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U.I.K.I. - Onlus Ufficio
d’informazione del Kurdistan
in Italia
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A
tutti i soggetti attivi
nella
solidarietà e nella cooperazione internazionale
Cari amici,
le informazioni che vi alleghiamo, frutto
dell’impegno della Mezzaluna Rossa kurda e di pochissime delegazioni europee,
pongono un problema di urgenza pressante.
Nel campo profughi di
Mahmura, nel Kurdistan meridionale controllato dall’Iraq, sopravvivono – e
molto spesso muoiono – quasi diecimila kurdi provenienti dai villaggi distrutti
in Turchia. La loro odissea è un concentrato della tragedia del popolo kurdo.
Metà di loro sono bambini nati nell’esodo,
che hanno conosciuto solo fame e paura. Gli altri, gli adulti, hanno scelto
di resistere sulle montagne rifiutando l’espatrio in Europa, sognando e rivendicando
il ritorno e la ricostruzione nei loro villaggi: non nei campi di concentramento
imposti dalle autorità turche.
Migliaia
di persone da quasi dieci anni vivono nelle tende. Sono tende le scuole in
cui si cerca di offrire istruzione e dignità ai bambini, sono tende gli ospedali
da campo in cui operano pochissimi medici e infermieri.
Intorno a loro più volte, nel Nord Iraq
aperto a ogni incursione, invasione, guerra esterna o interna, ancora una
volta spirano venti di guerra. La popolazione del campo di Mahmura porta su
di sé, nella memoria e sui corpi, i segni della guerra. Molti sono invalidi,
quasi tutti sono malati per effetto delle armi di ogni tipo usate su di loro
e intorno a loro: dal napalm all’uranio impoverito. E della più terribile
fra le armi: la fame, prodotta da un doppio o triplo embargo.
Vi chiediamo di leggere con attenzione
questo materiale. I responsabili dell’Onu, che hanno la responsabilità formale
del campo, sono consapevoli della drammaticità della situazione e della necessità
di interventi di cooperazione internazionale. La gente del campo di Mahmura
ha bisogno di tutto, dai quaderni per i bambini ai medicinali, alle tende,
al vestiario, alle coperte. Molti andrebbero curati o riabilitati all’estero.
Ma soprattutto hanno bisogno di rompere il silenzio.
Da ognuno secondo le sue capacità e possibilità,
chiediamo a tutti voi di assumere il caso di Mahmura come esemplare del destino
di un popolo intero. Con una o più delegazioni dall’Italia, raccolte di fondi
e generi di necessità, offerta di cure e riabilitazione in Italia, pressioni
sulla Turchia perché consenta il loro ritorno in condizioni di sicurezza e
dignità.
Siamo a vostra disposizione per ogni ulteriore
informazione e contatto.
Cordialmente,
Via Quintino Sella 41, 00187 Roma – Tel. 0642013576 Fax. 0642013799 Email:
uiki.onlus@tin.it