Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.42

Del mondo kurdo                                                                                                                                            

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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Avanti, firmatela!

KurdishObserver, 12/06/01

            La campagna d’identità presentata dal Consiglio di presidenza del PKK prevede la sottoscrizione di due diversi testi “Io sono del PKK” e “Sostengo la nuova linea del PKK”. La campagna, che in Europa sarà portata avanti dall’Unione democratica del popolo (YDK), è tesa a garantire alla iniziativa di pace del PKK un ampio sostegno internazionale e a consentire l’annullamento dei divieti che gravano sul PKK in diversi stati europei.

I due testi una volta firmati dai cittadini dovranno essere presentati alle autorità locali. Nella prima petizione “Io sono del PKK” i firmatari dichiarano: “Invito tutti i paesi europei ad applicare i criteri di Copenaghen, criteri da applicarsi ovunque vivano i kurdi. Chiedo che i diritti riconosciuti per tutti i popoli siano anche per il popolo kurdo.(…) La liberazione del nostro leader Apo è l’unica che garantisca una soluzione al problema kurdo”. Nel testo è anche compresa l’indicazione di riconoscere la garanzia dei diritti culturali e politici dei kurdi. Il secondo testo, invece, intitolato “Sostengo la nuova linea del PKK” rileva quali siano i passi da fare per garantire un cammino sicuro alla democrazia e ricorda gli importanti passi che il PKK ha fatto per cercare una via democratica alla questione kurda: “Sostengo la nuova linea del PKK per una soluzione politica e democratica della questione kurda. Chiedo di togliere il bando sul PKK, che è parte fondamentale del popolo kurdo. (…) Chiedo la abolizione della pena di morte e la liberazione di Ocalan”.

A questo riguardo UIKI proporrà alle organizzazioni della società civile e ai singoli di appoggiare la campagna aderendo ai suddetti appelli, in sintonia con gli appelli di legittamazione del PKK che già lo scorso anno erano stati sottoscritti. 

Non fate i sordi

KurdishObserver, 11/06/01

Osman Ocalan membro del Consiglio di presidenza del PKK, commentando l'uccisione di 20 guerriglieri da parte dell’esercito turco ha detto: “Quando la misura sarà colma, sarà impossibile bloccare la sollevazione popolare e, allo stesso tempo, gli autori di tali massacri saranno puniti”. Ocalan ha ricordato che se l’esercito turco continua a distruggere le speranze di pace, la reazione del popolo sarà sempre più dura e la lotta riprenderà in pieno con grande intensità. Commentando l’assassinio di 20 guerriglieri, uccisi dall’esercito turco il 22 maggio scorso, il membro del Consiglio di presidenza del PKK ha detto: “ Abbiamo piccoli gruppi di guerriglieri nel nord. Non stanno facendo nulla contro lo stato turco che, al contrario, non rispetta il nostro cessate il fuoco. Lo scorso 22 maggio, 20 dei nostri guerriglieri sono stati martirizzati. Questo è per noi significativo. Si continuano a fare sempre gli stessi errori. Si continua a reprimere l’Hadep, ad uccidere giornalisti e a opprimere la società civile. Non vogliono che la nostra lotta si esprima attraverso le vie legali”.

Osman Ocalan ha ribadito, ancora una volta, il fatto che nel Newroz 2001 ben 500.000 kurdi si sono riuniti ad Amed e che tale dimostrazione di unità si potrà rovesciare contro tutti coloro che, invece di lottare per la pace, continuano ad attaccare i diritti del popolo kurdo. Per la risoluzione della questione kurda Ocalan ha chiesto a tutti i kurdi di attivarsi, di essere politici, di fare dichiarazioni d’identità per portare su tutti i tavoli della politica internazionale la questione kurda, di coinvolgere le potenze e di renderle responsabili per la situazione impegnandole in un dialogo serrato al fine di trovare una soluzione comune. Ocalan ha ricordato che se non ci sarà una soluzione nel Nord del Kurdistan non sarà possibile trovarne una neanche per il sud: “La Turchia invia il Puk a combatterci. Questo non rende un guadagno a nessuno. Il Puk sarà sempre debole di fronte alla Turchia. Una piattaforma politica comune per tutte le forze kurde potrebbe essere trovata attorno al KNK abbiamo fatto numerose proposte al sud. Se non sono in grado di fare la pace, almeno non ci obblighino a fare la guerra”.

 

Intellettuali davanti alle Corti di giustizia militare turche

Flash Bulletin(InternationaleInitiative), 05/06/01

L’Osservatorio per la difesa dei diritti umani ricorda che 16 intellettuali turchi si troveranno, a breve, a fronteggiare le Corti di giustizia militare turche per la pubblicazione, in Turchia, di libri contenenti materiale vietato. Il libro, intitolato “Libertà di pensiero 2000”, contiene un precedente volume vietato e altri 60 articoli è stato messo sotto accusa per la violazione dell’articolo 155 del Codice penale: per incitazione di giovani a non fare il servizio militare. Gli imputati facendo rilevare che il processo davanti ad una Corte militare non garantisce il diritto ad un processo equo e giusto, violando quindi la Convenzione europea  per i diritti umani, hanno chiesto la chiusura del procedimento. La loro istanza è stata respinta e il caso si aprirà quindi il 29 giugno.     

Si chiede quindi di inviare alle competenti autorità turche la seguente dichiarazione di protesta: << mettere fine ad ogni forma di violenza contro le ONG, gli intellettuali e contro tutti i difensori della democrazia nel paese, ed assicurare che sia loro garantito il diritto di svolgere pienamente il proprio compito; adottare la Dichiarazione per la protezione dei diritti umani, adottata dall’assemblea generale delle NU il 9/12/98, specialmente l’articolo 1 e l’articolo 6 che recitano: ognuno ha il diritto, da solo o in gruppo, di discutere e di formare opinioni, sull’osservanza da parte della legge o in pratica dei fondamentali diritti umani e di attirare la pubblica attenzione su ciò. Rispettare, più in generale, tutte le convenzioni per i diritti umani firmate dalla Turchia>>.

Indirizzi ai quali spedire la petizione:

- Ministero degli Interni

Mr. Mr Rustu Kazim Yucelen

Icisleri Bakanligi, 06644 Ankara, Turchia

Fax: +90 312 418 17 95

 

- Ministero della Giustizia

Prof. Hikmet Sami Turk

Adalet Bakanligi, 06659 Ankara, Turchia

Fax: +90 312 417 3954/418 5667

La pace è un risultato del PKK

KurdishObserver, 03/06/01

In occasione della visita del Presidente turco Sezer nelle regioni kurde di Hakkari e Van, Osman Ocalan del Consiglio di presidenza del PKK ha voluto sottolineare che il clima di relativa pace creatosi nella regione non è merito dell’esercito turco, ma unicamente del PKK che è l’unica forza a volere fortemente la pace: “Il viaggio del Presidente Sezer è stato salutato, in Kurdistan, da folle entusiaste. Il popolo gridava ‘Né divisone, né negazione, la repubblica democratica’, questo dimostra che tale risultato è frutto degli sforzi del PKK, che è riuscito ad assicurare, seppur temporaneamente la pace. Deve però essere ricordato che tale situazione di pace potrà durare se si risolverà positivamente la questione kurda. Tutti ne debbono parlare e lo devono sapere. Loro mettono una divisa militare ad un bambino di due anni. Non ha senso. Ai bambini bisognerebbe insegnare la pace e la fratellanza. Non sono queste belle cose da vedere”. Osman Ocalan ha voluto anche replicare agli attacchi della stampa turca che, in questi giorni, parla di una divisione e di un indebolimento del PKK: “Sorprendentemente c’è un dialogo all’interno del PKK. I dirigenti del PKK sono in grado di lavorare insieme discutendo. La cultura del dialogo ci è stata trasmessa dal Presidente Ocalan. Abbiamo, ogni giorno, centinaia di ragazzi che vorrebbero venire sulle montagne. Potremmo riprendere la guerra quando vogliamo. Abbiamo, però, scelto la via della serhildan politica e non della guerriglia. Sulla dichiarazione d’identità, Osman Ocalan ha invitato tutti i kurdi in Europa a presentarsi davanti alle Corti di giustizia e dire ‘Sono kurdo e sono un membro del PKK’. La Corte di Strasburgo dovrà essere sommersa dalle nostre dichiarazioni d’identità. Tutto questo lavoro dovrà essere accompagnato da imponenti manifestazioni pacifiche e democratiche del nostro popolo in tutta Europa”. Osman Ocalan ha concluso il suo intervento affermando che un grosso ostacolo alla pace è il processo di Imrali: “Chi dovrebbe essere arrestato non lo è. Chi dovrebbe essere ascoltato non lo è. Tutto il mondo ne è testimone”.

 

Il Presidente Sezer è venuto e se ne è andato.

KurdishObserver, 09/06/01

Il Presidente Sezer è tornato ad Ankara dopo la sua visita nel Kurdistan turco: non è stata una visita che lascerà il segno, una visita, tra l’altro, fatta solo di incontri ufficiali; l’unica cosa che sarà ricordata è la richiesta di pace avanzata dalle donne e dai bambini di Urfa, Amed e Mardin.

            Il viaggio di Sezer non ha raccolto le istanze di pace avanzate dal popolo e non ha lasciato un segno diverso da quello lasciato dalle autorità turche nei viaggi scorsi. Nella visita all’Università di Urfa, Sezer ha salutato con gioia il clima di pace che ora si respira nella regione, ma non ha fatto alcun accenno al ruolo svolto dal PKK nel garantire questa pace. Il presidente ha detto che la pace è merito “dell’eroico esercito turco” e ha definito il PKK “terroristi separatisti”: cose già dette innumerevoli volte da tanti burocrati di stato.

            Sul GAP (Progetto dell’Anatolia sudorientale), Sezer ha detto che non sarà un danno per il popolo kurdo, per il presidente, infatti, il programma elaborato dal Consiglio di sicurezza nazionale è teso a garantire il rispetto dei diritti dei kurdi stessi. Il portavoce della Tusiad (‘CONFINDUSTRIA’ del sud-est) ha sostenuto, a proposito del GAP, che se ci sono dei problemi finanziari per completare l’opera, questa dovrebbe essere assegnata direttamente al Tusiad. Il Tusiad ha anche affermato che le banche non hanno concesso i crediti dovuti agli industriali del sud-est.

Ecevit non cambia mai

KurdishObserver, 05/06/01

Il viaggio di Ecevit a Sirnak è stata l’ennesima testimonianza della grettezza del primo ministro che, tacendo sulla scomparsa dei due membri dell’Hadep, ha esclusivamente fatto propaganda dei “Koy-kent” (villaggio centralizzati). Il popolo della regione ha accolto il viaggio di Ecevit con sostanziale indifferenza urlandogli la voglia di tornare nei propri villaggi e sottolineando alcuni traffici loschi del ministro con la compagnia petrolifera turca ‘TPIC’.

La provincia di Sirnak è quella nella quale sono scomparsi i due membri dell’Hadep Tanis e Denzi, è la regione della maggiore oppressione contro l’Hadep, è quella dove opera con forza la Jitem e dove ci sono i maggiori traffici della TPIC. Il Primo ministro ha inaugurato un villaggio-centralizato di Basagac annunciando che questo sarà un grande polo di attrazione per la regione. Una “città-villaggio” nella quale saranno deportati gli abitanti della regione, che oggi vivono nei sobborghi delle metropoli e che intendono tornare nelle loro terre natie. Ececvit ha annunciato la volontà del governo di aprire un nuovo corridoio a Habur (i corridoi sono delle vie protette da filo spinato e recinzioni: sarebbe il terzo della regione, che consentirebbe alla Turchia un collegamento diretto con Baghdad isolando la regione kurda).

Ecevit ha concluso il suo intervento a Sirnak affermando la completa estraneità del governo riguardo alla scomparsa dei due uomini dell’Hadep Tanis e Deniz, visti l’ultima molto nella gendarmeria di Silopi nel gennaio di quest’anno. Affermazione di estraneità al caso che ha sorpreso e indignato non poco i locali dirigenti dell’Hadep che da mesi ormai chiedono la liberazione dei loro compagni.

 

I kurdi sono cambiati

KurdishObserver, 08/06/01

Nel corso di un meeting tenutosi a Moenchengladbach il Ministro della difesa tedesco, Rudolph Scharping (SPD), ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni kurde di Germania, come la Welate Roj- società per l’amicizia di Germania, Associazione alevita di Moenchengladbach, parlamentari esteri e Ong greche.

 Mulla Golmus della Welate Roj ha criticato l’atteggiamento tedesco verso i 600.000 kurdi residenti in Germania, ricordando che questi sono state vittime della guerra e che dovrebbero essere sostenuti maggiormente nei loro sforzi per la pace. Scharping, intervenendo nel corso del dibattito, ha detto che, sebbene siano stati intrapresi dei passi significativi, non è stata ancora assicurata una pace duratura nella regione kurda di Turchia: “Se due anni fa un ministro turco avesse parlato, chiaramente, di questione kurda in televisione sarebbe stato espulso. Oggi non è più così, ma non basta. La Turchia deve lavorare molto di più. Non bisogna dimenticare che in Germania, negli scorsi anni alcuni kurdi sono stati protagonisti di episodi molto violenti. Le cose però stanno cambiando e la Germania non lo può più nascondere”.

Continuità USA nella politica verso il Kurdistan del sud

KurdishObserver, 06/06/01

Il Segretario agli esteri USA, Donald Rumsfeld, nel corso dei recenti colloqui avuti con Ecevit ha assicurato che la nuova amministrazione Bush ha intenzione di portare avanti una politica di continuità con la vecchia amministrazione Clinton nei riguardi del Kurdistan del sud. Rumsfeld, nel corso dei colloqui ad Ankara, ha anche incontrato il Ministro della difesa Cakmakoglu e quello degli esteri Cem, in particolare Ecevit ha chiesto a Rumsfeld di informare costantemente la Turchia delle azioni che gli Usa vorranno attuare verso l’area e ha espresso il desiderio turco di mantenere l’unità dell’Iraq.

 

Al Ministro Cem, Rumsfeld ha detto che gli USA non hanno ancora approntato alcun sistema di difesa missilistico e che prima di prepararlo dovrà avviare delle consultazioni con gli alleati e un accurato studio sulle eventuali minacce rivolte agli USA. Rumsfeld ha concluso il suo intervento ricordando i rischi che i piloti americani corrono nei pattugliamenti della ‘no-fly zone’, esprimendo rammarico per l’assistenza tecnica che alcuni paesi, come la Cina, stanno dando all’Iraq e consentendo così a questo di mantenere un potenziale militare ancora sufficientemente preoccupante per gli USA.

Le prigioni tipo-F sono inumane

KurdishObserver, 10/06/01

            Cohn Bendit, in nome della delegazione europea che ha visitato le prigioni tipo-F ha rilasciato una dichiarazione nella quale si ritenevano disumane le condizioni di vita nelle carceri speciali turche: “ Non ho mai visto nulla di così inumano prima”. Bendit, nella dichiarazione rilasciata alla stampa, ha ricordato che la delegazione ha potuto visitare la prigione di Bayrampasa incontrando tutti i prigionieri ad eccezione di Oya Asan, una prigioniera in condizioni critiche a causa del lungo sciopero della fame che sta portando avanti: “ Il grosso problema è che quando si obbligano tre persone e vivere fianco a fianco per anni si creano sempre grossi problemi”. Bendit ha ricordato che la delegazione ha anche incontrato i prigionieri in sciopero della fame del PKK e ha invitato le autorità al dialogo coi prigionieri: “I prigionieri si lamentano del fatto che non gli è stato dato abbastanza tempo per preparare la propria difesa. I loro documenti sono stati confiscati”. Cohn Bendit ha concluso il suo intervento criticando lo sciopero della fame: “Non credo si possa combattere il capitalismo con lo sciopero della fame”.

Il Consiglio d’Europa aspetta soluzioni

KurdishObserve, 14/06/01

La bozza di rapporto preparata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (CEPA) non definisce il PKK come organizzazione terrorista. Il rapporto chiede alla Turchia di cambiare la Costituzione del 1982 e di accettare l’identità kurda.  La bozza, preparata da una speciale commissione della CEPA che dal 1966 sta monitorando il comportamento della Turchia per conto del Consiglio d’Europa a causa delle sue sistematiche violazioni dei diritti umani, diverrà ufficiale dopo che sarà approvata dalla assemblea il prossimo 28 giugno.

La bozza ricorda che la pace, presente ora in Turchia è merito dell’azione del PKK e, allo stesso tempo, sottolinea quanto la Turchia non abbia fatto nulla per garantirla: non ha eliminato le leggi speciali nelle regioni kurde, non ha ridotto il numero di militari presenti nel Tribunale per la sicurezza nazionale, non ha eliminato la tortura e continua a negare l’identità nazionale kurda. La bozza chiede di arrivare ad una soluzione concordata dalle due parti senza perdere ulteriore tempo. Il rapporto, per quanto riguarda il PKK, ricorda che questa organizzazione non è terrorista ma, bensì, illegale; ricorda che sebbene sia illegale in Germania, Francia, e più recentemente nel Regno Unito, a causa del suo passato, è impossibile negare i progressi fatti dal partito per raggiungere la pace.  La bozza chiede alla Turchia di approvare l’Accordo europeo sui diritti linguistici e quello sulle minoranze nazionali, così come quello per i diritti umani.

La bozza nega che il fine del PKK sia quello di creare uno stato separato e ricorda che in Turchia, sebbene formalmente non ci siano discriminazioni tra kurdi e turchi, in pratica nelle regioni sotto legge speciale, ma non solo, i kurdi vivano una situazione di oppressione nella quale gli viene negato l’accesso ai diritti base. La commissione chiede anche la liberazione dei deputati del DEP, tra i quali Leyla Zana, ormai in carcere da troppi anni. Per quanto riguarda l’Hadep si nota come le pressioni a suo carico siano molto pesanti, specialmente nella regione kurda, sebbene sia un partito di maggioranza nella zona, è lasciato ai margini della politica a causa dello sbarramento al 10%.

Sul problema della migrazione la commissione sottolinea la politica di evacuazione dei villaggi fatta dal governo turco (oltre 3000 villaggi evacuati dalle forze di sicurezza), che ha portato, negli ultimi dieci anni, un aumento della popolazione di Amed del 300/400%.

La bozza chiede alla Turchia di lasciare operare quelle realtà che si battono per cambiare la costituzione, una costituzione nata sotto un regime militare ormai inadatta per un paese che voglia entrare nell’Unione europea. La commissione chiede alla Turchia di cooperare con la Commissione di Venezia, creata con l’assistenza del Consiglio d’Europa, per aiutare la Turchia e i paesi dell’Europa dell’est a intraprendere i passi giusti per garantirsi l’ingresso in Europa.

Il dramma che si sta svolgendo nelle prigioni tipo-F, secondo la bozza, è stato causato dall’esercito che utilizzato una inusitata violenza contro i prigionieri. La commissione chiede che la Turchia garantisca ai prigionieri il diritto alla vita in comune, almeno per periodi determinati della giornata.

Le donne sono a Batman

KurdishObserver, 10/06/01

55 donne tra artiste, giornaliste politiche ed intellettuali si sono recate a Batman dopo essere state ad Amed per cercare di rafforzare la solidarietà tra donne, lottare per l’emancipazione e cercare di sviluppare uno spirito comune nonostante le differenze.  La sociologa Pinar Selek ha ricordato che da questa esperienza sarà tratto un film ed un libro. È previsto un incontro a Barman con la Piattaforma delle donne, l’Associazione dei medici di Amed, l’Osservatorio per le donne di Amed, i sindaci della regione e, soprattutto, tante donne della zona. Dopo l’incontro sono previsti balli, concerti  e, alla fine della giornata, le donne pianteranno giovani alberi e innaffieranno quelli già piantati a Marzo. L’ultima tappa della manifestazione sarà Hasankeyf.