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Bollettino a cura di Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia – N.29

Del mondo kurdo

 

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Il governo non riesce a fermare lo sciopero della fame.

KurdishObserver, 17/12/00

La soluzione positiva dello sciopero della fame è appesa ad un filo: la Commissione sui Diritti Umani nominata dalla Grande Assemblea e gli intellettuali impegnati a trovare uno sbocco positivo alla vicenda, non riescono a portare avanti il negoziato, data la mancanza di volontà del Ministro Turk di assumersi le responsabilità del caso. In una conferenza stampa, tenutasi al Ministero della Giustizia, il Ministro Turk ha detto che è pronto a portare avanti un progetto risolutivo ma che, in caso di esiti tragici, la responsabilità dovrà ricadere sugli scioperanti. Turk ha ricordato che ci sono 1100 prigionieri in sciopero della fame e che 249 di questi sono prossimi alla morte. Turk ha detto che le prigioni Tipo F sono state progettate secondo gli standard della UE e del Consiglio Europeo e che saranno realizzate con la collaborazione di organizzazioni professionali. Ricordando che la costruzione delle prigioni Tipo F è stata rimandata, Turk ha ricordato che si terranno in ogni modo in considerazione le critiche sociali al progetto. Per Turk il progetto delle celle è irrinunciabile e non potrà comunque essere sostituito da un sistema carcerario a camerate comuni, come richiesto da alcuni detenuti. Il programma esposto dai detenuti di camerate per 20 prigionieri è stato definito da Turk "un programma politico".

Sezer: "Fermare lo sciopero della fame."

Il portavoce del Presidente della Repubblica Metin Yalman ha spiegato le opinioni del capo dello stato turco: "Il Presidente è stato informato dello sciopero della fame dal Ministro Turk. Il governo sta portando avanti tutti gli sforzi necessari per bloccare quest’azione. Non si può accettare azioni che minacciano di blocccare il diritto alla vita."

I prigionieri politici del PKK chiedono una presa di coscienza. KurdishObserevr 18/12/00

I prigionieri politici del PKK, detenuti nelle galere della Turchia e del Kurdistan, affermano che il dialogo per risolvere lo sciopero della fame causato dalla decisione turca di creare le celle d’isolamento Tipo F è ad un punto morto, vista la non volontà del Ministro Turk di aprire un dialogo serio. Ali Sapan e Sabri Ok, a nome dei 10.000 detenuti politici del PKK, hanno rilasciato una dichiarazione nella quale dicono: " Non è vero che la sciopero della fame nella prigione di Bayrampasa è terminato a seguito di sviluppi positivi della questione, e non è vero che il governo ha deciso di dialogare con i prigionieri. Continueremo il nostro sciopero fino al soddisfacimento delle nostre richieste.

Come prigionieri politici, membri del PKK, ripetiamo le nostre richieste:

Bloccare, immediatamente, la costruzione delle prigioni Tipo F.

Garantire la piena libertà di pensiero e di espressione.

Eliminare la Legge d'emergenza in Kurdistan.

Dichiarare un’amnistia generale per assicurare la pace sociale.

Miglioramento delle condizioni di prigionia di Ocalan."

Operazione "Mercy": massacro nelle carceri.

KurdishObserver, 21/12/00

Lo stato turco ha mostrato, nuovamente, il suo volto sanguinario. L’operazione turca "Mercy" tesa a bloccare lo sciopero della fame dei prigionieri politici ha provocato un massacro. La cosa più orribile è accaduta nella prigione di Bayrampasa dove 6 donne sono state bruciate dalla polizia (e non è vero, come si è affermato all’inizio, che si sono date fuoco). Per bloccare lo sciopero della fame contro il progetto delle celle "tipo F", il Primo Ministro Ecevit ha deciso, in una riunione segreta al Consiglio dei Ministri, di ordinare l’assalto alle prigioni. Secondo le prime notizie il numero delle vittime è di tredici, uccise dall’attacco fatto con armi pesanti dalla polizia.

La prigione di Bayrampasa è stato il principale teatro di questa vigliacca azione: i prigionieri sono stati attaccati con gas, con armi pesanti usate dagli elicotteri e con mitragliatori e pistole usate dalla polizia. Il regime turco si è, oltretutto, vantato di quest’azione definendola una dimostrazione della "determinazione dello stato". Il Pubblico Ministero di Istanbul, Ferzan Citici, ha addirittura legittimato l’azione della polizia assumendo come farneticante giustificazione l’utilizzo, da parte dei prigionieri, di armi, bombe e kalashnikov.

Presentiamo una breve scheda che dimostra come la Turchia crede giusto "risolvere" i problemi nelle carceri:

5/7/2000: 67 prigionieri nel carcere di Burdur sono stati feriti, ad uno è stato tagliato un braccio.

26/9/2000: nella prigione di Ulucanlar ci sono stati 10 prigionieri uccisi e 85 feriti.

24/9/96: nel carcere di Diyarbakir 10 prigionieri del PKK furono uccisi a sprangate e legnate e 23 furono feriti.

Le giustificazioni di Ecevit…

KurdishObserver, 21/12/00

Ecevit, che ha dato il suo via all'operazione "Mercy", ha affermato che l’operazione è stata effettuata per difendere "i terroristi dal loro stesso terrorismo". Senza la minima vergogna, Ecevit si è addirittura permesso di dire: "Abbiamo mostrato pazienza per settimane cercando di evitare l’intervento armato. Tutte le nostre forze stanno lavorando con pazienza per evitare violenze e per non perdere vite umane." Mentre parlava decine di corpi erano portati fuori dalle carceri… Ecevit ha inoltre detto che, alla luce di questi fatti, tutti ora sano l’importanza di portare avanti il progetto delle prigioni "Tipo F" e che le dichiarazioni del Ministro della "Giustizia" Turk (che aveva affermato l’intenzione di bloccare, per il momento, il progetto) erano state rese solo per tenere buona l’opinione pubblica.

… e quelle di Turk.

In una dichiarazione sanguinaria, Turk ha fatto capire che gli incontri dei giorni scorsi coi prigionieri erano un bluff e che i massacri continueranno: "Le prigioni nelle quali si sta sviluppando la nostra operazione, sono quelle nelle quali le organizzazioni terroristiche hanno il controllo delle camerate. Detto questo, una facile operazione nelle prigioni in questione era fuori discussione. L’operazione, quindi, continuerà fino al suo pieno successo."

Ad Ankara vige la legge marziale.

Numerosi scontri tra polizia e manifestanti si sono registrati in tutto il paese. La polizia ha attaccato qualunque gruppo di due o tre persone che si riunivano a Kizilay (centro d'Ankara) arrestandone dozzine. Il portavoce della Camera degli architetti e degli ingegneri turchi (TMMOB) ha letto una dichiarazione di solidarietà ai manifestanti e, la polizia, non in grado di fermare gli applausi, ha caricato e arrestato decine di persone. Contemporaneamente la polizia ha attaccato la sede del partito socialista turco (TSIP) arrestando 52 persone (tra queste 21 donne). Gli scontri sono proseguiti tutta la notte: il bilancio attuale è di circa 200 fermati.

HADEP: Noi accusiamo Ecevit.

Sui massacri nelle prigioni anche l’HADEP ha voluto far sentire la sua voce, espressa dal vicepresidente del partito Ahmet Turk: "Gli sforzi turchi di isolare i prigionieri politici dagli altri detenuti e di isolarli tra loro, spingendoli ad un isolamento fisico e intellettuale sono anacronistici. Accusiamo il governo per quello che sta succedendo ma, contemporaneamente, lo invitiamo a fermare il suo piano."

L’esercito turco invade il Kurdistan meridionale. KurdishObserver, 19/12/00

Il Consiglio di presidenza del PKK ha detto che l’esercito turco è penetrato, con centinaia di mezzi pesanti, nel Kurdistan meridionale a supporto del PUK, e che un attacco in grande stile è possibile anche in tempi molto rapidi.

Il PKK ha quindi invitato l’opinione pubblica ad impegnarsi per far fallire questo piano, e ha esortato il popolo alla Serhildan (intifada kurda) per respingere questo ennesimo tentativo di distruggere il movimento. Il Consiglio di Presidenza aggiunge: "Il PUK, che non è stato in grado di sconfiggerci nonostante il sostegno militare e logistico turco, ha ora coinvolto in pieno la Turchia nella guerra." Le truppe turche sono entrate nella regione tra il 17 ed il 18 attraverso il valico di Habur e si sono posizionate a Ranya e Carkuma. Il PKK ha inoltre criticato il PUK, che non si è degnato di rispondere agli appelli per la pace lanciati dal KNK (Congresso Nazionale Kurdo).

43 guerriglieri hanno perso la vita.

Il Consiglio ha ricordato che 43 guerriglieri hanno perso la vita nell’eroica difesa del territorio nazionale contro l’assalto del Puk, che ha invece perso più di 100 peshmerga. Il PKK ha inoltre ricordato che la gran parte delle sue vittime erano giovani leve disarmate e uccise spietatamente, il 14 settembre, dai peshmerga del PUK. Il PKK non ha, comunque, rinunciato a porre un’ennesima offerta al PUK per costruire insieme la libertà del popolo kurdo.

Il PKK ha ricordato alla Turchia che una guerra nel Kurdistan meridionale si estenderà inevitabilmente in tutta la regione: "La Turchia non può pensare di risolvere la questione kurda con la guerra. Una volta che la guerra inizia e sfugge dal controllo finirà per ritorcersi contro tutti."

Proteste kurde in tutta l’Anatolia.

I membri dell’HADEP, riunitisi ad Ankara, hanno protestato contro gli assalti del PUK verso il PKK. Il Presidente di Ankara dell’HADEP, Veli Aydogan, ha detto che la guerra del PUk sta provocando una recrudescenza della violenza in Turchia. Anche gli studenti del distretto di Siirt hanno protestato contro il PUK e la sua guerra allestendo un blocco dell’autostrada; anche Urfa è stata protagonista di proteste contro il PUK.

La guerriglia ha iniziato il contrattacco.

KurdishObserver, 9/12/00

La guerriglia da due giorni ha iniziato il contrattacco per rispondere all’offensiva del PUK, si ha inoltre notizia di un ammassamento di truppe del PUK nelle aree di Kalatuka ovest e Karox. Le forze del PKK hanno attaccato tre postazioni di peshmerga del PUK nella zona di Karox , attacchi che hanno causato ai peshmerga delle gravi perdite. Il PUK ha perso nove uomini e ha lasciato molte armi nelle mani del PKK.

Altri scontri hanno provocato la morte di 15 peshmerga mentre il PKK ha perso due combattenti: Sosin e Bedran. Dopo essersi ritirato, il PUK si è stabilizzato sulla linea Kalatuka-Karox ed ha iniziato un bombardamento pesante in aree nelle quali presume ci siano guerriglieri del PKK. Uno dei membri del Consiglio di Presidenza del PKK Nizamettin Tas, commentando la recente legge turca sull’amnistia, ha detto: "La Turchia fa un passo avanti e cinque indietro. Non coinvolge mai il popolo nelle sue scelte. Il vero problema della Turchia è che c’è uno scollamento tra chi decide e coloro che poi vivono sulla propria pelle queste decisioni. Questo impedisce di arrivare a delle soluzioni reali." Tas ha invece fatto notare che, al contrario, la nazione kurda si muove sempre con entrambe le sue gambe, e che spesso il popolo agisce prima del movimento: "Questo metodo dovrebbe essere esportato in Turchia." Per quanto riguarda il problema delle celle Tipo F, Tas ha affermato che, per venirne a capo, è necessario legare questo problema a quello più generale del processo di democratizzazione della Turchia.

Il piano USA è in atto. KurdishObserver, 20/12/00

Dal Consiglio di Presidenza del PKK, Duran Kalkan, intervenendo ad un programma televisivo di Medya Tv, ha inquadrato l’intervento turco nel Kurdistan meridionale all’interno di un più ampio programma internazionale: "Tutte le potenze regionali stanno facendo dei preparativi e aspettano l’occasione giusta. L’invasione di questa regione fa parte dell'ampia cospirazione contro il nostro partito. Da una parte si cercano nuovi scontri con l’Iraq, dall’altra si vuole liquidare il nostro partito. Colin Powell, responsabile esteri del nuovo presidente USA, ha subito affermato che il primo obiettivo della loro politica estera è la distruzione del regime irakeno, mentre il secondo è la garanzia d’Israele. Eventuali azioni americane contro l’Iraq porteranno, sicuramente, ad un'azione molto vasta della Turchia nel Kurdistan meridionale. Noi siamo in una posizione difensiva, pronti sempre a difendere i diritti del nostro popolo. Chiaramente ciò non vuole dire che resteremo immobili mentre i nostri avversari ci attaccano. Abbiamo preparato delle reazioni adeguate."

Alleanza nazionale contro il complotto.

"Sul popolo kurdo e sui suoi intellettuali ricade una grande responsabilità. Facciamo appello a tutti i partiti e le associazioni kurde. Stiamo preparando una grande alleanza nazionale che potrebbe includere anche gli assiri e i turcomanni."

Kalkan ha ricordato che questa politica porterà la Turchia al collasso e che l’allarme è già stato lanciato dalla Confindustria turca, dall’Unione Europea e dal FMI: "L’oligarchia vuole portare la Turchia al collasso per i suoi interessi."

Salutiamo la resistenza nelle prigioni.

"E’ stato affermato che lo sciopero della fame nella prigione di Bayrampasa è stato interrotto e che ciò ha spezzato la resistenza del partito, indicato come il manovratore della rivolta. Le azioni di Bayrampasa non sono collegate direttamente al nostro partito, ma azioni come queste, nelle condizioni nelle quali versano le carceri turche, sono sempre state e sempre saranno portate avanti. Noi salutiamo e ringraziamo questi resistenti dando loro il nostro pieno appoggio morale."

Il PKK è una forza decisiva.

"Il PKK è un partito moderno. Una federazione mediorientale, la grande utopia del PKK, servirà a spingere l’imperialismo fuori dalla regione. Recentemente il PKK è stato indicato, da influenti circoli turchi, come una forza –minaccia politica-. Quello che viene, anche indirettamente, affermato è che il nostro è un partito di massa, moderno e radicato. Centinaia di migliaia di kurdi, tra i quali anche povera gente, sono giunti ad Ankara per il Congresso dell’HADEP: questa è politicizzazione. Nessuno ci potrà distruggere se il nostro popolo avrà questa determinazione."

Hanno paura della nostra svolta politica.

"La proposta kurda di una Repubblica democratica non ha fatto felice lo stato turco. Specialmente le parole di Ecevit- Il PKK vuole spostarsi su di un piano politico. Il terrorismo politico è più pericoloso di quello armato.- sono un esplicito riconoscimento del nostro successo. Questo successo si basa sul fatto che è fondato sul popolo e sull’unità e la disciplina delle nostre forza armate, che non si sono disperse."

Il PKK si sta ampliando rapidamente.

KurdishObserver- 9/12/00

Il Comando Generale dell’Esercito turco ha affermato che nel 2000 il PKK è diventato rapidamente una forza politica e che è sempre più chiara la necessità di combatterlo: "Il PKK ha visibilmente diminuito le sue azioni terroristiche, ma si è molto impegnato sul terreno politico, è quindi evidente la necessità di combatterlo su diversi altri campi. Riconoscimento dei nostri cittadini d’origine kurda come nazione diversa, concessione dell’autonomia amministrativa in alcune delle nostre regioni, perdono del loro capo, di 10.000 prigionieri politici e, oltre a tutto questo, la possibilità di fargli fare attività politica legale. Se non facciamo tutto questo, ci assicurano che riprenderanno le armi. L’organizzazione terroristica denominata PKK usa il ricatto della violenza per obbligare la repubblica turca ha rispondere al suo "così detto" Progetto di pace. Questo progetto ha ottenuto apprezzamento sia in patria, che all’estero e si dice che la Turchia non dovrebbe perdere quest’opportunità. Per noi non c’è la minima necessità di dialogare con quest’organizzazione terroristica, e il nostro esercito combatterà fin quando l’ultimo terrorista non sarà reso inoffensivo."

Sempre per i militari, l’attenzione del PKK per le questioni linguistiche, televisive ed etniche in generale, indicano che: " Ci sono gli elementi per creare un nazionalismo su basi etniche, per noi questa è una nuova fase del terrorismo."

Sulla questione europea, i generali hanno detto: "L’organizzazione terroristica che ha fallito nel suo tentativo di dividere la Turchia, che era sull’orlo del collasso sta cercando un nuovo terreno di lotta approfittando della questione dell’ingresso della Turchia nell’UE. C’è il sospetto, all’interno della UE, non si sia del tutto sordi alle iniziative del PKK. Questa situazione rende il PKK più audace e gli sforzi della Turchia di distruggerlo molto più difficili."

Il PUK sarà neutralizzato. KurdishObserver, 13/12/00

Valutando l’attacco di questi giorni del PUK contro le forze guerrigliere del PKK, un membro del Consiglio di presidenza del Partito, Nizamettin Tas, ha detto che l’obiettivo del PKK è di rendere inoffensivi i peshmerga del PUK e di portare quindi il PUK al tavolo delle trattative. Questo non sarà ottenuto con occupazioni di territorio o di città, ma attraverso la distruzione della volontà di guerra del PUK stesso: " Se continuiamo così potremo realmente dissolvere il PUK, ma non è un nostro obbiettivo dissolvere quel partito o occupare il suo territorio; sebbene questo sia nelle nostre possibilità, noi non vogliamo sbilanciare gli equilibri regionali al punto di portare una potenza straniera ad intervenire direttamente nel conflitto. La nostra guerra è controllata: raggiunto il nostro obiettivo non combatteremo un’ora in più."

Per il PUK, la situazione è rovinosa.

Tas ha ricordato che il PUK ha iniziato la guerra appoggiandosi completamente sulla Turchia, ma ora che sta subendo gravi perdite la sua situazione è senza scampo: "Non sono neanche in grado di difendere loro stessi. I loro uomini scappano e si disperdono ad ogni attacco. Hanno dovuto arrestare 600 dei loro peshmerga rifiutatisi di combattere. Attualmente abbiamo occupato il quartier generale da dove hanno iniziato l’attacco."

Tas ha concluso il suo intervento commentando le dichiarazioni degli ufficiali turchi del Comando generale affermando: " Per loro diretta ammissione, il PKK è diventato una forza determinante nella politica turca."

Sì al processo del secolo. KurdishObserver, 16/12/00

La Corte di Strasburgo ha accettato di discutere il Processo Ocalan. La seconda fase del processo sarà incentrata sul merito del caso, una deliberazione definitiva è attesa entro il 2002. La decisione di aprire il dibattito è stata annunciata prima agli avvocati di Ocalan e poi al Governo turco. Gli articoli più importanti sui quali la Corte ha accettato di aprire il dibattimento sono: l’articolo 5 della Convenzione Europea sui Diritti Umani sulle condizioni d’arresto, l’articolo 6 sul diritto ad un processo equo e giusto e l’articolo 2 sul diritto alla vita.

La procedura sarà molto complessa, se le parti non raggiungeranno una soluzione mediata, si prevede ci vorranno almeno due anni per discutere il caso. La possibilità di raggiungere una soluzione amichevole tra le parti dipenderà esclusivamente dalla Turchia, data la volontà positiva espressa da Ocalan e dai suoi avvocati. Se non ci sarà mediazione la Corte dovrà ascoltare le parti, esaminare i documenti e stilare un rapporto definitivo che sarà poi consegnato al Consiglio dei ministri. Tutti gli osservatori hanno voluto sottolineare l’importanza del Processo anche perché, non essendoci precedenti, sarà esso stesso un precedente che la Corte potrà, in futuro, tenere in considerazione.

"Aprire la strada alle politiche democratiche."

KurdishObserver- 16/12/00

Il Presidente del PKK, Abdullah Ocalan, ha ricordato l’importanza di aprire la strada da un impegno politico del PKK al fine di sventare alcuni piani che erano stati programmati. Ocalan ha detto ai suoi avvocati, che lo hanno visitato ad Imrali, che il PKK è sempre stato, e sempre sarà, un movimento politico e che la questione è vedere se sarà o no coinvolto nelle politiche parlamentari: "La strada alle politiche democratiche doveva essere aperta e il PKK si è impegnato in questa direzione. In questo momento il PKK non deve forzare la Turchia e deve rimanere sulla difensiva. Il nostro esercito non deve prendere l’iniziativa." Il Presidente ha inoltre ricordato l’importanza di perseguire la via del cessate il fuoco fino al raggiungimento della pace piena.

Ocalan ha, inoltre, affermato che davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani presenterà una difesa molto più articolata rispetto a quella presentata ad Imrali, dove invece era più importante portare avanti un discorso di pace globale. Ocalan ha inoltre ricordato che a Strasburgo si dovrà anche parlare della sua cattura, e su quest’aspetto ha aggiunto: " In Grecia ci sono cinque persone che debbono essere ascoltate, prima che gli succeda qualcosa. I crimini di queste persone sono importanti sia da un punto di vista storico, che da quello politico. Nascondono molti segreti."

Non possono tollerare la cittadinanza onoraria ad Ocalan. KurdishObserver, 15/12/00

La decisione della città di Firenze di conferire la cittadinanza onoraria ad Ocalan è andata di traverso ad Ankara che ha ordinato al suo ambasciatore a Roma, Necati Utkan, di intervenire: l’ambasciatore ha, infatti, in primo luogo rilasciato un’intervista a "Il Giornale di Firenze", ed ha poi detto che il gemellaggio tra Firenze ed Istanbul è in pericolo. Utkan ha detto che un gesto simile potrà mettere a rischio i rapporti tra Italia e Turchia. Il Sindaco DS di Firenze, Dominici, ascolterà nei prossimi giorni la relazione preparata dal Presidente, membro del PRC, della Commissione Internazionale per la Pace e la Solidarietà.

La Turchia lasciata fuori dalle riforme.

KurdishObserver, 11/12/00

Visto il mancato impegno turco nell’applicare le riforme necessarie a garantirgli l’immediato ingresso nell’UE, sembra che la Turchia vi possa entrare tra non meno di 15 anni: nel recente vertice europeo di Nizza la Turchia non è, infatti, stata nominata tra i paesi che entreranno nell’Unione nel 2010 (il presidente a termine francese, stilando la lista dei 27 paesi che entreranno nell’Unione nel 2010, ha, infatti, indicato la Turchia come 28°). Hubert Vedrine, ministro degli esteri della Presidenza di turno francese, ha commentato la situazione dicendo: "La Turchia era stata inclusa nella lista del Vertice di Helsinki, ma non ha completato le riforme necessarie ed è quindi rimasta fuori." Concetto simile è stato espresso da Jonathan Faull, portavoce del Presidente della Commissione Europea, che ha detto: "La Turchia ha ancora tanta strada da fare prima di diventare membro dell’UE. Dato che non ha fatto progressi, come gli altri candidati, è rimasta fuori del negoziato in corso per il 2010."

I ministri degli esteri del Regno Unito e di quello di Svezia, signor Robin Cook e signora Anna Lindh, hanno rilevato la necessità di tutelare i diritti del popolo kurdo. Le esternazioni dei due ministri sono susseguenti alle dichiarazioni degli alti ufficiali turchi del Comando generale che avevano rifiutato il loro appoggio alla televisione kurda, ritenendo questa una diretta emanazione del PKK. La ministra Lindh ha, in particolare, sottolineato: "Non ho informazioni dirette sulla questione ma, in quanto Svezia, noi vogliamo che tutti abbiano una loro televisione nazionale, e questo vale anche per il popolo kurdo." La Lindh ha concluso ricordando che la Svezia continuerà a lavorare per fare aderire la Turchia all'UE, ma sempre rispettando i Criteri di Copenaghen.

L’UE offre l’ultima possibilità alla Turchia.

KurdishObserver, 12/12/00

Nonostante l’esclusione sancita della Turchia dai paesi candidati ad entrare in Europa per il 2010, una proposta di Germania, Italia, Svezia, Belgio e appoggiata dalla Francia, sembra aver ridato nuove speranze ai desideri europei dello stato turco. La proposta prevede, innanzi tutto, che l’Europa riconsideri la sua politica d’ingresso nel 2004, e che la posizione turca sia rivista nel vertice dei 15 che si terrà in Belgio, a Laeken, nel 2001. La proposta lascia, allo stesso tempo le porte aperte a nuove riforme ed emendamenti su altre questioni: incluso l’Accordo di Base sui Diritti Umani che è stato approvato al vertice. La Turchia, se sarà in grado di rispettare i criteri europei, potrà quindi essere tra i 13 nuovi candidati e sarà uno dei 28 nuovi membri dell' UE per il 2010.

Il governo turco s’inchina ai militari.

KurdishObserver, 15/11/00

Il governo turco e le altre autorità istituzionali, che si sono incontrate per discutere il Programma Nazionale (da presentare all’Europa nell’ambito dell’Accordo di Partenariato), si sono dette d’accordo con le dichiarazioni degli ufficiali del Comando Generale. Il governo turco, che sta cercando di strisciare via dai criteri europei sui diritti umani, tenta di trarre vantaggio dalle lentezze procedurali.

Nell’incontro di preparazione è stato presentato un documento nel quale si chiede di "tenere in considerazione" le indicazioni degli ufficiali turchi, linea già indicata nell’incontro due giorni fa tra Ecevit e il Generale Huseyn Kivrikoglu. Lo stesso Ecevit ha rilevato che le affermazioni del generale sul nuovo pericoloso ruolo del PKK, sul supporto internazionale di cui gode il Partito e sulla necessità di una sua distruzione, sono affermazioni "vere".

Il Programma Nazionale si baserà su alcuni punti principali:

L’individualità di diritti e libertà del sistema costituzionale.

Il principio d’eguaglianza dei cittadini delle Repubblica.

La natura unitaria dello Stato.

Questo documento non sembra prevedere alcuno spazio per la garanzia dei diritti culturali e politici del popolo kurdo.

L’Unione Europea potrà, in ogni caso, chiedere alla Turchia di apportare alcune modifiche al documento se lo riterrà insufficiente per gli standard continentali.

La Turchia, che dovrebbe presentare il documento per la fine dell’anno, ritarderà sicuramente la sua uscita al fine di ricomporre i dissidi interni alla sua maggioranza sull’accesso dell’UE e di cercare di prendere in considerazione le "riserve" dei militari.