ORA E SEMPRE RESISTENZA
Nel 1997, sul "prato verde" voluto dalla
Fiat nella sua azienda di Melfi i lavoratori venivano chiamati a ricordare il
25 aprile con un vergognoso accordo sindacale che li mandava a lavorare anche
il 25 aprile.
Oggi, 25 aprile 1998, alcuni lavoratori della Fiat
SpA di Melfi hanno deciso di scegliere questa data per ufficializzare la
costituzione di una struttura sindacale dello Slai Cobas all'interno
della ditta.
Un gesto coraggioso e rischioso che si colloca in
reale e non parolaia continuità con la resistenza antifascista e ne attualizza
oggi i valori e le aspirazioni.
La pesantezza delle condizioni di lavoro imposte ai
lavoratori dal "gioiello" Fiat di Melfi non trova risposta adeguata
nei sindacati confederali : coinvolti in accordi cogestionali con l'Azienda non
sono in grado di organizzare una
dignitosa resistenza operaia.
La scelta di costituire una struttura dello Slai
Cobas, organizzazione sindacale che coordina le esperienze di autorganizzazione
dei lavoratori di tante fabbriche sparse sul territorio nazionale ed fortemente
presente in quasi tutte le realtà Fiat, vuole essere il segnale della necessità
ormai non più rinviabile di ricostruire assieme a tutti i lavoratori
un'alternativa sindacale, fondata sui lavoratori ed espressione reale della loro
voglia di difendere i loro diritti.
LOTTA
OPERAIA A MELFI
Davanti ai cancelli dello
stabilimento Fiat di Melfi migliaia di giovani operai sono in sciopero per la
dignità e per i loro diritti.
Nello stabilimento Sata-Fiat di
Melfi si lavora con ritmi disumani. Trattando gli operai come cavie, è stato
lanciato il TMC2 che aumenta del 20 per cento i ritmi della catena di montaggio.
Si lavora su tre turni, su sei giorni alla settimana e dopo un'intera settimana
di turno di notte, ce n'è subito un'altra ( "doppia battuta").
Un'altissima percentuale di lavoratori ha gravi problemi di salute dovuti a
questi i turni e a questi ritmi. I lavoratori ricevono in media 1500 euro all'anno
in meno dei loro colleghi degli altri stabilimenti Fiat, i quali peraltro hanno
già le paghe più basse tra tutti i lavoratori dell'auto in Europa.
Nei dieci
anni dall'apertura della fabbrica con queste normative concordate coi sindacati
prima che fossero assunti, i lavoratori sono stati costretti a stringere i
denti : hanno dovuto digerire oltre 7.500 contestazioni disciplinari,
sospensioni, licenziamenti.
Oggi gli
operai hanno alzato la testa. “Adesso
basta”.
C’è chi dice che gli operai non
esistono più. Questa è la lotta di classe, quella che c'è stata all’Alfa di
Arese, all’Alfa Sud di Pomigliano, a Termini Imerese, a Terni. Quella che c'è
oggi a Melfi. Quella che deve crescere dappertutto per opporsi alle regole del
mercato capitalista che fonda le proprie sfide sul massacro dei lavoratori :
spazzandoli via, come ad Arese, o supersfruttandoli all’infinito.
Slai
Cobas Ansaldo