
A tutte le organizzazioni pacifiste e le forze e le persone amanti della pace
Cari amici,
il documento che vi allego ha un valore storico. Per la prima volta una forza politica kurda enuncia e propone un progetto organico teso ad eliminare quello che storicamente è stato il principale ostacolo alla realizzazione delle aspirazioni nazionali e sociali del nostro popolo: i conflitti intestini, largamente eterodiretti.
Questo documento si aggiunge e completa lampio Progetto di pace approvato nello scorso gennaio dal VII Congresso straordinario del PKK.
La situazione in cui questo documento si inserisce, e che tende a cambiare, è altamente drammatica. Nel Kurdistan Sud (irakeno) la Forza di difesa del PKK, ritiratasi dalla Turchia per avviare unilateralmente un processo di disarmo e di pace, è sottoposta in questi giorni a un intenso attacco da parte delle milizie del PUK di Calal Talabani, che si è temporaneamente sostituito al PDK nel ruolo tradizionale di alleato subalterno del regime turco.
Dopo la chiusura delle sedi del giornale "Azadiya Welat" e della Mezzaluna Rossa kurda e larresto di decine di attivisti a Suleymanye, e dopo gli incontri di Ankara fra Talabani e i vertici politici e militari turchi, a Suleymanye e sulle pendici del monte Kandil si contano ora le prime vittime sia civili (famiglie considerate simpatizzanti del PKK), sia militari. Lemittente Media-Tv ha documentato linvio al Puk di convogli di armamenti turchi, uno dei quali ha rivelato il suo contenuto in seguito a un incidente stradale.
Il regime turco non abbandona lillusione di eliminare dalla scena il maggior partito politico kurdo. Allintensificata repressione interna (le carceri disolamento, le ricorrenti offensive militari, gli ostacoli al ritorno dei profughi e alla ricostruzione dei villaggi, la persecuzione del partito Hadep e la compressione delle autonomie locali kurde) corrisponde, allesterno, la guerra "per procura" attraverso la contrapposizione di kurdi a kurdi.
Duecentomila donne e uomini riuniti a Diyarbakir nel Newroz del Duemila, quasi altrettanti kurdi della diaspora riuniti il 2 settembre a Colonia, testimoniano lindistruttibile speranza di pace e liberazione del nostro popolo. Di questa speranza è interprete oggi, dal carcere di Imrali, il presidente Ocalan e il suo partito, il Pkk, protagonista come ho detto nel corso della Marcia Perugia-Assisi - della prima proposta politica di disarmo unilaterale nella storia dei movimenti di liberazione.
Come chiarisce il progetto allegato, fino al conseguimento di una pace durevole e giusta nessun partito kurdo può rinunciare totalmente alla sua forza armata. Ma le armi del PKK oggi tacciono, proponendo pace.
Il futuro di questa proposta, e la speranza di un intero popolo, dipende oggi dagli eventi di Suleymanye e di Kandil. Ci attendiamo che, come già fece nella scorsa estate la Comunità kurda in Italia, tutti i kurdi della diaspora e i loro amici in Europa si esprimano con chiarezza contro i conflitti fratricidi, per una regolazione pacifica di tutte le controversie interkurde.
E questo il senso strategico del documento che vi sottoponiamo, approvato solennemente dallAssemblea nazionale del PKK ed ora affidato alliniziativa del massimo organo rappresentativo del nostro popolo, il Congresso nazionale kurdo.
Il PKK ha anche proposto al PUK, al PDK e a tutte le forze e i partiti kurdi colloqui bilaterali e multipli, ed ha proclamato un cessate il fuoco. Salvo la legittima difesa delle sue unità guerrigliere attestate in posizione non offensiva sulle montagne, il PKK ha ribadito che non sparerà un colpo su fratelli kurdi.
E evidente però che se allincarcerazione dei "gruppi di pace" in Turchia si dovesse aggiungere una guerra devastante contro i loro compagni ritiratisi sui monti del Sud Kurdistan, il processo di pace avviato ad Imrali subirebbe un colpo durissimo.
LEuropa non può tacere. Ci affidiamo a tutti voi: che mille prese di posizione facciano abbassare le armi fratricide nel Kurdistan!
Con i migliori saluti,
Hevi Dilara
Rappresentante del UIKI (Ufficio dinformazione del Kurdistan in Italia)
06.42013576 fax 06.42013799 E-mail md8067@mclink.it
PROGETTO DI UNITA NAZIONALE PER LA PACE E LA DEMOCRAZIA
Premessa
Lumanità, in questo inizio del nuovo secolo, ha in sé le potenzialità per una soluzione in avanti dei propri problemi. Le acquisizioni del secolo trascorso consentono di proiettare a un livello più alto le istanze di pace, libertà e democrazia. Per realizzare queste istanze di valore universale, e perché il mondo non regredisca alle guerre e ai conflitti forieri di tante sofferenze, è ineludibile il metodo del dialogo e del confronto costruttivo. E questo metodo che si va facendo strada nella soluzione dei problemi immediati e di prospettiva aperti a livello planetario, dando concretamente la misura dello sviluppo dellumanità.
La situazione in cui si trova attualmente il popolo kurdo, nel suo sforzo di far fronte alle proprie questioni nazionali e sociali, è in flagrante contraddizione con questa tendenza di portata mondiale. Le soluzioni individuate dallumanità nel suo complesso, rispetto ai suoi problemi di coesione sociale e nazionale, trovano i kurdi in uno stadio fortemente arretrato. Una lotta ormai secolare, che pure ha consentito inestimabili acquisizioni, evidenzia ormai linsufficienza dei suoi presupposti tattici e strategici rispetto agli obiettivi della liberazione nazionale e dello sviluppo sociale. Tuttavia questa lotta ha il merito di aver disvelato limpraticabilità di una politica di negazione e soppressione dellidentità nazionale kurda da parte delle potenze dominanti, che si trovano ora obbligate a individuare una nuova strada. E così che la soluzione dei nostri problemi sociali e nazionali si proietta nel XXI secolo.
Insieme alle pulsioni negazioniste originate dallottuso nazionalismo dei regimi dominanti, anche il nazionalismo primitivo, lopportunismo miope e il collaborazionismo legati al frazionamento e allarcaica struttura feudale hanno contribuito ad impedire quella soluzione della questione kurda, che a sua volta è condizione per risolvere in avanti larretratezza e le tensioni del Medio oriente.
Queste tendenze, alimentate ad arte allinterno della società kurda dalle potenze egemoni, oltre ad allontanare ogni possibile soluzione, hanno dato vita a ricorrenti conflitti intestini che disintegrano e rischiano di azzerare le dinamiche di coesione nazionale. Nessuno sviluppo positivo è possibile se a questi scontri, che perpetuano le sofferenze del nostro popolo e ne comprimono le potenzialità, non si sostituirà un nuovo percorso di democrazia, pace e coesione nazionale. E questa la dinamica che tutte le forze kurde devono sforzarsi di attivare, prendendo atto della bruciante assurdità della situazione attuale e ponendo fine ai conflitti intestini.
Nonostante lassoluta evidenza di questi dati, il movimento nazionale kurdo nel suo complesso si presenta oggi incapace di un approccio teorico e pratico che conduca al superamento della parcellizzazione e dei conflitti interni. Persino di fronte alla cospirazione internazionale tesa a colpire, nella persona del nostro presidente Abdullah Ocalan, la lotta per la libertà dellintero popolo kurdo, una parte dei movimenti kurdi si è prestata a farsi strumento contro laltra, nella speranza di trarne un qualche vantaggio politico. Atteggiamenti e comportamenti di questo tipo hanno condotto il movimento nazionale kurdo a ripiegarsi nel conflitto militare e politico al proprio interno. Lungi dal lasciarsi coinvolgere in questa spirale distruttiva, il PKK rigetta lo scontro e la sua logica politica e ripropone un percorso di pacificazione nazionale, unità e democrazia.
Se è vero che gli sviluppi positivi a livello mondiale e le esperienze accumulate dalla nostra lotta consentono oggi di intravedere, anche nel rapporto con le potenze egemoni, la possibile soluzione della questione nazionale kurda in una prospettiva di libera unione pacifica e democratica, allora la pace, la democrazia e la coesione nazionale fra i kurdi divengono una necessità stringente. Il nostro partito, cosciente della profonda responsabilità che gli spetta nella risoluzione dei nostri problemi nazionali e sociali, considera dunque irrinunciabili i principi e le proposte di pace, democrazia e unità nazionale che seguono, e si impegnerà con tutte le sue forze per realizzarle.
A. Per la pacificazione nazionale interkurda
1. Fintanto che il popolo kurdo sarà sottoposto a politiche di negazione e di annientamento da parte degli stati che lo tengono soggetto, istigati e sostenuti da potenze straniere, l'esistenza di una propria forza armata andrà ritenuta necessaria e legittima, allo scopo di tutelare e sviluppare i propri diritti nazionali.
2. Va assunto come principio fondamentale il fatto che le forze armate delle diverse organizzazioni, istituzioni e aggregazioni sociali kurde debbano limitarsi alla sola funzione di difesa esterna, e siano unificate nella maggior misura possibile in una forza armata nazionale. La dipendenza da potenze straniere, o l'uso delle forze armate luna contro laltra nella risoluzione delle contese interne in nome di meschini interessi, si configurano come crimini contro la nazione, e come tali vanno sanzionati.
3. Insieme alle politiche di negazione ed annientamento da parte degli stati dominanti, a minare la coesione nazionale e ad aprire la strada ai conflitti intestini sono le politiche di meschino interesse e di collaborazionismo da parte delle forze dei clan feudali. Tutte le forze nazionali kurde hanno il dovere di rigettare questi orientamenti e adottare un approccio di pace, al fine di assicurare la concordia nazionale.
4. Se è vero che un assetto democratico della nazione non può darsi senza pace, una pace nazionale che non si fondi sulla democrazia non è né realistica né duratura. Per conseguire una durevole pace nazionale è dunque necessario conseguire la liberazione nazionale e al tempo stesso sviluppare un sistema democratico. Questo è il compito fondamentale che sta di fronte a tutte le forze nazionali kurde.
5. Al fine di assicurare e stabilizzare la pace nazionale, è indispensabile creare una cultura di pace e modularla rispetto ai livelli di democrazia nella popolazione. Tutte le forze nazionali kurde devono assumere come punto programmatico fondante la creazione e lo sviluppo di una cultura di pace, e devono rivolgere il massimo impegno a questo fine.
6. Ogni forza deve esaminare e risolvere le questioni suscettibili di produrre conflitti alla luce della concordia e degli interessi nazionali, e non delle proprie politiche ed interessi particolari.
B. Per un assetto democratico della nazione kurda
1. La condizione fondamentale per garantire una vita democratica a livello nazionale è il superamento di ogni tipo di particolarismo e dell'approccio tipico dei clan feudali, espressione di interessi ristretti. Tutte le forze nazionali kurde, se intendono essere forze nazionali nel vero senso della parola, devono assumere un approccio pienamente democratico. Esse devono rigettare e combattere attivamente tutte le forme di relazione e stile di vita di clan o feudale che le potenze esterne vorrebbero imporre al Kurdistan, insieme al dispotismo ne scaturisce.
2. Le libertà di espressione e di organizzazione sono requisiti indispensabili della democrazia. Tutte le forze nazionali kurde devono far proprio questo basilare assunto democratico. Esse devono assolutamente lasciarsi alle spalle la mentalità proibizionistica prodotta dalle politiche di negazione e annientamento dei regimi dominanti, assieme agli atteggiamenti antidemocratici che traggono origine dalla struttura tribale e feudale. Deve affermarsi in Kurdistan un contesto di totale libertà di pensiero e di espressione in ogni campo, ed ogni partito e organizzazione kurda possa organizzarsi ed operare liberamente. Tutti i partiti nazionali e le organizzazioni kurde devono assolutamente attenersi e praticare questo fondamentale requisito democratico.
3. Tutti i partiti e le organizzazioni nazionali devono contemperare lesigenza di preservare le rispettive differenze con quella della mutua convivenza democratica fianco a fianco. Essi devono gradualmente ricomporre le fratture interne ed organizzare invece comuni iniziative politiche, culturali, diplomatiche ed economiche, sforzandosi di istituzionalizzarle e renderle permanenti sulla base di una capacità relazionale pluralistica.
4. Tutti i partiti e le organizzazioni kurde devono assumere come fondamentale dovere nazionale la difesa della democrazia kurda e delle forze democratiche, qualora siano soggette ad aggressioni provenienti da potenze straniere e da ambienti antidemocratici.
5. Tutti i partiti e le organizzazioni kurde devono fare propria l'attitudine alla critica costruttiva e all'espressione dei propri punti di vista entro i limiti della democrazia, evitando invece comportamenti esibizionistici e provocatori.
C. Per relazioni corrette con la società civile e gli apparati statali dei paesi dominanti
1. Le relazioni con tutte quelle forze sociali e istituzionali che, nei vari stati dominanti, riconoscano i diritti nazionali democratici del popolo kurdo, vanno regolate in base ai principi della convivenza e dellazione comune, in spirito di pace e di amicizia. La finalità deve essere il conseguimento di una trasformazione democratica e di una libera unione, sulla base della soluzione democratica della questione kurda.
2. Le relazioni con i paesi dominanti vanno regolate in base ai principi della risoluzione della questione kurda, di un sistema democratico e di una libera unione. Va rigettata, viceversa, la loro politica di strumentalizzazione tattica dei kurdi nei reciproci conflitti.
3. Va assunto come dato fondamentale il fatto che il movimento nazionale kurdo, lungi dallaggravare e rendere insolubili le contraddizioni fra le potenze dellarea, mira a risolverle e ad avvicinare fra loro i diversi paesi, nellottica della graduale costruzione duna Unione democratica del Medio oriente.
4. Le relazioni che partiti ed organizzazioni kurde intrattengono con i regimi dominanti non devono comportare alcun atteggiamento ostile nei confronti di altri partiti od organizzazioni kurde. Le connessioni finalizzate a produrre ostilità reciproca vanno considerate e sanzionate come crimini nazionali. Lo scopo devessere che tutte le forze nazionali kurde assumano gradualmente una posizione comune nelle relazioni con le società e gli stati vicini.
D. Per correggere e promuovere le relazioni internazionali
1. Va considerato un crimine contro la nazione, e sanzionato come tale, il fatto che unorganizzazione kurda sviluppi relazioni internazionali passibili di danneggiare un'altra organizzazione kurda.
2. I partiti e le organizzazioni kurde devono sforzarsi di costruire, nella misura del possibile, un punto di vista comune nelle relazioni internazionali, e devono inoltre informarsi reciprocamente circa le relazioni intrattenute con le diverse potenze internazionali.
3. La soluzione del problema kurdo deve essere valutata sia dal punto di vista del Kurdistan nel suo complesso, sia nei concreti sviluppi allinterno di ciascuna delle sue parti, ossia il Kurdistan iracheno, iraniano, siriano e turco. Lobiettivo deve essere la creazione di una comune diplomazia kurda, per far convergere gli sforzi verso una soluzione complessiva.
4. Va sviluppato un impegno multiforme e comune nei confronti dellopinione pubblica mondiale, affinché tutti i popoli acquistino coscienza della lotta del popolo kurdo per la libertà nazionale e la democrazia, e siano solidali con essa.
E. Per sviluppare l'unità nazionale
1. E fondamentale superare ogni tipo di divisione, ogni approccio basato su interessi ristretti, ogni campanilismo, localismo e particolarismo che, originato dalla struttura tribale e feudale, ostacoli lo sviluppo e lunità nazionale.
2. La pace non potrà affermarsi stabilmente se non sulla base dellunità nazionale. Per superare lattuale frammentazione e conflittualità e conseguire una pace durevole, è dunque necessario che tutte le forze nazionali agiscano in armonia e intraprendano uno sforzo comune.
3. La democratizzazione dei regimi dominanti e dei loro assetti sociali è connessa indissolubilmente ad una soluzione democratica del problema kurdo basata sul principio della libera unione, mentre è possibile sviluppare lunità e le relazioni nazionali kurde anche senza la scomparsa degli attuali confini. Tutti i partiti e le organizzazioni kurde devono assumere come obiettivo centrale lo sviluppo e l'unità nazionale.
4. Il Congresso nazionale kurdo (KNK) deve diventare il massimo organo rappresentativo e decisionale della nazione. Nessuna forza nazionale deve restare al di fuori di questo organismo, e quelle forze che ne restino fuori, pur potendovi trovare adeguata rappresentanza, vanno considerate estranee alla legalità nazionale.
5. Una Conferenza nazionale di pace andrà programmata per iniziativa del Congresso nazionale kurdo. La finalità della Conferenza devessere il superamento dei problemi vissuti dal movimento nazionale kurdo e linstaurazione di una pace democratica. Essa deve essere istituzionalizzata, così da garantire durevolmente la pace nazionale e lassetto democratico.
Misure urgenti necessarie per porre fine ai conflitti in corso
1. Al fine di creare un contesto in cui i problemi possano essere risolti attraverso il dialogo politico, tutte le forze attualmente in conflitto, e in primo luogo il PDK, il PUK ed il PKK, devono osservare un cessate il fuoco reciproco ed avviare incontri finalizzati a un patto di non aggressione.
2. Tutte le forze devono dismettere la guerra propagandistica volta ad additarsi e denunciarsi lun laltra, e gli organi di stampa e televisivi vanno chiamati a servire la concordia nazionale.
3. I partiti e le organizzazioni devono mostrare rispetto per la reciproca esistenza, ed astenersi da approcci e comportamenti che comportino uninterferenza nelle altrui questioni interne.
4. Tutti i prigionieri e i combattenti catturati devono essere incondizionatamente rilasciati, come atto di buona volontà al fine di contribuire ad atmosfera di pacificazione nazionale.
Conclusioni
Affidiamo il progetto di pace, democrazia e unità nazionale qui esposto, con le sue motivazioni, i suoi princìpi fondanti ed i compiti da svolgere urgentemente, alle forze nazionali kurde, al nostro popolo ed a tutti gli ambienti interessati. Occorrerà il contributo di tutti per far maturare le condizioni necessarie alla sua realizzazione, ma il nostro partito è chiamato ancora una volta a compiere ogni sacrificio in questo senso. Ci attendiamo che anche il Congresso nazionale kurdo faccia proprio questo progetto, e sulla sua base assuma un ruolo e un impegno più attivo.
Assemblea nazionale del PKK Secondo incontro ordinario 11 settembre 2000