Marco Tarchi, Dal Msi ad An, Bologna, Il Mulino, 1997, 420 pp.
GIANFRANCO BALDINI
Università di Firenze
Non capita di frequente di leggere saggi su partiti scritti da studiosi di
scienza politica che hanno vissuto in prima persona (e in ruoli non marginali)
una parte della storia del partito stesso. E' il caso dell'ultimo libro di
Marco Tarchi che, dopo aver ripercorso la storia del Movimento sociale
italiano in Cinquant'anni di nostalgia. La destra italiana dopo il fascismo
(vedine la recensione di R. Vignati in «Polis», n. 2/96), affronta il
complesso tema del cambiamento del partito nel quale ha militato fino a quando
ne è stato espulso nel 1981.
L'impianto del lavoro è rappresentato dagli
schemi ormai consolidati dell'approccio organizzativo. Come indica la
presentazione di Leonardo Morlino, il contributo di Angelo Panebianco (Modelli
di partito, Il Mulino, 1982) e la ricerca internazionale guidata da Richard
Katz e Peter Mair (Party Organizations: A Data Handbook on Party Organizations
in Western Democracies, Sage, 1992, e How Parties Organize. Change and
Adaptation in Western Democracies, Sage, 1994) forniscono a Tarchi le
coordinate principali attraverso le quali analizzare il mutamento del partito.
Dall'importanza dell'impronta genetica del partito, alla svolta dei primi anni
novanta, la prima parte del volume analizza le principali tappe della
progressiva integrazione del partito nel sistema politico italiano, che
culmina con la sua trasformazione in Alleanza nazionale. La seconda parte si
concentra invece in modo più specifico sulle strutture del partito: dalla
membership alla struttura territoriale, dall'apparato alla classe parlamentare
alle esperienze di governo locale e nazionale.
Tarchi si sofferma con
attenzione e dovizia di particolari su tutte e tre le principali «facce
organizzative» del partito menzionate da Katz e Mair: il party on the ground,
cioè la struttura di base del partito comprendente soprattutto la consistenza
degli iscritti e le attività dei militanti nelle sezioni locali del partito;
il party in public office, che riguarda l'occupazione di incarichi pubblici di
governo e i benefici annessi; e, infine, il party in central office, cioè gli
organi dirigenti del partito, sui quali l'autore offre utili informazioni in
termini di ricambio e occupazione delle cariche più importanti che, seguendo
le indicazioni di Panebianco, costituiscono gli indicatori principali per lo
studio della gestione delle risorse materiali e simboliche per il controllo
delle zone d'incertezza dell'organizzazione. Delle tre facce organizzative
viene quindi descritta in modo adeguato e preciso l'evoluzione fino al
mutamento dal Msi ad An, e ne vengono inoltre ipotizzati alcuni probabili
assetti futuri in sede di conclusione. Due capitoli sono inoltre dedicati ai
rapporti con la società civile e alle risorse finanziarie del partito,
completando il quadro degli indicatori rilevanti che definiscono il modello
organizzativo del partito.
Alla rigorosità dell'impianto Tarchi accompagna
una profonda conoscenza del partito e una capacità di mantenersi nelle vesti
di osservatore «distaccato» che, viste le vicende che lo avevano coinvolto in
prima persona, agli inizi poteva non apparire scontata. Il ricorso a colloqui
e interviste a figure importanti dell'organizzazione del partito costituisce
una strategia di ricerca molto propizia, soprattutto considerando che fino a
pochi anni fa le informazioni «interne» erano molto rare e difficili da
reperire.
Il volume risulta così molto utile e ricco di informazioni
fondamentali per comprendere il significato del passaggio dal Msi ad An:
particolarmente interessanti sono le considerazioni che l'autore opera in
termini di analisi della membership del partito (ridimensionandone i dati
spesso gonfiati dalla direzione del partito), i confronti con il ricambio
della classe dirigente nel Pds e alcuni dati in parallelo sul neonato
Movimento sociale-Fiamma tricolore, sorto per iniziativa dall'ex-segretario
Pino Rauti in dissidio con la leadership finiana e con la creazione di An. Di
notevole interesse sono anche le considerazioni sulla struttura organizzativa
di tipo presidenziale creata da Fini con la nascita di An, che rappresentano
anche le informazioni più nuove del volume.
Nel bilancio complessivo
dell'opera, che riprende diversi spunti dai lavori di Piero Ignazi
(soprattutto Il polo escluso, Il Mulino, 1989, recensito da M. Caciagli in
«Polis», n. 2/90) - che l'autore peraltro non dimentica di citare, così come
non trascura di sottolinearne la sostanziale similitudine di prospettiva
analitica - la seconda parte risulta probabilmente più riuscita della prima,
che, pur rappresentando una necessaria introduzione alla successiva analisi
organizzativa, può in qualche modo risultare «ripetitiva» al lettore che già
conosca i precedenti lavori di Tarchi. Una trattazione più snella delle
vicende del partito dagli anni settanta in poi avrebbe consentito di
concentrarsi in modo più diretto sul mutamento del Msi e sulla nascita di An,
che costituiscono il quesito centrale della ricerca.
Sul tema del
mutamento, per il quale i recenti contributi delle ricerche coordinate da
Robert Harmel e Kenneth Janda hanno fornito un importante schema di analisi,
le considerazioni dell'autore - più «possibiliste» peraltro di quelle
contenute in Cinquant'anni di nostalgia - sembrano infatti ben argomentate e
fondate su una puntuale evidenza empirica, ma non sempre sufficientemente
esplicitate. Sarebbe quindi probabilmente stato più efficace un utilizzo e un
confronto più diretti con le varie ricerche sul cambiamento dei partiti, che
avrebbero reso ancora più interessante l'importante contributo dell'autore al
significato del cambiamento che il maggior attore della destra italiana ha
conosciuto negli ultimi anni.