Bollettino a cura di Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – N.33

Del mondo kurdo                                                                                                                                                                                           

                                                                   Del mondo kurdo

 

 

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Continuano le pressioni sull’HADEP. KurdishObserver- 10/02/01

La polizia ha compiuto un raid presso la sede provinciale di Bitlis del partito. Per due ore la polizia ha sequestrato documenti e giornali. Nelle stesse ore la polizia ha perquisito la casa del dirigente provinciale del partito Lemyie Inanc, ha sequestrato dei nastri di musica kurda e ha arrestato il figlio del dirigente. Altre perquisizioni sono state denunciate, dall’HADEP, nelle sue sedi di Tatvan e Guroymak. Ha avuto anche luogo l’audizione, presso il tribunale provinciale di Van, di 11 amministratori dell’HADEP fermati per connivenze col PKK; dieci sono stati rilasciati ma, Kamil Erkol è ancora in stato di fermo.

Aumentano nuovamente le sparizioni.

KurdishObserver- 09/02/01

Dopo il caso dei due membri dell’HADEP scomparsi si sono registrate altre quattro sparizioni improvvise. Si tratta di Yussuf Kirmizoglu e Hakki Alp di Istanbul, di Erdal Aydin e S. Aydin (15 anni) di Mardin. Kirmizoglu è scomparso da Istanbul il 6 gennaio, dopo aver telefonato ad un suo amico, egli era ricercato dalla polizia e aveva una falsa identità per sviare le ricerche della gendarmeria turca. Hakki Alp, kurdo ma residente ad Istanbul, è invece scomparso la mattina del 5 gennaio mentre si stava recando al lavoro. Il fratello si è rivolto alla IHD per aprire un’inchiesta sulla sparizione. I due fratelli Aydin sono, invece, scomparsi a Mardin: il primo mentre si stava recando in questura, l’altro mentre stava andando a giocare a calcio con gli amici. Il procuratore generale di Ankara ha aperto un procedimento contro Hamza Abay, leader provinciale dell’HADEP di Eskisehir, sulla base delle dichiarazioni da lui rese lo scorso 1. settembre (Giornata mondiale per la pace): “Il problema kurdo non è una questione di maggioranze e minoranze, ma è il problema di dover riconoscere una realtà.”

Il popolo è determinato.                        KurdishObserver- 12/02/01

In tutto il Kurdistan, da Amed a Van si sono tenute delle proteste per dimostrare la loro indignazione per la scomparsa dei due dirigenti dell’HADEP. Una grande folla si è radunata ad Amed davanti alla sede provinciale dell’HADEP, dove il Presidente provinciale Ali Urkuk ha detto: “Continueremo nella nostra lotta per risolvere questo problema. Se necessario, saremo disposti a pagarne il prezzo.” A Mersin la polizia ha impedito che si tenesse una manifestazione davanti al palazzo provinciale dell’HADEP; il Presidente provinciale del Partito, Muzzafer Akad ha in ogni modo tenuto un discorso davanti a centinaia di persone. Messaggi di solidarietà sono arrivati all’HADEP dal Partito del potere Socialista (SIP), dal Partito Laburista (EMEP), dal Partito della Libertà e della Solidarietà (ODP), dalla IHD e dall’Unione degli insegnanti. La Piattaforma democratica di Van ha deciso di inviare una delegazione a Silopi per indagare sulla scomparsa e ha annunciato che inizierà una campagna di pressione, attraverso i giornali, per inviare fax di protesta agli uffici competenti. 

Trovate i membri dell’HADEP!           KurdishObserver- 14/02/01

Tre organizzazioni delle Nazioni Unite, impegnate nella difesa dei diritti umani, hanno richiamato il governo turco a risolvere la sparizione dei dirigenti dell’HADEP scomparsi dal 25 gennaio. I presidenti del gruppo di lavoro delle NU sulle sparizioni involontarie,  del tavolo sui casi di tortura della commissione per i diritti umani e di quello per la libertà di pensiero e di espressione hanno inviato una lettera al Ministro turco per gli affari esteri Ismail Cem ricordandogli l’importanza della difesa dei diritti umani ed esprimendo il loro disappunto per la scomparsa dei due membri dell’HADEP. Le Nazioni Unite sembrano intenzionate ad inviare una commissione d’inchiesta a Batman e ad Amed, dove si sono moltiplicati i casi di sparizione e gli omicidi politici. Questa visita è stata programmata dalle NU dal 1992, ma la Turchia l’ha autorizzata solo adesso. L’ispettore delle NU, Esman Jehangir, si recherà in Turchia dal 19 al 28 febbraio e si incontrerà: con i ministri della giustizia e degli interni, col presidente della commissione parlamentare per i diritti umani, con i membri della Corte per la sicurezza dello stato (DGM), a Batman ed Amed, Jehangir si incontrerà anche con rappresentanti di organizzazioni della società civile.

Non lasciategli tentare l’esperimento MHP.

KurdishObserver- 07/02/01

Ultimamente stanno circolando in Turchia delle voci sulla possibilità di creare, quale ultima spiaggia, un governo monocolore del MHP, Osman Ocalan afferma che tale scelta provocherebbe una guerra a tutto campo contro i kurdi e che deve essere quindi evitata: “Sembra che le forze nazionalistiche di destra e di sinistra puntino a distruggere il clima pacifico che si vuole stabilire. Debbono capire che la questione kurda dovrà essere risolta all’interno di un quadro democratico ma se, al contrario, manderanno il MHP, al potere lo scontro sarà inevitabile. Non debbono tentare l’esperimento MHP.” Ocalan ha anche chiesto al regime turco di non mettere alla prova la forza del PKK che ha dimostrato di avere una grande capacità organizzativa, anche in pace, con dei quadri e dei militanti ugualmente preparati alla lotta politica democratica ma pronti, se necessario, a portare avanti una guerra di guerriglia anche peggiore di quella degli ultimi venti anni. Per quanto riguarda la strategia del PKK, Ocalan ha affermato che la scelta politica è strategica ma che, se necessario, potrà essere accompagnata dalla guerra di resistenza. Osman Ocalan non esclude la necessità della guerra anche ad un livello più alto, ma ha tenuto a ribadire che non è questa la scelta del Partito. “Continuiamo a ripetere che la nostra è una scelta democratica per la Turchia. Vogliamo una Repubblica democratica di Turchia che possa essere patria comune per i kurdi e per i turchi”, ha detto.

Il nome della resistenza è “Serhildan”. KurdishObserver- 14/02/01

Nizamettin Tas, del Consiglio di presidenza del PKK, ha invitato il popolo alla serhildan (intifada) per il 15 febbraio. Tas ha detto che il popolo kurdo ha già mostrato quale via intende seguire per resistere, la via della lotta democratica e culturale, e che la democrazia se la conquisterà da solo senza aspettarsi regali dall’estero. Tas ha affermato che la serhildan dovrà diventare una pratica costante, deve essere continua e dovrà arricchirsi sempre più di contenuti. La serhildan dovrà esprimersi in ogni aspetto della vita quotidiana, un nuovo popolo della serhildan dovrà nascere.” Tas ha anche affermato che, oltre alla lotta metropolitana, i giovani kurdi si debbono preparare alla lotta di montagna, la strada verso le montagne non è chiusa: “Tutti i giovani kurdi si devono preparare alla lotta di montagna. Debbono sviluppare uno spirito di sacrificio ed essere pronti a sacrificarsi anche sulle montagne.” Tas ha concluso il suo intervento con ottimismo affermando che, nonostante le attese, negli ultimi due anni, il PKK si è rafforzato sia dal punto di vista militare che amministrativo e che è in grado di mantenere senza problemi la guida del movimento kurdo.  Inoltre partecipando ad una trasmissione di Medya TV, via telefono, uno dei componenti il Consiglio di Presidenza del PKK Osman Ocalan ha detto: “Il nostro leader vive una  situazione difficile da oltre due anni. Le sue condizioni stanno peggiorando. Nel sistema carcerario turco non c’è altra simile condizione. Il nostro presidente ha detto che la strada per la pace e la Repubblica democratica non è chiusa; ma, ha anche detto che se al popolo kurdo non sarà lasciata altra scelta, il popolo stesso sarà in grado di riprendere la lotta armata con maggiore intensità rispetto a due anni fa. Il popolo kurdo non potrà restare senza guerriglia. Volendo potremmo avere migliaia di giovani con noi sulle montagne, ma non è questa la nostra strada. Anche nell’esercito c’è chi vuole la democratizzazione. Per questo affermiamo che, nonostante gli scontri e la violenza, stiamo andando verso la democrazia.” Ocalan ha anche ricordato che la Turchia ama vantarsi della sua storia e della sua grandezza, ma che nell’opprimere 20 milioni di persone, con una storia millenaria, non c’è nulla di cui vantarsi e di grandioso. Concludendo il suo, intervento a Medya Tv, Ocalan ha invitato tutto il popolo a partecipare in massa alle manifestazioni del 15 febbraio e al Newroz di marzo. (Kurdish Observer, 12 febbraio 2001)

15 febbraio: il giorno dell’unità nazionale.

KurdishObserver- 10/02/01

Il Congresso Nazionale del Kurdistan ha rilasciato un comunicato nel quale invita il popolo ha tenere, il 15 febbraio, delle manifestazioni di massa per celebrare tale ricorrenza come il giorno dell’unità nazionale: “In vista del 15 febbraio, anniversario della cattura del presidente del PKK e Presidente onorario del KNK Abdullah Ocalan, sono aumentati gli attacchi contro il popolo kurdo. Il popolo kurdo deve accrescere la sua sorveglianza, visti gli attacchi contro l’HADEP, contro l’IHD, l’aumento dei casi di sparizione e della preparazione della guerra nel Kurdistan meridionale.” Il comunicato del KNK ricorda che gli sforzi della reazione sono tesi alla distruzione del movimento nazionale kurdo, che già nella prima sessione del KNK si era deciso di dedicare il 15 febbraio all’unità nazionale, e che questo è il giorno della Serhildan. Anche la Confederazione delle associazioni kurde d’Europa (KON-KURD) ha chiamato il popolo, in un suo comunicato, alla lotta democratica in vista del 15 febbraio.

I kurdi non resteranno a casa.             KurdishObserver- 15/02/01

I kurdi protesteranno per il secondo anniversario della cattura del Presidente Ocalan con marce, dimostrazioni, catene umane. A Duesseldorf si terrà una manifestazione che prevederà un concentramento di massa a Burgplatz, con persone che accorreranno da tutta la Germania. I manifestanti vestiranno abiti neri e porteranno delle catene attorno alle mani. Il manifesto della dimostrazione recita: “Quello che vogliono distruggere è la nostra storia. La marcia di Duesseldorf sarà la nostra risposta a quelle forze reazionarie che vogliono distruggere la nostra storia.” A Berlino, invece, sarà la PJA (il Partito delle donne libere) ad organizzare una catena umana dopo una veglia di 24 ore. A Roma è invece prevista una manifestazione davanti alla Camera dei Deputati mentre, in serata, i manifestanti si recheranno al Vaticano per accendere una candela in onore del Presidente Ocalan.

Un gruppo di 40 kurdi sarà in sciopero della fame per protestare contro il complotto, nel documento da loro preparato si legge: “Con le recenti scomparse si cerca di ricreare la situazione del ‘92-’93. Si vuole far tornare quel periodo nero.”

Adesso è il turno della Turchia.               KurdishObserver- 16/02/01

L’Assemblea generale del Parlamento europeo ha approvato, a maggioranza,   l’accordo di base per l’accesso della Turchia nell’UE. Con l’approvazione dell’Accordo, che pone la base legale per il Documento di partenariato, la Turchia è stata messa allo stesso livello degli altri paesi che devono entrare nell’UE. È stato, inoltre, approvato un finanziamento per cinque anni di 177 milioni di Euro l’anno. Nonostante l’approvazione del documento, l’Assemblea generale dell’UE ha in ogni caso criticato la Turchia per la violazione dei diritti umani che sistematicamente compie, per l’oppressione verso i kurdi, per la questione di Cipro e per l’enorme potere del MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale). Molti deputati hanno detto che dagli Accordi di Helsinki la Turchia non ha fatto passi in avanti e che quello che gli hanno dato è “un assegno in bianco”, sottolineando i rischi della situazione. I deputati inglesi e spagnoli del gruppo socialista hanno riferito, in Aula, sull’evacuazione dei kurdi dai loro villaggi e hanno chiesto alla Turchia di impegnarsi per favorirne il ritorno. Tutti i parlamentari hanno richiesto l’immediato rilascio di Leyla Zana.

La Turchia sarà accusata di pirateria per il caso Soysal.                                                       KurdishObserver- 07/02/01

La Corte di Strasburgo sui Diritti Umani ha deciso di aprire un processo sulla cattura piratesca, perpetrata dalla Turchia, del politico kurdo Cevat Soysal. Gli avvocati di Soysal chiedono che la Corte deliberi prima della conclusione del processo in Turchia per evitare futuri atti di pirateria internazionale. La Corte ha accettato il caso a causa dell’illegale procedura che la Turchia ha applicato per catturare Soysal in Moldavia, a causa della detenzione di Soysal malato di epatite B e delle torture da lui subite in prigione. Uno degli avvocati del collegio difensivo di Soysal, Levant Kanak, ha detto che tale atto è dovuto alla nuova attenzione nei riguardi della Turchia cominciata con il caso Ocalan. Kanak si è lamentato del fatto che la Turchia venga ritenuta, costantemente, colpevole di violazione dei diritti umani e si è detto speranzoso che la Corte tenga conto di questa situazione. Ricordiamo che Soysal era rifugiato politico in Germania dal 1995 e che in Turchia contro di lui è stata richiesta la pena di morte.

Il PSF per una conferenza internazionale sulla questione kurda.                                                         KurdishObserver- 22/02/01

Il recente sbarco dei profughi kurdi francesi ha riaperto il dibattito sulle politiche d’accoglienza dell’UE e sulla questione kurda.  A questo proposito il Partito Socialista francese ha proposto una conferenza internazionale sulla questione kurda. Il portavoce del PSF, Vincent Peillon, ha detto che la questione kurda è una questione europea che ricade sulle spalle dell’UE. La portavoce europea per le politiche sulle migrazioni, la signora Pekka Johansson, ha ribadito la necessità per l’Europa di trovare una politica comune sulle questioni dell’accoglienza e della concessione dell’asilo politico. La questione sarà discussa il 15 e 16 marzo, alla riunione dei Ministri degli esteri europei che si terrà a Bruxelles. L’arrivo dei profughi ha aperto un ampio dibattito in Francia sulla questione dell’asilo politico. Il leader del Fronte Nazionale Le Pen ha chiesto di rimandare indietro i kurdi gridando all’invasione della Francia. La signora Daniele Mitterand, presidente della fondazione francese per la libertà, ha invece chiesto il riconoscimento dell’asilo politico per i profughi kurdi. In Francia, da più parti, si dice che la Turchia abbia dirottato questi profughi sulle sue coste come ritorsione contro la posizione francese sul genocidio armeno. Ma ciò è stata duramente criticato dalle autorità di Ankara.

I kurdi riconosciuti ufficialmente nei Paesi Bassi.

KurdishObserver- 20/02/01

Il governo olandese ha riconosciuto alle famiglie kurde, residenti in Olanda, il diritto di ottenere il riconoscimento dell’istruzione in lingua madre per i giovani kurdi nelle scuole olandesi. Una classe sperimentale è stata istituita nella cittadina di Middleburg. La notizia è stata accolta con grande gioia dalla comunità kurda nei Paesi Bassi. Dopo i turchi e gli iraniani, i kurdi sono la terza nazione ad ottenere questo diritto. Alla cerimonia hanno preso parte degli esponenti del KNK e oltre 150 kurdi. I bambini si sono fatti fotografare con in mano un libro titolato “La mia lingua madre è il kurdo”. Il preside della scuola, l’olandese Jan Wiringje, dopo aver salutato i giovani studenti in kurdo ha detto: “I kurdi, come tutti gli altri gruppi etnici hanno il diritto di ricevere educazione nella propria lingua madre. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta

La Germania vende le armi alla Turchia.           KurdishObserver- 09/02/01

La ditta tedesca SIG-SAUEr ha concluso un contratto per la vendita di 60.000 revolver alla Turchia. La SIG-SAUER è una joint venture tedesco-svizzera, la branca svizzera si era rifiutata di vendere le armi ai turchi a causa della guerra che           questi continuano a portare avanti contro il popolo kurdo, il settore tedesco della multinazionale non ha, invece, avuto problemi a concludere lo sporco affare. Per permettere l’esportazione è necessario il placet del Ministero del Commercio tedesco e la posizione di Schroeder non è ancora conosciuta.

La mafia turca in crescita.                    KurdishObserver- 13/02/01

Un rapporto del Ministero degli Interni italiano sottolinea che la mafia turca ha aumentato la sua influenza nel settore del traffico della droga e che non sono stati mai recisi i collegamenti tra la mafia turca e quella italiana. Il rapporto italiano sottolinea che la mafia turca non è direttamente coinvolta nel trasporto della droga: la mafia compra la droga dai paesi produttori quali la Bulgaria, Romania e l’Ungheria e la rivende agli albanesi e ai nigeriani che si occupano del commercio. Il rapporto sottolinea che il 30% della droga italiana arriva dalla Turchia e che, nel 2000, sono stati fermati cittadini turchi con quantitativi di droga per 600 chili e con 3300 pasticche di ecstasy.

Il ruolo turco nella nuova politica USA nei confronti dell’Iraq.                                                 KurdishObserver- 13/02/01

Sembra si stia delineando un ruolo prioritario della Turchia nel sostegno dei gruppi filoamericani presenti in Iraq che, nonostante il sostegno finanziario Usa, non sono in grado di defenestrare Hussein senza il sostegno attivo del vicino anatolico. Secondo fonti diplomatiche americane non basta finanziare il Congresso nazionale irakeno (CNI), ma è necessario ottenere il sostegno logistico siriano, turco e iraniano per avere il successo sperato. Al momento non sembra credibile una cooperazione con Teheran e Damasco e quindi Ankara mantiene un ruolo centrale anche se, da parte turca, non c’è ancora disponibilità per una tale operazione, dato che la Turchia teme una grave situazione di caos che si potrebbe sviluppare nel dopo Saddam. Gli esperti americani vedono un’altra difficoltà, per la realizzazione del piano, nei cattivi rapporti che intercorrono tra il Pdk e il Consiglio Supremo Rivoluzionario d’Iraq, entrambi membri del CNI. Il capo del Congresso, Ahmed Celebi, si è detto speranzoso di poter ottenere dall’amministrazione Bush quel sostegno concreto che non gli è stato dato da Clinton.

 

Si è tenuta a Roma, il 16 febbraio 2001, una Conferenza Internazionale su “L’ADESIONE DELLA TURCHIA ALL’UE: DEMOCRAZIA, DIRITTI UMANI, QUESTIONE KURDA”, organizzata dal Comitato interperlamentare per la prevenzione dei conflitti e il dialogo fra i popoli di cui riportiamo parte del documento finale, nel quale si riconosce che: “i processi di distensione e integrazione tra i popoli rappresentino una scelta strategica per assicurare una prospettiva di pace e cooperazione, di salvaguardia dei diritti umani e di affermazione della democrazia e che ciò sia particolarmente importante per aree del pianeta dove sono in corso conflitti che si trascinano da anni e che rendono non praticabili quei processi di distensione e integrazione, ostacolando, nel contempo, quell’affermazione dei diritti umani e di standard accettabili di democrazia, che sempre più la comunità internazionale assume come parametri fondamentali di riferimento;” (...) riconoscendo la rilevanza del processo di integrazione della Turchia all’UE in quanto “possa essere fondamentale affinché vengano affermati il rispetto dei diritti umani (tra cui l’abolizione della pena di morte), la pace, il riconoscimento e il rispetto delle minoranze, la convivenza pacifica e cooperativa tra le diverse culture e tradizioni e che in tale prospettiva debba essere valutata come vincolo la richiesta di ingresso della Turchia all’UE”. Sulla questione kurda ribadisce la convinzione che “il popolo kurdo e le sue rappresentanze siano, e quindi debbano essere riconosciuti, come uno dei motori essenziali di questo processo di integrazione in Europa e di convivenza pacifica”. Dopo aver sottolineato il ruolo dell’Europa di promozione degli standard internazionali, si auspica “che il popolo kurdo della Turchia, proceda nella direzione di dotarsi di forme di rappresentanza più ampie ed unitarie, tali da favorire un riconoscimento interno ed internazionale che è, comunque, doveroso e necessario”. Concludendo con la richiesta “(...) di avviare, finalmente, un dialogo con il popolo kurdo e le sue rappresentanze per affrontare insieme i nodi delle riforme costituzionali e le garanzie per un nuovo sistema politico (...) che riconosca l’identità culturale e politica del popolo kurdo, garantisca il rispetto dei diritti umani, avvii una pacificazione del territorio del sud est del Paese; ai governi europei di prendere atto della rappresentatività delle forze e degli organismi kurdi e di favorire una loro legittimazione internazionale, così da aprire la strada a un mutuo riconoscimento e dialogo fra le parti in conflitto;” e in fine “agli stessi governi e all’UE di assumere una forte iniziativa anche in sede ONU per un monitoraggio della situazione delle minoranze e dei diritti umani e per l’avvio di un processo di pace, sulla base dei principi del nuovo diritto internazionale e delle esperienze in altre aree del pianeta”.

 

Una delegazione di avvocati italiani sono tornati il 25 febbraio a Roma dopo tre giorni di intensi incontri e iniziative insieme ai loro colleghi.

I  momenti più intensi - ha riferito l'avvocata romana Simonetta Crisci - sono stati la partecipazione alla conferenza stampa tenuta venerdì in piazza, per protesta contro il contemporaneo processo alla presidente Eren Keskin e la minaccia di chiusura della sede di Istanbul per ritorsione rispetto all'impegno in difesa dei detenuti politici, e l'incontro con la famiglia di una giovane detenuta scomparsa durante la cruenta irruzione di Natale nel carcere di Bayrampasa e mai più ritrovata. Gli avvocati italiani, che rappresentavano anche l'Unione dei giuristi democratici italiana ed europea, hanno inoltre incontrato il presidente della Camera penale di Istanbul, anch'essa incriminata nella persona del suo presidente e minacciata di commissariamento da parte del governo turco. In generale gli avvocati hanno potuto constatare la violazione sistematica dei diritti della difesa e la persecuzione dei colleghi turchi, due dei quali, entrambe donne, saranno sotto processo il 21 marzo, proprio il giorno in cui centinaia di osservatori italiani ed europei raggiungeranno la Turchia per vigilare sulla festività del Newroz. La coincidenza consentirà di seguire anche questo processo. La delegazione italiana, la terza in due mesi, al ritorno chiederà di incontrare e informare il governo italiano, che non sembra preoccupato dal moltiplicarsi delle sparizioni e dalla perdurante pratica della tortura in Turchia.