare sempre gli
stessi errori. Si continua a reprimere l’Hadep, ad uccidere giornalisti e a
opprimere la società civile. Non vogliono che la nostra lotta si esprima
attraverso le vie legali”.
Osman Ocalan ha ribadito, ancora una volta, il fatto che nel Newroz
2001 ben 500.000 kurdi si sono riuniti ad Amed e che tale dimostrazione di
unità si potrà rovesciare contro tutti coloro che, invece di lottare per la
pace, continuano ad attaccare i diritti del popolo kurdo. Per la risoluzione
della questione kurda Ocalan ha chiesto a tutti i kurdi di attivarsi, di essere
politici, di fare dichiarazioni d’identità per portare su tutti i tavoli della
politica internazionale la questione kurda, di coinvolgere le potenze e di
renderle responsabili per la situazione impegnandole in un dialogo serrato al
fine di trovare una soluzione comune. Ocalan ha ricordato che se non ci sarà
una soluzione nel Nord del Kurdistan non sarà possibile trovarne una neanche
per il sud: “La Turchia invia il Puk a combatterci. Questo non rende un
guadagno a nessuno. Il Puk sarà sempre debole di fronte alla Turchia. Una
piattaforma politica comune per tutte le forze kurde potrebbe essere trovata
attorno al KNK abbiamo fatto numerose proposte al sud. Se non sono in grado di
fare la pace, almeno non ci obblighino a fare la guerra”.
L’Osservatorio per la difesa dei diritti umani ricorda che 16
intellettuali turchi si troveranno, a breve, a fronteggiare le Corti di
giustizia militare turche per la pubblicazione, in Turchia, di libri contenenti
materiale vietato. Il libro, intitolato “Libertà di pensiero 2000”, contiene un
precedente volume vietato e altri 60 articoli è stato messo sotto accusa per la
violazione dell’articolo 155 del Codice penale: per incitazione di giovani a
non fare il servizio militare. Gli imputati facendo rilevare che il processo
davanti ad una Corte militare non garantisce il diritto ad un processo equo e
giusto, violando quindi la Convenzione europea
per i diritti umani, hanno chiesto la chiusura del procedimento. La loro
istanza è stata respinta e il caso si aprirà quindi il 29 giugno.
Si chiede quindi di inviare alle competenti autorità turche la seguente
dichiarazione di protesta: << mettere fine ad ogni forma di violenza
contro le ONG, gli intellettuali e contro tutti i difensori della democrazia
nel paese, ed assicurare che sia loro garantito il diritto di svolgere
pienamente il proprio compito; adottare la Dichiarazione per la protezione dei
diritti umani, adottata dall’assemblea generale delle NU il 9/12/98,
specialmente l’articolo 1 e l’articolo 6 che recitano: ognuno ha il diritto, da
solo o in gruppo, di discutere e di formare opinioni, sull’osservanza da parte
della legge o in pratica dei fondamentali diritti umani e di attirare la
pubblica attenzione su ciò. Rispettare, più in generale, tutte le convenzioni
per i diritti umani firmate dalla Turchia>>.
Indirizzi ai quali spedire la petizione:
- Ministero degli Interni
Mr. Mr Rustu Kazim Yucelen
Icisleri Bakanligi, 06644 Ankara, Turchia
Fax: +90 312 418 17 95
- Ministero della Giustizia
Prof. Hikmet Sami Turk
Adalet Bakanligi, 06659 Ankara, Turchia
Fax: +90 312 417 3954/418 5667
La
pace è un risultato del PKK
KurdishObserver,
03/06/01
In occasione della visita
del Presidente turco Sezer nelle regioni kurde di Hakkari e Van, Osman Ocalan
del Consiglio di presidenza del PKK ha voluto sottolineare che il clima di
relativa pace creatosi nella regione non è merito dell’esercito turco, ma
unicamente del PKK che è l’unica forza a volere fortemente la pace: “Il viaggio
del Presidente Sezer è stato salutato, in Kurdistan, da folle entusiaste. Il
popolo gridava ‘Né divisone, né negazione, la repubblica democratica’, questo
dimostra che tale risultato è frutto degli sforzi del PKK, che è riuscito ad
assicurare, seppur temporaneamente la pace. Deve però essere ricordato che tale
situazione di pace potrà durare se si risolverà positivamente la questione
kurda. Tutti ne debbono parlare e lo devono sapere. Loro mettono una divisa
militare ad un bambino di due anni. Non ha senso. Ai bambini bisognerebbe
insegnare la pace e la fratellanza. Non sono queste belle cose da vedere”.
Osman Ocalan ha voluto anche replicare agli attacchi della stampa turca che, in
questi giorni, parla di una divisione e di un indebolimento del PKK:
“Sorprendentemente c’è un dialogo all’interno del PKK. I dirigenti del PKK sono
in grado di lavorare insieme discutendo. La cultura del dialogo ci è stata
trasmessa dal Presidente Ocalan. Abbiamo, ogni giorno, centinaia di ragazzi che
vorrebbero venire sulle montagne. Potremmo riprendere la guerra quando
vogliamo. Abbiamo, però, scelto la via della serhildan politica e non
della guerriglia. Sulla dichiarazione d’identità, Osman Ocalan ha invitato
tutti i kurdi in Europa a presentarsi davanti alle Corti di giustizia e dire
‘Sono kurdo e sono un membro del PKK’. La Corte di Strasburgo dovrà essere
sommersa dalle nostre dichiarazioni d’identità. Tutto questo lavoro dovrà
essere accompagnato da imponenti manifestazioni pacifiche e democratiche del
nostro popolo in tutta Europa”. Osman Ocalan ha concluso il suo intervento
affermando che un grosso ostacolo alla pace è il processo di Imrali: “Chi
dovrebbe essere arrestato non lo è. Chi dovrebbe essere ascoltato non lo è.
Tutto il mondo ne è testimone”.
Il
Presidente Sezer è venuto e se ne è andato.
Il Presidente Sezer è tornato ad Ankara dopo la sua
visita nel Kurdistan turco: non è stata una visita che lascerà il segno, una
visita, tra l’altro, fatta solo di incontri ufficiali; l’unica cosa che sarà
ricordata è la richiesta di pace avanzata dalle donne e dai bambini di Urfa,
Amed e Mardin.
Il
viaggio di Sezer non ha raccolto le istanze di pace avanzate dal popolo e non
ha lasciato un segno diverso da quello lasciato dalle autorità turche nei
viaggi scorsi. Nella visita all’Università di Urfa, Sezer ha salutato con gioia
il clima di pace che ora si respira nella regione, ma non ha fatto alcun
accenno al ruolo svolto dal PKK nel garantire questa pace. Il presidente ha
detto che la pace è merito “dell’eroico esercito turco” e ha definito il PKK
“terroristi separatisti”: cose già dette innumerevoli volte da tanti burocrati
di stato.
Sul
GAP (Progetto dell’Anatolia sudorientale), Sezer ha detto che non sarà un danno
per il popolo kurdo, per il presidente, infatti, il programma elaborato dal
Consiglio di sicurezza nazionale è teso a garantire il rispetto dei diritti dei
kurdi stessi. Il portavoce della Tusiad (‘CONFINDUSTRIA’ del sud-est) ha sostenuto,
a proposito del GAP, che se ci sono dei problemi finanziari per completare
l’opera, questa dovrebbe essere assegnata direttamente al Tusiad. Il Tusiad ha
anche affermato che le banche non hanno concesso i crediti dovuti agli
industriali del sud-est.
Il viaggio di Ecevit a
Sirnak è stata l’ennesima testimonianza della grettezza del primo ministro che,
tacendo sulla scomparsa dei due membri dell’Hadep, ha esclusivamente fatto
propaganda dei “Koy-kent” (villaggio centralizzati). Il popolo della regione ha
accolto il viaggio di Ecevit con sostanziale indifferenza urlandogli la voglia
di tornare nei propri villaggi e sottolineando alcuni traffici loschi del
ministro con la compagnia petrolifera turca ‘TPIC’.
La provincia di Sirnak è
quella nella quale sono scomparsi i due membri dell’Hadep Tanis e Denzi, è la
regione della maggiore oppressione contro l’Hadep, è quella dove opera con
forza la Jitem e dove ci sono i maggiori traffici della TPIC. Il Primo ministro
ha inaugurato un villaggio-centralizato di Basagac annunciando che questo sarà
un grande polo di attrazione per la regione. Una “città-villaggio” nella quale
saranno deportati gli abitanti della regione, che oggi vivono nei sobborghi
delle metropoli e che intendono tornare nelle loro terre natie. Ececvit ha
annunciato la volontà del governo di aprire un nuovo corridoio a Habur (i
corridoi sono delle vie protette da filo spinato e recinzioni: sarebbe il terzo
della regione, che consentirebbe alla Turchia un collegamento diretto con
Baghdad isolando la regione kurda).
Ecevit ha concluso il suo
intervento a Sirnak affermando la completa estraneità del governo riguardo alla
scomparsa dei due uomini dell’Hadep Tanis e Deniz, visti l’ultima molto nella
gendarmeria di Silopi nel gennaio di quest’anno. Affermazione di estraneità al
caso che ha sorpreso e indignato non poco i locali dirigenti dell’Hadep che da
mesi ormai chiedono la liberazione dei loro compagni.
Nel corso di un meeting
tenutosi a Moenchengladbach il Ministro della difesa tedesco, Rudolph Scharping
(SPD), ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni kurde di Germania,
come la Welate Roj- società per
l’amicizia di Germania, Associazione
alevita di Moenchengladbach, parlamentari esteri e Ong greche.
Mulla Golmus della Welate Roj ha criticato l’atteggiamento tedesco
verso i 600.000 kurdi residenti in Germania, ricordando che questi sono state
vittime della guerra e che dovrebbero essere sostenuti maggiormente nei loro
sforzi per la pace. Scharping, intervenendo nel corso del dibattito, ha detto
che, sebbene siano stati intrapresi dei passi significativi, non è stata ancora
assicurata una pace duratura nella regione kurda di Turchia: “Se due anni fa un
ministro turco avesse parlato, chiaramente, di questione kurda in televisione
sarebbe stato espulso. Oggi non è più così, ma non basta. La Turchia deve
lavorare molto di più. Non bisogna dimenticare che in Germania, negli scorsi
anni alcuni kurdi sono stati protagonisti di episodi molto violenti. Le cose
però stanno cambiando e la Germania non lo può più nascondere”.
Il Segretario agli esteri USA, Donald Rumsfeld, nel
corso dei recenti colloqui avuti con Ecevit ha assicurato che la nuova
amministrazione Bush ha intenzione di portare avanti una politica di continuità
con la vecchia amministrazione Clinton nei riguardi del Kurdistan del sud.
Rumsfeld, nel corso dei colloqui ad Ankara, ha anche incontrato il Ministro
della difesa Cakmakoglu e quello degli esteri Cem, in particolare Ecevit ha
chiesto a Rumsfeld di informare costantemente la Turchia delle azioni che gli
Usa vorranno attuare verso l’area e ha espresso il desiderio turco di mantenere
l’unità dell’Iraq.
Al Ministro Cem, Rumsfeld ha detto che gli USA non
hanno ancora approntato alcun sistema di difesa missilistico e che prima di
prepararlo dovrà avviare delle consultazioni con gli alleati e un accurato
studio sulle eventuali minacce rivolte agli USA. Rumsfeld ha concluso il suo
intervento ricordando i rischi che i piloti americani corrono nei
pattugliamenti della ‘no-fly zone’, esprimendo rammarico per
l’assistenza tecnica che alcuni paesi, come la Cina, stanno dando all’Iraq e
consentendo così a questo di mantenere un potenziale militare ancora
sufficientemente preoccupante per gli USA.
Le prigioni tipo-F sono
inumane
KurdishObserver,
10/06/01
Cohn Bendit, in nome della
delegazione europea che ha visitato le prigioni tipo-F ha rilasciato una
dichiarazione nella quale si ritenevano disumane le condizioni di vita nelle
carceri speciali turche: “ Non ho mai visto nulla di così inumano prima”.
Bendit, nella dichiarazione rilasciata alla stampa, ha ricordato che la delegazione
ha potuto visitare la prigione di Bayrampasa incontrando tutti i prigionieri ad
eccezione di Oya Asan, una prigioniera in condizioni critiche a causa del lungo
sciopero della fame che sta portando avanti: “ Il grosso problema è che quando
si obbligano tre persone e vivere fianco a fianco per anni si creano sempre
grossi problemi”. Bendit ha ricordato che la delegazione ha anche incontrato i
prigionieri in sciopero della fame del PKK e ha invitato le autorità al dialogo
coi prigionieri: “I prigionieri si lamentano del fatto che non gli è stato dato
abbastanza tempo per preparare la propria difesa. I loro documenti sono stati
confiscati”. Cohn Bendit ha concluso il suo intervento criticando lo sciopero
della fame: “Non credo si possa combattere il capitalismo con lo sciopero della
fame”.
Il
Consiglio d’Europa aspetta soluzioni
KurdishObserve, 14/06/01
La bozza di rapporto preparata dall’Assemblea
parlamentare del Consiglio d’Europa (CEPA) non definisce il PKK come
organizzazione terrorista. Il rapporto chiede alla Turchia di cambiare la
Costituzione del 1982 e di accettare l’identità kurda. La bozza, preparata da una speciale
commissione della CEPA che dal 1966 sta monitorando il comportamento della
Turchia per conto del Consiglio d’Europa a causa delle sue sistematiche
violazioni dei diritti umani, diverrà ufficiale dopo che sarà approvata dalla
assemblea il prossimo 28 giugno.
La bozza ricorda che la pace, presente ora in
Turchia è merito dell’azione del PKK e, allo stesso tempo, sottolinea quanto la
Turchia non abbia fatto nulla per garantirla: non ha eliminato le leggi
speciali nelle regioni kurde, non ha ridotto il numero di militari presenti nel
Tribunale per la sicurezza nazionale, non ha eliminato la tortura e continua a
negare l’identità nazionale kurda. La bozza chiede di arrivare ad una soluzione
concordata dalle due parti senza perdere ulteriore tempo. Il rapporto, per
quanto riguarda il PKK, ricorda che questa organizzazione non è terrorista ma,
bensì, illegale; ricorda che sebbene sia illegale in Germania, Francia, e più
recentemente nel Regno Unito, a causa del suo passato, è impossibile negare i
progressi fatti dal partito per raggiungere la pace. La bozza chiede alla Turchia di approvare l’Accordo europeo sui
diritti linguistici e quello sulle minoranze nazionali, così come quello per i
diritti umani.
La bozza nega che il fine del PKK sia quello di
creare uno stato separato e ricorda che in Turchia, sebbene formalmente non ci
siano discriminazioni tra kurdi e turchi, in pratica nelle regioni sotto legge
speciale, ma non solo, i kurdi vivano una situazione di oppressione nella quale
gli viene negato l’accesso ai diritti base. La commissione chiede anche la
liberazione dei deputati del DEP, tra i quali Leyla Zana, ormai in carcere da
troppi anni. Per quanto riguarda l’Hadep si nota come le pressioni a suo carico
siano molto pesanti, specialmente nella regione kurda, sebbene sia un partito
di maggioranza nella zona, è lasciato ai margini della politica a causa dello
sbarramento al 10%.
Sul problema della migrazione la commissione
sottolinea la politica di evacuazione dei villaggi fatta dal governo turco
(oltre 3000 villaggi evacuati dalle forze di sicurezza), che ha portato, negli
ultimi dieci anni, un aumento della popolazione di Amed del 300/400%.
La bozza chiede alla Turchia di lasciare operare
quelle realtà che si battono per cambiare la costituzione, una costituzione
nata sotto un regime militare ormai inadatta per un paese che voglia entrare
nell’Unione europea. La commissione chiede alla Turchia di cooperare con la
Commissione di Venezia, creata con l’assistenza del Consiglio d’Europa, per
aiutare la Turchia e i paesi dell’Europa dell’est a intraprendere i passi
giusti per garantirsi l’ingresso in Europa.
Il dramma che si sta svolgendo nelle prigioni
tipo-F, secondo la bozza, è stato causato dall’esercito che utilizzato una
inusitata violenza contro i prigionieri. La commissione chiede che la Turchia
garantisca ai prigionieri il diritto alla vita in comune, almeno per periodi
determinati della giornata.
Le
donne sono a Batman
KurdishObserver, 10/06/01
55 donne tra artiste, giornaliste politiche ed
intellettuali si sono recate a Batman dopo essere state ad Amed per cercare di
rafforzare la solidarietà tra donne, lottare per l’emancipazione e cercare di
sviluppare uno spirito comune nonostante le differenze. La sociologa Pinar Selek ha ricordato che da
questa esperienza sarà tratto un film ed un libro. È previsto un incontro a
Barman con la Piattaforma delle donne, l’Associazione dei medici di Amed,
l’Osservatorio per le donne di Amed, i sindaci della regione e, soprattutto,
tante donne della zona. Dopo l’incontro sono previsti balli, concerti e, alla fine della giornata, le donne
pianteranno giovani alberi e innaffieranno quelli già piantati a Marzo.
L’ultima tappa della manifestazione sarà Hasankeyf.