I mass-media non si smentiscono mai!

Ho perso il conto dei palestinesi uccisi, ma mezzo telegiornale è dedicato ai 2 militari israeliani linciati ed alla sofferenza dei loro congiunti; si indugia sulla brutalità del linciaggio, ma molte meno parole ed immagini sono state spese per il palestinese ritrovato morto ed orrendamente mutilato (occhi cavati, lingua tagliata, ecc.). Forse ogni israeliano vale 10-100-1000 palestinesi? Gli elicotteri con la stella di David sparano i loro missili sulle case dei palestinesi, viene impedito l'accesso ad un luogo di culto come la spianata delle moschee, ma piano piano giornali e telegiornali tornano a strizzare l'occhiolino al potere, proprio come accadde per Ocalan....vi ricordate? I primi due giorni della vicenda Ocalan erano tutti filokurdi, poi lentamente le pressioni hanno avuto successo e i kurdi si sono trasformati nel giro di un paio di notiziari da partigiani della libertà in pericolosi terroristi. Sta accadendo ancora. L'irresistibile fascino del potere seduce il giornalista, sarà una malattia professionale?!
Così come nessuno dice che gli scontri nei Paesi Baschi "francesi" a Miarritze, Angelu e Baiona in occasione del Controvertice europeo, per altro di modesta entità, tra indipendentisti baschi e reparti antisommossa francesi sono stati provocati da cariche gratuite della polizia che ha ricevuto l'ordine di non far vedere al mondo che esiste una nazione che si chiama Euskla Herria, impedendo il passaggio della Carovana.

Perché coloro che dovrebbero garantire una informazione imparziale, dare le notizie, sono così schiavi e naturalmente sottomessi se non in accordo con chi gestisce il potere e con le istituzioni? Perché si confonde la Pace con l'ordine imposto da una parte sull'altra? Perché la parola violenza si utilizza sempre per condannare chi si ribella? Perché la violenza di chi esercita il potere viene chiamata "uso della forza"? Perché le guerre economico-imperialistiche vengono chiamate umanitarie? E soprattutto...perché i popoli senza stato dovrebbero rassegnarsi a veder calpestati i propri diritti solo perché non hanno una struttura statale in grado di difenderli? Perché se un palestinese, un basco, un kurdo, un bretone, reclamano poi un proprio stato per vedere rispettati i propri diritti questa richiesta viene considerata assurda ed inammissibile dalle grandi "democrazie" occidentali?
Domande che ogni giornalista dovrebbe porsi prima di scrivere un pezzo o mandare un servizio, ma che noi non possiamo ignorare.
Se tanta gente manifesta, si compromette fino a mettere a repentaglio la propria vita o il proprio futuro, avrà delle ragioni, o dobbiamo pensare che tutto quello che è diverso da noi sia venato di fanatismo?

Andrea da Bari