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Sono delle persone indegne. KurdishObserve,r 22/12/00
I due maggiori responsabili del massacro delle carceri, Bulent Ecevit e Sami Turk (Ministro della Giustizia), hanno difeso la loro spregevole azione dicendo che questo "porterà beneficio alla nazione" e che le forze turche hanno avuto un comportamento "degno di lode". Ecevit ha anche aggiunto che "questi terroristi hanno finalmente capito che non possono battere lo stato." Ecevit, parlando coi giornalisti al Palazzo del primo ministro, ha definito loperazione "un successo" aggiungendo: "Dopo questoperazione lo stato porterà avanti qualsiasi azione necessaria. I prigionieri non diventeranno più terroristi. Dobbiamo stare attenti ad eventuali ed ulteriori provocazioni. Avere distrutto questi focolari di terrorismo è stato molto importante. Questo risultato sarà un grosso beneficio per la nazione."
Lultima violenza dello stato turco. KurdishObserver, 24/12/00La Piattaforma Democratica di Duesseldorf (Centro Benrath, Centro Giovanile, Centro Medya, Pir Sanat Duesseldorf e il Centro turco) ha dichiarato che: "il governo turco, protagonista della nuova politica USA ha portato avanti la sua ultima provocazione massacrando i prigionieri davanti agli occhi del mondo".
La Federazione delle Associazioni Democratiche dei Lavoratori (DIDIF) ha fatto sapere che:" il governo turco ha fatto ricorso alla menzogna e allipocrisia per giustificare la sua politica sanguinaria. Lo stato turco deve rendere conto di quello che ha fatto. Le prigioni tipo F debbono essere chiuse e i prigionieri rilasciati".
LUnione degli Studenti del Kurdistan (YXK) ha detto che: "Il governo turco e la parte più profonda dello stato insistono nel voler fare della Turchia il paese della violenza e dei massacri. Lattacco alle prigioni ha causato più di trenta morti. Il governo ha utilizzato i suoi tentativi di dialogo per potersi poi giustificare davanti allopinione pubblica. Uccidere decine di persone, e dire che lo si è fatto per salvarle, è qualcosa che appartiene alla barbarie".
La sede di Istanbul dellIHD (LAssociazione turca dei Diritti Umani) e le sedi provinciali dellODP (Partito della pace e della solidarietà), del HADEP (Partito democratico del popolo), del DBP (Partito della democrazia e della pace), dellEMEP (Partito laburista), del KESK (Confederazione nazionale dei lavoratori del pubblico impiego) e del TIMMOB (La Camera turca degli ingegneri e degli architetti) hanno chiesto le dimissioni di Ecevit, Turk e di altri esponenti del governo, il testo della dichiarazione comune, presentato dalle associazioni in questioni, aggiunge: " Sfortunatamente gli sforzi di coloro che hanno difeso la pace sfidando la morte non hanno avuto effetto.
Gli uomini che hanno scelto il digiuno ad oltranza sono stati attaccati con una incredibile violenza e, ironicamente, questa operazione è stata chiamata <<ritorno alla vita>>."
La società civile turca ha chiesto ad Ecevit di rispondere alle seguenti domande:
Chi sono le persone delegate al "Centro di crisi" funzionante durante loperazione e dove si trova?
Quanti sono morti, o sono stati feriti, durante le operazioni, e quali sono i loro nomi? Come sono morti?
Perché gli avvocati non hanno potuto assistere alle autopsie?
Quali sono stati i prigionieri trasferiti alle prigioni tipo-F?
Quale è la condizione dei prigionieri in sciopero della fame? Dove sono?
Chi sono le persone che hanno fatto parte delle squadre speciali che hanno agito nelle prigioni, e che hanno preso il posto della polizia penitenziaria?
Il Ministro Turk, che dopo qualche iniziale apertura ha ormai mostrato il suo vero e truce volto, ha detto: "Sin dallinizio le forze armate hanno mostrato cautela nell'evitare incidenti. Cosa che stanno facendo ancora adesso. Chiedono continuamente ai prigionieri di fermare lo sciopero della fame e di arrendersi. Spero che i prigionieri che stanno portando avanti questazione insensata rispondano positivamente a questo invito.
Il Ministro ha sostenuto che loperazione non poteva più essere rimandata e, a domanda di un giornalista, ha ammesso che la polizia ha usato le armi (contro persone che non mangiavano da sessanta giorni).
Ad Ankara si sono riuniti cento studenti che hanno protestato per il massacro ed hanno osservato un minuto di silenzio per i martiri della rivoluzione: "Non entreremo in cella. Resisteremo." Altri 300 studenti si sono riuniti ad Amed gridando: "Lunga vita ai nostri martiri morti nelle prigioni. Celle vuote, prigionieri liberi."
Il PKK commenta "loperazione morte". KurdishObserver, 22/12/00Il Consiglio di Presidenza del PKK, commentando loperazione portata avanti dallesercito turco nelle prigioni, ha rilevato come tale operazione fosse tesa ad uccidere delle persone. Per il Consiglio di Presidenza tale operazione è stata programmata al servizio di quei circoli che puntano al conflitto sociale in contrapposizione alle frange, sempre maggiori, dellopinione pubblica che invece vogliono laccordo sociale. "Forze reazionarie fasciste, che hanno una certa autorità sia nello stato che nel governo, puntano a portare la Turchia in un nuovo conflitto perseguendo così i loro interessi. Questo modello ha già dimostrato il suo fallimento economico.
Lunica strada è la "Repubblica democratica" indicata da Abdullah Ocalan. Loperazione portata avanti nelle carceri è stata studiata per uccidere i rivoluzionari che resistono al sistema dellisolamento. Condanniamo questo massacro, senza concedere alla Stato turco alcuna giustificazione. Sabri Ok, a nome dei prigionieri politici del PKK, ha detto: "Tutti i resistenti sono ora sottoposti ad una pressione enorme. Chiediamo a tutte le forze democratiche che fanno appello alla pace e alla giustizia di agire senza aspettare oltre."
La polizia impedisce conferenza con italiani. ANSA - Ankara 6/01/01La polizia turca ha oggi impedito unaffollata conferenza stampa in un albergo di Istanbul, perché non autorizzata, in occasione della visita di una delegazione di osservatori italiani nel quadro della crisi delle prigioni. Non vi sono stati incidenti e, gli italiani, si sono spostati nella sede dellAssociazione turca per i diritti umani (IHD) per tenere la conferenza. ( ) La polizia, secondo quanto ha detto allAnsa Stefano Galieni, membro della delegazione italiana, è intervenuta "con garbo ma con fermezza" per vietare la conferenza.( )
Conferenza stampa, a Roma, presso la libreria "Odradek" della delegazione italiana di ritorno dalla Turchia. U.I.K.I. 9/01/01Di ritorno da Istanbul la delegazione italiana, recatasi in Turchia per raccogliere testimonianze sui massacri nelle carceri, ha tenuto una breve, ma intensa, conferenza stampa presso la libreria "Odradek. Tra i membri della delegazione erano presenti alla conferenza: Alessandro Margara, ex direttore del Dipartimento dellAmministrazione Penitenziaria; Stefano Galieni, giornalista; Filomena Santoro, operatrice ICS; Claudio Lombardi, docente e Antonello Pabis, sindacalista SPI-CGIL (assente Weiner Burani, avvocato).
Loperazione "Ritorno alla vita" ha, finora, causato la morte di trentadue persone e il trasferimento di oltre mille prigionieri nelle nuove carceri di tipo F. Come è stato ribadito, con forza, dal dottor Margara la situazione è ancora molto critica: gli oltre 400 detenuti che sono ancora in sciopero della fame rischiano la morte se non si fa qualcosa entro 5-10 giorni. Il dottor Margara ha ricordato come la democrazia sia, in Turchia, una sottile pellicola posata sopra un sistema comandato dal Consiglio di sicurezza nazionale (organo composto da militari con poteri di ingerenza sul legislativo): la polizia ha, infatti, impedito diversi incontri tra gli attivisti e alcuni familiari dei prigionieri (tutti i partecipanti, in un caso, sono stati inoltre ripresi da una telecamera dei servizi segreti turchi), è stata addirittura testimoniata una irruzione della polizia nella sede di un sindacato turco impedendo una riunione che, in qualsiasi altro paese che si definisce europeo, si sarebbe svolta senza inconvenienti.
Il dottor Margara ha anche ricordato che molti dei prigionieri sono accusati, in maniera molto generica, dappartenere ad organizzazioni terroristiche (almeno così definite dalla Turchia), molti sono in prigione per essere dei meri simpatizzanti, per aver partecipato a qualche manifestazione o per aver dimostrato solidarietà verso altri prigionieri. È importante ricordare che, tra laltro, in Turchia il termine di custodia cautelare può arrivare al minimo della pena alla quale si può essere condannati per il reato d'accusa: molti passano anni in prigione, accusati dadesione ad organizzazione illegale per vedersi, poi, assolti in primo grado. Norme degne di un paese che vuole aderire allUE
Filomena Santoro ha invece portato testimonianza del vissuto dai prigionieri e dei loro familiari: ha raccontato dellattacco portato dai militari turchi alle carceri con diverse armi chimiche che, a contatto coi lacrimogeni, portavano alla combustione e quindi i prigionieri, morti ustionati, sono sicuramente da ricollegare a questa tremenda tecnica domicidio e tortura; ci ha detto di come i prigionieri siano poi stati portati nelle nuove celle e lasciati nudi (e lo sono tuttora), per giorni, in celle di marmo (quindi freddissime), senza neanche acqua e zucchero; ci ha poi detto che le madri dei prigionieri, tra le quali ci sono donne sessantenni sono costrette, per vedere i loro figli, a delle ispezioni vaginali da parte dei militari che ancora controllano le carceri.
Questa conferenza è stato un primo passo al quale dovrà, per forza seguire, altro. Il dottor Fabio Marcelli, del coordinamento dei giuristi democratici ha, infatti, presentato il programma per linvio duna nuova delegazione internazionale di giuristi che chiederà di visitare le carceri. Sul fronte italiano, invece, grazie anche alla disponibilità dei parlamentari presenti alla conferenza (gli onorevoli Giovanni Russo Spena, Athos De Luca e Tana De Zulueta), sembra imminente un incontro tra i membri della delegazione e il governo italiano. I tempi della politica italiana sono brevissimi, ma la vita di quelle ragazze e di quei ragazzi, chiusi nelle celle della morte, merita una risposta quanto più pronta e forte possibile.
E' stato inoltre reso pubblico il dossier documentale e fotografico di IHD che i membri della delegazione hanno riportato e sono state mostrate le immagini dell'operazione del 19 dicembre 2000.
Le dichiarazioni pubbliche sono menzogne. KurdishObserver, 10/01/01Mentre lo sciopero della fame è arrivato al suo 82° le violenze verso i prigionieri, rinchiusi nelle celle tipo F,
continuano, i malati e i feriti continuano a non essere curati. Questo è quello che si deduce dalle testimonianze dirette dalle carceri smentendo quanto affermato dalle autorità.
Dalla prigione tipo F di Kandira.
I prigionieri che non obbediscono agli ordini vengono ferocemente torturati: Serdan Salman ha una pallottola in una spalla e non è stato curato; Mehmet Zincir ha un piede intorpidito e non può più camminare; Veli Gunes, in sciopero della fame, ha perso la memoria; altri non ricevono cure e durante i trasferimenti nelle prigioni tipo F sono stati violentati (il caso, tra gli altri, di Osman Osamanagouglu).
Dalla prigione tipo F di Sincan.
I vestiti che le famiglie portano ai prigionieri sono sequestrati dalla polizia. I prigionieri devono pagare la luce e lacqua. Non sono forniti sale, acqua e zucchero. Ozgur Soner, in sciopero della fame, non può camminare.
Gli assassini hanno chiuso lassociazione di solidarietà con le famiglie dei prigionieri "TAYAD". KurdishObserver, 7/01/01 La dichiarazione di "TAYAD" a seguito della chiusura:"Il 19 dicembre i nostri figli, le nostre figlie, i nostri mariti e i nostri amici sono stati bruciati, colpiti e torturati a morte. Tutti, incluse le madri dei prigionieri, con oltre 50 giorni di sciopero della fame sulle spalle, sono stati incarcerati e maltrattati. Il ministro degli interni ci ha attaccato e, il 23 dicembre scorso, ci ha definito una "organizzazione fantoccio". Il 3 gennaio hanno sigillato le porte della nostra sede. Cosa accadrà? Fermeremo la nostra resistenza? No. Per i nostri figli e le nostre figlie resisteremo, come stanno facendo loro. Continueremo la nostra lotta a casa, per strada, nei luoghi di lavoro. Resisteremo ovunque."
Il Consiglio nazionale per la sicurezza dello stato sta continuando ad investigare sulla IHD (Associazione turca per i diritti umani). Linvestigazione è portata avanti per nascondere allopinione pubblica la verità sul massacro, per prevenire qualsiasi reazione e per intimidire lopinione pubblica.
Il governo, che ha condotto loperazione "Ritorno alla vita" davanti alle telecamere delle televisioni turche, ha deciso di imputare i prigionieri, che sono stati torturati, colpiti e violentati, anche per danneggiamento di proprietà pubblica.
Attacco suicida a Sisli. KurdishObserver, 5/01/01 Un attacco bomba suicida si è avuto contro il quartiere generale della polizia di Sisli: lattacco ha provocato la morte di tre persone, tra le quali il capo della polizia di Sisli, e ha lasciato sul terreno sette feriti. In un primo momento la polizia ha creduto ad un attacco missilistico, e solo in un secondo tempo si è capito che lattacco era stato portato avanti da Gultekin Koc, membro del DHKP-C (il Fronte del Partito Rivoluzionario di Liberazione del Popolo), che è entrato nellufficio facendo poi detonare la bomba che portava con sé. Le condizioni dei cinque feriti ricoverati presso il Florence Nightingale Hospital, secondo le indicazioni del primario, non sono gravi. Il capo dei servizi di sicurezza di Istanbul, Kazim Abanoz, ha stabilito un nesso tra questo attacco e lazione dello stato turo contro i prigionieri in sciopero della fame. Loccupazione era sullagenda turca. KurdishObserve, 09/01/01Mentre gli organi di informazione turchi danno grande spazio allinvasione turca del Kurdistan meridionale, per combattere le truppe di Difesa popolare del PKK; Ecevit e il Comando supremo delle forze armate negano che questa operazione sia in corso. Durante una trasmissione televisiva, Ecevit ha, infatti, affermato che non sa se ci siano 10.000 soldati turchi nel Kurdistan meridionale, ma ha detto che, in ogni caso, è dovere turco di dare assistenza tecnica e logistica alle milizie del Pdk e del Puk che sono quelle che veramente stanno portando avanti le operazioni.
Il Comando supremo ha invece completamente negato la presenza dei soldati turchi in Kurdistan del sud ricordando che ci sono stati degli sconfinamenti sporadici, ma legati a singole operazioni; sempre secondo il Comando, inoltre, le condizioni climatiche impedirebbero lorganizzazione di una tale operazione.
Un attacco alla guerriglia e un attacco alla democrazia. KurdishObserver, 10/01/01Tas, del Consiglio di presidenza del PKK, ha detto che lattacco al PKK è un attacco alla democrazia e che la guerra non resterà limitata al Kurdistan meridionale: "Se insistono con la nostra distruzione nel cercare, un gruppo di 10.000 martiri distruggerà la Turchia". Per Tas loccupazione è frutto della politica di quegli ambienti oligarchici che vogliono distruggere il PKK, unica forza di pace, e che vogliono ristrutturare lo stato su basi fasciste.
Il dirigente del PKK ha anche ricordato che, avendo ormai lopposizione islamica perso il suo slancio democratico, il popolo kurdo è rimasto lunico motore di questo difficile processo e lattacco alla guerriglia, che è il cuore del PKK e del Kurdistan, vuole distruggere questa speranza. Loccupazione turca del Kurdistan meridionale ha, de facto, sempre secondo Tas, paradossalmente riunificato il Kurdistan: la Turchia ha completato loccupazione della regione Sorani, tagliando fuori lIran da qualsiasi mira egemonica nella regione, mentre lIraq, da tempo, non ha più voce in capitolo.
Dal punto di vista militare Tas ha invece detto che la Turchia sta cercando di risollevare il Puk, con un finanziamento di 15 milioni di dollari, se riuscirà a coordinare le azioni, loperazione inizierà nell'inverno se, al contrario, le cose andranno per le lunghe lattacco sarà previsto per la primavera. Il comandante guerrigliero ha anche dichiarato come false le affermazioni del Comando supremo dellesercito turco, che negavano linvasione. Tas ha, infine, drammaticamente ricordato che se la Turchia andrà avanti così la guerra si estenderà in tutta la regione: "Ci stiamo preparando per la guerra, ma non abbiamo rinunciato ad una soluzione democratica. Abbiamo iniziato la guerra in 300, ma oggi abbiamo 10.000 guerriglieri pronti a tutto, anche a morire e a distruggere la Turchia. Non è una minaccia, è una concreta realtà".
Talabani svende il Kurdistan meridionale. KurdishObserver, 11/01/01
Talabani, nel corso della sua ultima visita ad Ankara, una visita diversa dalle altre, ha detto di voler rianimare il processo di Ankara (dialogo e serie di accordi tra Puk e Turchia), un processo iniziato cinque anni fa che ha riacceso lo scontro tra kurdi e che permette, adesso, alla Turchia di controllare il Kurdistan meridionale: "La Turchia ci può essere di grande aiuto su questa questione". Confermando che la sua richiesta di finanziamenti è stata accettata dalla Turchia, Talabani ha inoltre aggiunto: "Oggi sono la persona più desiderata in Turchia, sono stato felice dellincontro con i fratelli turchi. Il capo del Puk ha negato che la Turchia abbia occupato la regione Sorani, sebbene tale versione sia stata confermata da Ecevit e dai principali giornali turchi, attribuendo tale notizia a fonti vicine al PKK: "Ecevit credo voglia dire che la Turchia sta dando assistenza ai kurdi che fuggono dalla zona controllata dal PKK per venire da noi." Durante il suo soggiorno ad Ankara Talebani ha incontrato gli ambasciatori di USA e Giappone, il Primo ministro Ecevit, il Ministro degli esteri, alcuni membri del Comando supremo militare e dirigenti del MIT (servizi segreti turchi).
Talabani ha, inoltre, detto che ci sono degli ottimi rapporti tra il Puk e il Pdk di Barzani e che tra i due partiti cè una comune visione in politica estera, affermando che il Puk otterrà dal Pdk il diritto di libero transito sul suo territorio.
Da fonti giornalistiche libanesi si è appreso che la Turchia non ha intenzione di favorire la formazione di uno stato federale kurdo nella regione. Per la Turchia il problema principale è la presenza del PKK, a questo proposito il regime turco sembra intenzionato ad ottenere la collaborazione piena del Puk e del Pdk e, in cambio di questa, è pronto a mediare le istanze di questi due partiti presso lamministrazione irakena.
Il processo di Ankara è iniziato il 30/10/1996 ad Ankara, con una conferenza di due giorni, il cui obiettivo era di assicurare il processo di pace tra Pdk e Puk e garantire la sicurezza della Turchia. Il processo di Ankara prevede la supervisione turkmena nel raggiungimento di questo obiettivo e la garanzia della sovranità di Iraq e Iran. A questa conferenza ne sono seguite altre tre. Grazie agli accordi raggiunti la Turchia ha così potuto portare avanti loperazione "Martello" contro il PKK nel 1997. Sono provati anche coinvolgimenti, in questi accordi, di USA e Gran Bretagna.
La Camera dei Lord discute linvasione turca del Kurdistan del sud. KurdishObserver, 24/12/00 Lord Avebury e Lord Rea, del Progetto britannico sui diritti umani, che hanno appreso dellinvasione turca da Ozgur Politika, hanno chiesto al loro governo di prendere posizione. Alla discussione seguita alla Camera dei Lords ha preso parte anche la Baronessa di Asthal, Primo segretario al Dipartimento degli affari esteri. Lord Averbury ricordando che la Gran Bretagna fa parte del Consiglio di Sicurezza delle NU ha chiesto al governo di prendere informazioni sullinvasione, la Baronessa Asthal di Scozia ha detto: "Abbiamo avuto notizie dalla stampa e abbiamo chiesto al nostro ambasciatore dAnkara di raccogliere informazioni. Stiamo continuando a monitorare le azioni turche, come già facciamo da Maggio. Lazione turca viola larticolo 51 delle NU, che prevede di informare in caso di invasione di uno stato sovrano, ma la Turchia non ha informato nessuno. Abbiamo già avanzato le nostre rimostranze. Lord Rea ha criticato la politica estera britannica e latteggiamento delle NU verso i kurdi: "La Turchia ha invaso una zona di sicurezza. Le nostre azioni dipenderanno dalla documentazione che ci sarà inviata dal nostro Ambasciatore ad Ankara."