Bollettino a cura di Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia – N.32

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                           

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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E’ arrivata l’ora.

KurdishObserver, 6 febbraio 2001

                Il Consiglio di presidenza del PKK ha dichiarato che lo stato non ha intrapreso passo alcuno in direzione del processo di pace preoposto da Ocalan e dal PKK da circa due anni, da quando cioé il Presidente del PKK, Andullah Ocalan è stato catturato e ha chiamato il popolo ad una sollevazione politica.

Il Consiglio presidenziale ha divulgato un comunicato, con il quale ha ricordato che il PKK ha fermato le sue armi, si è ritirato al di là dei confini ed ha intrapreso una “Strategia di pace” a seguito del suo VII Congresso, ma che la Turchia e le potenze della regione si sono cimentate in approcci di sabotaggio nei confronti di quello che al contrario si era intenzionati a realizzare.

La dichiarazione ha reso noto che in occasione dell’approssimarsi del secondo anniversario del complotto del 15 febbraio e in risposta alla lotta ingaggiata nell’intento di democratizzare la Turchia e di risolvere la questione kurda sulle basi di una libera unione, le forze regressive, fasciste e guerrafondaie si stanno battendo per l’insuccesso di tale processo.

La dichiarazione ha richiamato l’attenzione nei confronti del fatto che queste forze recentemente stanno aumentando i propri attacchi. Facendo notare che, invece, si ha l’intenzione di intensificare un nuovo chiaro e complessivo processo, così come il Presidente del PKK Abdullah Ocalan lo aveva tracciato da Imrali, aggiungendo che è di primaria importanza la necessità da parte delle forze democratiche di rafforzare la propria battaglia. (…) “l’incremento degli assalti da parte di quelle forze che si oppongono alla democrazia in Turchia e il completo blocco nei confronti del processo democratico, significano portare al punto d’inizio di un nuovo processo di guerra, dai risultati imprevedibili”.  (...) “E’ diventato necessario, a questo punto, avanzare con il progetto di soluzione democratica e di resistenza multidimensionale da parte delle forze democratiche. Gli attacchi che si stanno intensificando da parte delle forze fasciste e conservatrici possono essere superati attraverso una resistenza che enfatizzi la lotta politica.” (...) “Il crescendo delle severe procedure nei confronti del Presidente Apo si stanno anche riflettendo sulla soluzione della questione kurda. Le politiche di negazione e annientamento proseguono. Lo stato non sta intraprendendo assolutamente alcun passo per il riconoscimento delle libertà fondamentali della nostra gente, come permettere le trasmissioni radio e tv, oltre che l’insegnamento nella nostra propria lingua. Il tema dell’adesione all’UE si è bloccato proprio sul punto dei diritti e delle libertà per il nostro popolo. (...) l’unica via che possa condurre all’ottenimento dei nostri diritti e libertà fondamentali, elaborata con l’idea della Repubblica democratica, è quella dell’intensificarsi della resistenza democratica. Il nostro partito si è riorganizzato e ha raggiunto la capacità di essere l’avanguardia di questa resistenza. (...)”

Chiamando a prendere il 15 febbraio come data d’inizio di una rivolta continua, il Consiglio di presidenza ha continuato: “Le repressioni dello stato, gli arresti e le torture in risposta alle azioni di rivolta vanno affrontate con la lotta. Queste repressioni vanno viste come un sacrificio indispensabile della lotta in un ambiente che vede il Presidente Apo in prigione sottoposto a brutali pratiche, ogni tipo di sacrificio richiesto per lo svolgimento delle attività di sollevazione va rischiato. Chiamiamo i coraggiosi giovani kurdi, le orgogliose donne kurde che sono pronte ad ogni tipo di sacrificio per la libertà, i nostri amati figli e ogni settore della società a prendere parte alle attività di rivolta. (...) il braccio della pace teso dal nostro presidente e dal nostro partito devono trovare una risposta positiva. Come requisito di ciò, le istanze che impongono la guerra vanno abbandonate, le politiche di negazione e annientamento vanno superate e si devono riconoscere le libertà fondamentali del popolo kurdo.”

Nella dichiarazione si legge che un partito conservatore e fascista, come è il MHP, ha usato l’occasione dell’essere al potere per coordinare gli attacchi nei confronti della lotta per la democrazia e ha continuato a dire che, “la posizione del partito si rafforza con l’intento di arrestare il movimento democratico con il sostegno delle altre forze conservatrici”. Il Consiglio di Presidenza del PKK nella sua dichiarazione si è appellato alla comunità internazionale, in modo particolare ai paesi dell’UE e agli USA, richiamando al fatto che nel XX secolo le forze internazionali sono state la ragione per cui la questione kurda non si è potuta risolvere, sottolineando che i paesi dell’Unione europea e gli Stati Uniti d’America hanno giocato un ruolo fondamentale nella cattura piratesca del Presidente Abdullah Ocalan.

La dichiarazione si concludeva proprio così “la nuova amministrazione americana deve, oltre a stravolgere gli aspetti negativi dell’amministrazione precedente, impegnarsi in un’azione responsabile affinché la comunità internazionale possa giocare un ruolo nella soluzione della questione kurda. Inoltre deve scegliere la via della risposta ai crimini commessi contro il nostro popolo. In caso contrario, in una regione talmente delicata come è quella mediorientale, si dovranno affrontare problemi molto seri, che andranno ad essere causa di seri danni per gli interessi della comunità internazionale”.

Il Presidente Ocalan: “Questo governo è lontano da una soluzione.”                                             KurdishObserver, 27/01/01

Dopo due settimane, al primo incontro con i suoi avvocati il leader del PKK, Abdullah Ocalan, ha chiesto al governo turco e a tutte le forze presenti nel Kurdistan del sud di non distruggere il cammino di pace avviatosi in questi ultimi due anni e ha anche aggiunto che questo governo non è in grado di trovare una soluzione: “Gli ultimi due anni sono passati senza dolori, grazie alla svolta del PKK, grazie al suo ritiro dalla Turchia e alla sua intenzione di lottare con le armi della democrazia. Non sembra che la Turchia sia in grado di rispondere adeguatamente alle nostre richieste.” Ocalan ha anche ricordato come la situazione di guerra, che si sta concretizzando nel Kurdistan del sud, possa allargarsi anche nel nord e  ha ammesso il pieno diritto del PKK a difendersi con l’uso delle armi in caso d’attacco. Per il Presidente del PKK, inoltre, il Puk e il Pdk dovrebbero porsi come mediatori di pace e non come fautori di guerra.

 

L’obiettivo è limitare la libertà del Presidente Ocalan.

KurdishObserver, 01/02/01

È stato scoperto che, l’obiettivo dell’indagine avviata dal Ministro della giustizia contro il Presidente Ocalan, è tesa a limitare le visite dei legali ad una volta ogni 15 giorni. Ultimamente le visite al Presidente Ocalan, da parte dei suoi avvocati o dei suoi congiunti più stretti, è stato ridotto ad un’ora a settimana, ma spesso questo termine non è rispettato: molte visite sono, infatti, rimandate a causa del “tempo inclemente”. Secondo Hurriyet il Procuratore generale della repubblica, Talat Salk, ha aperto un’inchiesta contro Dogan Erbas, Irfan Dundar e Aysel Tugluk sostenendo che il Presidente Ocalan vuole riaprire la guerra ed utilizza i suoi avvocati come strumento per questo, sarebbe quindi necessario indagare sulla loro posizione. Le affermazioni del Procuratore Salk sono una chiara distorsione del pensiero di Ocalan che, commentando la situazione attuale, aveva detto: “Gli accadimenti nel sud dimostrano che il rischio di una guerra, che si potrà diffondere anche al nord, è ormai tangibile. (…) E’ un peccato che la Turchia non lo comprenda. Non vogliamo la guerra, ma se l’unica alternativa è la nostra distruzione, allora utilizzeremo il nostro legittimo diritto all’autodifesa. Non sto dando da Imrali degli ordini per la guerra, ma degli ordini per una soluzione pacifica nell’ambito del quadro della lealtà allo stato unitario.”

 

Il generale Kivrikoglu commenta le dichiarazioni del Presidente Ocalan.                                              KurdishObserver, 01/02/01

Il Comandante in capo dell’esercito, generale Kivrikoglu, ha commentato la frase di Ocalan “Se saremo attaccati utilizzeremo il nostro diritto all’autodifesa.” Kivrikoglu ha sostenuto che questa frase è una legittimazione del terrorismo e che questo non potrà essere ammesso dallo stato. Il generale ha sostenuto che 1660 membri del PKK hanno beneficiato della legge d’amnistia e che, non è vero, che lo Stato turco stia sostenendo il Puk nella sua guerra o che la Turchia sia in conflitto col PKK stesso.

Non abusate della nostra pazienza.

KurdishObserver, 31/01/01

Osman Ocalan, membro del Consiglio di presidenza del PKK,  ha detto che il partito ha fatto di tutto, negli ultimi due anni, per creare un clima idoneo in senso democratico, la contro parte non ha colto questa possibilità e, soprattutto negli ultimi tre mesi, si è accentuato un clima di oppressione sia in Kurdistan, che in Turchia, oltre che, ancora, all’estero. I responsabili di tutto questo non devono, secondo Ocalan, abusare della pazienza e della benevolenza del PKK. Osman Ocalan ha anche ricordato quanto sia importante la questione della salute del presidente del PKK, Abdullah Ocalan, nell’ambito della soluzione della questione kurda: la Turchia non mostra, infatti, alcun rispetto per la figura del presidente del PKK che, invece, è per i kurdi un simbolo vivente; la mancanza di un minimo riguardo per lui, costretto da due anni, ad un regime carcerario peggiore delle celle di Tipo F, è grave e la pazienza dei kurdi non potrà tollerare ancora per molto una situazione così dura.

Per quanto riguarda la guerra, dopo aver sottolineato le responsabilità degli USA, Osman Ocalan si è rivolto alla nuova amministrazione del Puk, fiducioso che questa voglia perseguire una politica di dialogo, ma è pronto a chiamare il popolo kurdo alla lotta se, invece, il Puk mostrerà l’intenzione di voler continuare a percorrere un sentiero di guerra. Ocalan ha detto, inoltre, che la data del 15 febbraio (l’anniversario della cattura del Presidente Abdullah Ocalan) si avvicina e si è detto sicuro che il popolo kurdo sarà pronto a dare una sua grande risposta democratica. Per Ocalan il popolo kurdo sarà pronto a dare il suo contributo, con decine di migliaia di volontari, in caso di guerra, ma che, proprio per evitare altri spargimenti di sangue, il PKK è sempre più convinto della necessità di trovare una via pacifica che preveda una partecipazione di massa.

I circoli conservatori contro lo sviluppo degli eventi.

KurdishObserver, 24/01/01

          Intervenendo, telefonicamente, a Medya Tv Duran Kalkan, membro del Consiglio di presidenza del PKK, ha ricordato come i recenti sviluppi in Turchia sono il frutto della Strategia per la pace e per la democrazia del Partito. Kalkan ha voluto sottolineare che, in Turchia, sia da parte dello stato, che tra le forze democratiche, c’è chi ha deciso di abbandonare i metodi repressivi dello scorso secolo e scegliendo una politica di dialogo. Accanto a questi resistono, però, coloro che perseverano con le vecchie politiche repressive e ci sono quelli che, invece, le vogliono coprire con un velo di falsa democrazia. Kalkan ha, inoltre, ricordato che i circoli conservatori, al contrario di quello che sembra, stanno perdendo influenza, ma che sono aiutati dall’estero. Il dirigente del PKK ha posto l’accento sull’importanza di liberare la Turchia dalla fobia dell’influenza esterna, e ha ricordato che niente e nessuno potrà distogliere il PKK dal suo cammino verso la democrazia, rigettando la regione nella guerra totale. Dal punto di vista della politica estera, Kalkan ha ricordato come la guerra in Kurdistan sia stata pilotata, da oltre otto anni, dagli USA col nome di “processo di Washington” e ha espresso la speranza che la nuova amministrazione americana voglia cambiare politica nella regione. Kalkan ha detto, infine, che il PKK osserva con attenzione la politica del Puk, le sue mire egemoniche, le epurazioni nella sua amministrazione, il suo tentativo di coinvolgere il Pdk nel conflitto: “Siamo pronti a difenderci con una politica attiva e con una attiva azione militare. I kurdi non possono essere stranieri in Kurdistan. Nella regione Sorani abbiamo più di 1500 guerriglieri, chi ci potrà cacciare?”

 

Il nuovo gioco della Turchia nel Kurdistan meridionale.

KurdishObserver, 03/01/01

La Turchia ha sviluppato, secondo delle informazioni di stampa, un nuovo programma d’azione nel Kurdistan meridionale. Il primo passo di questo piano prevede una presa di posizione turca, per riconoscere i turkmeni come interlocutori terzi tra Iraq e Kurdistan del sud. Il Ministero degli esteri turco sta interloquendo con l’Iraq per ottenere questo riconoscimento, in cambio di un’azione turca contro le sanzioni e, nello stesso tempo, la Turchia sta prendendo contatti con Puk e Pdk per continuare la lotta al PKK. Sembra che Saddam Hussein si sia detto pronto a riconoscere il Fronte Turkmeno come terza forza della regione e, mentre è nota la disponibilità di Talabani, l’unica incertezza deriva dalla posizione di Barzani e del Pdk. La Turchia si sta muovendo per aprire dei nuovi varchi frontalieri col Kurdistan del sud e con l’Iraq: la Turchia vorrebbe lasciare il controllo di questi varchi all’Iraq, mentre Barzani reclama una gestione diretta dei varchi. Sembra comunque che Ankara, prima di prendere una posizione chiara con l’Iraq, stia attendendo di vedere quale sia la posizione della nuova amministrazione USA.

Nel corso del secondo giorno di Congresso del Puk, il capo del partito Talabani ha detto che bisogna evitare che il PKK riesca nel suo tentativo egemonico nella regione e che, a questo scopo, è necessario incrementare la collaborazione con gli USA e la Turchia. Talabani ha anche detto che si stanno avendo dei buoni sviluppi nelle relazioni con l’Iraq, e che, dopo la sua ultima visita ad Ankara, è stata chiarita la posizione turca verso il Puk. Concludendo il suo discorso, Talabani non ha potuto fare a meno di ringraziare gli Usa e il Regno Unito per l’aiuto che danno al suo partito.

Talabani in cerca di alleati per la guerra.

KurdishObserver, 24/01/01

          Il leader del Puk, Jalal Talabani, sta continuando nei suoi tentativi di convincere il Pdk ad unirsi alla sua lotta contro il PKK e, secondo le ultime notizie, sembra che le due parti abbiano raggiunto un accordo nel loro ultimo incontro a Kalacolan, vicino a Suleymania. La televisione del Puk ha riferito che i due partiti hanno raggiunto un accordo basato sulla comune volontà di espellere il PKK dalla regione. L’esponente del Puk, Abdulkadir, usando toni aspri verso il PKK, ha detto che è tempo di aprire nuove relazioni col Pdk, mettendo da parte il processo di Washington e cercando di dare nuova linfa a quello di Ankara. Zebari, uno dei membri del politburo del Pdk Zebari ha espresso, sempre nel corso della trasmissione, la volontà del Pdk raggiungere un accordo col Puk, sui rapporti col PKK ha detto: “Non abbiamo cambiato la nostra posizione verso il PKK. Il PKK è intervenuto negli affari interni del governo. Non è un partito del Kurdistan del sud.” I due partiti hanno rinnovato le decisioni prese a Washington nel 1998, tra le quali quelle che dichiaravano il PKK “organizzazione terroristica che sta causando una crisi regionale.”

 

Lasciate al popolo il diritto di esprimersi.

KurdishObserver, 30/01/01

L’HADEP ha preparato un programma amministrativo, basato su Consigli Municipali e Commissioni di Quartiere, che consentirà al popolo di essere il protagonista delle scelte amministrative. Questo programma dovrà servire a garantire una maggiore partecipazione dei cittadini nell’amministrazione delle 37 città, nelle quali l’HADEP ha vinto le elezioni del 18 aprile ‘99. L’HADEP ha vinto quelle elezioni, in condizioni difficilissime, col motto “Amministreremo noi stessi, e le nostre città, da soli”. Il programma per l’autoamministrazione locale è stato approvato dalla Commissione per gli affari locali, istituita da Kemal Pekoz, e portato, per la approvazione definitiva, all’assemblea generale del partito. I Consigli Municipali dovranno prevedere la presenza di esponenti di tutta la società civile, degli intellettuali, dei docenti universitari, degli amministratori locali, di esponenti delle attività produttive e dovranno svolgere un ruolo di sostegno e di compartecipazione delle scelte che saranno prese dalla Municipalità. L’altro organismo che dovrà essere creato è la Commissione di Quartiere: queste commissioni, che saranno formate da esponenti dei giovani, delle donne, degli anziani, degli insegnati, dovrà discutere i problemi del quartiere dando poi delle indicazioni alla Municipalità centrale. Il programma dell’HADEP prevede anche la creazione di centri sanitari pubblici e gratuiti per le persone più svantaggiate, di centri culturali destinati soprattutto ai giovani e di uffici per il monitoraggio delle condizioni ambientali dei quartieri. Il programma dell’HADEP si conclude affrontando il problema dell’emigrazione, problema molto forte soprattutto negli ultimi venti anni, tra le possibili soluzioni. Il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, un maggiore rispetto per l’arte e l’ambiente sono i punti programmatici principali.

Scomparso un dirigente dell’HADEP.

KurdishObserver, 1/02/01

Due dirigenti dell’HADEP, il presidente del distretto di Silopi Tanis e il suo segretario Denis sono scomparsi dal 25 gennaio. Sebbene le ultime testimonianze li ricordano entrare nel Commissariato di polizia di Silopi, l’autorità locale nega che ciò sia avvenuto. Recenti interrogazioni dell’IHD e dell’HADEP non hanno, finora, avuto risposta. Sia l’HADEP che l’IHD hanno inviato delle delegazioni d’inchiesta a Sirnak e Silopi, ma finora non si è avuto alcun risultato. Secondo delle testimonianze raccolte da Eyup Tanis, congiunto di Serdar Tanis, il 25 gennaio, alle ore 13:30 un veicolo Fiat stava aspettando i due uomini dell’HADEP di fronte all’ufficio postale di Silopi. Tanis, dopo un invito di uno dei due occupanti dell’auto (identificati, poi, come poliziotti) rifiutò di salire sul mezzo, affermando che si sarebbe recato in commissariato solo dietro presentazione di un mandato di comparizione. Tanis ricevette la richiesta di comparizione alle ore 14:30 e ci sono delle indicazioni di un guidatore d’autobus che ricorda di aver lasciato i due membri dell’HADEP proprio di fronte al commissariato. Sia l’avvocato, Osman Baydemir, che il segretario dell’HADEP, Turk, hanno chiesto alla polizia di chiarire la vicenda, anche se, le forze dell’ordine, dal canto loro, negano di aver a che fare con la scomparsa dei due dirigenti HADEP.

Lo stato illegale è entrato in azione.

KurdishObserver, 02/02/01

La scomparsa dei due dirigenti dell’HADEP, minacciati di morte dalla polizia, riapre la questione dell’uccisione delle persone incarcerate. La polizia continua, inoltre, a negare di avere qualcosa a che fare con la scomparsa dei due dirigenti, anche se la testimonianza dell’autista del minibus conferma che i due, prima di scomparire, stavano entrando nel commissariato di   Silopi. Il padre di Tanis ha denunciato alla Corte di giustizia di Sirnak che il figlio, già prima di divenire segretario di zona dell’HADEP, aveva ricevuto delle minacce di morte da parte della gendarmeria: “Convinci tuo figlio a dimettersi da Segretario dell’HADEP. Se non lo farà non potremo garantire sulla sua sicurezza.” Queste cose sono capitate con costanza nel passato, ma si è creduto che quei tempi fossero finiti. Il padre di Tanis ha chiamato in causa le responsabilità del capitano di polizia di Silopi, Suleyman Can che aveva già convocato Serdar Tanis per convincerlo a dimettersi e che, ad un suo rifiuto (Tanis aveva ricordato a lui che essere eletti non è illegale) lo aveva minacciato. Sulla sparizione dei due dirigenti dell’HADEP, e su quella di altri dirigenti del Partito, è stato preparato un rapporto da parte di una Commissione mista composta da esponenti dell’IHD e la Fondazione Turca per i Diritti Umani (TIHV).  Nel rapporto risulta esistere una puntuale denuncia di numerosi casi di sparizioni lasciati irrisolti.

Nel rapporto, tra l’altro, si denuncia che:

·       “dopo tanto tempo sono ricominciate sparizioni fra i fermati.”

·       “ci sono delle testimonianze che provano che Tanis e Denis, prima di scomparire, sono stati visti entrare nel commissariato di Silopi.”

·       “Tanis e Denis sono stati oggetto di pressione a causa della loro militanza nell’HADEP. Più volte gli è stato chiesto di dimettersi.”

·       “L’attività investigativa che si sta portando avanti nell’indagine, non è seria né conforme a quella richiesta dalle NU nei casi di sparizione.”

Le confessioni di Yilmaz.

KurdishObserver, 30/01/01

Il vice Primo ministro turco, Mesut Yilmaz, ha confessato che il programma che la Turchia ha preparato per entrare in Europa non è sufficiente a raggiungere l’obiettivo. La confessione è stata fatta da Yilmaz alla Presidente di turno della UE, la svedese Annel Lindh, durante il vertice di Davos. Yilamz ha ricordato alla Lindh che la Turchia ha già preparato il suo documento di adesione alla UE ma, dato che il documento non rispetta i criteri stabiliti dall’Europa, ha preferito riferire questa deficienza, in questo suo colloquio personale con la Lindh, per evitare brutte sorprese alla svedese. Il vice di Ecevit ha, inoltre, ammesso che la Turchia ha avuto delle difficoltà nel rispettare le linee tracciate dall’Europa e, su diverse materie, non è riuscita nell’impresa; sulla base di questo Yilmaz ha chiesto alla Presidente Lindh di avere pazienza e di mostrare comprensione per la Turchia. Yilmaz ha detto che i ritardi  riguardano le questioni politiche, rispetto alle quali la Svezia ha sempre avuto una sensibilità diversa dalla Turchia. Da parte sua la presidente Lindh ha detto che l’Europa discuterà e prenderà una decisione sull’adesione della Turchia entro febbraio, dopodiché è attesa la risposta turca. La Lindh ha sottolineato l’importanza dei criteri politici e, tra questi, sicuramente quelli che riguardano la libertà e il riconoscimento dei diritti dei kurdi sono tra i principali da garantire.  

Continua lo sciopero della fame.

KurdishObserver, 04/02/01

I familiari dei prigionieri, riuniti nell’associazione TAYAD, hanno smentito le dichiarazioni ufficiali del Ministro della giustizia turco che annunciava la fine dello sciopero della fame. Le famiglie ricordano che c’è stato, sì, un breve periodo di fermo dello sciopero della fame ma che, comunque, quelli che lo hanno fatto  non sono in sciopero della fame estremo e che lo hanno, anzi, ricominciato. I familiari hanno chiesto al ministro di smetterla con le sue bugie.

L’Associazione dei Medici di Istanbul ha sottolineato la sua preoccupazione per la condizione degli scioperanti, condizioni serissime di fronte alle quali i medici sono ora impotenti. Intanto, i prigionieri politici del PKK, nella prigione di Midyat, hanno lamentato un peggioramento delle condizioni (botte, violenze fisiche e mentali) nei loro riguardi.