pkk1.gif (5577 byte)                                                                               apo.gif (39427 byte)

Cari amici,

il processo che il PKK ha avviato dopo il VII Congresso straordinario con la divulgazione del Progetto di Pace e democrazia, in questi mesi si è rafforzato, innestando discussioni e dibattiti, non solo fra le forze kurde, ma anche negli ambienti turchi. Il presente progetto vuole essere un’evoluzione del precedente. Focalizzandosi in particolar modo su alcuni punti di sempre maggiore urgenza. Crediamo utile, per tutti coloro che già da tempo si trovano impegnati per la causa kurda, o anche per i nuovi amici, leggere il presente documento e ricavarne spunti d’azione. Il fine del Consiglio di Presidenza del PKK è proprio quello di suggerire dei punti che si ritiene strategici per la realizzazione del processo, ma lascia a tutti e all’ individuale creatività ed impegno la libertà di contribuire alla completa realizzazione del processo di pacificazione e democratizzazione avviato.

Vi salutiamo, contando sul vostro aiuto.

Gli amici e le amiche, i compagni e le compagne di UIKI. Roma, 14 novembre 2000

Un piano d’azione urgente per la pace e la democrazia.

L’unico problema cui non si è trovata una soluzione nel XX secolo, in Medioriente e in Turchia, è stato quello della questione kurda. Dato che ancora non è stata trovata una soluzione a questo problema, altre questioni in Turchia e in Medioriente non sono state risolte, anzi, si sono aggravate ancor di più. Non avendo risolto la questione kurda, nel Medioriente e in Turchia, non si è potuto realizzare un processo di democratizzazione.

Si sa che la maggioranza del popolo kurdo vive all’interno dei confini turchi, per questo motivo il luogo dove maggiormente è necessario che la questione kurda venga affrontata è la Turchia. Però, fin’ora la Turchia non ha fatto nulla perché la questione fosse risolta in maniera democratica. Neanche le rivolte kurde sono state risolutive, visto che sia l’identità nazionale, che quella culturale sono state negate. L’ultima rivolta kurda è stata portata avanti dal nostro partito in maniera democratica e nazionale, anche se non ha portato ad una soluzione, almeno ne ha riscoperto i presupposti. Sia per il popolo kurdo, che per la Turchia, è possibile realizzarla perché è realistico e ragionevole risolvere la questione all’interno dei confini in maniera democratica, come l’esperienza del passato ci ha insegnato.

Le relazioni fra i due popoli, fin dall’antichità, hanno dimostrato che è possibile trovare una soluzione a questo problema.

Alla luce di questi fatti, il nostro partito, per offrire una possibilità alla soluzione politica e democratica, ha fermato la sua lotta armata, ha inviato due gruppi di pace in Turchia, per esprimere della sua determinazione alla pace ed ha trasferito le sue forze armate al di fuori dei confini turchi, dove si sono istallate in posizione di difesa. Inoltre, il VII Congresso straordinario ha preparato un progetto di pace che rimuove completamente le condizioni di conflitto e rende possibile una soluzione democratica, divulgandolo presso tutte le forze implicate. Se tale documento congressuale, già presentato al pubblico, fosse esaminato attentamente, si vedrebbe che si tratta soprattutto di un progetto di democratizzazione della Turchia. Veramente questo dimostra che la soluzione alla questione kurda e la democratizzazione della Turchia sono inseparabilmente connesse l’una all’altra. Quindi, l’approccio politico ed ideologico di base, che il nostro partito ha assunto per la soluzione al problema rientra in questo quadro.

Il nostro partito, dopo il suo Congresso straordinario, si è mosso secondo i principi di questo progetto di pace, per realizzarlo si è sforzato completamente. Nonostante che da molti fronti ci siano comportamenti provocatori contro il nostro Presidente, il nostro partito insiste a difendere la linea, che è stata scelta il 1. settembre 1998 proprio da lui, seguita dal percorso iniziato il 9 ottobre 1998. Con la consapevolezza che, la lotta per la soluzione democratica e pacifica è più difficile della guerra, sappiamo che in questo periodo si deve essere decisi e si deve insistere. Il problema è multi-dimensionale, quei motivi che risultano di difficile soluzione hanno radici storiche, il nostro partito ha fatto propria l’idea di trovare una soluzione democratica. La Turchia, in primo luogo, e le altre forze, che, ugualmente, sono legate alla questione, non hanno fatto passi coraggiosi per trovare una soluzione del problema kurdo. Il nostro partito, con la speranza che si troverà una soluzione democratica, per realizzare la sua nuova strategia politica, ha continuato ad agire in modo da contribuire il raggiungimento della soluzione. Chi ha capito di più ed ha accolto meglio il nostro progetto per la pace e la democrazia è stato il popolo kurdo. Il nostro popolo, con la sua attiva e partecipazione alla nostra lotta democratica nazionale, ha avuto coscienza storica e sensibilità democratica, ha compreso in anticipo che solo una democraticità politica può portare al successo. Così, ha cominciato a dar vita ad una soluzione democratica, nel quadro della nuova strategia del nostro partito. Dopo il VII Congresso straordinario, si è festeggiato il Newroz a Diyarbakir e nelle altre città con una forte partecipazione, dimostrando chiaramente qual è la realtà. Anche se lo stato turco ha ereditato dal passato la politica di negazione dell’identità kurda, il popolo kurdo non ha concesso niente ed è rimasto determinato a trovare una soluzione democratica e politica, forte della sua propria rivoluzione democratica, con fiducia sulla consapevolezza democratica del popolo turco. Da una parte i comportamenti sciovinisti e le restrizioni, dall’altra gli approcci nazionalisti, vogliono incrinare la fiducia del popolo nei confronti della nuova strategia. Il popolo kurdo con grande partecipazione e fiducia nei confronti dei passi del PKK, ha fatto vedere che lotterà, oggi come ieri, contro le forze oppositrici che è determinato a sconfiggere. Il popolo kurdo con la consapevolezza, che una soluzione democratica e pacifica si può realizzare solo con la partecipazione della volontà democratica del popolo, ha sostenuto grandemente con le sue azioni democratiche il nuovo processo in atto.

Il popolo kurdo, non soltanto all’interno dei confini della Turchia, ma anche all’estero, nelle altre zone dove vive, sta creando i giusti presupposti, difendendoli con tenacia, per la realizzazione del progetto di soluzione pacifica e democratica del PKK. Il popolo kurdo che vive in Europa partecipando al Festival per la pace, la democrazia e la libertà, indiscutibilmente legato alla figura del Presidente Apo, ha dimostrato la sua volontà a combattere per una soluzione politica e democratica.

Il PKK ha avuto sempre la volontà di proseguire a vivere con il popolo turco, com’è stato nel passato, ma in un paese democratico. I motivi principali per cui la guerra è stata arrestata, sono stati diversi. Già dall’inizio c’era la responsabilità e l’obiettivo di riunirsi con il popolo turco. Il PKK ha previsto nel suo programma politico di voler combattere insieme al popolo turco per la democrazia. Però, la guerra ha accresciuto le difficoltà per realizzare quest’obiettivo. Fermare la guerra e far sviluppare il Progetto per la pace e la democrazia è stato uno dei passi più importanti e utili nel creare un movimento per combattere insieme alle altre forze democratiche della Turchia. In questo modo si è voluta abbattere anche l’ultima barriera, si è aperta la strada per la partecipazione delle forze democratiche, che combattono insieme alle altre forze, che, prima, non si potevano esprimere, per l’ottenimento della democrazia.

Con la memoria difensiva del Presidente Apo a Imrali si è aperto un periodo per una soluzione democratica, accettato dalla maggior parte dei lavoratori e del popolo turco, come è risultato in quest’ultimo anno. Con l’arresto della guerra, la società turca ha cominciato a vivere con tranquillità e ha ritenuto questo periodo opportuno, sia per trovare una soluzione alla questione kurda, che agli altri problemi importanti. A parte coloro che hanno interessi economici e politici per questo conflitto interno generatosi nel periodo della guerra fredda, la volontà della società turca è stata per la democratizzazione. Le discussioni riguardanti il problema kurdo, sono arrivate ad un certo livello all’interno della società turca, alcuni problemi, che erano stati occultati fin’ora, sono giunti all’attenzione del popolo turco in modo anomalo.

Anche se, all’interno del popolo turco, la volontà di democrazia e cambiamento è emersa in maniera netta, sia da parte dei partiti, che delle forze democratiche, non se n’è fatto un buon uso. La volontà di democratizzazione è stata sempre accolta, ma non se n’è mai data realizzazione con programmi e accordi democratici che ne permettessero la piena attuazione. Queste forze hanno aspettato che lo facessero quelle parti che non sono democratiche e che, invece, dovrebbero cambiare in direzione democratica, e dalle altre organizzazioni politiche. Purtroppo, questo modo di pensare ancora non è passato.

Alcune parti politiche kurde e qualche intellettuale non riescono a capire, sembra che non vogliano capire, il nuovo periodo avviato dal PKK. Invece di cambiare, vista la necessità del rinnovamento e la consapevolezza democratica, tali comportamenti nazionalistici che si fermano alle parole, hanno voluto creare fra il popolo una sfiducia nei confronti del partito, senza comprendere il grande cambiamento posto in atto dalla conclusione della guerra e dalle imponenti forze democratiche nazionali del popolo kurdo. Sono ambienti che credono che tutto sia collegato al governo e alle forze esterne e non hanno mai pensato che, con una giusta politica, si possa arrivare ad un grande successo. Invece di sostenere e di prendersi il proprio carico nella mobilitazione, per dare realizzazione ad un piano di azione e di mobilitazione per una soluzione democratica, quello che si stanno impegnando a fare è bloccare tutto.

Le forze politiche che si trovano in sud Kurdistan, lasciando da parte la possibilità di contribuire alla realizzazione del progetto di soluzione democratica e politica della questione, si sono alleate alle forze internazionali, che avevano la volontà di distruggere il PKK con ogni sforzo. L’esempio più palese si è vissuto con l’azione del PUK intenzionata a distruggere il PKK.

Il nostro interlocutore per il nostro progetto di pace, visto che per 15 anni abbiamo combattuto contro di esso, è naturalmente lo stato turco. Il nostro partito crede che la politica di negazione del problema kurdo, che lo stato turco attua da 75 anni non è risolutivo dei problemi, anzi è nocivo alla stessa Turchia. Il ruolo che ha giocato il PKK nel periodo della guerra è stato quello di mettere ordine alle relazioni fra turchi e kurdi e di prendere atto, in maniera più consapevole, della storia passata. Questo si è visto con chiarezza nel porre i presupposti opportuni per una soluzione democratica.

Il nostro partito ha fermato la guerra di 15 anni prestando attenzione ai risultati per il popolo kurdo e per la Turchia, visto che non c’erano altre possibilità di soluzione, per questo si sta impegnando a incentivare il nuovo periodo politico. Nel XXI secolo l’economia, i progressi sociali e politici, l’esperienza passata della dolorosa politica della Turchia nelle ultime decine d’anni, hanno spinto ad un cambiamento democratico. Al punto cui si è giunti, lo stato non può chiamarsi fuori dalla necessità, dal bisogno di cambiare. Il nostro partito, fermando la guerra e volgendosi ad una soluzione politica e democratica del problema kurdo, ha anche scelto l’obiettivo di facilitare il cambiamento, di cui la Turchia ha bisogno.

Per questo motivo, il progetto di pace del VII Congresso, è stato preparato in modo da risolvere i numerosi problemi del governo e della società turca. È stato fatto in modo tale che si realizzasse la democratizzazione del governo turco e, anche, in una maniera che anche il governo turco lo possa usare come possibilità di soluzione della questione kurda. Purtroppo il governo turco, fin dall’inizio, ha finto di non vedere questo progetto. Infatti, i comportamenti del governo sono stati contrari alla volontà del popolo kurdo, continuando la sua politica di negazione, senza riconoscere che il popolo kurdo ha voluto trovare una soluzione. Invece di trovare una soluzione democratica, anche secondo la volontà delle forze democratiche del popolo kurdo, aprendo canali di comunicazione in questo senso, si è cercato di bloccare tutte le iniziative democratiche facendo repressioni e provando ad ostacolare ogni via di possibile soluzione. Anche l’iniziativa innocente delle Madri della pace è stata bloccata, come le iniziative dell’HADEP per la democrazia e la pace che sono sempre state ostacolate. Si è continuato ad applicare gli stessi metodi che si usavano durante la guerra speciale in Kurdistan. Pur vedendo un certo spiraglio, il governo non si è ammorbidito, né ha fatto alcun passo serio per una soluzione della questione kurda e per la democratizzazione.

Il nostro partito fermando la guerra ha dato vita ad un periodo di distensione Ma il nostro progetto, che propone una soluzione giusta, non è stato accolto bene, si è persa un’occasione d’oro per la Turchia, oltre che del tempo prezioso.

Anche se il nostro partito ha assunto approcci ragionevoli verso una soluzione democratica della questione kurda, prendendo le distanze da certi comportamenti pericolosi, il governo turco prosegue con la sua politica di annientamento del PKK. Il nostro partito si sta trovando in una fase che crediamo possa portare risposte positive a riguardo della pace e la democratizzazione, la Turchia, per come si comporta, dimostra che il PKK è ancora un grave pericolo.

Come già detto sopra, le nostre forze militari hanno ugualmente preso posizione verso la pace e la democrazia e si sono stabilite in posizione di difesa. Se il PKK fosse annientato, uscirebbero fuori e si rafforzerebbero quelle realtà anti-democratiche che già ritengono "che non serve una soluzione democratica al problema kurdo, né la democrazia in generale". Non si può pensare di poter realizzare la pace e la democrazia senza trovare la possibilità di rinvenire una soluzione al problema kurdo e senza la democratizzazione. Per questo motivo il ruolo delle nostre forze armate, va visto come di forze per la pace. Ancora, prosegue la realtà di negazione della cultura e dell’identità kurda, in questo periodo in cui ancora non c’è stato alcun passo positivo non si devono intendere la nostre forze come un pericolo. In questa fase, una politica che provocasse di nuovo scontri, dimostrerebbe la volontà di voler tornare al punto di partenza. Il nostro partito, invece, vuole superare tutti gli ostacoli e trovare una soluzione ragionevole.

Il PKK con il Progetto di pace, preparato in sede del suo VII Congresso straordinario, si è posto l’obiettivo di iniziare un periodo di risoluzione e di far discutere di questo. Tutte le forze e le parti coinvolte, per una soluzione al problema kurdo e per la democrazia, possono ritenere il nostro progetto incompleto. Questo si può comprendere. Però, le forze, che non lo accettano o non vogliono capire la portata di questo documento, devono proporre un loro progetto per la pace e la democrazia, che possa essere considerato alternativo. Sia la Turchia, che le altre forze, non hanno fatto niente in questo senso. Per questo motivo non si può dire che: "il PKK deve fare questo" o "non ha fatto questo". Con il documento d’adesione, che l’UE sta preparando per la candidatura della Turchia, crediamo che il fatto che sarà ristretto nei contenuti, dimostra quale considerazione l’Unione e lo stato turco hanno della questione kurda e del processo di democratizzazione. Infatti, non evidenziando il problema, usando chiaramente la parola kurdo, dimostrano di voler accantonare la questione senza prenderla in considerazione. La Turchia sta tentando un processo di democratizzazione, senza tenere conto dell’identità kurda; l’UE invece, accantonando i suoi criteri fondamentali accetta la negazione dell’identità di un popolo. Una tale realtà, così com’è stato nel XX secolo, legittimando la negazione della realtà kurda e la sua eliminazione, significa aver deciso di non intendere la questione kurda. Va detto chiaramente che, il popolo kurdo non vedrà legittimo un documento di questa qualità, non lo può accettare perché questo significherebbe che anche l’UE fa parte del conflitto.

Le autorità turche dicono chiaramente che, il processo di democratizzazione è legato e prosegue in base anche ai comportamenti del PKK. L’atteggiamento del nostro partito è a favore di una Turchia democratica con il problema kurdo risolto e un processo di democratizzazione compiuto. Se la Turchia farà i passi appropriati per accettare l’identità kurda e se legittimerà i diritti fondamentali del popolo kurdo, il nostro partito, anche le sue forze armate, complessivamente sono pronti a fare i passi che ci si aspetta. Com’è stato fino ad oggi, d’ora in poi, i nostri comportamenti saranno a favore di una facilitazione dei problemi che si frappongono ad una soluzione.

Le forze internazionali, in questo periodo, non hanno avuto un ruolo costruttivo sia nei confronti del problema kurdo, che delle altre questioni mediorientali. Dato che non sono state costruttive si sforzano di eliminare il PKK che, al contrario, sta cercando di trovare una soluzione, facendo vedere che il complotto internazionale ancora è in atto. Nuovamente, si è visto in modo chiaro, che non vogliono una soluzione e che fanno uso del problema kurdo per i propri interessi economici e politici. Alcune forze politiche insistono a comportarsi in opposizione al processo di democratizzazione di cui si parla, però si vede una grande vivacità e volontà nel popolo, sono realtà dinamiche e aperte. Fra questi spiccano il Presidente della Repubblica, A. N. Sezer, e il Presidente della Corte Costituzionale, S. Selcuk. Ma, non si tratta di comportamenti personali, si tratta di un dinamismo all’interno della società tutta. Senza dubbio, questo coro di voci ad alto livello è maggiore. Se la democrazia si realizzerà o non si realizzerà, non si vede dalle persone che vi resistono fra le alte cariche, quello che conta è che dal basso è giunto il suo tempo. Per la maggior parte del popolo turco, ormai, il problema non è più di accettare l’identità kurda, di concedergli i propri diritti democratici e nazionali.

All’ordine del giorno, in Turchia, c’è la democratizzazione e la strada che porta alla soluzione del problema kurdo. Non importa quanto doloroso sia questo processo, non sarà certo facile volgere all’indietro l’evoluzione in atto. È sicuro che il popolo kurdo, che rappresenta una grande forza democratica in Turchia, con l’esperienza democratica, non permetterà facilmente che una cosa del genere accada, rischiando di riportare in basso gli equilibri in Turchia, aprendo la strada in questa direzione lasciandosi il passato alle spalle. Inoltre, ogni settore in Turchia, a parte una minoranza limitata, si è avviato sulla strada della democratizzazione. È inevitabile, che le differenze di comprensione e di aspettative che li riguardano, alla fine si dissolvano nei principi e nella natura della democrazia. Il problema si aggira intorno alla questione di quanto profondamente la democratizzazione si realizzerà.

I passi prioritari che è necessario intraprendere riguardano:

1. la salute e le condizioni carcerarie cui il nostro Presidente Abdullah Ocalan è sottoposto – che ha sviluppato la linea della pace sulla base del suo senso di responsabilità che egli sente nei confronti del futuro del nostro popolo e che ha bloccato la guerra di chi era intenzionato a nutrire la violenza fra il popolo turco e quello kurdo, come risultato degli scenari pericolosi del complotto internazionale – che vanno prese come garanzia dell’evolversi del processo di pace.

2. l’abolizione della pena di morte, ormai sorpassata e considerata un crimine contro l’umanità, va vista come una misura fondamentale della democratizzazione e vanno realizzati i cambiamenti legislativi necessari a questo riguardo.

3. per poter ottenere una pace duratura in Turchia, deve passare un’amnistia generale che assicuri la libertà dei prigionieri politici – diventati un fondamentale punto di sensibilità per tutta l’opinione pubblica democratica, soprattutto per la popolazione kurda, visto quello che ha vissuto nel passato. L’amnistia deve riguardare tutti i reati politici e di pensiero, compresi quelli assegnati ai guerriglieri, che si trovano all’interno e all’esterno del paese, e si deve realizzare come un passo indispensabile per la democratizzazione.

4. il nostro partito presenterà progetti perché vengano messe a tacere le armi, un progresso importante perché si realizzi un’atmosfera di pace duratura e progetti che portino ad una pace giusta e una soluzione, sia sul fronte politico che militare, mentre nello stesso tempo, vanno assicurate le facilitazioni legislative necessarie e vanno attivati i meccanismi connessi.

5. va reso sicuro il ritorno ai villaggi, per quei cittadini che li hanno abbandonati durante i 15 anni di guerra. Per poter attuare questo, vanno ricostruiti i villaggi attraverso progetti che siano rispondenti alle realtà culturali, economiche e sociali e ai bisogni del popolo kurdo. Mentre i progetti di villaggi centralizzati, che gli abitanti non accettano e che non incoraggiano il rientro, vanno abbandonati.

6. devono essere abolite la Legge anti-terrorismo e tutte le altre leggi che considerano la libertà di pensiero un crimine, costituendo un ostacolo alla democratizzazione.

7. l’attuazione della Legge speciale d’emergenza (OHAL) tipica del periodo della guerra, che alimenta la tensione e il dubbio fra la popolazione e che è di ostacolo alla normalizzazione necessaria al progetto di pace e democrazia, deve essere revocata da tutte le province.

8. vanno rimossi tutti gli ostacoli che non permettono al popolo kurdo, che è uno dei popoli più antichi del Medioriente, che con la sua eredità culturale ha arricchito soprattutto le culture dei popolo vicini, di accedere all’istruzione nella propria madrelingua, di pubblicare attraverso la stampa e le trasmissioni televisive e radiofoniche nella propria lingua e di prendere parte ad attività di sviluppo della propria cultura. Questo va visto come un diritto umano fondamentale.

9. deve passare una nuova legge elettorale, che renda possibile la volontà di tutta la popolazione, così che possa essere rappresentata, in quanto necessaria per un sistema democratico.

10. tutte le restrizioni sulle attività e le funzioni democratiche che rafforzino la struttura e la cultura democratica vanno eliminate, assicurando che la battaglia della popolazione non sfoci nella violenza, tenendo ben presente che una pace e una democrazia genuine si possano realizzare con l’emergere della volontà democratica della popolazione.

11. per poter realizzare una costituzione democratica che possa aprire la via allo sviluppo della società in ogni campo, il dibattito sulla costituzione democratica che includa tutti i settori della società deve essere incoraggiato e va avviata una campagna di partecipazione nella creazione di una costituzione democratica.

12. conferenze sul dibattito per la democratizzazione e la soluzione del problema kurdo, vanno tenute in tutte le zone della Turchia, compreso il Kurdistan. Va tenuta una conferenza finale, che valuti i risultati di tutte queste altre conferenze, con l’intento di creare una prospettiva e i principi di democratizzazione della Turchia.

13. la Turchia, che si sta preparando ad entrare nell’UE, deve accettare i criteri di Copenhagen, che corrispondono ai desideri e alle necessità del suo proprio popolo. La Turchia deve sviluppare la democrazia su queste basi per diventare un paese che li segua, non che segue.

14. va accettata la libertà d’espressione dei diritti e dell’identità kurda nel documento di Partenariato d’adesione, considerato un passo importante verso l’adesione all’UE; se non, si deve comprendere che questo documento non sarà accettato come legittimo da parte del popolo kurdo.

15. per far sì che le prigioni cessino di essere un problema – che per molti anni è stato una questione che ha segnato negativamente l’immagine della Turchia – si devono migliorare le condizioni ad un livello che incontri i problemi culturali, sociali e sanitari dei prigionieri e si devono eliminare le procedure che isolano o distruggono la volontà creando effetti negativi sulla personalità dei prigionieri.

16. le nostre forze armate sono state posizionate, ovunque, per contribuire allo sviluppo della pace e della democrazia. Il nostro partito continua con i suoi sforzi per la realizzazione della pace e della democrazia, non solo in Turchia ma in tutto il Medioriente. La Turchia, che nonostante questo vede le nostre forze guerrigliere come una minaccia, incita le parti kurde nel sud Kurdistan attraverso vari mezzi per liquidare le nostre forze e questa politica apre la via ai conflitti. Questa politica non apre solo la via agli scontri in questa area, ma solleva anche il pericolo che gli scontri vadano ad oltrepassare i confini della Turchia. Per questa ragione, la Turchia deve smettere con questa politica provocatoria che minaccia l’opportunità e l’atmosfera di pace che nasce dall’arresto della guerra. Invece, si devono intraprendere passi politici e legislativi per una soluzione, che possa togliere i presupposti per la resistenza delle nostre forze armate.

17. quasi tutte le nostre forze armate si sono trasferite dalla Turchia. Solo un piccolo numero di nostre forze non sono state trasferite a causa degli ostacoli sorti per il trasferimento e a causa dei problemi emersi mentre s’installavano al di là dei confini. Queste nostre forze, come dovunque, si trovano completamente in posizione di legittima difesa, non d’attacco. Nonostante non ci sia nessun rischio di attacchi militari, i soldati continuano ad operare come durante il periodo della guerra. Queste operazioni incidono sulla gente, rappresentando vere e proprie pressioni, ciò va fermato per evitare che eventi indesiderati si verifichino e vadano a danneggiare l’atmosfera di pace creatasi.

Il nostro partito ritiene che il processo di pace e democrazia sarà facilitato e accelerato se si faranno i passi necessari su questi problemi attuali, che hanno bisogno urgentemente di essere risolti. Presentando questo progetto di pace aggiornato, vogliamo ancora una volta ripetere, che ci sentiamo sempre legati agli impegni assunti con il Progetto di pace elaborato in sede del nostro VII Congresso straordinario, così come lo avevamo presentato al pubblico.

Il nostro partito e le forze interessate avranno responsabilità importanti nel realizzare il presente progetto di pace aggiornato, che il nostro partito considera strategico e portatore di sviluppi di pace e democrazia.

1. il nostro partito preparerà e metterà in atto progetti concreti affinché i contenuti del progetto di pace aggiornato siano operativi e fornirà le indicazioni necessarie alle forze interessate in modo temporale.

2. il nostro partito si assumerà le proprie responsabilità e risponderà positivamente ai passi in avanti e ai progressi sul tema della pace e della democrazia indipendentemente da chi li intraprende.

3. il nostro partito fornirà un sostegno attivo a tutti gli sforzi democratici e alle attività che si svilupperanno finché la democrazia e una pace duratura si realizzeranno.

4. il nostro partito richiama lo stato ad evitare comportamenti che mettano in pericolo tale clima, così come il nostro partito è determinato a evitare qualsiasi comportamento provocatorio nei confronti del processo di pace, contemporaneamente insiste a tenersi in posizione di legittima difesa, così come ufficialmente deciso in sede del nostro Congresso straordinario.

5. il nostro partito è pronto al dialogo nel senso di trovare una formula, che possa essere realizzata reciprocamente per rimuovere completamente le minacce di violenza e rimpiazzare forze armate se costituissero una preoccupazione. Accettando la supervisione e l’osservazione di organismi internazionali a tale proposito.

6. il nostro partito chiama ogni tipo di iniziativa pacifica e democratica che possa forgiare e sviluppare la volontà democratica in una forma realistica, assumendo un ruolo attivo per poter creare una pace giusta e democratica che possa essere il frutto dei dolori subiti durante la guerra degli ultimi 15 anni e di garantire le libertà e tutti quei valori nazionali democratici.

7. il nostro partito chiama a giocare un ruolo attivo, sulle basi del superamento delle sofferenze della guerra, verso una pace duratura per rendere democratica la repubblica, attraverso opportune organizzazioni ed iniziative per l’ottenimento della pace e della democrazia. Quella pace che il popolo turco da tempo merita e che il suo popolo fratello, quello kurdo, non ha trovato il modo di realizzare insieme per lungo tempo.

8. il nostro partito fa appello a tutte le forze nazionali democratiche kurde (partiti politici, individui e istituzioni) ad essere sensibili nei confronti di una soluzione pacifica e democratica fra i kurdi, come abbiamo già esposto all’opinione pubblica. Le si richiama ad assumersi le proprie responsabilità su questo tema e di presentare un sostegno attivo agli sforzi da noi compiuti, per l’interesse di lungo periodo della popolazione.

9. il nostro partito credendo che la democrazia e la pace saranno essenzialmente realizzati attraverso dinamiche democratiche in Turchia, incoraggia e sostiene:

a. l’avvicinarsi di tutti i partiti, le unioni e le organizzazioni non governative democratiche, a dar vita ad un concetto di pace e/o ad un programma di democrazia e pace;

b. la creazione di un movimento di pace e di democrazia al quale tutte le forze democratiche possano partecipare, sulle basi di una tale programma. Per poterlo divulgare in tutte le province, i distretti, e le aree abitative ci si deve avvantaggiare dell’esperienza delle piattaforme democratiche che hanno giocato un ruolo specifico a tale riguardo;

c. il protrarsi e il diffondersi delle attività richieste per lo sviluppo della democrazia e della pace, compresa la domanda che abbiamo presentato, nella consapevolezza che i progressi nel processo di pace e democrazia, sono fuori discussione se non vi si include la volontà democratica della popolazione e la volontà di realizzare tutto questo come fondamento per la democrazia;

d. per l’HADEP e le altre organizzazioni nazionali kurde, vista l’importanza che hanno avuto nella battaglia democratica, devono realizzare alleanze e azioni con le forze democratiche in Turchia.

10. il nostro partito vede come dovere e responsabilità storiche dei partiti della sinistra come l’HADEP, l’ODP e il CHP di condurre questo processo, dando vita ad un’alleanza democratica, e, se possibile coinvolgere altri partiti liberali e democratici islamici, l’ANAP prima di tutto, all’interno di quest’alleanza, per trasformare la Repubblica, in una repubblica democratica ed aspettarsi da loro la piena assunzione delle proprie responsabilità, fino a comprendere le alleanze elettorali.

11. a questo scopo chiamiamo tutti gli organi dello stato competenti e le forze democratiche di Turchia (partiti politici, organizzazioni non governative della società civile, i media e gli opinion leader) a partecipare attivamente e continuativamente per creare le giuste basi alla realizzazione di tale progetto.

12. chiamiamo a sostenere attivamente il progetto di pace che abbiamo presentato tutti gli stati della regione con lo scopo di realizzare il Progetto e le prospettive di federazione democratica del Medioriente, che possa avviare in MO un processo di sviluppo, tale da portare a realizzare un pace duratura, la democrazia e la stabilità, basate sulle dinamiche della regione e adattandosi alla sua storia. Richiamiamo anche tutti gli stati regionali ad adottare politiche che risveglino la volontà democratica e la forza della gente, per contribuire su queste basi a realizzare in Turchia il nostro progetto di pace, che abbiamo già presentato a tutte le forze competenti.

13. il nostro partito chiama l’UE a superare l’inconsistenza di cui ha fatto esperienza riconoscendo l’espressione culturale e d’identità dei milioni di kurdi che vivono in Turchia e di smettere di considerare la questione kurda soltanto come una questione d’interesse politico. In questo senso, richiamiamo l’UE a mobilitarsi nella fase di negoziato con la Turchia, affinché si assicuri una giusta soluzione pacifica del problema kurdo, che è il problema fondamentale nella fase di democratizzazione della Turchia sulle basi dei criteri e dei valori che gli sono propri.

14. il processo di democratizzazione in Turchia, che ha un ruolo d’influenza nello sviluppo della democrazia nella regione e nel mondo nel XXI secolo, è preoccupazione di tutte le forze internazionali. Su queste basi, il nostro partito richiama l’opinione pubblica internazionale e le istituzioni, prima fra tutte l’UE, a dare un contributo attivo e ad incoraggiare lo sviluppo, la democrazia e il processo di pace, che vede le sue basi di progresso sulle dinamiche interne della Turchia.