Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
Roma, 25 giugno 2001
Cari amici e care amiche,
questa lettera vuole presentarvi una clamorosa
iniziativa intrapresa dal popolo kurdo esule in Europa a favore del suo
rappresentante politico, il PKK, e della coraggiosa e decisiva proposta per la
soluzione della questione kurda in Turchia e nel Medioriente.
Infatti, da due anni il movimento kurdo in Turchia,
per la prima volta nella storia dei movimenti di liberazione, ha rinunciato
unilateralmente all’uso delle armi ed ha avanzato una proposta aperta di
dialogo per la pace e la democrazia in Turchia e nell’intero Kurdistan.
Già lo scorso anno, esponenti dell’associazionismo e
del mondo politico italiano si erano impegnati, sottoscrivendo un appello,
affinché il Duemila fosse l’anno zero d’una nuova storia auspicando di aprire
la strada a una vera trattativa di pace, oltre che appellandosi perché si
provvedesse alla legittimazione a questo fine, in Europa e in Turchia, degli
organismi rappresentativi del popolo kurdo, a partire dal suo parlamento in
esilio, il KNK (Congresso nazionale kurdo), e dal suo maggiore partito, il PKK
(Partito dei lavoratori del Kurdistan). Fra coloro i quali avevano firmato
l’appello ricordiamo Alex Zanotelli, Padre Nicola Giandomenico (
Tavola della pace), Luisa Morgantini (parlamentare europea), Flavio
Lotti ( Enti locali per la pace), Tom Benettollo (presidente
Arci), Giuseppe Di Lello
(europarlamentare e magistrato), Sandra Mecozzi (Ufficio internazionale
Fiom-Cgil), Don Tonio Dell’Olio (Pax Christi), Mario Gay (Cocis),
Domenico Gallo (magistrato “Pace e diritti”), Barbara Laveggio (Ist.
Coop. sviluppo di Alessandria), Nicoletta Dentico, (Medici senza
frontiere), Nino Sergio (Intersos).
Un anno dopo il popolo kurdo e i suoi rappresentanti,
ancora non hanno potuto riscontrare alcun progresso in questa direzione, ma
sono quanto mai decisi a farsi riconoscere come gli interlocutori di un
qualsiasi processo di pacificazione e dialogo politico che porti alla soluzione
della questione kurda, in Turchia e nel Medioriente.
Purtroppo la situazione dei kurdi si fa sempre più
terribile, non soltanto là dove le continue violazioni dei diritti umani e la
mancanza di ogni partecipazione democratica alla vita politica sono state
sempre all’ordine del giorno, ma anche all’interno degli stati europei in
cui la diaspora kurda ha trovato rifugio.
Infatti, come anche i kurdi, fin dai tempi del Vertice
di Helsinki auspicano, la Turchia si sta avviando verso la piena candidatura ad
essere in un futuro prossimo uno dei paesi membri dell’UE, proprio per questo i
paesi europei fanno appello affinché essa rispetti e si adegui ai criteri di
Copenhagen, garanti della democrazia e del rispetto dei principi politici a
fondamento dei paesi membri. Questo però non esime i paesi europei al pieno
rispetto degli stessi criteri nell’ambito dei propri territori. Il popolo kurdo
ha visto mettere al bando il PKK sia in Inghilterra che in Germania, proprio
negli ultimi mesi. Gesti come questo significano calpestare la dignità e i
diritti identitari di un popolo, che attualmente a pieno titolo vive, lavora e
lotta, negli stati europei che lo hanno accolto, quegli stessi stati che non lo
rispettano nelle sue scelte politiche e quindi nella legittimazione dei suoi
rappresentanti politici.
È cominciata in questo clima la protesta e la
campagna d’affermazione e d’appartenenza al PKK da parte dei kurdi in Europa.
I kurdi, dichiarano pubblicamente di essere membri del PKK e di sostenerne il
suo nuovo corso politico e la sua proposta politica per una soluzione pacifica
della questione kurda. “Anch’io sono del PKK” sottoscrivono i
kurdi in Germania, Inghilterra, Francia, Italia e in ogni altro paese europeo
ed insieme a loro gli europei, che già hanno dichiarato la propria vicinanza e
solidarietà al popolo kurdo e ai suoi rappresentanti.
Allegata alla presente c’è la dichiarazione che tutti
coloro che lo ritengono giusto e necessario, sottoscrivono a favore della
battaglia di riconoscimento politico a livello internazionale del PKK, siamo
certi che gli italiani che già in passato avevano compreso la voglia di dialogo
e di soluzione pacifica della parte kurda, non mancheranno anche questa volta
di sostenere la battaglia per il riconoscimento e la legittimazione politica
del principale fra i rappresentanti del popolo kurdo, il PKK.
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