SFIDA ALL'OK CORRAL

Che la guerra contro l'Iraq sia stata una guerra illegale lo dicono ormai tutti, anche i cantonieri del nè...nè...
D'altronde ormai con la protervia che li contraddistingue, e che, dopo questa guerra, si è pure accentuata, non lo nascondono neanche gli yankees. Basti ricordare che a guerra ancora in corso i cowboys del ranchero texano avevano minacciato interventi a destra e a manca, dalla Siria alla Corea del Nord, dall'Iran a Cuba.
E che per qualcuno di quei cowboys, nello specifico il bountykiller del Pentagono, non si trattasse solo di minacce era abbastanza chiaro. Perchéi teorizzatori della guerra preventiva, inaugurata formalmente in questa invasione dell'Iraq, non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Il controllo di tutta quell'area, in collaborazione col fedele feudatario di Tel Aviv, è fondamentale per l'aspirante Impero di Washington. E per controllare tutta quell'area questi nuovi Romolo Augustolo tentano di liberarsi di quei paesi incompatibili al nuovo ordine mondiale amerikano: i paesi arabi.
Non stiamo certo dotando quei paesi di patente rivoluzionaria e anticapitalista, stiamo solo dicendo che non possono essere inglobati in un mondo amerikano-sionista, come quello auspicato dai falchi del Pentagono.
Infatti non è certo un caso che a guidare il prossimo governo d'occupazione in Iraq sia uno, sconosciuto ai più, generale amerikano, famoso soltanto per essere una specie di portavoce degli interessi israeliani nell'area. Probabilmente è stato questo l'accordo che ha portato gli ebrei amerikani ad abbandonare nelle ultime elezioni presidenziali amerikane la tradizionale fedeltà al Partito Democratico. Come non è un caso che a guerra non ancora ultimata gli USA hanno intensificato gli attacchi contro il governo siriano, e cioè uno dei governi più invisi ad Israele.
Certo non tutto il governo amerikano è convinto di una nuova escalation militare così ravvicinata, specialmente tenendo presente che esiste pur sempre la componente isolazionista nel partito del ranchero texano, ma in questa fase questa componente guerrafondaia è certamente la più "vivace" e probabilmente la più forte.
Comunque almeno per ora pare sia arrivato uno stop a questa politica, e questo è senz'altro positivo; ma bisogna vedere per quanto tempo. Il motivo per cui c'è stato questo momentaneo stop, a nostro avviso, è però da ricercare più che negli scontri interni al partito di Bush, nel gioco delle alleanze internazionali. Infatti quella che secondo gli USA doveva essere la vittoria che cementava le alleanze con i paesi satelliti e che metteva in difficoltà coloro che si erano opposti a questa guerra, prendeva strade un pò controverse.
Infatti mentre gli ex oppositori alla guerra, Russia, Francia e Germania, invece di sparigliarsi, si riunivano a Leningrado, quasi una specie di novello Asse, fra gli alleati della Santa Crociata cominciavano i distinguo. E così mentre USA, Australia e per certi versi Italia decretavano una specie di fine ingloriosa per ONU, NATO e UE, nel senso che pretendevano di riformarli in senso amerikano, Spagna e soprattutto Inghilterra cominciavano a recalcitrare e ad invocare un ritorno alla legalità e quindi all'ONU.
Non è un caso che il nostro cavaliere antennato partito per Salonicco col piglio da vincitore è ritornato semiscornato, nel senso che è stato "defraudato" della sua aspirazione a tenere il discorso comune sull'allargamento dell'Europa, come ha visto di fatto sconfitto il suo amerikanismo, ricevendo in cambio solo un generico attestato di amicizia coi padroni d'oltreoceano.
Poi naturalmente il nostro cavaliere ha ricominciato col suo valzer d'anteguerra, per cui nell'incontro recente con Putin ha auspicato addirittura un rafforzamento dell'UE con l'allargamento alla Russia, però questo come si sa è un discorso che vale solo fino al prossimo incontro con l'ambasciatore yankee.
Insomma gli yankees nel momento dell'apogeo postbellico (almeno così speravano) si sono sentiti ancora più isolati di prima della guerra. Guerra che fra l'altro non è che sia andata poi tanto bene. Infatti è vero che c'è stata la vittoria militare, ma questo penso che non fosse mai stato in discussione, neanche nella testa del più focoso sponsor di Saddam. E bisogna dire che non è mai stato in discussione neanche nella testa di Saddam e dei suoi fidi, tanto è vero che a parte Bassora non ha quasi opposto resistenza. Quindi una vittoria militare scontata e senza gloria. Ma la vittoria politica è un'altra cosa.
Intanto a tutt'oggi non riescono a mostrare nè Saddam nè i suoi più stretti collaboratori, gli arrestati a tutt'oggi sono arrestati di serie C nella migliore delle ipotesi, degli altri nessuna traccia. E naturalmente a livello psicologico questa è una sconfitta strategica, altro che vittoria. Ma quello che è ancora peggio è che, come era prevedibile, tolto il coperchio Saddam al vaso di Bagdad ne sono usciti tutti i mali immaginabili e inimmaginabili.
Intanto quelli del nord: per la prima volta gli USA sono riusciti a far votare contro di loro i fedeli alleati turchi, sia a livello governativo per la prima volta (e anche questo è sintomatico) retto dagli islamici, sia a livello militare, nel senso che, per la prima volta quella potente casta non è intervenuta a ripristinare la violata lex amerikana. Oltre tutto i turchi sono con gli occhi, e soprattutto con i fucili, puntati nel nord Iraq col timore che i kurdi dei Barzani e dei Talebani, riescano in qualche modo ad instaurare uno stato kurdo; non dimentichiamo poi che nel nord esiste pure una forte componente araba sunnita, quella da cui proviene anche Saddam, per intenderci, e queste tribù, che al momento dell'invasione non hanno combattuto, hanno in seguito fatto capire come la pensavano, quando hanno accolto (si fa per dire) i soldati yankees in una spettrale città deserta di Tibriz.
Ma anche nel resto del Paese non sono rose e fiori. Intanto gli yankees arrivati trionfalmente a Bagdad fra due ali di giornalisti osannanti, hanno dovuto provvedere personalmente a rimuovere una statua di Saddam, che nessun iraqeno osava toccare, anche per il fatto che gli iraqeni presenti ad accogliere gli amerikani erano talmente pochi, che anche se avessero voluto farlo, non sarebbero certamente riusciti a smuovere la statua.
E che non ci fosse tutta quest'ansia di libertà amerikana è diventato prestissimo talmente chiaro, che per poter controllare la situazione gli yankees hanno dovuto richiamare in servizio i poliziotti di Saddam; sì avete capito proprio bene, i poliziotti di Saddam. Ma poi soprattutto c'è l'atomica di quest'Iraq, la popolazione sciita. Perché, come a parole dicevano di sapere, il 70% della popolazione iraqena è di religione sciita. In parole povere, dopo l'Iran confinante, è lo stato con la più forte percentuale di sciiti. I quali sciiti non è che poi sognino Washington. Intanto sono molto più recalcitranti delle altre componenti religiose islamiche al dominio straniero, visto che traggono le loro origini dal conquistatore Alì, ma poi rispetto proprio agli anglo-amerikani hanno motivazioni molto più recenti. Intanto i loro fratelli iraniani hanno subito a lungo lo Scia al soldo di Washington, e gli stessi sciiti di Bassora e di tutto il centro sud iraqeno non possono certo dimenticare il fatto che proprio gli yankees furono il grande sostegno di Saddam nella guerra contro l'Iran.
E, infatti, come era logico, proprio gli sciiti si stanno mobilitando contro la presenza amerikana nel paese. Proprio gli sciiti sono alla testa dei cortei per rivendicare il diritto ad esercitare il potere, forti del rappresentare il 70% della popolazione. In parole povere quella che era la parola forte (anche se falsa) degli occupanti, e cioè di portare la democrazia in Iraq, rischia di diventare la loro Waterloo. Perchéun governo democratico, eletto dalla popolazione, non può essere che sciita, visto le percentuali numeriche.
Insomma se non trovano un'altra soluzione gli USA regaleranno all'Iran (altro stato canaglia) uno stato confinante come l'Iraq, che magari a causa degli odi determinati dai bombardamenti ultimi e dall'embargo precedente, rafforzeranno gli integralisti anche in Iran. Un bel capolavoro, non c'è che dire. E sarà oltretutto difficile che riescano a risolvere il problema con l'imposizione del governo fantoccio di Chalabi. Alla prima riunione a Nassirija degli "oppositori di Saddam" indetta dagli USA per santificare il loro pupillo Chalabi hanno dato forfait i principali gruppi sciiti al punto che anche Chalabi, dopo che la conferenza era stata ripulita di forza dai gruppi sciiti filo-USA, ha deciso di non presentarsi.
Insomma per gli USA si prepara una strada in salita, anche perchésembrano propensi a scegliere la "soluzione Rambo" col generale provvisorio per 2-3 anni.
Ma come faranno?
Mantenere una forza d'occupazione di 3-400000 uomini per alcuni anni costa un sacco di soldi, e non crediamo che politicamente gli USA potranno permetterselo, anche a causa dei rischi. Infatti se è facile bombardare una città ostile ancora nelle mani del nemico, è molto più difficile bombardare una città ostile conquistata. D'accordo le bombe intelligenti, ma non crediamo che abbiano già inventato le bombe scienziato, che quando colpiscono selezionano gli individui da colpire: l'iraqeno sì, il soldato yankee che gli sta affianco no!!!
A quel punto la tecnologia perde di valore e un coltello da cucina ammazza come un mitra.
Ma gli amerikani hanno trovato la soluzione (quella solita in realtà): i CC italiani a mantenere la democrazia appena esportata!!!
E questi si sono subito immedesimati nella parte: intervistato a Rai3 Mondo della radio un pezzo grosso ha dichiarato: quello che urgentemente tocca ristabilire sono il sistema giudiziario e carcerario. Tenendo presente che in Iraq l'unica legge ancora conosciuta è quella di Saddam, e cioè quella del torturatoregasatoredikurdiboiaechipiùnehapiùnemetta possiamo immaginare qual'è il vero obiettivo yankee: ricostruire il Saddamismo senza Saddam!!! A quanto lo date?
Anche perchénon è che poi tutti gli altri stanno a guardare. Gli oppositori della guerra non vogliono togliere l'embargo, come adesso chiedono gli amerikani. Motivo? Bisogna prima che ci sia una dichiarazione che in Iraq non ci sono armi di sterminio; cosa che dovrebbero fare gli amerikani, che cioè dovrebbero dichiarare che in Iraq non c'erano armi di sterminio di massa.
Il motivo vero chiaramente è quello di vietare la liberalizzazione dei prodotti iraqeni con l'Iraq occupato dagli amerikani.
La guerra non è finita!!!
E che sia così lo dimostra il clima da nuova guerra fredda instauratosi fra USA e Russia, con le accuse reciproche di aver sponsorizzato il grande dittatore. Ma non è solo quello. Infatti mentre la Russia cerca di instaurare rapporti con l'Iran, da fonti amerikane ex-CIA si rilancia la bomba secondo cui a gasare i kurdi di Al Alabjia non sarebbe stato Saddam, ma gli iraniani, per errore.
Ed ecco pronto il prossimo paese in possesso di armi di sterminio di massa.
Naturalmente per l'Iran, come per la Siria, la guerra non è così facile come per l'Iraq, embargato per 12 anni e disarmato.
Anche perchél'Iraq era diviso fra sciiti, sunniti, kurdi; Siria ed Iran sono paesi monoetnici. L'Iran è esclusivamente sciita, la Siria è a forte componente palestinese, con tutto quello che ciò significa in tema di resistenza popolare.
Ma poi ci sono i problemi internazionali. Con la Siria, ma ultimamente anche con l'Iran la Russia ha ufficiali rapporti di collaborazione in campo energetico ed anche militare. Stessa cosa per la Francia. Ma anche l'Inghilterra del Tony (quello Blair, non quello Negri) con la Siria ha forti rapporti commerciali. Infatti è stata proprio questa alleanza a stoppare l'aggressività di Rumsfeeld.
Come si può pensare ragionevolmente ad un attacco contro la Siria? E se in giro si ragionasse, questo aspetto ci lascerebbe più tranquilli. Ma c'è il problema che l'Europa vorrebbe rilanciarsi, non solo, vorrebbe anche ritentare, magari con Iran o Arabia Saudita, il tentativo di pagare il petrolio in Euro, e questo gli yankees non lo possono accettare.
Quindi si tratta solo di capire quale sarà il prossimo stato-canaglia ad essere invaso. Visto gli interessi energetici e geopolitici il candidato in testa nei sondaggi risulterebbe l'Iran. Ma non è detto. Sia perchél'Iran ha stretto rapporti con la Russia nell'ultimo periodo, sia perchéla guerra in Iraq è tutt'altro che conclusa. Adesso fioccano ipotesi, le più fantasiose, su come risolvere il problema Iraq. C'è anche chi sponsorizza il sistema turco, di uno stato governato da "personalità laiche autoritarie" in grado di bloccare l'espansionismo integralista. Naturalmente dimenticano due fattori: 1) i militari che, come in Turchia, dovrebbero garantire la gestione militare dell'autoritarismo antiintegralista, in Iraq sono tutti compromessi col regime di Saddam; 2) anche in Turchia i militari non è che siano riusciti a fermare gli islamici; li hanno bloccati per un po' di anni, ma alla fine i partiti disintegrati da questa democrazia autoritaria sono stati proprio i laici filoamerikani.
Insomma non si intravedono soluzioni. Al punto che il generale (in pensione) designato lascia capire che l'occupazione durerà un minimo di due anni. Peggio che andar di notte: gli sciiti rispondono con il pellegrinaggio a Karbala di 2 milioni di fedeli (a fronte di 1 milione previsto), da dove lanciano messaggi contro gli invasori yankees.
Insomma siamo ormai sulla strada del non ritorno, e gli amerikani rilanciano imperterriti la guerra preventiva: secondo alcuni giornali USA, il "colombo" Powell sembra maturo per cadere negli artigli del condo(r)leeza Rice.
E questi condor dell'amministrazione Bush allargano il fronte dei possibili "stati-canaglia" in via di annientamento. E così a fianco a Siria, Iran e Corea del Nord, ecco rispuntare il nome di Cuba. Il sistema usato è il solito. Si manda sotto le vesti diplomatiche una spia della CIA; costui organizza sequestri di navi per improbabili fughe verso Miami, e alla reazione del governo dell'isola si grida contro il "regime sanguinario del governo castrista".
Insomma un'altra guerra preventiva contro un grave pericolo che minaccia la "più grande democrazia del mondo", e cioè quella di Guantanamo, dove sono morti due degli afghani democraticamente ingabbiati dagli umani cowboys texani, e di San Francisco, dove la stessa democrazia ha arrestato nei giorni scorsi migliaia di manifestanti rei del grave reato di "pacifica cospirazione contro la democratica invasione dell'Iraq". E contro questa grave minaccia si chiama a raccolta, come è stato fatto per l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq, tutte le superpotenze occidentali, che "democraticamente" tenteranno di arginare il grave pericolo dei barbudos cubani. Naturalmente a galvanizzare il "popolo democratico" minacciato da questo pericolosissimo tiranno sono già scesi tutti i pennivendoli di regime, pardon, tutti i campioni della democrazia mondiale, che ormai sempre più spesso tuonano contro la minaccia del "modello cubano".
Inutile dire che i più spiazzati di tutti sono gli oppositori in occidente alla guerra preventiva. Parliamo dei pacifisti.
Questi dopo la "conquista di Bagdad" si sentono come se un altro muro, dopo quello di Berlino, gli sia cascato in testa.
Ecco uscire quelli contenti della caduta di Saddam, anche se si poteva farlo senza la guerra...; quelli che "adesso bisogna aiutare gli iraqeni"...e quelli che "naturalmente siamo contenti che l'Iraq sia stato liberato, ma la guerra preventiva pare brutto"...
Insomma come dire "noi dovevamo far finta di opporci alla guerra, visto il nostro ruolo, ma alla fine siamo contenti che l'Impero proceda"...
Qualcun altro, invece, grande sponsor di Saddam, finisce per fare il gioco amerikano in un altro modo. Circola, come dicevamo prima, in questi giorni un documento CIA sulle responsabilità iraniane nel gasamento di kurdi ad Al Alabjia, e questo documento in questa fase viene fatto circolare da alcuni compagni per provare l'innocenza di Saddam in quel brutto capitolo. La cosa grave è che venga fatto circolare ora, avallando di fatto l'eventuale aggressione USA all'Iran.
Non parliamo poi di come questi oppositori affrontano il problema di Cuba.
A fronte di migliaia di vittime dei regimi dittatoriali dell'America Latina, dalla Colombia al Guatemala, al Perù, a fronte di una destra che in Argentina si prepara dopo le elezioni a "liquidare" la rivolta popolare in atto, a fronte di tentativi di golpe in Venezuela, e di minacce e ricatti contro lo stesso Lula in Brasile, sui pochi giornali in mano a questi oppositori, cominciano a infestare articoli contro Cuba. Sembra il solito scenario del "movimento no-global", che per essere riconosciuto dal potere, prima di qualsiasi iniziativa si sente in dovere di fare "atto di non violenza"; adesso per essere riconosciuto si sente in dovere di fare "atto di anticastrismo". A questo punto, noi, che siamo a priori contro la pena di morte ed anche contro il carcere, a fronte della protervia aggressiva e guerrafondaia yankee non diremo neppure una parola contro Cuba, neanche contro quello che abbiamo criticato in questi giorni, e cioè l'esecuzione di quelli che avevano sequestrato il battello.
L'Impero Amerikano dopo l'Iraq vuole annettersi (o riprendersi) Cuba, e questo tutti i veri democratici e antiimperialisti devono capire e contro ciò si devono muovere.
Se non si capisce che, oggi come oggi l'imperialismo USA è la jattura di cui il genere umano si dovrebbe liberare per incominciare un cammino di liberazione dal capitalismo e dall'aggressione imperiale, ci troveremo tutti a vivere in un mondo, forse senza confini, ma recintato e con le bandiere a stelle e strisce su tutti i recinti, o forse le gabbie, come a Guantanamo.

Forse (e senza forse) eliminando quella jattura non avremo eliminato i rischi derivanti dal capitalismo e dall'imperialismo, ma un sonoro ceffone gliel'avremo sicuramente dato.

L'Avamposto degli Incompatibili