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   AL POPOLO KURDO E AGLI AMICI DEL POPOLO KURDO

Com’è noto all’opinione pubblica, da circa una settimana le Forze di difesa del popolo stanno avendo scontri militari di notevole entità con le forze del PUK; gravi sono perdite da entrambe le parti.

Questi scontri rappresentano un ulteriore sviluppo del complotto internazionale contro il nostro Presidente Apo e contro il nostro Partito.

L’obbiettivo del complotto è l’esclusione del PKK e del suo Presidente, espressioni di una forza politica di primo piano nel Medio Oriente, dalla soluzione della questione Kurda. Al complotto hanno preso parte le forze reazionarie dell’area mediorientale, le potenze internazionali e i loro alleati collaborazionisti kurdi.

Queste forze hanno visto, come una minaccia ai loro interessi, la lotta rivoluzionaria e democratica che il PKK sta conducendo, forte del sostegno popolare, nel Kurdistan e in tutto il Medioriente, per una trasformazione democratica dell’intera area.

Da un quarto di secolo il PKK, con la sua eroica lotta, ha indicato ai Kurdi di ogni parte, in Kurdistan come nel resto del Mondo, la strada della lotta democratica e nazionale. Il PKK è diventato simbolo e rappresentante del proletariato Kurdo e dell’unità nazionale e ciò ha condizionato tutti gli sviluppi della questione. Le classi feudali egemoni e i nazionalisti riformisti, nati da una scissione delle forze feudali, hanno visto diminuire la loro capacità d’azione a causa della politica collaborazionista che hanno portato avanti.

Con l’attacco portato al nostro Partito dal complotto internazionale e a seguito dell’arresto del nostro Presidente queste forze hanno ritenuto che PKK fosse stato gravemente indebolito ed hanno perciò agito per cercare di impossessarsi dell’esperienza della lotta democratica e nazionale.

Sull’onda del complotto internazionale, queste forze hanno intensificato gli attacchi al PKK, e tra di esse il PUK è oggi particolarmente attivo.

Con questa forza il nostro partito, prima del complotto internazionale, aveva buoni rapporti. Dopo gli attacchi portati al nostro partito dalle forze reazionarie internazionali, anche il PUK ha cambiato atteggiamento, provocando un progressivo peggioramento dei nostri rapporti. Nel momento di maggiore difficoltà del nostro partito, il PUK, invece di comportarsi come una forza amica, ha prestato il fianco al complotto internazionale, alleandosi con le forze reazionarie per consentire alle stesse di portare a termine i loro piani. Offrendosi di collaborare con le potenze egemoni nell’area e nel mondo, il PUK ha pensato di trarre benefici politici ed economici. Invece di perseguire la politica degli interessi nazionali, il PUK ha scelto di collocarsi tra le forze che agiscono con opportunismo, seguendo la politica degli interessi di parte, e vedendo nella fine del PKK un’occasione per la risoluzione dei suoi gravi problemi.

D’altra parte, una volta eliminato il PKK, il PUK pensa di poterne raccogliere l’eredità, diventando più forte.

Così ha cominciato a restringere la zona, entro la quale il PKK poteva muoversi ed agire, e contemporaneamente ha dato il via a campagne politiche contro il nostro partito e il nostro presidente.

Nel mese di aprile ha iniziato un’azione repressiva contro di noi, circondando con migliaia di uomini armati i nostri campi; l’obiettivo era quello di indebolirci. Noi ci siamo opposti a questa politica ed abbiamo anche raggiunto un accordo con il PUK; ma dopo appena tre giorni, quest’accordo è stato messo da parte dal PUK, che ha posto nuove condizioni ed ha così intensificato gli attacchi contro di noi.

Ovunque ha potuto, il PUK, ha imprigionato i nostri compagni e, in alcuni casi, ha anche provocato perdite e ferimenti.

Nella zona controllata dal PUK agiscono apertamente i servizi segreti di mezzo mondo ed operano i rappresentanti di quasi tutte le potenze straniere, eppure solo i rappresentanti del PKK non sono tollerati. Oggi, l’aspetto fondamentale della politica del PUK è l’attacco al PKK.

A metà del mese di settembre, è stato circondato un campo d’addestramento politico-militare dove si trovavano 40 nuovi compagni ed altri militanti, che facevano lavoro politico tra il popolo; con questa operazione, gli attacchi del PUK hanno raggiunto un nuovo livello.

Gli uomini del PUK hanno cercato di cacciare, con le armi, le nostre forze, che da cinque anni operano in quella zona. Quando, i nostri compagni si sono opposti a queste assurde pretese, è cominciato contro di loro un violento attacco militare.

Vi erano molti giovani compagni provenienti dal Kurdistan iraniano, alcuni sono stati uccisi e altri sono stati fatti prigionieri.

Prima di questo episodio, il nostro partito aveva lanciato seri avvertimenti, invitando il PUK a non agire contro i nostri uomini, ma il PUK non ha dato ascolto a quelle parole.

Dopo aver ignorato i nostri avvertimenti, il PUK, per giustificare il suo operato, ha inventato delle bugie, dichiarando che "sono venuti dall’Iraq e insieme ai Mujahidin del popolo attaccheranno", cercando, in questo modo, di ottenere l’appoggio di altre forze della zona per attaccarci.

Dopo questa vicenda, sono aumentati i movimenti di truppe intorno ai campi e sono cominciati gravi scontri con le nostre forze nella zona di Aliyeres. Gli scontri sono continuati anche in altre zone, provocando perdite sia tra le Forze di difesa del popolo, sia tra le forze del PUK.

Il nostro partito, per far cessare gli scontri ed impedire nuove sofferenze, ha proclamato il cessate il fuoco unilaterale, ribadendo questa posizione, con la consapevolezza che, la guerra, sia voluta da forze estranee al popolo kurdo e fatta nell’interesse di queste stesse forze esterne.

Noi abbiamo insistito nella nostra posizione, senza però avere alcuna risposta da parte del PUK, che, al contrario, ha intensificato le operazioni militari, circondando le nostre forze e cercando di schiacciarle, provocando così decine di vittime da entrambe le parti. Tutti gli attacchi del PUK sono stati respinti dalle nostre forze, e, benché la nostra capacità di risposta militare si dimostri assai forte, abbiamo cercato di evitare che ci fossero eccessive perdite, anche tra i nostri aggressori. Il nostro partito ha, infatti, voluto dimostrare la sua sensibilità verso i figli del nostro popolo spinti al sacrificio in nome di meschini interessi.

Ogni nostro sforzo è stato fatto per fermare la guerra, mantenendo la calma e il controllo quando siamo stati attaccati.

Commettendo un gravissimo errore, il PUK ha scambiato, la nostra calma e pazienza, per debolezza.

Anche il nostro popolo, che vive nella zona controllata dal PUK, non accetta questa situazione e spera che la tensione possa finire al più presto.

Purtroppo il PUK non ha compreso la posizione del PKK ed ha continuato la sua politica sbagliata, portando la situazione allo stato attuale.

Durante questi scontri il popolo kurdo ha dimostrato la sua attenzione verso la questione nazionale.

In prima linea si sono mobilitati i kurdi dell’Iran: essi, a nome dell’intero popolo kurdo, hanno chiesto di porre fine a questa guerra fatta per gli interessi estranei a quelli del nostro popolo, e di raggiungere subito la pace.

Anche nelle altre parti del Kurdistan, il popolo e l’opinione pubblica democratica, hanno dimostrato di non condividere l’attacco portato contro il PKK e di volere subito la pace.

In questa fase, che ha già visto realizzarsi un complotto internazionale contro la causa kurda, questa guerra ha addolorato il nostro popolo; il nostro partito è particolarmente sensibile ai segnali che vengono dal popolo e dall’opinione pubblica democratica ed intende dare loro risposte concrete.

Il nostro partito, al fine di porre fine ai danni che questi scontri producono ed impedire altre gravi conseguenze, nella consapevolezza delle aspettative del nostro popolo, ha deciso di mettere la parola fine agli scontri militari. Per queste ragioni, dalle ore 12.00 di mercoledì 4 ottobre 2000, ha dato inizio al cessate il fuoco unilaterale.

Auspichiamo che, il PUK, dia una risposta positiva alla nostra iniziativa, comprendendo che la guerra non è di giovamento per nessuno. Se il PUK accetterà il cessate il fuoco, potranno avviarsi trattative in grado di risolvere qualsiasi problema.

Al nostro amato popolo ed ai suoi amici,

l’interesse che avete manifestato in queste circostanze e la reazione che avete avuto hanno, per il nostro movimento democratico e nazionale, hanno un’importanza decisiva, dimostrando che la guerra non porta nessun beneficio.

La vostra attenzione rappresenta la migliore forma di garanzia per il cessate il fuoco che abbiamo proclamato. L’attenzione e la mobilitazione popolare può fermare tutte le forze in campo ed agire nel nome degli interessi nazionali.

Questi ultimi scontri hanno mostrato molto chiaramente, la necessità di dare vita ad una politica rivolta agli interessi nazionali e, con altrettanta chiarezza, dimostrano che la soluzione dei problemi del popolo kurdo passa attraverso il confronto democratico fra tutti i partiti kurdi.

La chiave per risolvere i problemi non va cercata altrove, ma solo nell’unità del popolo kurdo.

Sarà decisivo il contributo del popolo, degli intellettuali e di tutti gli amici, perché il cessate il fuoco venga accettato e perché sia messa in campo una politica rivolta agli interessi nazionali.

Questo contributo non è necessario solo in tempo di guerra; esso dovrà continuare fino a quando la politica nazionale e democratica avrà vinto sulle divisioni.

Chiediamo al PUK di dare una risposta al nostro cessate il fuoco, chiamando il nostro popolo e l’opinione pubblica democratica a sostenerlo e a tutti di costruire una pace che poggi su basi democratiche.

Viva l’unità nazionale e democratica del nostro popolo!

Viva il leader nazionale il presidente Apo!

3 ottobre 2000

Consiglio di presidenza del PKK