DIALOGO E UNITA’ NAZIONALE PER FERMARE LA GUERRA
Oggi è giorno di lutto e di memoria per tutti i kurdi, in patria e nella diaspora. Nessun kurdo potrà mai dimenticare l’orrore di cinquemila uomini, donne e bambini inermi massacrati tredici anni fa dalle bombe chimiche irakene ad Halabja.
Quella strage, macchia incancellabile sulla coscienza del mondo civile, giunse al termine della lunga guerra combattuta da Iran e Iraq anche sul suolo kurdo, usando le divisioni fra le forze kurde per scagliarle l’una contro l’altra.
Iniziò allora l’esodo di milioni di profughi che prosegue tuttora. Il regime di autonomia succeduto alla guerra del Golfo non ha infatti arrestato nè i conflitti interkurdi, né le operazioni militari dell’aviazione angloamericana e degli eserciti dei regimi confinanti. Il Kurdistan Sud (irakeno), gravato anche dal peso dell’embargo, è tuttora campo di battaglia.
Oggi, alla vigilia della festa del Newroz che ad Halabja fu soffocata dai gas nervini, di nuovo i conflitti interkurdi e la presenza di diecimila militari turchi rischiano di far precipitare il Kurdistan Sud nell’abisso della guerra.
Responsabili della tragedia ricorrente del popolo kurdo sono i regimi che l’opprimono, ma anche il silenzio complice dell’Occidente che avvolse la tragedia di Halabja e l’operazione “Anfall” dell’Iraq allora alleato, come oggi avvolge l’invasione da parte dell’alleato turco.
Solo la fine di ogni collaborazionismo, il dialogo fra le forze kurde, l’unità e l’azione diretta del popolo kurdo, potranno impedire l’ingerenza dei regimi e consentire una soluzione democratica della questione kurda nei diversi paesi e nell’insieme del Medio oriente.
In questo spirito, e nel ricordo dei martiri di Halabja, l’intero popolo kurdo si prepara a celebrare in ogni parte del Kurdistan il Newroz del 21 marzo, festa di libertà e di pace.
CONSIGLIO
DI PRESIDENZA DEL PKK
(PARTITO
DEI LAVORATORI DEL KURDISTAN)