Un rapporto della Rand Corporation e altri documenti
sulla strategia militare e i sistemi d'arma Statunitensi

( a cura di Renata Franceschini di Soccorso Popolare di Padova)

La Rand Corporation è una delle lobby di pressione sulle Amministrazioni
Statunitensi e sui centri di formazione per i quadri delle medesime, e con
collegamenti interni alle forze armate USA e nelle stesse Amministrazioni.
E' molto potente anche a livello internazionale: ad esempio, l'incaricato
USA dei rapporti con il governo afgano, Kharzilaj, è un uomo della Rand
Corporation, oltre che referente di industrie petrolifere.

Il rapporto della Rand Corporation "Shipshape: a reorganized military for a
new global role (In perfetto ordine: un esercito riorganizzato per un nuovo
ruolo globale)", precedente all'11 settembre 2001, risulta particolarmente
interessante per capire cosa si cela dietro le strategie delle
Amministrazioni Statunitensi e come queste si stanno organizzando per una
maggiore presenza militare globale.

Viene proposta una strategia di "basi flessibili, basi militari alleate,
aeroporti internazionali o piste d'atterraggio inutilizzate" per formare una
rete permanente di militarizzazione intorno al pianeta, che risponda alle
esigenze della guerra permanente.
Per rispondere "alle crisi ovunque nel mondo, senza la necessità di
mantenere sempre più personale oltreoceano", le basi devono essere dislocate
in modo che si possa intervenire nel giro di 48 ore al massimo.
L'aviazione dovrebbe mantenere queste basi, ad uso potenziale, come punti di
concentrazione regionali per l'accesso successivo ed immediato a basi
'pronte all'uso'.

In questo rapporto, infatti, si sostiene che le forze armate USA devono
riorganizzare la presenza attuale delle loro basi militari con dislocazione
planetaria, in quanto queste basi sarebbero localizzate " per lo più molto
distante dalle regioni più instabili del mondo".
Si dà il caso che queste regioni più instabili, America Latina
Settentrionale (Colombia e Venezuela), Regione del Golfo, dei Balcani,
Africa Orientale (Corno d'Africa) e Occidentale (Nigeria ecc.), Asia
Centrale e Asia Orientale (Filippine, Taiwan ecc.), sono proprio quelle in
cui le Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono intervenute
nello scorso decennio, o stanno programmando di farlo all'interno della
"Guerra Globale Permanente", che ha avuto il suo inizio con il conflitto
nell'Afganistan.

Nel documento si legge la seguente proposizione:
"Il ruolo del nostro potere militare oggi può essere definito generalmente
come effettiva protezione e promozione degli interessi e dei valori
americani e loro alleati ovunque nel mondo. Talvolta questo compito richiede
di combattere delle guerre; più spesso l'impegno dovrebbe essere quello
della azione preventiva della guerra".

Il Pentagono, inoltre, intende mettere in orbita attorno alla Terra
piattaforme spaziali con armi di nuovo tipo, comprese quelle nucleari, che
permettano agli Usa di «colpire in tutto il mondo, ovunque , e in qualsiasi
momento essi ritengono che la loro sicurezza possa essere minacciata», e
nello stesso tempo avere il monopolio dello spazio.

Il quotidiano statunitense "Los Angeles Times" ha rivelato il 14 luglio
2002, grazie a una fuga pilotata di notizie, il contenuto del documento
segreto del Pentagono "Defense Planning Guidance (Guida alla pianificazione
della difesa)", in cui si tracciano le linee programmatiche per il periodo
2004-2009.
Il documento, firmato il 3 maggio dal segretario alla difesa Rumsfeld,
ordina ai responsabili militari di «sviluppare armi e forze capaci di
sferrare attacchi, senza preavviso, da una posizione di deterrenza
avanzata».

Si tratta della strategia di «attacco preventivo», che il presidente Bush ha
annunciato il 1 giugno nel discorso all'Accademia di West Point.

Al centro della nuova strategia viene posto lo sviluppo di armi ad alta
tecnologia, basate su sistemi satellitari e piattaforme spaziali.
Tra queste, il documento ne evidenzia due:
· gli aerei robot senza pilota che, grazie a memorie computerizzate e
sistemi di guida satellitari, possono arrivare autonomamente sull'obiettivo
(senza essere avvistati dai radar, avendo tecnologie "stealth", che rendono
invisibili) e colpirlo con missili e bombe di precisione;
· un missile supersonico Mach-10 (con velocità 10 volte quella del suono,
ossia 12mila km all'ora), che potrà essere lanciato da piattaforme spaziali
per colpire obiettivi terrestri, sia fissi che mobili.

Questi, e altri sistemi d'arma, saranno dotati anche di testate nucleari.
A tal fine, sottolinea il documento, si deve «accelerare lo sviluppo di
ogive penetranti adatte alle attuali testate nucleari», così da acquisire
«la capacità di colpire obiettivi rinforzati, situati in profondità nel
terreno, in tre Stati "canaglia" simultaneamente».
La nuova arma è in grado di penetrare profondamente nel terreno (per 15
metri, decine di metri secondo altre fonti giornalistiche) prima
dell'esplosione nucleare. Essa è dunque concepita per la distruzione di
installazioni sotterranee.


L'altra sua caratteristica è di essere facilmente trasportabile: il peso di
soli 340 Kg fa sì che possa essere sganciata dai bombardieri di nuovo tipo
B-2 stealth, "invisibili" ai radar.
Da anni procedono gli studi per rendere agibile il "mininucleare", cioè
testate atomiche estremamente precise con una potenza non superiore ai 5
chilotoni, che secondo gli esperti provocherebbero esplosioni meno forti di
quelle provocate dalle superbombe sganciate nel conflitto afgano.

"Un vantaggio delle armi a potenziale più basso è che i danni collaterali
nella zona intorno al bersaglio possono essere ridotti, fattore importante
negli attacchi vicino alle aree urbane" si legge in uno studio del
Pentagono, pubblicato nel giugno 2000, che è servito da traccia per la
revisione strategica sfociata nel "Nuclear Posture Review (Rapporto sullo
stato del Nucleare), NPR", un rapporto consegnato al Congresso l'8 gennaio
2002, che evidenzia un ordine arrivato da Bush al Pentagono, che autorizza
la preparazione di piani operativi per l'uso di armi nucleari.
Nel rapporto - scrive Arkin che insegna all'"U.S. Air Force School of
Advanced Airpower Studies" ed è membro della "School of Advanced
International Studies" della John Hopkins University - si chiede al
Dipartimento della Difesa di prepararsi alla possibilità che le armi
nucleari vengano usate in qualche futura crisi arabo-israeliana.
Fra le direttive del NPR, vi è la richiesta di avanzare nella ricerca
militare per la realizzare ''mini ordigni nucleari'' per la distruzione di
bunker, e di bombe atomiche che possano ridurre quelli che vengono definiti
''danni collaterali''.

Da un articolo di Manlio Dinucci (Il Manifesto 20 febbraio 2003) apprendiamo
che "un documento riservato del Pentagono - di cui il Los Alamos Study Group
(organizzazione statunitense per il disarmo) è riuscito in questi giorni a
procurarsi copia - conferma che gli Stati uniti non solo stanno potenziando
il proprio arsenale nucleare, ma stanno approntando nuove armi per «small
strikes», «piccoli attacchi» nucleari.
Proprio mentre fervono i preparativi militari per l'attacco all'Iraq, non è
finita la eco delle minacce di George W. Bush che, nel suo documento
strategico reso pubblico il 10 dicembre 2002, annunciava la volontà di usare
contro l'Iraq «una forza schiacciante, compreso il ricorso a tutte le nostri
opzioni nucleari».

Il documento "Stockpile Stewardship Conference Planning Meeting Minutes, 10
gennaio 2003, Pentagono, Archivio 3C912 0930-1200) è la minuta di un
incontro svoltosi il 10 gennaio per pianificare una conferenza segreta sulla
gestione dell'arsenale nucleare, che si svolgerà al Quartiere Generale del
Comando strategico (StratCom), a iniziare dal 4 agosto 2003.
L'indirizzo strategico è chiaramente tracciato: costruire una nuova
generazione di «armi nucleari di bassa potenza» da impiegare in «piccoli
attacchi»; principalmente:
· «armi a radiazione rinforzata», armi nucleari che danneggiano meno le
cose, ma uccidono di più; e
· «armi penetranti», ordigni di bassa potenza che, esplodendo sottoterra,
dovrebbero essere in grado di distruggere i bunker dei centri di comando
politici e militari, «decapitando» così il paese nemico.

I documenti ufficiali americani insistono sul bisogno crescente per le
forze armate del futuro di mobilità e di proiezione rapida delle forze,
sulla versatilità e flessibilità dell'architettura degli equipaggiamenti e
dei sistemi di armi, sulla modularità, flessibilità e adattabilità delle
unità, sull'interoperabilità e sul coordinamento ancora più stretto fra
tutte le forze (esercito, aviazione e marina), sulla importanza della
battaglia dell'informazione e della manovra mediatica, sul coordinamento
delle decisioni e delle azioni politiche, diplomatiche e militari,
sull'onnipresenza della simulazione ....

Per raggiungere questo obiettivo, gli Stati Maggiori lavorano alla creazione
di nuovi tipi di armi o meglio di "sistemi" e "architetture" di armi.
Ai missili "intelligenti" (guidati dai laser), capaci di colpire bersagli
"localizzati" a grande distanza, ai satelliti capaci di individuare
l'obiettivo con una risoluzione di due metri, ai sistemi elettronici di
informazione e di comunicazione sempre più efficienti, agli straordinari
strumenti di digitalizzazione e di simulazione del campo di battaglia, si
aggiungono le armi non letali, quelle destinate a paralizzare mezzi e uomini
senza fare vittime.
Le armi invalidanti e paralizzanti sfruttano tutte le possibilità tecniche
offerte dal laser, il controllo delle onde acustiche ed elettromagnetiche,
la psicologia, i nuovi materiali in grado di "incollare", "immobilizzare" le
persone e i materiali per impedire loro di agire. Non solo gli uomini, ma
anche gli equipaggiamenti (carri, mezzi per il trasporto delle truppe) e le
infrastrutture (strade, aeroporti, ecc.) sono nel mirino delle armi non
letali.
Le armi elettroniche, per loro natura non letali, sono utilizzate in tutti i
sistemi bellici (le armi attualmente dispiegate sono composte almeno al 40%
da apparati elettronici).

Ma la non letalità riguarda soprattutto i conflitti diversi dalla guerra.

In questi conflitti, in cui il soldato si confonde con il civile e la
sommossa con l'insurrezione, l'obiettivo non è tanto vincere, quanto
frapporsi, gestire le crisi e cercare di uscirne evitando lo scontro armato
diretto, cioè organizzando fin da subito la desescalation.
Insomma, si tratta di missioni di mantenimento dell'ordine.

A dirigere il programma delle armi non letali è proprio un comitato
congiunto dei ministeri della difesa e della giustizia.
Nelle Accademie dell'esercito si studia l'intervento della Guardia Nazionale
e di alcune unità militari per sedare le rivolte nei ghetti di Los Angeles e
quello dell'esercito brasiliano nelle favelas di Rio.
(Ed è stato il "comandante" del Centro d'emergenza dello sceriffo di Los
Angeles ad addestrare i marines all'uso delle armi non letali, prima della
missione in Somalia)

Con lo sviluppo delle armi non letali, in sostanza, le forze armate
statunitensi, e prima di tutti il corpo dei marines, si preparano a svolgere
operazioni che per molti aspetti saranno di carattere più poliziesco che
militare.
L'esercito degli USA si "gendarmizza".

Su questa linea il Pentagono, nel 2000, ha deciso di dotarsi di un nuovo
veicolo da combattimento, lo Stryker (Colui che Abbatte), stanziando a tale
scopo 4 miliardi di dollari (8.000 miliardi di vecchie Lire).
Lo Stryker viene considerato il veicolo da combattimento ideale per la nuova
strategia del Pentagono, che necessita di forze agili, estremamente mobili,
da proiettare rapidamente nelle varie parti del pianeta.
Lo Stryker, grazie alle sue otto ruote motrici, può muoversi agevolmente in
qualsiasi terreno di teatro bellico; è assolutamente adatto al combattimento
nelle aree urbane.
Lo Stryker pesa solo 19 tonnellate, rispetto alle 69 di un carro armato M1A2
Abrams, e perciò può venire trasportato molto più facilmente e rapidamente
in lontani teatri bellici con aerei cargo C-17 e C-5, ciascuno dei quali
allora può trasportare dai 4 ai 7 di questi veicoli. Il trasporto può
avvenire anche con l'aereo cargo più piccolo C-130, adatto ad aeroporti di
dimensioni più ridotte, in aree remote poco agibili (zone montuose, giungle,
deserti, ecc.).
La Boeing Phantom Works sta studiando per un progetto di un enorme aereo
cargo, il Pelican, che avrebbe la possibilità di trasportare decine di
Stryker alla volta, a 18mila Km. di distanza, senza rifornimenti in volo!
Con i Pelican si potrebbe trasportare un'intera divisione corazzata in
qualsiasi parte del mondo, in appena cinque giorni.

"Nella dottrina americana, quindi, nemico esterno e nemico interno tendono a
confondersi.
Queste scelte rispondono a una strategia che si propone non di evitare
sistematicamente gli scontri violenti e la gestione del combattimento, ma di
favorire la selezione degli impegni militari, il risparmio di vite umane e
una gestione più flessibile dei conflitti, di fronte a una opinione
pubblica, e a responsabili politici sempre più informati ...".
Per Washington il mantenimento dell'ordine è ormai un compito locale,
internazionale e nazionale.
In sostanza, Washington intende portare a termine missioni di polizia
dovunque nel pianeta il disordine metta in pericolo i suoi interessi.

"Gli Usa si giocano molto sulla corsa agli armamenti: serve al controllo
interno, al controllo dell'impero, a tenere in funzione l'economia.
Il sistema del Pentagono serve soprattutto a questo: è un sistema che
assicura una particolare forma di dominio e di controllo.:non per offrire
alla gente una vita migliore, ma.per assicurare profitti alle imprese."
(Noam Chomsky "Capire il potere" ).
Gli Usa giocano e scommettono molto sulla corsa agli armamenti:
la corsa serve al controllo interno, al controllo dell'impero, a tenere in
funzione l'economia.

In conclusione, le sorti del pianeta sono determinate da una combriccola di
affaristi e di strateghi senza scrupoli, che operano in modo tale da poter
causare la distruzione del pianeta.