Dedicato al compagno partigiano Silvio Corbari e alla sua banda

 

COME SEMPRE CI CHIAMANO BANDITEN

Oggi, come ogni anno ogni 25 Aprile, saremo sommersi da messaggi e da informazioni mediali di vario tipo sull’anniversario della Liberazione, e sulla Resistenza come fondamento della nostra democrazia. E, naturalmente, vista la fase che attraversiamo, si cercherà di dire che la Resistenza, sempre più non violenta (a sentire i vari celebratori) non era contro qualcuno, ma per la Pace.
Dall’altra parte, in questo periodo post-elettorale, si metterà in risalto l’uso strumentale di questa festa utilizzata per cementare una risicata vittoria alle ultime elezioni.

 

 Se la dicotomia fosse tra fascismo e democrazia, indubbiamente avrebbero ragione entrambi: avrebbero ragione i fascisti (sia pur edulcorati) a dire che questa è una giornata che tende a dividere gli italiani ed avrebbero ragione i sinistri di governo & soci a dire che questa è una giornata di riconciliazione e di Pace.
Ma come tutti sappiamo la vera dicotomia non è tra fascismo e democrazia, ma tra Sistema Capitalistico e lotta rivoluzionaria contro il Capitale e contro lo Stato. Tra fascismo e democrazia non c’è dicotomia, ma soluzione di continuità, nel senso che il fascismo e la democrazia sono i due strumenti che il Capitale usa nelle varie fasi per gestire e mantenere il suo Potere.
Come dimostrano le vicende del franchismo spagnolo non esiste rottura nel passaggio tra un sistema e l’altro: se rottura c’è stata in Italia non è stato per l’impossibilità di un passaggio indolore (tanto è vero che gli anglo-amerikani stavano tentando di salvare e riciclare lo stesso Mussolini per gestire tale passaggio), ma per l’irriducibile determinazione di una parte determinante dei partigiani, che non erano entusiasti del passaggio che altri (Yalta) avevano per loro determinato.

 Ci avrebbero pensato i partiti riformisti, coadiuvati dagli antifascisti dell’ultima ora, prima a disarmare i Partigiani, che volevano continuare la Resistenza fino all’abbattimento del Sistema, e poi a far passare nell’immaginario collettivo l’idea che la Resistenza  era stato soltanto  un grande movimento democratico per la cacciata della dittatura fascista e dell’invasore nazista.
E che il fascismo non fu un momento di rottura con la democrazia è dimostrato dal fatto che l’instaurazione di un regime fascista si verificò non dovunque, ma solo in quei Paesi, che avevano passato momenti di vero sommovimento rivoluzionario anticapitalista: si verificò nell’Italia del biennio rosso, che aveva visto occupazioni di fabbriche e di terre nel periodo della fame post-bellica, si verificò in Germania per contrastare il sogno della rivolta spartachista, si scatenò in Spagna per distruggere la Repubblica libertaria, anarchica e rivoluzionaria.
Non è un caso che non ci fu un regime di tipo fascista negli altri Stati capitalisti, che magari si allearono con questi regimi (come in Giappone o in Turchia) oppure furono conquistati da questi regimi durante la guerra( Francia, Polonia): ci furono regimi imposti dagli invasori ma non ci furono regimi autoctoni di questo tipo.


E allora il fascismo fu, come dicevamo prima, lo strumento che in una determinata fase storica, il Capitale usò per stroncare ogni tentativo di rivoluzione anticapitalista. Tanto è vero che, almeno in una prima fase, i fascisti cercarono anche la legittimazione parlamentare: fu così per Mussolini, fu così per Hitler, che venne eletto cancelliere dopo la legittimazione elettorale. L’unica eccezione fu in Spagna dove Franco prese il potere con le armi, ma perché la Repubblica era in mano alla sinistra comunista ed anarchica.
Ecco quindi la vera dicotomia: Capitalismo ed Anticapitalismo. E come il Fascismo fu uno degli strumenti del Capitale per il mantenimento del potere, così l’Antifascismo è stato ed è uno degli strumenti degli anticapitalisti per distruggere quel Potere.
E, checché ne dicano tutti i democratici sostenitori del Sistema, l’antifascismo non fu un mitica espressione di gioia e di pacificazione, ma una lotta armata, dura, senza quartiere e, senza pietà contro l’odiato nemico al servizio degli sfruttatori. L’Antifascismo delle sfilate tricolorate, delle manifestazioni celebrative in nome della bubbola “siamo tutti italiani” è , appunto,  una bubbola inventata dal Potere con la connivenza di tutti i partiti democratici, destri o sinistri che siano, per legittimarsi come Sistema economico e politico e sopire  i contrasti sociali per frenare qualsiasi spinta rivoluzionaria, specialmente in questa fase in cui Egli (il Potere) non ha nulla da concedere per recuperare consenso ed è anzi costretto a politiche sempre più oppressive e sempre più repressive, fra le quali, in una prossima eventuale fase storica, anche il fascismo, sia pure sotto altro nome, modalità e strumenti.
La Resistenza non fu una guerra di popolo contro l’invasore, ma una guerra civile condotta da militanti e da settori in gran parte proletari contro il regime, allora fascista, asservito al sistema economico capitalista. Non è un caso che la Resistenza si rafforzò specialmente nella parte centro-settentrionale d’Italia, dove esisteva un proletariato cosciente e ancora memore delle lotte del biennio rosso, mentre rimase generalmente in ombra nelle altre zone d’Italia. Il fatto che poi ampi settori della borghesia abbandonarono il fascismo e cercarono una nuova legittimazione presso il nuovo regime non ha le sue spiegazioni sull’incomunicabilità fra capitalismo e fascismo, ma sulla capacità del Potere di cambiare in corso d’opera gli strumenti di cui si serve. Non guerra di popolo dunque, perché i popoli come entità assoluta non esistono; esistono gli oppressi e gli oppressori, gli sfruttati e gli sfruttatori, esistono i poveri e i ricchi. Esistono insomma individui e classi sociali contrapposte i cui interessi sono inconciliabili. Per questo il Capitale scelse il fascismo, per questo i proletari e i militanti anticapitalisti scelsero l’antifascismo. Per questo il Capitale ha scelto la democrazia e il parlamentarismo, per questo noi siamo contro il regime democratico-parlamentarista.
Per questo noi continuiamo a dirci antifascisti. Non vogliamo vivere di ricordi e non abbiamo nessuna intenzione di celebrare il passato per giustificare e sostenere il presente ma vogliamo, imparando dal passato, continuare a combattere il presente per costruire un futuro che ci liberi da questo regime democratico senza lasciare spazio ad alcuna forma di fascismo vecchio e nuovo: IL NOSTRO ANTIFASCISMO E’ PARTE INTEGRANTE DEL NOSTRO ANTICAPITALISMO.
Non vogliamo fare come alcuni che dicendo di voler combattere il regime esistente, considerato il nemico principale, pensano di poter superare questa dicotomia fascismo (considerato il nemico secondario)-antifascismo solo perché anche i fascisti sono contro questo regime democratico: anche  questo non sarebbe altro che un avallare la falsa dicotomia fascismo-democrazia.
Il nostro nemico non è la faccia della medaglia che il Capitale mostra, nascondendo l’altra, ma il Capitale in tutta la sua medaglia, sia la faccia palese, sia quella nascosta.

Il 25 Aprile per noi non è dunque una celebrazione, una ricorrenza, un semplice ricordo, ma un impegno di lotta, in continuità con i partigiani di Dongo, con la banda Corbari, contro ogni tipo di regime di cui il capitalismo si serve.

COME SEMPRE SIAMO RIVOLUZIONARI

 

Onore a tutti i compagni caduti combattendo contro lo Stato e il Capitale

L’Avamposto degli Incompatibili