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Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.27

Del mondo kurdo

 

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Un processo a Strasburgo con una storia che attraversa i millenni. KurdishObserver-14/11/00

Il difensore di Abdullah Ocalan, Niyazi Bulgan; Derya Bayr del Century Law Office di Istanbul e Kerim Yildiz del Progetto Kurdo per i Diritti Umani (EHRC) si aspettano che la Corte di Strasburgo affronti il processo al Presidente del PKK come ha sempre affrontato tutti gli altri casi riguardanti la Turchia. Yildiz spiegando la strategia difensiva del collegio difensivo ha detto che i kurdi, fin dall’inizio, hanno considerato questo processo come ingiusto e che questo caso si risolverà in tre o cinque anni. La difesa si baserà su tre punti principali così spiegati da Yilmiz: "Spiegheremo che in Turchia il processo non è stato equo e giusto. Il secondo punto che utilizzeremo è il metodo che è stato usato per portare Ocalan dal Kenya alla Turchia, crediamo siano stati violati trattati internazionali e diritti umani. Il terzo punto sul quale ci baseremo è la condizione di carcerazione inflitta ad Ocalan. Crediamo che questa vicenda contrasti la Convenzione Europea sui Diritti Umani e quella delle N.U. sui Diritti Umani e la Prevenzione della Tortura. Derya Bayr si è soffermato sulla condizione di detenzione di Ocalan e ha detto che al Presidente non è consentito di incontrare i suoi avvocati per più di un’ora la settimana, che non gli viene fornita regolarmente la stampa e che i suoi contatti col mondo esterno sono ridotti al minimo. L’avvocato Bulgan ha detto che il caso Ocalan potrà costituire una svolta nella lotta kurda per i suoi diritti e si è detto molto preoccupato per le condizioni del Presidente Ocalan.

Tutti a Strasburgo! KurdishObserver-16/11/00

Le organizzazioni kurde hanno proclamato il 21 novembre "GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE" e hanno invitato tutti a Strasburgo per il processo del secolo. Il KNK, la Federazione Europea delle Associazioni Kurde (KON-KURD), la Federazione dei Kurdi Aleviti (FEK), l’Associazione degli Insegnanti Kurdi e l’Accademia Kurda delle Arti e della Cultura hanno chiesto a tutti gli amici di essere a Strasburgo il 21 novembre.

In un suo comunicato, il KNK, ha chiesto a tutti coloro che sono in favore di una Turchia democratica di mobilitarsi. Ricordando che Ocalan è presidente onorario del KNK e aggiungendo: " La libertà di Ocalan è la libertà del popolo kurdo. Il 21 settembre saremo tutti a Strasburgo. Non accettiamo l’imprigionamento di Ocalan. Ci aspettiamo che le istituzioni internazionali ci diano giustizia. Trasformiamo il 21 novembre nel giorno del nostro Leader."

Questa volta è la Turchia sotto accusa. KurdishObserver- 20/11/00

Il Presidente Ocalan sarà difeso da un largo collegio difensivo nelle udienze che si aprono martedì mattina alle 9:30 presso la Corte Europea di Strasburgo sui Diritti Umani (EHCR). La Corte deciderà se esaminare o meno il caso Ocalan (dossier No. 4622/99) e quindi, paradossalmente, di "processare" la Turchia. Il collegio difensivo sarà formato da: Hasip Kaplan, Irfan Durdan e Dogan Erbas della Century Law Office di Istanbul, oltre a questi il collegio prevede la presenza di avvocati europei come Sidney Kentridge (dell’ Associazione degli Ordini degli Avvocati Britannici), Mark Muller, Tim Otty e Gareth Pierce del Progetto Kurdo per i Diritti Umani (KHRP), del quale è membro anche Nelson Mandela. Alla prima udienza parteciperanno lo stesso Direttore Generale del KHRP Kerim Yildiz insieme a Philip Leach, direttore legale dell’organizzazione. La Turchia, che sarà dalla parte della difesa, sarà rappresentata da quattro avvocati e saranno ascoltati anche alcuni parenti di soldati turchi morti nella guerra. Il collegio giudiziario sarà presieduto dalla Sig.ra Elisabeth Palm (Svezia), del collegio giudicante fanno anche parte: Riza Turmen (Turchia), Joseph Casadevel-Medrano (Andorra), Luigi Ferraro Bravo (San Marino), Gaukur Jorundsson (Islanda), Cornelijus Birsan (Romania), Bostjan Zupancic (Slovenia), Willhelmina Thomassen (Paesi Bassi), Tudor Pantiru (Moldava) e Rait Maruste (Estonia). La Turchia sarà valutata sulla base dell’Accordo Europeo sui Diritti Umani del quale la Turchia è accusata di aver violato gli artt 2 e 3 (proibizione di trattamenti inumani), art 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), artt. 6,7 e 8 (libertà del singolo e delle famiglie) e gli artt. 9,10,13,14 e 18 (diritto alla vita).

Strasburgo è pronta. KurdishObserver, 21/11/00

Oggi è una giornata storica: il caso del presidente del PKK, Abdullah Ocalan, sarà dibattuto dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Migliaia di kurdi si sono incontrati, da diverse parti d’Europa, davanti alla Corte per sostenere le proprie ragioni, per chiedere il riconoscimento della loro identità e per la soluzione della questione kurda. Il Comitato Organizzatore della Marcia ha detto che questa iniziativa si sta svolgendo, e si svolgerà, nel rispetto delle leggi francesi e ha chiesto ai dimostranti di non accettare eventuali provocazioni. Il documento del Comitato chiede di riparare il torto storico subito dal popolo kurdo e chiede il riconoscimento dell’identità nazionale.

La Corte di Strasburgo valuterà anche le condizioni sociali. KurdishObserver- 22/11/00

Il Prof. Bakir Caglar, dell’Università di Istanbul ed ex rappresentante turco presso la Corte di Strasburgo, riporta la sua impressione circa il "Processo di Strasburgo". Il Prof. Caglar ha detto che nel dare il suo giudizio, la Corte Europea terrà conto anche delle condizioni sociali, e dell’impatto che l’esecuzione della condanna di Ocalan avrà: " La Corte Europea deciderà sulla base della "Convenzione Europea sui Diritti Umani", si muoverà quindi all’interno di un contesto tecnico. Terrà comunque in considerazione tutte le condizioni sociali correlate a quel caso, anche senza una precisa ricostruzione storica del caso in esame. Secondo l’Articolo 38 del regolamento della Corte Europea sui Diritti Umani, la Corte ha il diritto di inviare una delegazione per fare delle investigazioni autonome del caso. Questo è successo nel caso in esame, dato che la Corte ha inviato il 12 settembre una delegazione in Turchia a seguito della denuncia internazionale presentata da Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Francia contro la Turchia stessa. Questa delegazione ha incontrato entrambi le parti." Caglar ha detto che questa volta, al contrario di Imrali, saranno ascoltate anche le famiglie dei guerriglieri kurdi che hanno fatto richiesta. La Corte prenderà in considerazione le condizioni nelle quali si è svolta la cattura di Ocalan in Kenya (a proposito la Corte ha anche chiesto informazioni al Ministero degli Esteri turco) e verrà anche considerato il comportamento che le due parti (Stato turco e PKK) hanno tenuto nel corso degli avvenimenti in giudizio."

Il PKK commenta il processo del secolo.  KurdishObserver, 23/11/00

Il Consiglio di Presidenza del PKK, commentando l’apertura delle udienze del "Processo del secolo", ha detto che finalmente si capirà se, rispetto ai kurdi, siano state applicate o meno le norme del diritto dei popoli "Il popolo kurdo sa che attraverso il processo al Presidente è in discussione il futuro di tutto il popolo e la mobilitazione realizzata rispetto a questo evento ne è la dimostrazione. La marcia di Strasburgo e l’attenzione con la quale il nostro popolo ha seguito il caso ne ha dimostrato la grande consapevolezza. Ci congratuliamo col nostro popolo per aver evitato di dare adito a coloro che da questo processo speravano di poter alimentare nuove conflittualità tra kurdi e turchi. Ringraziamo coloro che si sono impegnati per trasformare questo processo in una nuova possibilità per la pace, e la democrazia e crediamo che l’accettazione della Corte di discutere il caso servirà a sviluppare pace e democrazia in Turchia."

Sulla Corte di Strasburgo gravano grandi responsabilità. KurdishObserver- 23/11/00

Se la Corte Europea deciderà di dibattere sul caso, si passerà alla fase principale, la discussione dei principi del caso. Il fratello del Presidente Mehmet Ocalan e la sorella Havva Keser, attualmente residenti in Austria, sono stati presenti all’audizione di martedì scorso. All’audizione hanno anche preso parte: il Presidente del KNK Ismet Sherif Vanli, i membri R. Kartal, Z. Aydar, Y. Kaya, M. Kaval, G. Aryo, i reporter di Ozgur Politika H. Isik, M. Aycicek, e ancora Mehdi Zana, Dicle Anter e tanti altri veterani della guerra del Kurdistan con i parenti delle vittime di guerra. L’avvocato Kentridge (uno degli avvocati di Nelson Mandela) ha detto che questo processo riveste una grande importanza, anche perché è il primo caso di condanna a morte che viene discusso dalla corte. Per l’avvocato, visti i precedenti ( la Corte si rifiutò di concedere l’estradizione del tedesco Soring dal Regno Unito agli USA sapendo che lì sarebbe stato condannato a morte), la Corte rifiuterà la condanna a morte. Kentridge ha anche aggiunto che 40 dei 41 paesi del Consiglio d’Europa hanno ratificato il sesto Protocollo supplementare dell’ Accordo Europeo sui Diritti Umani, se la Corte non ne terrà conto sarebbe un disastro. L’avvocato Muller, replicando alle accuse di un avvocato turco che ha parlato di terrorismo, ha ricordato che anche nella seconda guerra mondiale i partigiani furono accusati di essere terroristi. Muller ha aggiunto che la cattura di Ocalan ha contravvenuto a tutte le norme internazionali ( la droga somministrata ad Ocalan, l’attacco agli avvocati della difesa, l’uso dei media) e che il rifiuto turco di aprire i dossier del caso lo dimostra. L’avvocato Kaplan si è invece soffermato sul tentativo turco di trasformare la guerra del Kurdistan in terrorismo: "abbiamo perso molte vite. Non è possibile non provare pena per quello che è successo. Come dovremo considerare noi il rogo dei villaggi, del quale la Corte Europea è stata testimone diretta, i 4000 casi di omicidio irrisolti, tra i quali quello della "vecchia quercia" Musa Anter? Non è importante solo dibattere di questo, ma prevenirlo."Gli avvocati hanno presentato una memoria difensiva di 200 pagine. La corte ha deciso di accettare 70 persone per ognuna delle due parti. L’avvocato Kaplan ha detto che la strategia è pronta e che anche la parte turca ha preparato le sue memorie. Il team kurdo è così composto: H. Kaplan, Sir S. Kentrideg, M. Muller, T. Otty, K. Yildiz, I. Dundar, D. Erbas, G. Pierce, L. Charalambous, P. Leach.

Gli avvocati di Ocalan si preparano a dibattere sui principi del caso. KurdishObserver- 24/11/00

Il Processo di Ocalan potrebbe diventare una buona piattaforma dalla quale partire per discutere con la Turchia della questiona kurda. L’accettazione del caso da parte della Corte sarà solo il primo passo, ci si aspetta che il dibattimento porterà via due anni, anche se, con una conciliazione, il caso potrebbe essere più rapido. Gli avvocati si sono detti sicuri che la Corte di Strasburgo accetterà la giurisdizione del caso. L’avvocato Kaplan ha detto: "Abbiamo presentato 300 pagine e migliaia di documenti. Abbiamo dimostrato che la Turchia viola le convenzioni internazionali, e se 41 paesi hanno firmato il sesto Protocollo, la Turchia deve abolire la pena di morte. Per Dundar la Corte deciderà sulla giurisdizione nei prossimi dieci giorni e ha preso in considerazione anche il caso di una eventuale riconciliazione richiesta dalle parti (Turchia ed Ocalan). In questo caso si potrebbe trovare una soluzione anche al di fuori del tribunale.

La marcia dei giovani kurdi per Apo. KurdishObserver- 15/11/00

Il 15 novembre è iniziata la marcia dei giovani kurdi intitolata "Incontro al nostro sole". La marcia è organizzata dalla Unione della Gioventù Kurda (YCK) e andrà dal Lussemburgo a Strasburgo per attirare attenzione sul processo in corso sul Presidente del PKK. Abdullah Ocalan, che verrà portato dinanzi alla Corte di Strasburgo il 21 novembre. L’organizzazione ha specificato che questa marcia si inserisce nel quadro delle scelte del III Congresso dello YCK. Il Comitato organizzativo ha specificato che il sostegno pubblico alla marcia sarà più che benvenuto.

Da Imrali alla Corte Europea dei Diritti Umani. KurdishObserver- 22/11/00

Il 16 febbraio ’99 gli avvocati di Ocalan fanno richiesta alla Corte Europea contro la violazione turca degli articoli 2,3,5,6,7,8,9,10,13,14,18 e 34 dell’Accordo Europeo dei Diritti Umani.

Il 23 febbraio gli avvocati di Ocalan denunciano anche la violazione dell’articolo 39 sul diritto ad un processo equo e giusto. La Corte ha chiesto quindi alla Turchia di chiarire i termini dell’arresto e della deportazione di Ocalan ad Imrali.

Il 4 marzo la Corte chiede al Tribunale per la Sicurezza dello Stato di Ankara (DGM) di rispettare l’articolo 6 dell’Accordo per un processo giusto. Contemporaneamente, la Commissione Europea per la Prevenzione della Tortura tornando da Imrali, diede un giudizio positivo sulla condizione fisica di Ocalan, ma si dimostrò preoccupata della sua condizione psicologica e disse che era necessario garantirgli dei contatti col mondo esterno.

Il 31 maggio è iniziato il processo di Imrali e alcuni membri del Parlamento Europeo hanno preso parte alle udienze.

Il 29 giugno il DGM ha condannato a morte Ocalan secondo l’articolo 125 del codice penale.

Il 25 novembre la Corte Suprema ha confermato la decisione del DGM.

Il 30 novembre la Corte Europea dei Diritti ha preso i dovuti provvedimenti per bloccare la condanna a morte.

Abdullah Ocalan valuta il documento UE sulla Turchia. KurdishObserver-18/11/00

Il Presidente del PKK ha detto che la Turchia non potrà entrare nella UE senza garantire i diritti linguistici e culturali dei kurdi e che il riconoscimento di tali diritti ne rafforzerà l’unità. Tramite i suoi avvocati ( che lo hanno visitato il 13 settembre) Ocalan ha anche commentato il Documento d’accesso (APD) della Turchia nella UE rilasciato l’8 novembre. Il Presidente si è anche soffermato sulla necessità di garantire le trasmissioni televisive kurde in Turchia e ha detto: " Lo stato unitario si può garantire privilegiando l’oppressione o privilegiando le libertà. Riconoscere le libertà rafforzerà lo stato. La Turchia ha due vie per risolvere la questione kurda: la prima è attraverso il dialogo tra turchi e kurdi; la seconda è attraverso scelte unilaterali, ma avrà difficoltà a portare aventi questa seconda strada". Ocalan si è anche soffermato sulla struttura dell’HADEP e ha detto che il Partito deve sviluppare una struttura basata sui vari livelli dirigenziali: "l’HADEP dovrebbe fondare il suo programma basandosi sul socialismo democratico e sui diritti umani, dovrebbe aprire alla sinistra a all’Islam e lasciarsi aperta una porta per futuri accordi coi liberali".

Osman Ocalan: "L’Europa deve ascoltare i kurdi." KurdishObserver- 13/11/00

Valutando il documento, preparato dalla UE, per l’ingresso della Turchia nella Unione, Osman Ocalan, in un’intervista telefonica a Medya Tv, ha detto che sarebbe sbagliato respingere tutto il documento.

Per Ocalan questo documento è molto importante per stabilire le relazioni tra Europa e Turchia e, valutandolo attentamente, potrebbe portare a ottimi risultati. Nonostante questo giudizio positivo, Osman Ocalan non ha comunque mancato di criticare il fatto che il documento non menziona direttamente i kurdi e ha detto: " Nel documento sono state prese in considerazione le istanze turche mentre non vi è traccia di quelle kurde. Quello che qui voglio dire è che, i kurdi sono quelli che hanno da proporre le istanze principali. Da sempre i kurdi sono oggetto di grande disprezzo e il Trattato di Losanna è stato il punto di partenza di questa situazione. Chiediamo alle autorità della UE di rispondere alle istanze kurde.

Se l’Europa vuole trovare una soluzione deve smetterla di usare la parola terrorismo e deve accettare tutti i movimenti kurdi, compreso il PKK, come interlocutori. Fin quando l’Unione Europea non accetterà i kurdi come interlocutori, per noi non sarà sincera." Il membro del Consiglio di Presidenza del PKK ha poi chiesto ai partiti kurdi di stabilire la strategia del ventunesimo secolo. Osman Ocalan ha ricordato che, all’inizio di quest’anno, il Partito aveva convocato una conferenza generale alla quale avrebbero dovuto partecipare tutti i partiti kurdi per decidere la strategia ma che, al contrario l’approccio degli altri movimenti kurdi a questa richiesta di unità è stata, più che altro, quella di decidere di come spartirsi l’eredità del Presidente dopo il suo arresto. Inoltre Ocalan, ha chiesto di continuare la lotta politica in questo periodo e ha detto: "Le strade per la battaglia politica legale dei kurdi sono ancora ristrette ma noi ci impegneremo attraverso la rivolta politica. Questo è molto importante soprattutto nel Kurdistan del nord e in Turchia. La Serhildan (intifada) politica è un movimento del popolo, se il governo turco non accetta questa offerta di dialogo, il popolo kurdo troverà altri modi per esprimersi. Oggi dobbiamo sviluppare nuovi metodi di lotta. Nessuno deve rimanere immobile, chiediamo che tutti si mettano all’opera per soddisfare i nostri bisogni nazionali e senza restare ancorati al passato."

Rinviata la decisione sul processo dei membri HADEP. KurdishObserver-18/11/00

La decisione della Corte Suprema sulla condanna a Ahmet Turam Demir, Murat Boslak ed altri 18 membri dell’HADEP, condannati a 3 anni e 9 mesi per "sciopero della fame e dichiarazioni stampa"(a seguito dello sciopero della fame da loro fatto per protestare contro l’arresto di Abdullah Ocalan), è stata posticipata al 20 dicembre. Gli accusati non sono comparsi innanzi alla nona sezione penale della Corte Suprema. L’avvocato difensore Nuri Ozmen ha ricordato che il processo a Boslak è iniziato dopo la conferenza stampa da lui organizzata il 15/11/98, conferenza stampa non organizzata dal partito. Per l’avvocato Alatas: "la logica che si usa contro l’HADEP è: prima accusiamoli e poi cerchiamo le prove. Nessun processo contro l’HADEP ha mai contrastato questa logica, nessuno è stato giusto ed equo". Sempre per Alatas lo sciopero della fame non dovrebbe essere un crimine ma dovrebbe essere considerato una scelta personale. E’ diventato un crimine solo da quando lo hanno fatto i delegati dell’HADEP.

Il 26 novembre ad Ankara si è tenuto il IV Congresso ordinario dell’HADEP.

Accolti da centomila kurdi provenienti da ogni angolo del Kurdistan turco e della Turchia, i delegati dell’Hadep hanno tenuto ad Ankara il loro IV Congresso ordinario, il cui slogan era "Cambiamento e Trasformazione". Fra i delegati, oltre ai membri dell’Assemblea generale c’erano i 37 sindaci del sud-est, primo fra tutti Feridun Celik, la cui accoglienza è stata sottolineata da un lungo applauso al pari di Ahmet Turan Demir il Presidente uscente dell’Hadep. Hanno preso parte con estremo coinvolgimento emotivo ed esprimendo la propria solidarietà e vicinanza al partito, esponenti politici turchi e stranieri, oltre che della società civile turca ed internazionale. Primo fra tutti l’ex. Presidente dell’Associazione turca per i diritti umani (IHD) Akin Birdal, accolto con fragore e commozione dal pubblico e dai delegati. Il discorso di Ahmet Turan Demir, ascoltato e sottolineato dagli applausi del pubblico riassume esattamente gli intenti e le visioni politico-ideologiche che muovono l’Hadep nella sua attività al servizio del popolo, rispecchiando il significato del proprio nome "Partito della democrazia del popolo".

Si riporta così un estratto di quanto il Presidente uscente dell’Hadep ha detto ad Ankara in sede del congresso: "L’eredita storica che continuiamo a portare avanti è la lotta per l’uguaglianza, la libertà, la giustizia e la pace di tutti gli oppressi da guerre ingiuste e da dominatori. (…) questo è quello cui l’Hadep si ispira spinto verso un socialismo democratico che da la priorità all’essere umano, in armonia con l’ambiente e rappresentando le donne nella loro diversità. (…) noi non siamo pessimisti o disperati (…) la comprensione del processo in atto, descritto da concetti come "mondo uni-polare", "globalizzazione" o "nuovo ordine mondiale" successivi all’era della guerra fredda, è di estrema importanza (…) i paesi, le classi e i gruppi che sono minacciati dalla globalizzazione, possono cambiare la tendenza verso un’economia mondiale, che è a solo favore dei ricchi e possono realizzare un sistema, che possa assicurare lo sviluppo e una giusta divisione della ricchezza, se possono dar luogo ad una vera solidarietà internazionale e lottare uniti. Inoltre, il modello di stato-nazione si avvia ad essere superato così come le restrizioni all’espressione delle differenti identità etniche e religiose si avviano ad essere eliminate.

(…) i rapidi cambiamenti nella politica internazionale portano verso l’unità di tipo regionale. Approfittare delle unioni regionali, che assicurano la cooperazione regionale e i contatti reciproci, dipende da quanto sono democratici questi paesi. Unioni regionali forti, basati sui valori democratici, sono una necessità per il Medio oriente. Un Medio oriente che abbia realizzato la propria unità potrà godere di veri progressi nel senso della pace e del benessere economico. Il problema palestinese e quello kurdo andrebbero rapidamente risolti su queste basi. Si aprirebbe una porta per il Medio oriente se si potesse trovare una soluzione a questi due problemi sulle basi del rispetto della volontà e delle identità dei popoli della regione. La soluzione in Palestina è quella che si fonda sul federalismo volontario che unisca i popoli israeliano e palestinese. Con Gerusalemme, eredità storica e culturale per entrambi i popoli che non andrebbe divisa. Nel nord Iraq, invece, la dipendenza dalle potenze straniere non porta il bene del popolo dell’area e rende ancora più difficile una qualsiasi unità democratica con i paesi vicini. Le forze politiche nella regione dovrebbero occuparsi dei popoli della zona e non dei propri interessi.

(…) il nostro partito sostiene l’entrata della Turchia nell’UE. Ma, allo stesso tempo, critichiamo l’approccio insoddisfacente con cui l’Europa affronta alcune questioni come quella kurda. L’UE dovrebbe giocare un ruolo effettivo per la soluzione della questione kurda. Dovrebbe contribuire ad aiutare la Turchia nei suoi sforzi verso la democratizzazione. Secondo noi il Documento di partenariato e d’accesso che è stato sottoposto alla Turchia l’8 novembre è incompleto dato che non contiene la parola kurdo ed è insufficiente nel menzionare alcune questioni come l’abolizione della pena di morte e dello Stato d’emergenza come da risolversi nel medio termine; ma, visto nel suo complesso, si tratta di un documento positivo. I temi contemplati nel documento dovrebbero essere implementati nell’arco di un periodo non troppo esteso. Qualunque ritardo o comportamento occulto sarebbe avverso alla Turchia. Dar vita ad un sistema politico e legale democratico, adeguandosi ai criteri di Copenhagen, il prima possibile, sarebbe ancora più proficuo per la Turchia. Il nostro suggerimento al Governo è di creare un consenso che si basi sul sostegno di tutti i partiti e delle ONG in vista di questa questione di fondamentale importanza. Il ruolo storico che l’Hadep può giocare in questo processo di transizione non va ignorato. (…) l’unica cosa di cui si dovrebbe preoccupare la Turchia oggi per accelerare il processo di adesione all’UE, è di lasciarsi alle spalle i pregiudizi e le proibizioni e democratizzare la Repubblica.

(…) un altro aspetto importante della democratizzazione è la fine dell’oppressione e della discriminazione contro la donna. L’Hadep si aspira al potere condiviso dall’uomo e dalla donna. (…) la libertà della donna è una pre-condizione della forza della democrazia. La questione della donna è un aspetto molto importante fra i problemi sociali e politici. (…) le amministrazioni locali sono il fulcro della democrazia. La democrazia non può prosperare in una comunità le cui amministrazioni locali non si siano abbastanza sviluppate. Uno stato democratico non è uno stato burocraticamente centralizzato che mantiene tutta l’autorità al centro. Al contrario, è una forma di governo che trasferisce l’autorità alle amministrazioni locali. Il sistema amministrativo in Turchia è rigidamente centralizzato a causa della mancanza di fiducia nella gente. Questa situazione ha sia impedito la partecipazione della gente, che aumentato i problemi a livello locale. (…)

Nel corso del IV Congresso ordinario l’Assemblea del partito è stata allargata a 60 membri, invece dei 50 precedenti, 20 dei quali risultano essere i membri del Movimento democratico confluito nel partito un mese fa e rinnovata, insieme al Consiglio disciplinare e al Presidente.

La Costituzione dovrebbe essere riscritta. KurdishObserver-17/11/00

Il membro del Comitato Esecutivo del Congresso Nazionale Kurdo (KNK) Zubeyr Aydar e l’ex presidente del della Commissione Costituzionale e del Partito della Madrepatria (ANAP), Ertugrul Yalcinbayir hanno partecipato, il 15 novembre per telefono, ad una trasmissione di Medya Tv "Viaggio nell’orizzonte", discutendo sul documento d’accesso della Turchia alla UE. Yalcinbayir, nel corso del programma, ha detto che la Costituzione turca dovrebbe essere riscritta, per il membro dell’ANAP: " questa costituzione è figlia di grandi violazioni e di una ideologia di restrizione delle libertà.

La democrazia è qualcosa che non può essere ignorata dal mondo. Dobbiamo costruirla nel processo di cambiamento democratico. Non è possibile cambiare la Costituzione rimanendo con una mentalità oppressiva." Yalcinbayir si è dimostrato comunque soddisfatto del lavoro finora svolto dalla Commissione Costituzionale e ha detto che la Commissione ha finora analizzato gli articoli fino al ‘75 e che è il momento di scendere nel dettaglio senza continuare a parlare di modifiche costituzionali solo in termini generali. Se la Turchia modificherà il capitolo sui diritti umani sarà il paese più rispettato del mondo: "Il problema non è quello di modificare la costituzione per entrare nella UE, ma di assicurare ai cittadini una vita più dignitosa". Per Aydar modificare ogni articolo della carta è come rammendare un vestito ormai liso che sarebbe invece il caso di cambiare: "fin quando avremo divieto di libera espressione, sarà impossibile modificare la costituzione. Se avessimo avuto un paese, nel quale ognuno potesse esprimere le proprie idee, non ci sarebbero stati così tanto spargimento di sangue e sacrifici economici".

Le ONG per risolvere la questione kurda. KurdishObserver- 14/11/00

Il Forum Civile dell’Europa Mediterranea ha chiesto di non accettare la Turchia nell’UE fin quando non verranno rispettati i criteri di Copenhagen, la Presidentessa del Forum Ms. Monique Prim ha detto che questo è il punto di vista del Forum e dell’Europa e che, anche in futuro, il Forum continuerà a tenere sott’occhio la situazione. Il meeting delle ONG, delle unioni e delle amministrazioni locali, iniziato il 10 novembre e tenutosi a Marsiglia, si è concluso il 12 novembre con un pronunciamento comune. Al Forum hanno partecipato 300 delegati da 27 paesi: oltre ai 15 membri dell’UE, c’erano anche rappresentanti di Albania, Turchia, Siria, Libano, Israele, Palestina, Malta, Cipro, Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria e Libia Il documento plenario sarà presentato al meeting del Forum di Cooperazione dei Governi dell’ EUROMED che si terrà, sempre a Marsiglia, il 15 e 16 novembre. La risoluzione votata chiede all’Europa di prendere in considerazione i diritti civili, politici e culturali dei kurdi e di non ammettere la Turchia nell’UE fino ad un loro pieno riconoscimento (Art. 8). Il Forum ha posto particolare attenzione sulla questione kurda e su quella palestinese. Il Comitato per la Pace e la Stabilità, riconoscendo i passi fatti avanti dai kurdi, ha chiesto ad Ankara di farne altri nella stessa direzione, di fermare le operazioni militari e di dare garanzie immediate al popolo kurdo. Il Comitato Ambientale ha discusso dei danni che l’occupazione militare turca ha causato in Kurdistan; quella per la Cooperazione Economica ha chiesto di includere nelle discussioni economiche con la Turchia la risoluzione della questione kurda, mentre il Comitato sui Diritti Umani ha invece sottolineato il problema dei desaparecidos.

Premio 2000 per la Libertà ad Akin Birdal. KurdishObserver –13/11/00

Quest’anno il quindicesimo Premio per la Libertà e i Diritti Umani è stato conferito ad Akin Birdal( ex presidente dell’Associazione turca per i Diritti Umani) ed a Phil Lane (conosciuto per le sue battaglie a difesa dei nativi d’America). La cerimonia è stata tenuta a Berna presso la Fondazione per la Libertà e i Diritti Umani attirando molta attenzione. Durante il suo discorso alla cerimonia, Akin Birdal ha detto che premiare delle persone di un paese che si battono per la libertà e il rispetto dei diritti in quel paese, è indice che in quel paese le cose non vanno troppo bene. Birdal ha continuato dicendo: " nel nostro paese la libertà di pensiero e di espressione è considerata un crimine e la tortura sta continuando. Le prigioni sono piene di oppositori politici, Leyla Zana, ad esempio, è in prigione da sette anni. Il problema kurdo è uno dei più importanti della Turchia. Malgrado ci siano le premesse per risolvere pacificamente il problema, lo stato pensa di risolverlo solo dal punto di vista sociale ed economico e non considera la questione dei diritti culturali, linguistici e d’identità dei kurdi. Fino ad oggi, sebbene la Turchia sia candidata all’UE, non ha intrapreso un solo passo per garantire il rispetto dei criteri stabiliti a Copenhagen. Sappiamo quanto la Turchia voglia essere parte dell’UE ma, fin quando non cambieranno le condizioni, la nostra lotta per le libertà individuali e per una società libera e democratica non finirà."