pkk1.gif (5577 byte)apo.gif (39427 byte)

 

 

 

All’opinione pubblica

L’Unione Europea deve prendere in considerazione anche le aspettative del popolo kurdo!

Uno dei progressi più importanti del XXI secolo non sarà solo quello di oltrepassare gli oscurantismi, i localismi ed i nazionalismi per avvicinarsi ad un’unione nuova e sopranazionale. Ben inteso, ciò non si farà rigettando le identità locali e nazionali, ma per mezzo della loro propria affermazione all’interno di strutture decisamente più rilevanti. La struttura istituzionale più approfondita, resta incontestabilmente, l’Unione europea. Oggi, comprendendo in maggioranza i paesi dell’ovest, l’UE ha saputo divenire non soltanto un’unione economica molto influente, ma tende ad essere sempre più una forza politica e culturale. Con l’eventuale futura adesione di altri 13 paesi, si prepara ad effettuare un passo storico. In questo modo, quest’istituzione, che raggruppa la quasi totalità dell’Europa da nord a sud, accettando Cipro e la Turchia, supererà quelle che sono le sue frontiere geografiche.

Da questo punto di vista, la partecipazione della Turchia all’Unione, non soltanto per questo paese, ma anche per la strategia dell’UE, ha un’importanza fondamentale, potendo provare, che l’Europa è costituita di una geografia e una cultura identiche. Anche il fatto, che si basi su un pensiero unico, non potrà essere provato che in tale maniera. Il 10 dicembre 1999, all’epoca del Summit di Helsinki, si è aperto un nuovo periodo con l’accettazione per la Turchia dello status di candidato a membro dell’Unione Europea. Una delle fasi più importanti di questo periodo sono i giorni che verranno. La Commissione europea, a riguardo dell’adesione della Turchia, entro i prossimi dieci giorni, divulgherà il Documento comune di partecipazione che la Turchia dovrà applicare per aderire. Dopo di che si procederà, alla luce di tale documento, a proporre un Programma d’integrazione nazionale.

Entrando in questa fase, l’accettazione della richiesta della Turchia si collega anche alla partecipazione significativa e positiva della parte kurda. È per questo, che, rappresentando la parte kurda, crediamo effettivamente sia molto utile esporre il nostro punto di vista. Prevedendo le conclusioni favorevoli che avrebbe portato per lo sviluppo della democrazia in Turchia, nel quadro dei criteri definiti per l’adesione all’Unione Europea, i kurdi avevano sostenuto l’accettazione della Turchia al tempo di Helsinki. Prima di tutto, per la Turchia, il Medioriente e l’Europa, ma anche per le forze internazionali, la risoluzione della questione kurda è un problema chiave. Crediamo che la soluzione della questione kurda possa realizzarsi nell’ambito dell’Unione europea. Purtroppo, l’anno che è passato ha dato adito a forti timori.

Da quando, in quest’anno, le relazioni fra Turchia e Unione Europea si sono considerevolmente sviluppate, si può vedere chiaramente che, da parte turca, non si è visto, né fatto nessuno sforzo. In particolare, per trovare una soluzione realistica al problema kurdo, che è una questione fondamentale del paese, attraverso la democrazia che deve ancora istituzionalizzarsi e il pieno rispetto dei diritti umani che non hanno visto alcuno sviluppo serio. Su questi punti, lo stato turco dimostra pratiche e approcci insufficienti. Anzi, lo ritroviamo a fare quello che già faceva. Oltretutto, è anche possibile vedere, nell’ambito delle posizioni dell’UE, alcune serie mancanze nei confronti di tali principi.

Il problema kurdo è il problema di un popolo innocente, privato dei diritti più elementari. Oggi, l’approccio della Turchia ha un’importanza fondamentale. L’UE ha una responsabilità storica, vista la posizione che intende assumere nei riguardi di quanto, questo paese candidato, intende realizzare per risolvere questa questione e per instaurare la democrazia, la libertà di pensiero, l’uguaglianza e i diritti dell’uomo, principi indiscutibili alla base dell’UE. L’8 novembre l’UE esprimerà la propria posizione attraverso la diffusione del Documento comune di partecipazione. Noi ci richiamiamo l’UE affinché continui a tenere fede ai suoi principi fondamentali. Prima di tutto, dovrà assumere un comportamento serio nei riguardi dei criteri politici quali la democrazia, la superiorità della giustizia, i diritti dell’uomo e la protezione delle minoranze. Precisare chiaramente quali sono i criteri che intende far rispettare a riguardo della questione kurda, che è poi la questione più grave e critica in Turchia. Questo sarà il passaggio più rilevante da menzionare nel documento.

Purtroppo abbiamo il dovere di sottolineare che fin’ora per proteggere gli oscuri interessi economici, con il pretesto di porre attenzione sulla delicata situazione della Turchia, l’UE si è comportata in maniera inadeguata, addirittura negativa. Precisiamo di nuovo che la tensione del popolo kurdo è molto alta. In particolare, dopo una guerra speciale di quindici anni, nel periodo in cui i principi universali, che anche l’UE riconosce, mettono all’ordine del giorno la soluzione della questione kurda. Senza una risposta adeguata, non si fa che aumentare questa tensione. Su questo punto, tutto viene dal fatto di non aver pronunciato la parola "kurdo", usando soltanto il termine "diritti individuali". In tutto questo periodo di discussione sulla candidatura si è dato vita, attraverso tali atteggiamenti inadeguati, a tutta una serie di norme generali. È chiaro che non solo, la Turchia, ma anche tutta l’Unione Europea, hanno dimostrato un comportamento del genere. Alla perseveranza della mentalità di negazione dello stato turco, s’aggiunge la posizione, che si basa su ristretti interessi economici, dell’UE. Tutto ciò non può che aggravare il problema, piuttosto che risolverlo. Inoltre, ciò che è pericoloso, ciò che nessuno sembra vedere, è che con tali approcci, la Turchia non può aderire all’UE e quindi la soluzione di questa questione non può ottenersi.

Il popolo kurdo non accetta un comportamento del genere. Lo rifiuta, dato che lo interpreta come la negazione del riconoscimento della legittima esistenza dei diritti fondamentali dell’uomo, dei diritti nazionali e di un popolo. La politica di negazione, adottata dallo stato turco, è nota anche all’UE, che però rimane in silenzio. Ciò contravviene, soprattutto, agli stessi principi dell’UE. Si sa che il punto fondamentale dell’allargamento dell’UE, basato sui criteri di Copenhagen, rimane la protezione delle minoranze. La protezione e lo sviluppo dell’esistenza culturale e nazionale delle minoranze costituiscono, nel mondo d’oggi, quei valori e diritti che tendono ad universalizzarsi. I diritti fondamentali dell’uomo si sviluppano, senza sosta, proprio in questa prospettiva. In certi casi, non può essere permesso pensare ad un approccio così troppo arretrato rispetto alla questione kurda. Dopo gli arabi, i persiani e i turchi, fra i quattro popoli più grandi del Medioriente, i kurdi non hanno più abbastanza pazienza per sopportare ancora di rimanere senza riconoscimento. Un tale approccio non ha alcun altro significato che quello d’approfondire il problema. Se il problema rimarrà irrisolto, non influenzerà solo i kurdi, ma già oggi come per lo scontro arabo-israeliano, la situazione negativa della zona danneggerà tutte le forze internazionali.

A questo punto, chiediamo all’UE, visto il periodo di preparazione del Documento comune di partecipazione per la Turchia, dopo aver studiato i suoi comportamenti fino ad oggi, di essere ancora più coerente con i propri principi. La prima condizione di questo, consiste in ciò che il Documento comune di partecipazione conterrà sotto la voce problema kurdo e i passi concreti per una soluzione democratica di tale questione. Dovrà essere chiesto chiaramente che lo stato turco riconosca giuridicamente l’esistenza del popolo kurdo. L’esistenza del popolo kurdo in seno all’unità della Turchia, dovrà essere garantita avendo la possibilità di potersi esprimere politicamente, socialmente e culturalmente.

Come primo passo, quindi, il Documento comune di partecipazione dovrà menzionare tutte queste condizioni. Il periodo dell’UE significherà in pratica una svolta decisiva nella giusta direzione. Proprio una tale evoluzione permetterà all’UE, alla Turchia e ai kurdi di ottenere alcuni risultati. In caso contrario, la Turchia e insieme ad essa tutta l’UE, si ritroveranno faccia a faccia con la questione kurda. E per questo, in tale prima fase la posizione dell’UE e, poi, a seguire, quella della Turchia saranno decisive. Dopo un anno e mezzo, i kurdi hanno dimostrato con il loro comportamento di sostenere l’ingresso della Turchia nell’UE. In particolare, lo hanno dimostrato in occasione del summit di Helsinki. Appena la Turchia e l’UE mostreranno di assumere atteggiamenti positivi, il nostro comportamento sarà significativamente vantaggioso. In un periodo in cui stanno per aver luogo degli avvenimenti importanti, l’approccio di tutte le forze deve mostrare una grande attenzione ai punti più salienti, la pace e la risoluzione, che si sta tentando di porre in essere. Su queste basi, noi invitiamo, prima di tutto l’UE e la Turchia, oltre che tutte le altre parti in causa, ad essere responsabili ed a preferire il dialogo per una soluzione alla questione.

 

Consiglio di Presidenza del PKK

28 ottobre 2000