SINCRONICI

Che i sinistri di governo siano (se possibile) più reazionari della destra, lo sapevamo da tempo, e che quindi da loro sarebbero scaturite leggi repressive ancora più fantasiose di quelle del fu Berlusconi era logico aspettarselo..
Come altrettanto logico era che Rifo, utilizzato il "movimento dei movimenti" per darsi una verniciata di partito di lotta, subito dopo le elezioni, avrebbe poi (nella più completa eredità togliattiana) preferito gli abiti più comodi ed eleganti del partito di governo.
Al limite l'autocritica la dovrebbero fare quelli che hanno accettato questa contaminazione elettorale dei riaffondaroli, salvo poi gridare al tradimento quando questi si sono accodati al governo in tutte le scelte da questo fatte in nome del "pericolo Berlusconi".
Il problema che i rivoluzionari hanno non è quindi l'adozione di nuove leggi liberticide, cosa a cui sono di fatto abituati, e che da tempo hanno messo nel conto, ma il fatto che le periodiche manifestazioni antimperialiste vedano partecipazioni dei compagni sempre più limitate nel numero e con una voglia che tende da tempo a scemare.
Non basta moltiplicare per quattro o per sei il numero dei partecipanti ad un corteo per esorcizzare il fallimento di un iniziativa: se un'iniziativa non va bene bisogna cercare di capire dove si è sbagliato, specialmente se questi fallimenti si ripetono.
Ed allora noi pensiamo che se molti compagni non vengono ai cortei, non è per qualche slogan, ma per l'impianto stesso dell'iniziativa. Quando gli organizzatori lanciano un appello di sostegno "alla resistenza palestinese, iraqena ed afghana" non si devono meravigliare del fatto che molti compagni non aderiscano, visto che nella mentalità dei compagni non si
sopporta l'integralismo di casa nostra, è logico che non si sopporta, per esempio, l'ideologia di Hamas, dei talebani ed anche degli stessi Hetzbollah. Già immaginiamo la canea che queste parole susciteranno: questi stanno resistendo contro l'imperialismo e quindi meritano tutto il nostro sostegno e cose di questo tipo. Ma il fatto di combattere contro
l'imperialismo non è motivo sufficiente perchè si stia dalla stessa parte: uno può combattere contro l'imperialismo, perchè magari si vuole sostituire ad esso e quindi è un mio nemico, non un mio amico; oppure si oppone ad un imperialismo perchè ne preferisce un altro ed anche in questo caso è un mio nemico; oppure è contro l'imperialismo perchè preferisce per ragioni
recondite un regime di tipo feudale ad un regime capitalista, ed anche in questo caso è un mio nemico.
(Abbiamo usato il singolare nell'ultima frase perchè il singolare da maggiormente il senso del pensare individuale-collettivo di molti compagni).
Perchè il compito di un comunista non è quello di sconfiggere a qualsiasi costo l'imperialismo più forte, come se l'imperialismo fosse un progetto politico e non una necessità economica del capitale avanzato: il compito del comunista è quello di far prendere coscienza al proletariato del suo ruolo di merce da cui si deve liberare per assumere il suo ruolo di nuovo soggetto sociale e politico in grado di abbattere il regime capitalista. Che cazzo c'entra il comunista con ideologie nazionaliste, come quelle dei baathisti, o quelle integraliste di sciiti di varie parti (Iran, Libano) o quelle di
chi inneggia alla guerra santa come Al Qaeda?
Ma soprattutto che c'entra il comunista con le guerre intercapitalistiche, sia pure di diverse entità e forza?
Il comunista non è semplicemente un missionario che sta dalla parte del più debole contro il più forte: il comunista è un rivoluzionario che cerca di sviluppare le contraddizioni del Sistema capitalistico e di favorire la presa di coscienza dei proletari per abbatterlo, e quindi demistifica pure gli orpelli, i fronzoli che il Sistema usa per obnubilare le coscienze dei
proletari. Come può quindi appoggiare movimenti integralisti che mandano i kamikaze in nome di un cazzo di Dio denominato Allah ad ammazzare non solo soldati occupanti, ma addirittura gente al mercato, o gente in cerca di
lavoro o bambini a scuola?
Insomma questa guerra non è la nostra e non è nemmeno la guerra dei proletari di quei paesi: cosa volete che cambi per un iraqeno fra il sottostare al regime di Saddam  piuttosto che al regime attuale? Per il palestinese è forse meglio morire massacrato dai siriani a Tall Al Zatar piuttosto che dai pezzi di merda israeliani a Gaza? Per il proletario afghano è forse meglio portare il burka talebano piuttosto che il burka tagiko? Come si vede nessuna alternativa entusiasmante da nessuna parte.
Siccome siamo avanti un pò con gli anni, possiamo dire che questo film lo abbiamo già visto, quando un personaggio di Lotta Continua decise di appoggiare la rivoluzione komeinista in nome della liberazione del popolo iraniano dal dominio yankee rappresentato dallo scià: c'erano addirittura i mujiaiddin del popolo in Iran, allora, che perlomeno conducevano la loro lotta antiamericana su posizioni di sinistra, ma quel personaggio decise che per liberare il popolo iraniano bisognava appoggiare gli ajatollah, beh il risultato è noto, i mujiayddin furono sterminati, e per i proletari di quel paese, lasciamo perdere, va.
E allora è inutile infognarsi in questa diatriba per slogan truculenti, ma sostanzialmente imbecilli, anche se figli di una moda imperante nel "movimento": quella del tifo. Come si fa i tifosi appoggiando guerre di altri, così si fa i tifosi gridando quegli slogan, che in maniera altrettanto ridicola qualcuno vuole condannare per istigazione, come se quelli fossero slogan programmatici e non semplice tifo, o come se qualcuno volesse ipotizzare che questi urlatori da stadio siano in grado di aizzare iraqeni, afghani ed altri ad ammazzare i militi di casa nostra.
Ma se rasentano il ridicolo certe ipotesi di qualche pm in cerca di gloria, sono completamente nel ridicolo certe manifestazioni di tifo, e rischiano di sprofondare nel ridicolo anche le periodiche manifestazioni a sostegno di questo o di quello.
C'è un altro evento che si è affacciato sullo scenario internazionale: la rivolta di Oaxaca, dove gli abitanti di una delle zone più povere del Messico resistono agli assalti dei gendarmi di un governo corrotto ed affamatore. Ma di questa rivolta si parla poco, perchè tutti sono impegnati a tifare per i seguaci di Allah in medio oriente. Eppure questa rivolta messicana  è finalizzata ad ottenere condizioni di vita dignitose per i proletari di Oaxaca, non per instaurare un governo integralista cristiano o di qualche altro movimento religioso; insomma si può iscrivere a pieno titolo nella lotta di classe per la libertà e per un sistema più giusto: in parole povere la loro lotta è la nostra lotta.
Ma a quanto pare non è così per molti, che si autodefiniscono comunisti, che invece preferiscono la resistenza afghana.
Probabilmente perchè in Afghanistan o giù di lì si spara contro quello che ormai molti considerano il nemico principale: l'imperialismo yankee col suo codazzo di lacchè occidentali e non. Ormai per molti il nemico sono gli americani, non più il capitalismo; ma non solo, il medio oriente viene preferito ad Oaxaca, perchè più mediatico, e perchè qualcuno ha l'impressione che impegnarsi (sia pur come semplici tifosi) in un evento così grosso come "la resistenza iraqenafghanalibanese" vuol dire accrescere il proprio peso politico, in maniera oltretutto più semplice e meno pericoloso che rimboccarsi le maniche per sostenere ad Oaxaca, ma soprattutto in casa propria le istanze di libertà e le lotte proletarie contro questo sistema di merda.
A nessuno viene in mente di analizzare gli obiettivi che gli artefici di queste "resistenze" perseguono, l'importante è che sparano contro amerikani e affini.
Eppure a tutt'oggi non abbiamo sentito nessuno di questi artefici di resistenze parlare di migliori condizioni di vita per i proletari, non abbiamo sentito nessuno di loro proporre istanze di libertà individuali e collettive, li abbiamo soltanto sentiti invocare "il Dio Onnipotente" e chiedere le leggi islamiche, sincronicamente ai loro "nemici" che invocano l'esportazione del "credo democratico" e naturalmente dei "valori occidentali". Sincronicamente ambedue i contendenti vogliono il controllo del petrolio e sincronicamente ammazzano i proletari iraqeni, ma anche afghani. Insomma una guerra uguale a tante altre, già viste, fra pezzi di merda in lotta per il Potere o per controllare i beni strategici.
Hanno tutti lo stesso identico umore (per parafrasare il grande Fabbrizio), ma la divisa di un altro colore.Insomma una guerra che non è la nostra, e che sortirà come unico effetto (chiunque la vinca) un imbarbarimento della situazione e condizioni di vita sempre peggiori per i proletari.
E allora riproponiamo uno slogan, che non abbiamo coniato noi, ma che condividiamo fino in fondo:
QUE SE NE VAJAN TODOS.
Se proprio si vuole parlare di medio oriente, perchè invece di bruciare alcune bandiere non le si bruciano tutte? Perchè invece di bruciare in effigie (fantocci) alcuni militari di una parte, non si bruciano in effigie o in fantocci tutti quelli che di questo scannamento giornaliero sono artefici, da Bush a Osama, dai governanti europei a quelli sunniti, da quelli israeliani a quelli sciiti e chi più ne ha più ne metta?
Non sono contrapposti, sono sincronici, perchè tutti vogliono opprimere i proletari, tutti parlano delle stesse cose: nazione patria religione identità bandiere nemico; tutti hanno in mente cose "grandi": il grande Islam, la grande Euroasia, la grande Israele, la grande Europa, la grande America e così via.
Ma libertà e liberazione dal bisogno sono concetti che non stanno in nessuno dei loro vocabolari;
ESCLUSO IL VOCABOLARIO DEI PROLETARI DI OAXACA naturalmente.
Questa è la nostra scelta di campo, questi sono i nostri valori ed è per questi valori che intendiamo combattere, non certo per una Chiesa, una Sinagoga o una Moschea in più.

L'Avamposto degli Incompatibili