Diyarbakir, principale città kurda in assoluto e in Turchia,
ha visto la sua popolazione gonfiarsi in modo abnorme in pochi anni. La stima
di 1.100.000 abitanti, che sembrava sovradimensionata nel ’95, pochi anni dopo
si trova a confrontarsi con 1.500.000 abitanti reali, anche se i censimenti
ufficiali ne contano poco più della metà.
L’enorme inurbamento di sfollati dai villaggi distrutti e
dalle aree colpite dalla guerra ha fatto della periferia metropolitana un
immenso agglomerato di casupole, baracche e tende, senza infrastrutture viarie,
idriche, fognarie. Si tratta di profughi, non riconosciuti finora da nessuna
organizzazione internazionale salvo quelle degli enti locali.
E’ questa urbanistica della miseria che in turco viene
definita con il significativo termine di “gecekondu”, ossia “costruito nel giro
di una notte”.
Il 60% degli abitanti di Diyarbakir ha meno di 18 anni, con
una media di 5,7 bambini per famiglia: questa grande popolazione infantile è la
prima vittima dell’emarginazione sociale.
Si calcola che siano almeno 4.000 i “bambini di strada”,
totalmente privi di riferimenti abitativi e familiari. Si tratta per lo più di
bambini resi temporaneamente o definitivamente orfani dalla guerra, dalla
prigionia o dall’esilio dei loro genitori. Ma non è che la punta dell’iceberg.
La nuova amministrazione municipale, insediata nel 1999 e
guidata dall’avvocato Feridun Celik del partito di opposizione Hadep, ha posto
il problema fra le sue priorità, pur nella ristrettezza dei mezzi. Un suo
documento individua “malattie endemiche, analfabetismo, denutrizione,
spaesamento, lavoro servile e accattonaggio, tossicodipendenza, formazione di
bande e devianza” come i problemi che investono centinaia di migliaia di
minori: “I bambini esclusi formano ormai una nuova classe sociale”.
Un progetto elaborato all’inizio del 2000, ed ora già
operativo, prevede la formazione di unità di strada coordinate da sociologi,
con un ufficio centrale che fa capo al Dipartimento municipale per la sanità e
i servizi sociali. Uno degli obiettivi è creare una “Casa del bambino” al
centro della città, capace di ospitare, assistere, dare formazione-lavoro e
risocializzare almeno mille bambini ogni anno, collegata a una rete di
case-famiglia e ambulatori sociosanitari nella periferia. Per il momento sono
quattrocento i bambini stabilmente assistiti, anche grazie all’ambulatorio
comunale che solo le città di Diyarbakir e di Batman (fra tutte le città kurde)
sono state autorizzate ad aprire. Per questo progetto l’Amministrazione
comunale chiede la collaborazione di associazioni e Ong sia locali, sia estere.
A Diyarbakir, nonostante le restrizioni imposte dalla
legislazione di emergenza e dalla chiusura di sedi e spazi democratici, esiste
un ricco tessuto di società civile organizzata.
Alcune associazioni di grande rilievo, come ad esempio
l’Associazione per i diritti umani e in Centro di cultura della Mesopotamia,
sono state chiuse, e la stampa di opposizione è vietata a Diyarbakir.
E’ molto viva la rete del partito Hadep e del sindacato Kesk
(e in particolare, al suo interno, il sindacato degli insegnanti Egitim-Sen), e
altre associazioni sono nate negli ultimi anni, in particolare la Goc-Der
(Associazione profughi), la Thay-Der (Associazione dei parenti dei detenuti),
la Tohav (fondazione di avvocati e giuristi, al cui interno esiste un centro di
assistenza alle vittime della tortura).
Di particolare rilievo è l’impegno volontario degli
insegnanti di Egitim-Sen nei corsi scolastici non ufficiali per i bambini non
scolarizzati, e la campagna avviata dalla Goc-Der e dall’Hadep, con decine di
migliaia di firme, per il diritto dei profughi all’indennizzo, al ritorno e
allo sminamento e ricostruzione dei villaggi distrutti.
Queste e molte altre organizzazioni hanno costruito un
coordinamento, denominato “Piattaforma per la democrazia”, che collabora
strettamente con la Municipalità nella soluzione degli immensi problemi sociali
e nell’organizzazione di iniziative per la pace, come la grande festa che ha
riunito oltre mezzo milione di persone in occasione del Newroz del 21 marzo.
Per ora è stato sventato, anche grazie al veto opposto dalla
Presidenza della Repubblica, il progetto di legge del governo teso a sottrarre
alle municipalità ogni competenza autonoma in materia di cooperazione
internazionale e la maggior parte delle competenze in materia sociale.
… e all’estero
Dall’Europa, essendo vietata in Turchia, interviene nella
realtà sociale la Mezzaluna Rossa kurda (Heyva Sor), fondata nel ’93 in
Germania da alcune persone rese invalide ed esuli dalla guerra. Heyva sor ha
elaborato un suo “progetto bambini”, specificamente indirizzato agli orfani di
guerra, e attualmente invia aiuti regolari e trecento bambini con o senza
famiglia, scelti fra migliaia di casi segnalati dalle associazioni locali. In
molti casi sono state costruite e inviate in Turchia, anche con l’aiuto di
organismi come la belga Handicap International, protesi per minori mutilati
dalle armi o dalle mine.
La Municipalità di Diyarbakir sta inoltre stringendo
relazioni di cooperazione con città francesi e tedesche, anche attraverso la
mediazione degli organismi internazionali Fmcu (Federazione mondiale delle
città unite) e Iula (Unione internazionale degli enti locali).
In Italia la Provincia di Genova ha deliberato un intervento
di 50 milioni di lire per attrezzare di farmaci e strumenti l’ambulatorio
comunale di Diyarbakir, e alcune associazioni sarde hanno raccolto con una
vasta sottoscrizione popolare una somma destinata a donare due pullmini alla
Thay-Der per facilitare le visite in carcere da parte delle famiglie dei
detenuti. Un progetto per donare alla città di Diyarbakir altri due pullmini,
da destinare alla mobilità degli abitanti delle periferie, è stato presentato
ma non ancora approvato dalla Regione Umbria, anche sulla scorta della delibera
per il gemellaggio con Diyarbakir approvata nell’autunno del ’99 dal consiglio
comunale di Perugia. Il Comune di Roma ha stanziato trenta milioni, non ancora
erogati per difficoltà burocratiche, a favore del Centro di assistenza alle
vittime della tortura avvaito presso la Tohav di Diyarbakir.
Inoltre il comitato “Verso il Kurdistan”, promosso da
operatori sindacali Cgil di Alessandria, ha proceduto alla “adozione a distanza”
di decine di famiglie di detenuti, su segnalazione della Thay-Der,
dell’Associazione per i diritti umani e in particolare del sindacato Kesk:
molte di queste famiglie, numerose e prive di ogni sostegno dopo l’arresto del
capofamiglia per motivi politici, risiedono a Diyarbakir.
In stretto coordinamento con i progetti di cooperazione
decentrata degli enti locali (che si sono specificamente organizzati in Italia
nel Ciscase, Coordinamento italiano di solidarietà e cooperazione con l’Anatolia
sudorientale), le associazioni italiane potrebbero fare proprio lo sforzo di
riscatto dell’infanzia emarginata e abbandonata a Diyarbakir:
1) inviando nell’estate una delegazione nella periferia di
Diyarbakir, con la presenza di almeno un sociologo, un medico pediatra, un
insegnante o pedagogista e uno psicologo, per una ricognizione dei bisogni e
degli interventi nella periferia di Diyarbakir, anche nella forma di “campo di
lavoro” (su questo esiste una disponibilità di massima anche da parte del Servizio
civile Internazionale), portando con sé una fornitura di medicinali per
l’ambulatorio comunale di Diyarbakir;
2) estendendo la rete delle “adozioni a distanza” di bambini
e famiglie, con particolare riferimento agli orfani di guerra, agli invalidi e
ai figli di detenuti politici, in stretto contatto da un lato con le
associazioni già impegnate in questo senso in Italia (Comitati locali di
solidarietà di Alessandria, Trieste e Firenze, associazione Azad), dall’altro
con Heyva Sor e con la Uiki-Onlus (Ufficio d’informazione del Kurdistan in
Italia): la cifra usuale di sottoscrizione è di £.50.000 mensili più le spese
organizzative, associata sempre alla corrispondenza e alla conoscenza
reciproca, epistolare e/o diretta;
3) contribuendo ad ampliare il progetto di acquisto (in
loco) di pullmini, promosso dalle associazioni sarde, e/o il progetto di
attrezzatura dell’ambulatorio comunale di Diyarbakir promosso dalle
associazioni genovesi e fatto proprio dalla Provincia di Genova;
4) “adottando” complessivamente il progetto di Casa del
Bambino della Municipalità di Diyarbakir, con una sottoscrizione indirizzata a
dotarla di sussidi didattici e ricreativi dimensionati per l’accoglienza
prevista di mille ragazzi (ad esempio: mille strumenti musicali, o mille forniture
complete di quaderni, penne, matite etc., o mille paia di scarpette da
ginnastica…), con spesa da quantificare ed eseguire localmente, per evitare
problemi nella spedizione dall’Italia;
5) inviando personale qualificato per una collaborazione di medio periodo, sia in campo medico sia in quello didattico, ricreativo e psicopedagogico.
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Per le
adozioni a distanza: Associazione Azad, Comitato “Verso il Kurdistan” di
Alessandria, Comitati di solidarietà con il popolo kurdo di Firenze e Trieste
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Per
informazioni e progetti in collaborazione con la Municipalità: Ciscase c/o
Provincia di Ancona, Uiki-Onlus
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Per il
sostegno dell’ambulatorio comunale di Diyarbakir: Azad di Genova, Provincia di
Genova
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Per il
progetto di acquisto di pullmini: Comitato di solidarietà con il Kurdistan di
Cagliari, Uiki-Onlus, Coordinamento di solidarietà con il popolo kurdo di
Perugia