ALL’OPINIONE PUBBLICA

Alla fine dello scorso agosto le nostre Forze di difesa popolare avevano già respinto un'offensiva militare con cui il Puk si faceva carico della cospirazione internazionale contro il nostro popolo, ed avevano successivamente proclamato e osservato una tregua unilaterale.

Nei due mesi successivi è proseguita senza sosta la ricerca della pace proposta dal nostro partito, il Pkk, e si è profuso ogni sforzo per una soluzione pacifica delle questioni che avevano dato origine al conflitto. Ma intanto il Puk cercava di guadagnare tempo per pianificare una nuova e più ampia offensiva, respingendo ogni proposta di dialogo avanzata dal nostro partito ed insistendo sulla strada dell'intrigo e del tradimento.

Dopo aver schierato le proprie milizie su più fronti nei luoghi in cui sono attestate le nostre forze, intorno alle ore 23 del 3 dicembre il Puk ha infatti sferrato un nuovo attacco militare nelle aree di Kani Cenge e di Boti. A Kani Cenge i combattimenti sono continuati fino alle 6.30 del mattino successivo, quando i quattromila "peshmerga" schierati nell'area sono stati costretti a ritirarsi con gravi perdite. Si sono contati dieci morti nelle file del Puk e cinque dei nostri guerriglieri sono caduti. Le nostre forze hanno perso prigionieri sei "peshmerga", oltre ad impadronirsi di otto fucili kalashnikov, un lanciarazzi B-7 e una pistola. Anche l'attacco portato nella zona di Boti è stato respinto. Per tutta la durata dei combattimenti l'area è stata sorvolata da un elicottero di nazionalità incerta, che si muoveva incessantemente e sembrava guidare l'offensiva dall'alto.

Questo nuovo attacco rende chiara l'intenzione del Puk di non abbandonare la sua linea di tradimento, puntando al contrario all'annientamento del nostro partito. Il Puk si fa così strumento di interessi diversi, e si giova fin dall'inizio dell'intenso sostegno del regime turco.

Prima dell'offensiva infatti la zona era stata raggiunta da una unità di settanta militari turchi, che si aggiravano nell'area delle operazioni facendo preparativi in collaborazione con i responsabili del Puk. E' assai probabile che l'intera operazione sia stata pianificata sotto la direzione di ufficiali turchi. Del resto pochi giorni fa lo Stato turco ha inviato a Suleymaniye venti Tir carichi di armi e munizioni destinate al Puk. E' stato questo forte apporto esterno a dare al Puk l'arroganza necessaria per attaccare le nostre unità guerrigliere e svendere in questo modo la questione kurda.

I preparativi dell'attacco spiegano anche perché il Puk nei giorni scorsi si fosse rifiutato di incontrare la delegazione del Knk , che pure era stata personalmente invitata a Suleymaniye da Celal Talabani. Invitandoli, senza alcuna volontà di incontrarli, si voleva semplicemente dissimulare l'offensiva imminente e, con questa tattica diversiva, cogliere di sorpresa le nostre forze.

Ma le nostre unità di guerriglia, già schierate per tempo in posizione di autodifesa, sono in grado di sventare ogni macchinazione e di mandare a vuoto ogni attacco. Se il Puk insisterà nella sua infame offensiva, avrà modo di accorgersi della forza del nostro partito e delle Forze di difesa popolare e della loro dedizione al presidente Apo. Come già in precedenza, questo comportamento del Puk è autolesionista. Le nostre unità sono in grado di impartire una dura lezione a chi, portando all'estremo la scelta dell'intrigo e del tradimento, giunge a versare sangue kurdo in nome di sporchi interessi altrui.

Tutto il nostro popolo è chiamato alla mobilitazione per fermare gli attacchi di questa organizzazione, che ha fatto suo il compito spregevole della frammentazione e dell'annientamento del movimento nazionale kurdo. La nostra gente, sia che viva nel Kurdistan del Nord o del Sud , non potrà che maledire questa precipitazione del conflitto fratricida, proprio nel momento in cui si pongono le condizioni per l'affermazione dell'identità e della liberazione e per la creazione dell'unità nazionale.

Facciamo appello in particolare alla popolazione kurda del Soran, affinchè prendano fermamente posizione contro il Puk e la sua scelta che è già costata la vita di decine di esseri umani dalle due parti, ed impediscano il suo turpe commercio di sangue.

Tutte le forze patriottiche kurde si uniscano per prevenire un ulteriore sviluppo dell'offensiva del Puk. Non è tempo di guerra fratricida, ma di unità e dialogo come metodo per la soluzione di ogni controversia. Tenendo fermo questo spirito di dialogo e la necessaria pratica dell'autodifesa, il nostro partito è in grado di sventare ogni possibile attacco.

Comando generale delle Forze di difesa popolare

4 dicembre 2000