NEKA A NAPOLI

Resoconto dell'iniziativa, che si è tenuta oggi presso la facoltà di Architettura di Napoli, sulla situazione argentina e la lotta che il paese ha ingaggiato per una vita dignitosa.
Prosegue la tre giorni "l'Argentina insorge" promossa da Indymedia Napoli e Movimento Disoccupati.
Oggi, durante la proiezione del video 'El rostro de la dignidad (MTD Lanus: Argentinaentina 2002)', è intervenuta la compagna piquetera Neka. L'iniziativa, partita con un po' di ritardo dovuto alla conferenza stampa che si è tenuta nel primo pomeriggio per i due arresti di stamattina, è stata molto partecipata, ed ha visto tra i presenti anche un centinaio di disoccupati.

Neka apre l'intervento con un messaggio di solidarietà, ricordando le vittime della repressione degli ultimi giorni in Argentina; fa riferimento all'omicidio di Carlo Giuliani in Italia, e racconta l'esperienza e le motivazioni dei companeros uccisi negli scorsi giorni durante mobilitazioni per il lavoro e una vita degna, quelle stesse motivazioni che ancora oggi, a Bueinos Aires, hanno portato nuova gente in piazza. Ricorda che lo scontro e l'uccisione non sono state casuali, ma che i compagni sono stati riconosciuti e uccisi, e per questo e' fondamentale che il movimento continui la lotta che ha intrapreso per un vero cambiamento sociale.

Il video, sottotitolato in inglese, si apre con le immagini dei piqueteros che partono per andare a fare un picchetto nel quartiere di Solano, dove sono particolarmente forti e organizzati (in generale, comunque, ogni quartiere ha la sua organizzazione forte, quartiere per quartiere).
Quando scorrono le immagini delle assemblee in cui si discutono le modalita' della lotta, Neka spiega come funzionano:
"Siamo un'organizzazione di lotta autonoma della provincia di Buenos Aires, una megalopoli che conta circa 14 milioni di abitanti." Le immagini ritraggono le assemblee in cui si pianificano le forme di lotta, i cui punti-cardine si riassumono nelle parole democrazia diretta, autonomia e l'orizzontalita'.
I piqueteros scaricano copertoni, bloccano uno dei principali incroci della citta' in cui vivono; prima arrivano i compagni della sicurezza, poi le persone del barrio: bambini, famiglie…collettivamente si decide quante ore durera' il blocco e chi dovra' parteciparvi; se c'e' un pericolo di repressione, vengono portati via bambini, anziani e donne incinte. Nel ritirarsi, si costituiscono barricate per tenere a distanza la polizia (dove vi si riesce).
Ad un certo punto fluiscono le drammatiche immagini di un ragazzo che poi restera' vittima durante gli scontri : "sono felice di essere un piquetero", dichiara. 'Essere piquetero - prosegue Neka- vuol dire soprattutto condividere un senso di liberta' mentre si blocca il transito, e condividere uno stesso percorso di lotta'. Seguono le immagini di come avvengono questi blocchi.

DOMANDA: Come si puo' articolare la lotta tra disoccupati argentini e italiani?
RISPOSTA: In Argentina, come in Italia, stiamo soffrendo e patendo per lo stesso sistema: fame, abuso di autorita' e disoccupazione sono identiche in entrambi i paesi. Sono stata nel resto del sud Italia, e ho trovato che anche li' le sofferenze erano le stesse: la forma del picchetto puo' accumunare le due situazioni, come forma di condivisione di uno stesso momento di lotta (il caldo infernale anche!).

D: Come si resiste a un blocco per giorni o settimane?
R: La forma per costruire un picchetto e' quella di condividere nelle assemblee la forma di lotta che si vuole portare avanti:
c'e' una forma di organizzazione giornaliera, in cui piccole commissioni si dedicano ad apprendere forme di produzione e sicurezza che si trasferiscono completamente nel picchetto.
Se, dopo un tot, il governo concede solo alcuni punti, allora si decide se continuare o fermarsi. Uno dei punti fondamentali e' il coordinamento con altri gruppi dei lavoratori in lotta, poiche' più sono i gruppi di lotta, più i picchetti, e più i risultati ottenuti.
Il picchetto e' solo l'ultimo momento di un'organizzazione di movimento che va costruendosi infatti da anni e anni. Quello che si conquista non rimane nelle mani del singolo piquetero che ha materialmente pianificato e realizzato la mobilitazione: si chiede un sussidio al governo che venga reinvestito per il benessere di tutto il quartiere: tanto per fare un esempio, con tali reinvestimenti si può iniziare a produrre il pane. I lavoratori socialmente utili si rifiutano di lavorare per il governo, e piuttosto propongono alle autorità qualcosa di simile: 'voi ci date i soldi, e noi li reinvestiamo per il bene del quartiere'.
E' molto importante la formazione della coscienza e della relazione sociale: non bisogna avere la mentalita' del singolo, poiché essa è alla base della mentalita' capitalista.

D: Come siete arrivati ad avere questo tipo di coscienza collettiva?
R: L'idea fondamentale e' quella di portare avanti una pratica di lotta collettiva: azione nel picchetto e fase teorica in cui tutti arrivano a condividere quell'idea. E' una delle cosa piu' difficili in assoluto, arrivare ad una coscienza comune, non e' difficile scendere in piazza incappucciati e armati di bastone, ma non e' per niente facile che tutto il quartiere arrivi a capire che c'e' uno sfruttato e uno sfruttatore.
Dobbiamo uscire dalla logica imposta dal sistema al di la' della lotta della sopravvivenza personale: cio' che va sostenendo la nostra pratica e' prima di tutto uno spazio di riflessione.

D: Come vedete il futuro prossimo dell'Argentina?
R: L' impegno prioritario e ' quello di unificare la lotta dei diversi settori della societa'. L'Argentina.non deve portare avanti una lotta per settori differenziati; il futuro deve essere l'articolazione e la radicalizzazione della lotta. L'importante, per il nostro futuro, e' la condivisione che permetta al movimento di compiere un 'salto di qualita''. Bisogna assumere le varie lotte internazionaliste senza orientarle e modificarle: il movimento dei piqueteros deve essere interpretato cosi' com'e', senza strumentalizzazioni; prima di tutto ci deve preoccupare la lotta contro questo sistema che ci vuole uccidere.

D: Ci sono rapporti con gli altri paesi dell'America Latina?
R: In questo momento si sta cercando di sviluppare il progetto dell'ALCA, e per questo bisogna prima di tutto affossare il trattato precedente (MERCOSUR), che infatti non includeva gli Stati Uniti.
Esistono rapporti che ci legano con i disoccupati brasiliani e i contadini; una delle forme piu' importanti di collusione e' quella della solidarieta' internazionale: quando e' morto Carlo Giuliani c'e' stato un blocco, in Argentina.
Alla notizia degli arresti di stamattina, c'e' stata in Argentina la denuncia della repressione da parte delle autorita' italiane:
sappiamo bene per chi lavorano i media ufficiali e in che direzione vanno. Grazie a realtà indipendenti d'informazione libera e dal basso, come Indymedia Argentina, Cine Insurgente, etc. si è potuto dimostrare l'uccisione dei due compagni.

L'iniziativa si conclude con un intervento di Cippi che lavora in Messico, e che ricorda che non sempre abbiamo la forza di interessarci a quest' ultima sacca di resistenza, non basta parlare di solidarieta', ma bisogna fare un unico fronte.
I disoccupati invitano alla lotta dura, a non abbassare la testa, a costruire qualcosa prima che si ammazzino le persone, battendo ad esempio sul coordinamento in rete, senza la 'protezione' di alcun partito politico che copra loro le spalle.
Segue l'invito alla manifestazione di domani: concentramento alle 9:00 a P.zza Mancini, Napoli.