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Bollettino a cura di Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia – N.25

Del mondo kurdo

 

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Le "madri della pace" torturate. Kurdish Observer 17/10/00

Le madri, la cui unica richiesta era quella della pace sono state sottoposte a tortura mentre si trovavano sotto detenzione. Rilasciando una dichiarazione attraverso i loro avvocati, le madri della pace hanno detto che si è provato a strangolarle con alcuni indumenti. Arrestate sulle basi di essere state nel Kurdistan meridionale per poter porre fine agli scontri fra PUK e PKK, le componenti del "gruppo delle madri della pace" hanno dichiarato di essere state sottoposte a tortura. Fahriye Bikkin (65 anni), Rahime Ince (65), Aziz Yildiz (39), Muyesser Gunes (48) e Sekernaz Cakar (56), insieme con il loro interprete Murat Batgi, hanno fatto una dichiarazione attraverso i loro avvocati dicendo che erano state sottoposte a pesanti torture durante il fermo. Parlando con le madri in prigione, l’Avv. Muharrem Erbey ha raccontato le descrizioni delle sue clienti in questo modo: "Dopo essere passate dalla frontiera di Habur siamo state fermate e interrogate fino alle 21.00 di sera. Poi, siamo state condotte al comando del battaglione militare di Silopi. Siamo state interrogate da un militare e tre uomini in abiti civili, tra insulti e maledizioni ci hanno tenute una giornata intera in piedi. Ci hanno strozzato la gola così da non poter quasi più respirare. Ci hanno prese per i capelli e picchiate sia sulla testa che dietro la nuca". Ricordando che come simbolo di pace il leader del PUK, Jalal Talabani, aveva donato loro una sciarpa bianca, la madri hanno narrato l’orrore cui sono state sottoposte. "hanno provato a strangolarci stringendoci al collo la sciarpa bianca dei musulmani durante l’interrogatorio. Poi ci hanno inalato uno spray sconosciuto provocandoci la nausea, il vomito e perdite di sangue dal naso. Nonostante avessimo dichiarato di aver affrontato operazioni chirurgiche e di soffrire di bassa pressione, le pressioni sono continuate. Ci hanno fatte rimanere in piedi, impedendoci di dormire. Siamo state rinchiuse in due celle separate e interrogate ad intervalli di 5/6 ore. Siamo state obbligate a fare delle dichiarazioni, soprattutto riguardanti il nostro interprete Murat Batgi. Gli inquirenti continuavano ad insistere che egli fosse un giornalista. Abbiamo risposto che "l’abbiamo portato con noi solo come nostro interprete". Ci hanno fatto firmare molte dichiarazioni mentre eravamo bendate. Inoltre, spiegando di fronte al giudice e al procuratore che cosa avevamo subito ci hanno detto "Non parlate di questo, parlate d’altro". Ma, abbiamo negato tutte le accuse che hanno presentato di fronte alla Procura".

L’avvocato, Muharrem Erbey ha detto inoltre che, l’interprete Murat Batgi, anch’egli nella prigione di Silopi, è stato sottoposto a tortura fisica mentre si trovava sotto custodia. Erbey ha sottolineato che, i suoi assistiti non hanno commesso il presunto reato di violazione dell’articolo 169 della Costituzione turca che consisterebbe nell’intenzione di "voler separare una parte del territorio dello stato". Erbey ha ricordato che "chiedere la pace è un concetto globale. Sarebbe sbagliato collegare la richiesta di pace con un’organizzazione o un gruppo illegali. Se, le madri avessero tenuto una riunione con dei gruppi non kurdi, non sarebbero state arrestate. Sfortunatamente iniziative di questo tipo vengono punite in Turchia, mentre in qualsiasi altra parte del mondo sarebbero premiate". Erbey ha aggiunto che "in un periodo in cui la Turchia cerca di entrare a far parte dei paesi membri dell’Unione europea e che si era chiarita la questione delle torture in carcere, torturare delle anziane madri, rinchiuderle in prigione soltanto per aver chiesto la pace sarà causa di effetti contrari rispetto agli sforzi della Turchia, per raggiungere il suo scopo." Erbey ha richiesto per le sue clienti, la maggior parte delle quali ha subito operazioni chirurgiche e alcune con placche di platino ai piedi, l’immediato rilascio per poter essere curate.

Una campagna internazionale per le "madri della pace".

Kurdish Observer, 18/10/00

L’ufficio delle donne kurde per la pace con sede a Dusseldorf, Germania, ha avviato una campagna internazionale per le madri della pace Fahriye Bikkin, Rahime Ince, Azize Yildiz, Muyesser Gunes e Sekernaz Cakar insieme con il loro interprete Murat Batgi, arrestati e torturati il 9 ottobre scorso. Sottolineando che essi credono che una pace duratura possa prevalere grazie all’attivo contributo delle donne, gli addetti dell’ufficio per la pace hanno aggiunto che considerano "gli sforzi delle componenti il gruppo delle "madri della pace" nel Kurdistan meridionale come un'iniziativa inestimabile e storica". L'Ufficio delle donne kurde per la pace invita le organizzazioni di donne del mondo con parole ad effetto: "le madri che sono state storicamente il simbolo della pace nella società kurda hanno dimostrato di essere in grado di attuare cambiamenti nel sistema e nella politica con la volontà, la coscienza politica e l'azione anche nel XXI secolo. L'iniziativa delle madri della pace è l'indicatore che le donne kurde si sono dedicate alla libertà e alla coscientizzazione per l'autodeterminazione sia di loro stesse, che della società kurda. Il fatto che esse si siano recate nel sud coraggiosamente e ben determinate, scambiandosi i copricapo bianchi in segno di pace con il leader del PUK Jalal Talabani (che aveva messo in pericolo il futuro e la pace per il popolo kurdo) ha lasciato sulla gente un segno evidente. Le madri che si stanno occupando di pace ci chiamano. E' per questo che, l'ufficio delle donne kurde per la pace, ha avviato una campagna affinché le "madri della pace" siano rilasciate. Ci appelliamo a tutte le organizzazioni di donne, perché sostengano la nostra campagna, per protestare contro la tortura e l'arresto delle stesse chiedendo, a tutte le istituzioni dello stato turco e alle organizzazioni competenti di rilasciarle". E' stata inviata una lettera a circa 75 organizzazioni di donne e alle sezioni delle donne di ogni partito a livello internazionale, che sta portando degli effetti positivi. E, presto, sarà avviata una campagna anche in Turchia.

La tortura alle "madri della pace" è una provocazione.

KurdishObserver, 18/10/00

Cahit Keskin, collaboratore del Ministro turco responsabile per i diritti umani Rustu Kazim Yucelen, ha dichiarato di non aver ricevuto alcun’informazione sull’arresto e la tortura delle "madri della pace" e ha aggiunto "naturalmente, adoperarsi per la pace non è un crimine. Ma, non disponiamo d’informazioni concrete sull’accaduto." Se, le ONG coinvolte nel caso, si rivolgessero a noi, fornendoci tutte le informazioni del caso, siamo pronti ad interessarci all’accaduto e ad intraprendere le dovute iniziative".

A seguito di tali dichiarazioni, l’Iniziativa delle Madri della pace si è attivata e ha consegnato, al Ministro, tutta la documentazione riguardante l’arresto e le torture subite dalle madri, componenti il gruppo recatosi nel Kurdistan meridionale.

Rilasciando una dichiarazione al nostro giornale (Ozgur Politika), Mehmet Bekaroglu, vice-presidente del Partito Fazilet e membro della Commissione d’inchiesta parlamentare per i diritti umani, ha detto che "la Turchia non ha altra scelta che quella della pace. Va compresa la battaglia delle madri della pace. Ancora più importante, coloro che vogliono che la Turchia possa ottenere qualcosa, non hanno alternativa che la pace. 30mila giovani sono morti e più di 150milioni di dollari statunitensi sono stati spesi. A parte il resto, il paese può permettersi dell’altro?" Bekaroglu ha anche dichiarato che "ci sono le lobby della guerra in Turchia" e ha enfatizzato che "ci sono ambienti in Turchia che non sono contenti della pace. Certo, non voglio dire che tutti sono così, ma provocazioni come questa sono significative. La pace e la democrazia continuano ad essere rimandate a causa di provocazioni come queste, in ogni campo. Non dobbiamo sottovalutarlo."

Fuat Cay, membro del Comitato amministrativo centrale del Partito popolare della repubblica (CHP), in una dichiarazione ad Ozgur Politika, ha detto che "l’intolleranza nei confronti della pace non ci porterà da nessuna parte". Ha continuato dicendo che "l’Iniziativa delle madri della pace nell’Iraq settentrionale, è stata molto più che al servizio della pace".

L’arresto delle madri della pace è una disgrazia per la democrazia. Kurdish Observer 22/10/00

La piattaforma delle donne di Diyarbakir ha fatto una dichiarato che il fatto che, le madri della pace siano state arrestate sulle basi di "sostegno e vicinanza al PKK" è una vera disgrazia per la democrazia e facendo un appello affinché le madri vengano immediatamente rilasciate. Richiamando l’attenzione al fatto che i conflitti nella regione sono stati fonte di dolori, specialmente per le donne, hanno dichiarato che "la pace è una richiesta democratica e nessuno ha il diritto di impedire alla gente di esigerla. La guerra che il PUK aveva innescato contro i kurdi è stata un’ombra sul clima di pace che si stava creando nel paese ed è per questo, che le madri si sono mobilitate."

Amnesty International si mobilita in favore delle madri della pace. Kurdish Observer, 24/10/00

Amnesty International, facendo richiesta di una pubblica delucidazione nei riguardi dei capi d’accusa mossi contro le componenti del gruppo, ha lanciato una "campagna d’azione urgente" perché si faccia chiarezza sulle responsabilità del caso, dichiarando che le madri della pace sono state sottoposte a "tortura e a trattamenti disumani". La campagna, che durerà fino al 30 novembre 2000, prevede l’invio alle autorità turche di lettere di protesta contro la "tortura" inflitta alle madri e con la richiesta di scarcerazione. AI ha sottolineato l’età delle donne e ha dichiarato che "preoccupa veramente la questione della tortura e dei trattamenti disumani" ai quali le madri e il loro interprete sono stati sottoposti. AI chiede che si proceda ad "un’inchiesta imparziale che possa accertare "i reclami di tortura", le madri andrebbero visitate da medici e i risultati dovrebbero essere resi pubblici. L’organizzazione richiamando il Governo di Ankara, sostiene che gli ufficiali che si ritiene abbiano inflitto le torture, se ancora in servizio vengano "dimessi" e nel caso che venissero ritenuti colpevoli "rimossi dall’incarico".

Le madri chiedono la pace. Kurdish Observer, 25/10/00

Le madri della pace arrestate, torturate e rinchiuse, al loro ritorno dal Kurdistan meridionale, hanno dichiarato in un documento scritto che "il passo che abbiamo compiuto in nome della pace, della democrazia e della fratellanza dei popoli ci onora, ma oggi coloro, che hanno paura della pace, vogliono oscurarlo". Dichiarando di non rimpiangere il gesto che hanno compiuto, credono nella pace e nella fratellanza che si svilupperebbero da una vita comunitaria fra i popoli. Le madri della pace hanno scritto (per tutte le persone che hanno inviato loro messaggi di sostegno) che "né l’oppressione, né le manette potranno scoraggiare la nostra accorata richiesta di pace. Proprio per questo volgiamo augurarvi un futuro pieno di pace e fratellanza. Vi ringraziamo per tutti i vostri messaggi di solidarietà. C’inchiniamo di fronte a voi."

La storia dimenticata. Kurdish Observer, 15 ottobre 2000

Il sindaco di Sur a Diyarbakir, Cezair Serin, ha dichiarato che la protezione delle antiche mura di Sur, nell’ambito del nuovo programma per l’ambiente della città non è prevista. Sono 40 anni che si aspetta, ma, dice il sindaco non disponiamo di fondi sufficienti per creare un’area verde interna ed esterna lungo le mura così da risaltarne l’antico splendore. Anche perché circa 50mq da entrambi i lati delle mura andrebbero liberati, si tratta di eliminare mille case che sono state costruite proprio a ridosso del perimetro della fortificazione. Bisogna realizzare un piano di ricollocazione delle famiglie, quindi, abbiamo bisogno di ottenere terreno pubblico per costruire delle nuove abitazioni.

I diritti umani non sono semplicemente diritti della persona.

Kurdish Observer, 16/10/00

Mary Robinson dell’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha preso parte ad una Conferenza organizzata dal Consiglio d’Europa, tenutasi in preparazione della Conferenza delle NU su "La lotta contro la discriminazione, il razzismo e l’intolleranza" in calendario per il 2001 in Sud Africa. La Robinson rispondendo ad alcune domande riguardanti la situazione dei kurdi e la Turchia ha detto che "Il mio richiamo ai paesi membri delle NU e del Consiglio d’Europa specialmente, trovandoci proprio presso quest’istituzione, è perché riflettano sulla questione del razzismo e dell’intolleranza nei confronti delle minoranze, degli immigrati e degli stranieri, visto che tali problemi si stanno così sviluppando, e perché cerchino di attuare ogni tipo di misura contro questi comportamenti". Inoltre, la Robinson ha richiamato l’Irlanda e la Turchia ha ratificare l’Accordo sulla lotta internazionale contro il razzismo e l’intolleranza e di renderlo operativo. A riguardo delle politiche intraprese nei confronti dei kurdi la Commissaria ha detto che "sì, la questione kurda è un problema, veramente un problema difficile e complicato, dato che, il Medioriente, è una zona tanto preoccupante e che i kurdi vivono in molti paesi proprio dell’area. I rappresentanti kurdi spesso ci sottopongono i loro problemi a Ginevra, proprio per cercare di trovare una soluzione, l’identità dei popoli va protetta e riconosciuta con l’approvazione degli stati della regione".

Il Ministro della giustizia si augura una società multiculturale.

Kurdish Observer, 15 ottobre 2000

Hikmet Sami Turk, il Ministro della giustizia turco, chiede una società multi-culturale in un periodo in cui c’è confusione a riguardo dei diritti culturali dei kurdi ad Ankara. Parlando nel corso della Conferenza europea sulla lotta al razzismo ha detto che "La Turchia si adopererà con cura ai doveri che gli cadranno addosso, al pari degli altri membri dell’UE", chiedendo inoltre "che possa dominare in Turchia una cultura della tolleranza e della multi-culturalità".

Il Ministro Cem: la nostra situazione è vergognosa.

Kurdish Observer, 21 ottobre 2000

Il Ministro degli affari esteri turco, Ismail Cem, ritiene che sia vergognoso dal punto di vista di Ankara che la Turchia sia l’unico paese fra i 13 candidati all’UE a non essere entrata nella fase negoziale. Secondo Cem non ci saranno progressi sul fronte europeo finché la lingua kurda non verrà legalizzata. Cem ha sottolineato che "se la Turchia vuole entrare nella fase negoziale, avrà bisogno di adeguarsi alle aspettative riguardanti le libertà fondamentali".

Sirnak: una repubblica distinta. Kurdish Observer, 19 ottobre 2000

Continuano arresti e carcerazioni di esponenti dell’HADEP a Sirnak. Il responsabile distrettuale dell’HADEP di Cizre, Mehmet Dilsiz è stato imprigionato con l’accusa di possedere una bandiera del PKK ed altro materiale proibito in casa. Dilsiz già precedentemente era stato minacciato dalla Gendarmeria affinché chiudesse la sede dell’HADEP e rassegnasse le sue dimissioni. In una dichiarazione rilasciata dopo l’incidente la moglie di Dilsiz ha detto che "mentre perquisivano la casa ci hanno rinchiusi in una stanza. Dopo aver detto di aver trovato la bandiera del PKK, alcune foto ed altro materiale, volevano che firmassimo delle dichiarazioni. Abbiamo detto che tali oggetti assolutamente non si trovavano nella nostra casa. Non abbiamo firmato nulla ma hanno portato via mio marito comunque". Dilsiz faceva parte del gruppo di dirigenti HADEP che lo scorso 18 settembre furono fermati, proprio in quel caso furono minacciati con l’intento di chiudere la sede e dare le dimissioni. Ma la risposta era stata quella di avere tutte le intenzioni di continuare a lavorare per il nostro partito legalmente riconosciuto.

Abrogare la "legge di Sirnak". Kurdish Observer, 19/10/00

Mahmut Sakar, segretario generale dell’HADEP, ha diramato una dichiarazione scritta a riguardo degli arresti del responsabile HADEP di Cizre, del responsabile provinciale di Sirnak e di altri amministratori del partito. Il comunicato diceva che "Continuano i tentativi di ostruzionismo nei confronti del nostro partito a Sirnak, secondo quella che possiamo ormai definire la "Legge di Sirnak". Dopo l’amministrazione provinciale, adesso cercano di ostacolare anche l’attività a Cizre". Facendo appello al Ministro dell’Interno e ad altre autorità, Sakar ha detto "ci appelliamo a tutti affinché intervengano per porre fine a tali pratiche illegali, per poter arrestare questa "Legge di Sirnak". Vogliamo che il nostro segretario distrettuale sia rilasciato immediatamente e ci appelliamo a l’opinione pubblica perché sia sensibile e si opponga a quello che succede a Sirnak e a qualunque altro simile incidente". Sakar ha sottolineato che nessuno trarrà beneficio da tali pratiche tipiche del periodo della guerra e della violenza e ha concluso che "è chiaro che queste azioni rientrano nel quadro della "Legge di Sirnak", di coloro che si sostituiscono all’ordinamento giuridico e alla magistratura".

Dibattito sul ritorno ai villaggi nella provincia di Mardin.

Kurdish Observer, 24 ottobre 2000

La popolazione forzatamente evacuata dai villaggi dalle pressioni delle forze dello stato, vuole ritornare ai villaggi, avvantaggiandosi dell’atmosfera di pace sviluppatasi grazie ai passi in avanti del PKK. Ma, le autorità insistono con i loro progetti di villaggi centralizzati. Il Governatore di Mardin, Temel Kocaklar ha detto di essere determinato nel voler portare avanti i suoi tre progetti di villaggio centralizzato. Accelereremo il ritorno dei cittadini nei tre villaggi pilota nel corso del 2001.

Birdal: le prigioni vanno svuotate. Kurdish Observer, 20/10/00

Partecipando ad una conferenza, insieme a Daniel Cohn Benedit, co-segretario della Commissione parlamentare mista, un’istituzione di comunicazione tra la Turchia e le assemblee europee, insieme con l’attuale presidente dell’IHD Husnu Ondul, Akin Birdal ha chiesto che "le prigioni siano svuotate grazie ad un’amnistia generale" ricordando che in Turchia è in atto un nuovo processo iniziato con Helsinki. Inoltre Birdal ha detto che "un conflitto interno si è protratto per 16 anni ma oggi le armi tacciono. La candidatura della Turchia a membro dell’Unione Europea è stata accettata. La tensione fra Turchia e Grecia si sta allentando." Husnu Ondul illustrando il rapporto d’IHD ha dichiarato che la loro richiesta generale è quella di un cambiamento complessivo della Costituzione, processo che andrebbe agevolato in un periodo di sei mesi, insieme con la rinuncia al progetto per le carceri di Tipo F, l’abolizione dello Stato d’emergenza e l’amnistia generale, sia per i prigionieri politici che non, visto che ci sono molte persone che hanno commesso crimini dovuti alle pessime condizioni economiche. Anche Cohn Bendit ha risposto ad una domanda sull’amnistia dicendo che "dopo la guerra in Algeria si concesse un’amnistia. Potrebbe essere utile per riconciliare le differenze e porre fine al drammatico e sanguinoso periodo passato.

Il PKK ha liberato 8 peshmerga. Kurdish Observer, 24/10/00

Il PKK, dopo aver dichiarato il 4 ottobre un cessate il fuoco unilaterale nei confronti del PUK, ha anche fatto un altro importante passo in direzione di una pace duratura. L’ufficio stampa del PKK ha annunciato che 8 prigionieri del PUK sono stati liberati. L’annuncio dichiarava che la liberazione si doveva anche al fatto che il PUK avesse rispettato il cessate il fuoco. Inoltre, il rilascio ha lo scopo di dimostrare la volontà di un cessate il fuoco duraturo e di chiarire l’intenzione di voler ancora instaurare un dialogo, esprimendo la fermezza di poter giungere ad una soluzione pacifica.

Intanto, altri peshmerga catturati dalle forze del PKK hanno rilasciato una dichiarazione con la quale dicevano: "La soluzione al problema kurdo si trova nelle mani delle organizzazioni kurde. Auspichiamo che non si dimenticherà il nostro appello, il nostro desiderio è che tutti si sforzino per avviare un dialogo che porti alla pace. – concludendo – che non ci si può aspettare di riuscire ad avere successo senza sforzarsi a risolvere pacificamente i problemi fra noi".

Fuoco sui contadini: 3 morti. Kurdish Observer, 22/10/00

I soldati hanno colpito a morte 3 contadini che avevano avuto il permesso dalla Gendarmeria per andare a raccogliere le noci nel loro villaggio disabitato (secondo un censimento statale 3400 villaggi sono stati sfollati dai militari). Uno dei contadini è stato ferito e incarcerato mentre i corpi di altri tre non sono stati consegnati ai parenti. Un Parlamentare dell’ANAP (Partito della Madrepatria), Macit Piruzbeyoglu ha fatto pressioni sulle autorità affinché si restituiscano i corpi alle famiglie. Piruzbeyoglu ha detto che i contadini sono stati uccisi da soldati provenienti sa Sirnak. Sempre secondo la dichiarazione di Piruzbeyoglu il contadino ferito, Kemal Tekin, sarebbe stato condotto a Sirnak e obbligato a testimoniare che il massacro era stato perpetrato dal PKK. Tekin è stato trattenuto nel quartier generale della Gendarmeria a Sirnak. Mustafa Kurt, un contadino di Marunis che ha potuto visitare Tekin ha detto che "la sua faccia era sanguinante. Ha spiegato ai guardiani del villaggio che 3 suoi amici erano stati uccisi dai soldati, ma alla Gendarmeria è stato dichiarato che un gruppo di 25 guerriglieri hanno aperto il fuoco su di loro".

Orribile attacco alla pace. Kurdish Observer, 23 ottobre 2000

I corpi di tre contadini uccisi dai soldati sono stati ritrovati, con le mani legate dietro la schiena, presso il villaggio di Marunis (Kavakli) ad Hakkari. I parenti delle vittime hanno portato le tre salme a Van per la sepoltura. Intanto, le autorità turche hanno rilasciato una dichiarazione che distorce completamente la realtà. Le autorità sono intenzionate a sabotare l’atmosfera pacifica che la nuova strategia del PKK ha avviato, dicendo che i contadini sono stati uccisi dalle Forze di difesa pubblica. I residenti di Hacibekir nella provincia di Van, parenti delle vittime hanno detto di essere rimasti veramente colpiti dall’accaduto "ci parlano di far ritorno nell’ambito dei progetti di villaggi centralizzati. Questo è la maniera di ritornare che ci offrono? Se hanno intenzione di uccidere ogni persona che farà ritorno, allora non li facessero ritornare. Le persone che sono state uccise erano Cevher Orhan 12 figli, Mehmet Kurt 15 figli e Salih Orhan 5 bambini. E questo il modo con cui ci assicureranno la pace e la fratellanza?"

L’incidente di Hakkari vuole essere una provocazione.

Kurdish Observer, 23 ottobre 2000

In un comunicato stampa del Comando delle Forze di difesa pubblica si legge che "non ci sono unità delle Forze nella regione in cui sono stati uccisi i tre contadini. La notizia secondo la quale si diceva che 6 guerriglieri erano stati uccisi nella regione era falsa. L’incidente è una provocazione di quelle forze che non vogliono la pace. Richiamiamo le autorità turche ad essere sensibili ed assumersi le responsabilità necessarie ad assicurare che incidenti simili non si ripetano".