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RIMPATRIO NIGERIANE: SENZACONFINE: IL VIMINALE HA MENTITO
(Rif. Ansa 1.3.02 ore 21 circa: "Immigrazione: in partenza da Milano.")
L'operazione di rimpatrio di 126 ragazze nigeriane, esito misero e feroce della
grande operazione annunciata dieci giorni fa dal ministro dell'Interno, è
stata gestita con cinica ipocrisia.
E' vero che le ragazze rimpatriate non avevano chiesto asilo, ma solo perché,
ad esempio nel Cpt di Trapani, salvo poche eccezioni si è loro impedito
di chiederlo.
E' vero che il console nigeriano aveva 'collaborato' identificandole, ma questo non assolve il governo italiano, che in base al diritto internazionale e interno deve assicurarsi che i rimpatriati non siano perseguitati: in Nigeria le ragazze espulse vanno in galera, e se musulmane rischiano la lapidazione.
E' vero che le ragazze erano state rastrellate 'durante controlli di polizia in diverse città italiane', ma in maggioranza a casa loro, non sulle strade.
Comunque la legge attuale consente l'accompagnamento immediato in frontiera di un clandestino non precedentemente "intimato" solo in caso di pericolo per l'ordine pubblico, e qui in pericolo sono solo le ragazze stesse. E le convenzioni internazionali vietano le deportazioni collettive.
Tutto questo i funzionari del Viminale lo sanno, e se fingono di non saperlo
dovranno risponderne alla Corte di Strasburgo, alla quale sarà segnalato
il caso.
Va aggiunto che il ministero ha mentito ieri alle parlamentari Livia Turco ed
Elettra Deiana, alle quali è stato detto, rispettivamente, che le ragazze
erano ancora a Trapani o che erano già partite, mentre agli operatori
dell'associazionismo la Polaria ha detto che il gruppo di Trapani sarebbe partito
da Malpensa e non da Fiumicino, come in effetti è avvenuto.
Clandestina dunque è stata l'operazione ben più che le sue vittime,
molte delle quali dalla clandestinità e dalla schiavitù sarebbero
volute uscire, mentre l'espatrio le riconsegna ai trafficanti.
(Dino Frisullo - Roma, 2.3.02)