Oggi, 9 marzo 2004, è morto il comandante partigiano
“Gracco” Angiolo Gracci
Il foglio “Linearossa”
e la rivista “Il Futuro” si uniscono
al dolore dei familiari e dei tanti compagni e delle tante compagne di cui
Angiolo, nei decenni trascorsi, è stato infaticabile maestro. Lo ricordiamo,
con il massimo rispetto e con grande affetto, come combattente partigiano e
militante comunista. Inoltre, gli siamo grati per essere stato, in questi anni,
disponibile, in quanto pubblicista iscritto all’Ordine dei giornalisti,
direttore responsabile di “Linearossa”
e “Il Futuro”.
“Gracco”, nato a Livorno nel ‘20,
sottotenente della Guardia di finanza, rimpatriato dall’Albania, assiste, nel
settembre ’43, all’invasione nazista. A Firenze, con altri studenti
universitari, dà vita al “Movimento dei giovani italiani repubblicani”, di
ispirazione risorgimentale. Prende contatti con militanti comunisti in
clandestinità e sostiene una linea di sinistra che lo porta fuori dal quel Movimento.
Il Comando generale delle Brigate e Distaccamenti
Garibaldi lo invia il montagna come capo di stato maggiore della costituenda
Brigata d’assalto “Vittorio Sinigaglia”.
Ne diviene comandante all’indomani della battaglia di Pian d’Albero.
All’inizio della battaglia insurrezionale per la
liberazione di Firenze si ribella, con l’intera Brigata, all’ordine di disarmo
impartito dagli “Alleati” alla vigilia della battaglia per la liberazione di
Firenze.
Ferito in combattimento, invalido e medaglia
d’argento al valor partigiano.
Ripreso il suo posto di ufficiale nelle Forze
armate, svolge attività per la loro democratizzazione contro la restaurazione.
Si laurea, nel ’49, in giurisprudenza.
Per le sue posizioni politiche è punito e trasferito
più volte, e nel ’56 è costretto a lasciare l’uniforme. Lavora a Roma alla Lega
nazionale delle Cooperative. Poi riorganizza il servizio di assistenza legale
alla Camera del lavoro di Firenze.
Nel ’66 si dimette dal Pci, al quale aveva aderito
nel ’44, e l’anno successivo viene allontanato dall’Anpi. Gli si contestano
posizioni volte alla ripresa del movimento di resistenza popolare contro la
presenza delle forze Usa nel nostro paese.
Nell’ottobre ’66 è a Livorno con i
marxisti-leninisti per costituire il PCd’I (m-l). Nel ’67 promuove il “Fronte
di liberazione antimperialista” per cacciare dal nostro paese le basi Usa e
Nato. Con la parola d’ordine “Meridione
svegliati, la Resistenza continua!”, organizza il “Movimento leghe
lavoratori italiani (Mlli), promuove numerose lotte nel Meridione: contro il
neofascismo e il caporalato, lo sciopero generale del settembre ’78 della Piana
del Sele, l’occupazione, da parte dei disoccupati, della Regione a Napoli.
Negli anni ’73-‘74 conduce un’inchiesta contro la
“trama nera” stragista documentata ne “Il
perché delle stragi di Stato”. Nel ’74, con altri veterani della
Resistenza, fonda il Movimento antimperialista-antifascista “La Resistenza continua” e ne dirige
l’omonimo periodico.
Nell’84, dopo la cessione agli Usa anche della base
de “La Maddalena” del ’72, assieme ad altri, presenta al Parlamento una
petizione popolare per “Alto tradimento e
attentato all’integrità nazionale”.
Negli anni ’70 e ’80, in qualità di compagno
avvocato, difende i militanti della sinistra rivoluzionaria fin dai primi
processi.
Fino all’ultimo ha propagandato i valori e gli
ideali della Resistenza 1943-45 e un profondo e determinato sentimento
antimperialista e antifascista.
Per inviare telegrammi:
Margherita Gracci,
via Castelfidardo, 47
50137 - Firenze