untitled-1b.JPG (13652 byte)

 

Partiya Karkeren Kurdistan

Partito dei Lavoratori del Kurdistan

Kurdistan Isci Partisi

Il nostro popolo e l’opinione pubblica sanno, fino a che punto, il PUK ha intensificato i suoi attacchi e le sue aggressioni politiche e militari nei confronti del nostro Partito, confermando la sua volontà di spingere con l’intento di annientare il nostro movimento.

Il nostro Partito, senza soluzione di continuità, ha sempre informato l’intera opinione pubblica al fine di bloccare al più presto questa guerra indesiderabile. Il PUK ha fatto la sua scelta: invece di prendere in considerazione la volontà e i sentimenti del nostro popolo, ha preferito condurre una tale guerra d’annientamento contro il nostro Partito, agendo secondo il volere delle forze straniere.

Gli attacchi del PUK, mobilitando le proprie truppe intorno ai nostri campi, dopo il 14 settembre, sono passati ad un livello superiore. Le nostre forze, per la maggior parte costituite da nuovi combattenti, sono state accerchiate. A seguito di questo una parte di loro è stata abbattuta senza pietà.

Per evitare che la guerra, cominciata con l’assedio del Monte Karadag, si amplificasse, il nostro Partito ha preferito decretare unilateralmente il cessate il fuoco. Le trattative informali non hanno portato a niente e il PUK ha, semplicemente, approfittato di questo periodo, per mobilitarsi e per passare ad un livello superiore d’attacco.

Il 3 dicembre, il PUK, sostenuto dalla Turchia e dalle altre forze della regione, ha intrapreso una vasta offensiva contro i guerriglieri delle Forze di difesa pubblica. I nostri guerriglieri, resistendo eroicamente agli attacchi, hanno saputo far indietreggiare il cammino alle forze del PUK. Fino ad oggi il numero dei nostri martiri è giunto a 43 e raggiunge diverse centinaia fra le forze del PUK.

Da quando gli scontri si sono fatti più gravi, il Congresso Nazionale Kurdo (KNK) ha richiamato al cessate il fuoco e alla pace. Mentre noi sosteniamo nella maniera più assoluta questo appello, il PUK non ha dato alcuna risposta in tal senso. Anzi, ne è uscito che il PUK ha preferito attirare le potenze straniere all’interno del conflitto, ancora prima che dare una risposta alle sollecitazioni del KNK.

Il PUK non ha potuto sconfiggere le nostre forze, nonostante l’apporto di armi, logistica e munizioni che la Turchia e le altre forze della regione hanno fornito, coinvolgendo in questo modo, di fatto, le forze armate turche nel conflitto.

Ieri ed oggi, centinaia di veicoli militari, oltre che migliaia di soldati hanno passato la frontiera di Habur per andarsi ad installare principalmente a Ranya e Carkurna. Numerose unità militari, dotate di armi pesanti e soprattutto di carri armati, aspettano in questo momento alla frontiera di Silopi.

Non è altro che una questione di attimi, prima che un attacco congiunto delle armate turche e delle forze del PUK sia sferrato contro le nostre forze. Lo scopo di questa offensiva è di portare a compimento, quello che il complotto contro il nostro Partito aveva avviato.

Colpendo i membri del nostro partito e i nostri guerriglieri, si sta realizzando una grossa impresa di trama e cospirazione contro il popolo.

Il popolo patriottico del Kurdistan e l’opinione pubblica democratica devono protestare a viva voce contro questo sfortunato tradimento e complotto affinché falliscano.

Quindi, il nostro popolo deve dar vita ad "alzate di testa" – Serhildan – contro questo tradimento.

Il nostro popolo patriottico del Soran e le forze democratiche devono indirizzarsi contro questo tradimento, dimostrando ai compagni e ai nemici, attraverso le forme di serhildan che andrà a realizzare, che il tradimento non metterà mai radici su quelle terre.

Noi chiamiamo il PUK a rinunciare alla sua attuale politica, che nuoce al nostro popolo e che rafforza i nemici, e ad assumere una linea di condotta nazionale, democratica e pacifica. Noi lo richiamiamo a prendere in considerazione le aspirazioni di pace e democrazia del nostro popolo.

Lo Stato turco deve abbandonare questa politica che rischia di riportare la Turchia alla guerra, insieme con tutta la regione. Una guerra che riprendesse nel sud rischia, inevitabilmente, di propogarsi a tutta la regione. I problemi della Turchia, a cominciare dal problema kurdo, non possono essere risolti attraverso i complotti e le guerre. Solo una politica pacifica e democratica metterebbe sul tavolo tutte le questioni. Prima di tutto la Turchia dovrà porre fine alla sua politica guerrafondaia e di negazione, che per prima cosa rischia di danneggiarla.

Noi ci appelliamo, inoltre, a tutte le forze della regione, che sostengono il PUK solo per vedere indebolire il PKK, di tenere da parte queste politiche pericolose, dato che questa guerra una volta cominciata, sfuggirà da ogni controllo e nuocerà a tutti.

Già da qualche anno questa politica di annientamento è perseguita contro il nostro Partito, ma così come abbiamo fatto fino ad oggi, continueremo a resistere. Fintanto che anche un solo militante del PKK sopravviverà, la bandiera della libertà e della democrazia sventolerà. La libertà e la democrazia vinceranno finché il tradimento e le cospirazioni verranno sconfitte.

17 dicembre 2000

Consiglio di Presidenza del PKK