LA FINE (ANNUNCIATA) DI UN IMPERO MAI NATO
QUELLO AMERIKANO

E così adesso tutti stanno cercando di defilarsi dal Medio Oriente, dove improvvidamente si erano
andati ad impantanare per cercare di fermare la crescita (impetuosa) economica del Capitalismo cinese.
Si è cominciato chiaramente dalle progressive "dismissioni" dall'Iraq, più facilmente giustificabili,
visto che la guerra era amerikana e non sponsorizzata da "organismi internazionali" (si fa per dire).
Cominciò la Spagna di Zapatero, ha proseguito l'Italia, la stessa Inghilterra ha programmato
la sua "graduale" fuoriuscita e adesso anche gli yankees cercano di trovare una formula che li faccia
scappare da Bagdad senza perdere troppo la faccia.
Che l'Impero Amerikano sia una boutade ormai l'hanno capito tutti, tranne Bush,
quelli come Chavez, Almadinjad (o come diavolo si chiama), che hanno interesse a paventare
la presenza di un Impero amerikano, per poter mantenere il Potere, e magari costruire nuovi imperialismi
locali o di serie B, e naturalmente i nostri antimperialisti d'accatto, che con l'appoggio
alle cosiddette resistenze contro il nuovo Grande Satana cercano una scappatoia facile al fatto
che non riescono a trovare il bandolo della matassa della crisi capitalista e non riescono a trovare
le forme di lotta atte a sconfiggere la ristrutturazione capitalista e ad abbattere definitivamente il Sistema Capitale.
Il problema è che tutti hanno continuato ad analizzare la situazione usando i paradigmi di cento anni fa,
per cui gli stati nazionali, che si opponevano all'espansione dei grandi, al colonialismo
e agli esordi dell'imperialismo erano fonte di progresso.
Nessuno ha pensato che 100 anni fa molti territori erano retti a regime feudale,
più che gli operai esistevano classi paragonabili a servi della gleba, e in molti casi
c'erano Stati coloniali retti a regime schiavistico (remember Sudafrica, Rhodesia ed altri?).
E' logico che se uno si ribella alla schiavitù sia pure per passare ad un regime nazional-capitalistico
è sempre un passo avanti, per cui a volte succedeva che un filoimperialista sovietico come Agostino Neto
nella sua rivolta contro i portoghesi per la liberazione dell'Angola faceva fare sicuramente un passo avanti
ai suoi cittadini nell'emancipazione da un sistema coloniale come quello portoghese.
Il nemico del mio nemico diventava "mio amico" non perché i suoi obiettivi erano uguali ai miei,
anzi erano antitetici, perché lui voleva creare uno Stato Capitalista, oltretutto orbitante intorno
alla galassia socialimperialista sovietica, io sono per l'abbattimento del Sistema Capitale, degli Stati
e di tutti i corollari che si portano appresso.
Siamo più precisi quindi: il nemico del mio nemico non diventava mio amico,
ma al massimo mio non belligerante, e forse mio temporaneo alleato, perché liberava nuove risorse umane,
trasformava insomma i servi in proletari, e, naturalmente, questo era un progresso, perché i proletari possono acquisire coscienza, i servi al massimo si possono ribellare senza avere una reale coscienza di sé.
Ma è passato un secolo: ormai il colonialismo è alle corde ed anche l'Imperialismo deve cercare
nuove forme d'intervento, visto che ormai nessun Paese, per quanto bene armato, per quanto nuclearizzato,
per quanto potente, riesce a mantenere il Potere in altri Paesi, sia pure più deboli militarmente.
Perché un Impero, per essere tale, non deve essere solo in grado di conquistare dei territori ed annetterseli,
ma deve essere in grado di mantenere nel tempo questo Potere conquistato,
e questo non lo si ottiene solo con la forza militare; anzi, forse, la forza militare è la componente
meno importante di tutto ciò, di cui si ha bisogno, per mantenere questo Potere.
Un secolo fa, con un Capitalismo in forte crescita economica e bisognevole di nuovi mercati,
era possibile portare "benessere" diffuso anche nei Paesi conquistati, per cui mantenere il Potere conquistato
con le armi o con trattati internazionali (vedi accordi di Yalta) era possibile, non tanto per la paura dell'esercito occupante, ma soprattutto perché per lungo tempo la gran parte del proletariato si accontentava del maggior benessere raggiunto,
e le rivolte erano spesso ideologiche e condotte da "ceti intellettuali".
Ma ormai siamo in un'altra fase. Il Sistema Capitale è in una fase di crisi strutturale, specialmente in quei Paesi,
che per molto tempo hanno costituito l'ossatura centrale del Sistema stesso, Amerika in primis.
Non è una crisi di produzione, capiamoci, anzi non ci sono mai state tante merci in cerca di compratori;
semmai il problema è proprio questo: mentre aumenta la produzione di merci, diminuisce il numero dei compratori,
sia perché l'avvento del capitalismo asiatico, cinese in testa, ma anche indiano,
ha messo in crisi il capitalismo occidentale, i cui costi sono superiori, a causa del costo della merce-forza lavoro, notoriamente molto meno cara nei Paesi cosiddetti emergenti, sia perché ormai anche i Paesi
una volta satelliti si stanno scrollando di dosso la borghesia compradora asservita ai paesi colonial-imperialisti
e stanno cercando di sviluppare un capitalismo autoctono, con forti componenti nazional-patriottarde.
Basti pensare a quello che succede in America Latina, dove ormai gli USA hanno perso il controllo
del petrolio venezuelano, e stanno di fatto assistendo al disfacimento di quello che una volta
consideravano il cortile di casa.
La stessa cosa succede in altre parti: l'Impero sovietico ha ormai perso tanti pezzi che si ritrova quasi
dentro casa basi militari controllate dagli USA; contemporaneamente si sta sempre più incrinando
il rapporto fra i paesi arabi produttori di petrolio e gli USA:
per esempio, a parte Saddam Hussein sponsor yankees che ad un tratto decise di fare accordi privati
con alcuni paesi europei accettando Euro invece di dollari, la stessa cosa la sta tentando Teheran
ed anche in Arabia Saudita (da sempre feudo americano) si comincia a pensare di sganciarsi da un rapporto
con una moneta (quella americana) che si regge soprattutto sul fatto di essere la moneta di scambio ufficiale.
Non parliamo dell'Europa, che ormai sta perdendo (i francesi soprattutto) gli ultimi avamposti coloniali in Africa.
In questo grande ridisegnamento della geografia politica mondiale, o geopolitica, come la chiamano
quelli che sono o si sono accreditati come esperti nel campo, emergono nuovi soggetti,
e l'emergenza di nuovi soggetti crea sempre tensioni e conflitti.
Quando si parla di colossi i conflitti generalmente si esplicano in campo economico e in tentativi di alleanze
strategiche molto aleatorie; quando si affacciano nuovi soggetti militarmente considerati deboli
allora la guerra diventa operativa.
Diventa operativa per due motivi: prima di tutto perché la protervia del più forte è sempre convinta che
quanto prima schiaccia il parvenu più gli si facilita il compito; secondo perché in una fase di forza militare
ma di debolezza economica una superpotenza preferisce una situazione instabile ad una stabile.
Ed infatti gli yankees, che a livello militare, ancora sono i capifila del capitalismo mondiale, mentre a livello economico cominciano a mostrare segni di vecchiaia e di crisi, al punto che i due colossi dell'automobile amerikana,
Ford e General Motors, hanno ambedue perso la leadership nel settore, a favore delle multinazionali asiatiche,
cominciano a preoccuparsi degli sviluppi di crescita capitalistica, visto che oltre alla già citata crisi economica,
si ritrovano con un altro fattore che può passare da fonte di forza e di predominanza,
a fattore di debolezza e di possibile sfacelo.
Ci riferiamo chiaramente al problema dollaro. Finora gli USA imponendo la propria moneta
come moneta di scambio internazionale sono riusciti . a scaricare sugli altri Paesi i costi di una qualità
della vita interna superiore ai reali livelli di crescita economica; ma adesso si ritrovano di fatto ostaggio di quei Paesi,
che hanno fatto incetta di dollari, e che potrebbero, volendo, immettere sul mercato quantità enormi di dollari,
portando, come si può bene immaginare, ad una svalutazione del dollaro dalle conseguenze imprevedibili.
E, naturalmente, la paura amerikana, corre subito alla Cina, che contemporaneamente è il Paese
dalla crescita economica più impetuosa, ed anche uno dei Paesi, che più ha fatto incetta dei dollari.
Come si vede una situazione non certo rosea per un Paese, che qualcuno spaccia per aspirante imperatore del Pianeta!!!
Anche perché la supremazia militare non è detto che duri a lungo, ammesso che quando si parla di potenze atomiche la supremazia militare conti veramente.
Infatti solo poco tempo fa la Cina ha sperimentato, pare con successo, dei missili in grado di distruggere i satelliti,
e, tenendo presente che parte consistente di questa potenza militare amerikana è basata sui satelliti.....
Naturalmente i tempi sono ancora medio-lunghi ma prima o poi anche la supremazia militare yankees
potrebbe andare a ramengo.
In ogni caso, una cosa è certa: non siamo più in una fase storica in cui sono gli eserciti a vincere le guerre
e a costruire gli Imperi: ormai già dalla seconda guerra mondiale le guerre sono sostenute dalle popolazioni civili
più che dagli eserciti,e, si sa, le popolazioni civili sono sempre molto più motivate degli eserciti nel sostenere
scontri di lunga durata, in quanto gli eserciti vanno a "lavorare": un lavoro di merda, ma sempre un lavoro dipendente,
a cui non ci si affeziona certo più di tanto, specialmente quando si comincia a morire, i civili invece spesso
difendono interessi specifici, veri, loro, e questo si sa che incentiva molto di più la voglia di combattere.
Un battaglione amerikano che occupa un'abitazione per farci un deposito lo fa perché ha ricevuto un ordine,
il proprietario della casa combatte perché dei pezzi di merda gli hanno rubato la casa, e la differenza non è di poco conto.
Pertanto è normale che un occupante che non è più in grado di conquistare consenso,
ma è in grado solo di opprimere non riuscirà mai a mantenere una conquista, figuriamoci a costruire un Impero!!!
L'unica cosa che può fare, e che di fatto ha intenzione di fare è di creare instabilità internazionale per cercare di frenare la crescita dei possibili concorrenti.
Ma se tutto questo è vero, è facile capire che stiamo parlando di una guerra fra capitalisti,
fra le multinazionali delle varie zone, fra i Padroni, insomma.
E questo sia che si parli di Chavez, che non difende certo gli interessi degli operai venezuelani,
ma gli interessi dei proprietari dei giacimenti petroliferi di Caracas, sia che si parli degli aspiranti governanti islamici
in giro per il medio-oriente, da Hamas a Fatah, da Hedzollah ad Ayatollah, da talebani a baathisti
e per finire ad Al Qaeda.
E dall'altra parte è logico che i rappresentanti del potere israeliano non stanno certo lavorando
per difendere i proletari israeliani ma gli interessi dei coloni e degli imprenditori di Tel Aviv,
come i Cinesi non stanno certo rafforzando il comunismo locale e mondiale, come gli europei,
e gli italiani nello specifico, non stanno certo lavorando per migliorare le condizioni di vita dei proletari, degli operai, dei precari, ma stanno studiando tutto quello che riescono a fare, taglieggiando salari e pensioni
(ed anche il TFR, questo oltretutto con l'aggravante della rapina, anche se legalizzata, visto che la legge la fanno loro), per far crescere quella, che ormai senza pudore, viene chiamata Impresa Italia, e cioè, chiaramente la Confindustria.
Ma se questa è la guerra in atto, cosa ce ne frega a noi di questa guerra?
Cosa gliene frega ai proletari? Cosa ci guadagna l'operaio palestinese se la fabbrica in cui viene sfruttato
viene gestita da un imprenditore palestinese, magari votante di Hamas, o viene gestita da un imprenditore israeliano?
Qualche malalingua potrebbe addirittura sospettare che sotto sotto preferisca un padrone israeliano,
che forse riuscirebbe ad ammodernare la fabbrica meglio del padrone di Hamas,
ma diciamo che non si appassiona certo per questa guerra.
Perché in questo caso i proletari non stanno facendo passi in avanti, anzi: in Palestina si è passati da una guerriglia antiisraeliana laica e progressista con una forte presenza organizzata del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina
ad una carneficina di palestinesi convinti a suicidarsi in nome di una religione nemmeno tanto progressista. Oltretutto
con l'uso sempre più massiccio di termini esecrabili quali Patria, Nazione, Stati e, dulcis in fundo Dio.
Permettete che per uno abituato a sentire slogan del tipo: Con le budella dell'ultimo prete impiccheremo l'ultimo re
non si sta facendo certo un passo avanti.
Perché poi in presenza di una guerra quando si legittimano e si sponsorizzano disvalori come quelli citati prima
non li si sponsorizza solo da una parte, ma da ambedue le parti: come posso io dire che hanno ragione gli iraqeni a
morire per la Patria e poi scagliarmi contro gli sbirri ufficiali e quelli a pagamento che vanno a far vedere "come muore un italiano"?
Come possiamo celebrare i "martiri di Al Axxa" e meravigliarci poi che i politicanti di casa nostra ci riempiono le strade
con targhe per i "martiri di Nassiriya"?
La verità è che con questa scelta sciagurata di schierarsi in una guerra, che è tutta intercapitalista, invece di cercare di
rimettere al centro gli interessi di tutti i proletari di tutti i Paesi, contro gli interessi del mercato, delle merci, del profitto
si stanno disarmando i proletari e li si sta rendendo di nuovo succubi agli interessi del Capitale.
E questo vale per tutti i Paesi, non solo quelli occidentali più forti, ma anche per gli altri considerati più deboli.
Quali sono infatti i risultati veri?
In occidente cresce l'avversione agli stranieri, chiaramente non quelli ricchi, ma quelli "che ti vengono a rubare il lavoro"
e magari poi ti fanno pure qualche attentato, in medio oriente cresce l'avversione per gli occidentali, che "li vanno ad occupare" e pure lì non è che se la vanno a prendere con gli occidentali che vanno a passare le vacanze dorate nel Dubai,
ma magari vanno a decapitare l'autista del giornalista occidentale liberato il giorno prima: a quanto pare anche per gli islamici
il guadagno viene prima della vita umana, anche per loro ci sono morti che hanno un peso specifico diverso.
In occidente in nome della sicurezza si socializza sempre di meno, ci si chiude sempre di più in casa, e questo chiaramente
rende meno forti le lotte contro le ristrutturazioni capitalistiche; in Cina in nome della crescita economica le condizioni di vita dei proletari si fanno sempre più precarie, in Amerika si alza il muro al confine del Messico, in Iraq si massacrano centinaia di proletari autoctoni colpevoli "di collaborare col nemico" e cioè colpevoli di andare in cerca di lavoro e quindi di salario.
Come si vede ci sono due guerre in atto: la guerra interimperialista e intercapitalista, e la guerra fra Capitale e Proletariato.
Noi intendiamo partecipare e cercare di sviluppare la seconda di queste guerre, per cercare di impedire ai proletari di andare a sparare contro altri proletari "che hanno il loro stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore" e spingerli invece a ribellarsi contro chi li manda a sparare sui loro fratelli.
Capiamoci: come al solito non ce l'abbiamo con quelli che si ritrovano a combattere perché sono stati invasi. E' logico che loro, in quella situazione non capiscano che quelli che dicono di volerli liberare sono di fatto sincronici con chi li occupa,
per cui è purtroppo normale che i Palestinesi vanno dietro Hamas, i libanesi dietro Hedzollah e così via, visto che non trovano altre strade praticabili e alleati che indichino loro nei fatti queste strade.
I responsabili di questo scatafascio sono quelli che, immemori di decenni di lotta politica internazionalista e anticapitalista
hanno scelto di cedere le armi in casa, chiudendosi ancora una volta nelle casematte, che adesso si chiamano centri sociali,
e magari fanno scelte elettoralistiche e collaborazioniste coi governi occidentali che occupano Iraq, Afghanistan, Libano, salvo poi ogni tanto, a scadenze regolari, organizzare cortei a sostegno delle resistenze in quei Paesi, senza oltretutto fare neanche grandi distinzioni.
Pure segnali (pochi, lo ammettiamo, ma ci sono) incoraggianti di percorrere altre strade ci sono. Gli israeliani che rifiutano di andare ad occupare militarmente i territori palestinesi cominciano a dare un segnale, che va raccolto e incoraggiato: perché al contrario di quello che sostengono nazi vari (e ultimamente non solo loro purtroppo) non sono i popoli ad essere geneticamente stronzi, ma sono quelli che gestiscono il Potere in nome del Dio Capitale, del profitto a programmare conflitti, razzismi e quant'altro gli serva per mantenere un potere che a volte rischia di sfuggirgli di mano.
Se non si raccolgono questi segnali e non si lavora per allargarli, continuando invece a sostenere azioni che non mettono i proletari contro i padroni, ma i palestinesi contro gli israeliani, ma anche i sciiti contro i sunniti in Iraq fomenteremo solamente non conflitto di classe ma odio fra proletari e quindi faremo respirare qualche altro secolo questo sistema putrescente che si chiama Capitale.

huambo
L'Avamposto degli Incompatibili