Il popolo kurdo ha fatto la sua scelta, sta dalla parte della pace.

No, all’inserimento del PKK nella lista UE del terrore!

Ci sembra strano che i paesi dell’UE non abbiano sentito la necessità di inserire il PKK nella lista delle organizzazioni terroriste durante i 15 anni di guerra. Nei tre anni passati, il PKK ha intrapreso un cambiamento e una trasformazione democratica per completare la sua missione storica e per tracciare la strada ad una nuova formazione politica. Noi, come popolo kurdo abbiamo dimostrato tutta il nostro sostegno a questa nuova linea. A seguito di questo periodo, che ha visto lo svolgersi dell’VIII Congresso del PKK e il primo congresso di fondazione del KADEK (Congresso per la libertà e la democrazia del Kurdistan), la democratizzazione del partito, in cui ci riconosciamo, è giunta ad uno stadio avanzato.

Il movimento di liberazione kurdo, di cui noi tutti siamo parte integrante, ha preso la decisione di avviarsi verso una fase di totale trasformazione. In questo ambito è molto difficile comprendere perché il PKK, l’unico in cui ci sentiamo rappresentati, debba essere incluso in una qualsiasi lista terroristica.

La Turchia ha dichiarato molte volte che 35mila persone hanno perso la vita a causa della guerra condotta contro il PKK. Vogliamo dire che questa guerra fu l’inevitabile conseguenza degli accordi di Losanna. Quindi, la prima responsabilità di tutto quello che ne è derivato giace insieme a coloro che stilarono il trattato di Losanna, compresi gli stati che oggi costituiscono l’UE. Come risultato della lotta del PKK, abbiamo finalmente potuto sviluppare una volontà politica. Ma, ancora una volta, alcune forze europee sembra che stiano cercando di progettare una seconda Losanna. Sembra che non vogliano che la Turchia risolva la questione kurda, lasciandola invece spendere le proprie risorse nella continuazione del conflitto. Nonostante ogni tentativo da parte nostra per trovare una soluzione, l’Europa sembra piegata verso l’adozione di una posizione provocatoria, invece che fornire sostegno alla soluzione. Gli europei ci parlano di democrazia, ma le ultime decisioni implicano che la democrazia valga solo per i popoli europei, non per i popoli del Medioriente.

Quali saranno le consequenze di questa decisione che noi non possiamo definire altro che “terroristica”? Il rifiuto della Turchia a trovare una soluzione rafforzerà tutti quelli che sostengono la guerra e tutti coloro che vogliono la repressione di ogni organizzazione democratica della società civile. Molti di noi hanno a cuore le sorti di chi in patria lavora e si mobilità nel partito legale filo kurdo l’HADEP, nelle vari organizzazioni che si battono per la democratizzazione e la pace, che sappiamo bene saranno i primi ad essere colpiti con la giustificazione e la forza che, una decisione come quella europea, concederebbe alla Turchia. L’inclusione del PKK, che ha generato il movimento di liberazione kurdo e che ha dato ad ognuno di noi la forza di non soccombere e di rinascere come popolo, assisterà la Turchia ad imporre sempre più intense forme di repressione, di oppressione contro ogni kurdo più o meno vicino al PKK.

Divulgando questa “lista del terrore” l’UE sa di dare un messaggio alla Turchia, secondo il quale è giusto attaccare il movimento di liberazione kurdo. La Turchia, che si sta battendo duramente contro l’attuazione anche dei più basilari cambiamenti democratici e rifiutandosi di fare un qualsiasi passo avanti verso la soluzione, rafforzerà i circoli guerrafondai affinché si avvii una nuova guerra, su ogni fronte. In Iraq i primi ad essere sterminati saranno i kurdi. Il genocidio di un popolo si avvierà in ogni sua forma, garzie a questa decisione, di cui i colpevoli saranno proprio gli europei, facili prede degli interessi economici e delle lusinghe turche ed americane.

Includere il movimento di liberazione kurdo nella nuova lista del terrorismo significa una nuova Losanna, il cui scopo non è la divisione, la spartizione, ma l’eliminazione. Si tratterebbe, per noi kurdi, di una dichiarazione di guerra. La Turchia e gli Stati Uniti se ne assumano la responsabilità. Li avvertiamo: stanno giocando con il fuoco. Il popolo kurdo ha fatto la sua scelta, sta dalla parte della pace. I kurdi hanno sostenuto la pace in occasione del Newroz, quando millioni di persone hanno partecipato alle celebrazioni, gridando per la “Libertà del Presidente APO”, per la libertà nell’uso della lingua, della cultura e per l’identità kurda!

È per tale ragione che chiunque voglia mettere al bando il PKK, in quanto organizzazione terrorista, criminalizza anche il popolo kurdo come terrorista. Sappiamo che gli Stati Uniti sono dietro ciò. L’UE non dovrebbe trovarsi implicata in tali azioni. Il popolo kurdo riterrà l’Europa responsabile di una guerra e dello sterminio dei kurdi. L’Europa, la Turchia e gli USA stanno giocando una partita molto pericolosa, devono porvi fine. Il popolo kurdo non si sacrificherà per nessuno. Il popolo kurdo resisterà fino alla fine. Abbiamo fatto tutti i sacrifici necessari per la pace. Ai tempi abbiamo affrontato grosse difficoltà, ma nonostante ciò abbiamo deciso che, per la pace, ne valeva la pena. Il PKK ha avviato e deciso per un cambiamento totale della linea politica e innescando finalmente un processo di democratizzazione.

E, proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a mettere questo in pratica, sembra che si prospetti una guerra. Il popolo kurdo sta per essere definito come “terrorista”. La nostra scelta non è mai stata la guerra. La nostra scelta è la pace e la democrazia, è risolvere i problemi in maniera democratica. Ma se ciò non è possibile vogliamo dire che stiamo per mettere in atto la più determinata delle resistenze. L’Unione Europea non può concedere alcun alibi alla Turchia, agli USA e a quanti ne trarranno vantaggio, per lo sterminio del popolo kurdo.

Comunità dei kurdi in Italia / 1. maggio 2002