Con questo scritto vorremmo dare un contributo, teso a sgombrare il campo da
alcuni malintesi, sul temine ³comunitarismo², nell¹àmbito
del dibattito, aperto in varie sedi, e che siamo lieti sia ospitato sulle pagine
dei compagni di ³Praxis².
1. Il termine ³comunitarismo² è oggi impiegato, in modo disparato ed assai contraddittorio, per indicare genericamente il pensiero che si oppone alla concezione individualista atomistica di matrice liberale, in nome di una concezione³comunitaria del legame tra individui, sia di carattere sociale, sia religioso, etnico etc etc.
Esiste un ³comunitarismo² di matrice americana, facente riferimento alla scuola di Amitai Etzioni, di Alisdair Mac Intyre, Michael Sandel e Charles Taylor, che sviluppa la tesi di un³comunitarismo etico, di un legame che si stabilisce, in antitesi all¹individualismo liberale moderno, sulla base di una serie di diritti ma soprattutto di obblighi, che ogni appartenente alla comunità ha nei confronti della stessa.
Il fattore di ³appartenenza alla comunitಠè anche
qui dato da fattori linguistici e culturali, ma il suo scopo è quello
di dare sostanza e contenuto morale ai legami comunitari. Questa impostazione
risente molto della sua provenienza dalla cultura anglosassone, anche se prende
le mosse dalla giusta constatazione, di derivazione aristotelica, secondo cui
l'Uomo è innanzitutto un politikón zoon ( animale politico ),
espressione che potrebbe essere corretttamente tradotta anche come ³animale
sociale² o ³animale comunitario².
Il comunitarismo di matrice americana è democratico ed egalitario, e
recupera dall¹antica Grecia il primato della democrazia politica sull'economia
(e ancor di più sul mero ³mercato auto-regolantesi²²tanto
caro ai ³liberisti).
Esso è una sorta di ³comunitarismo morbido² che spesso si
mescola ad una altro tipo di ³comunitarismo² - in realtà una
forma mascherata di occidentalismo - di cui uno degli esponenti più autorevoli
è il filosofo Richard Rorty, la cui teoria è che esistono valori
³universali² (quelli in voga nell'Occidente liberaldemocratico e capitalista),
e che solo quelli praticati da questa comunità hanno, appunto, valore
universale.
È ovvio che questa impostazione porta in sé il germe dell'imposizione
al resto del mondo del modello americanocentrico ed è quindi, a nostro
avviso, improprio chiamarlo ³comunitarismo².
Un altro tipo di ³comunitಠche non ha nulla a che vedere con il comunitarismo cosi come lo intendiamo è la concezione reazionaria evoliana di ³comunità archetipica², ordinata secondo gerarchie ³naturali² assolutamente inesistenti nella realtà, perchè le gerarchie hanno carattere storico e transeunte; ed in quanto storiche esse sono destinate a mutare nel tempo, determinate come sono dalla dialettica tra le classi, a loro volta espressione dei rapporti di produzione (e della divisione sociale del lavoro che nel capitalismo tende ad essere sostituita da una divisione tecnica dello stesso) così come si sono sviluppati nel corso dei secoli.
Qui ci troviamo di fronte a nostalgie per comunità ³idealizzate² e precapitalistiche che non hanno alcun fondamento reale ( la ³Tradizione², ecc. ) ed ³hegelianamente² potremmo definirle, et pour cause, totalmente irrazionali.
Il nostro Comunitarismo non si fonda sulla ³comunità organica²
di stampo tradizionalista evoliano, ma sulla comunità di libere individualità
che agiscono ³in comune, ed è perfettamente calato nell¹analisi
dei rapporti di produzione e della conseguente divisione tra classi dominanti
e classi dominate come fattore storico dinamico.
In quest'ottica la definizione marxiana di libera individualità, che
caratterizza la società comunista auspicata dal filosofo di Treviri,
rimane centrale per una definizione emancipatoria in senso sociale del termine
³comunitarismo².
2. Il Comunitarismo del XXI secolo si definisce dunque in primo luogo contro
il "comunitarismo tribale" delle "comunità naturali".
In questo senso, esso recupera il carattere politico della democrazia ateniese
antica ("democrazia" non in quanto "potere del popolo" ma
in quanto potere del popolo organizzato in ³demi² e quindi strutturato
politicamente, nella polis).
Il nostro Comunitarismo non è né tribale, né riferito
a immaginarie "comunità naturali", né organicista, né
interclassista. Esso si delinea in contrapposizione all'individualismo atomistico
proprio delle società capitalistiche avanzate, all'esplosione della struttura
comunitaria (cioè sociale) e famigliare (della famiglia) che tale individualismo
atomistico contribuisce a causare.
Il nostro Comunitarismo è di conseguenza strumento politico/sociale
di resistenza dei dominati: delle frazioni dominate della classe media e di
quelle tradizionalmente sfruttate - classi certamente differenti a seconda del
contesto geografico/culturale preso in esame - la cui esistenza è messa
in crisi dal capitalismo ³post-borghese² e ³post-proletario²
del XXI secolo.
Quest'ultimo può garantire la propria riproduzione su scala mondiale
solo attraverso la distruzione di culture secolari o millenarie e tramite la
precarizzazione sociale a tutti i livelli: lavorativa, affettiva, economica,
culturale.
La ³nebulosa sociale² composta dai "ceti medi dominati" odierni (nei quali includiamo anche il lavoro dipendente e frazioni di "classe operaia"), certamente articolati al loro interno e ancora non definibili con maggior precisione, sono una classe sì eterogenea, ma anche unificata dal venir meno di ogni "sicurezza" (economica, lavorativa, affettiva, ecologica etc.) nella loro vita, dopo almeno due secoli in cui - pur con tutte le vicende, le guerre, i regimi e le ideologie susseguitisi - la loro condizione materiale era andata migliorando, e durante i quali le prospettive per il futuro apparivano rosee in rapporto alla generazione precedente. Oggi, questa classe media in via di proletarizzazione, proprio come la classe lavoratrice, per la prima volta nella contemporaneità non "percepisce" il proprio futuro come portatore di maggiori ricchezze e sicurezze rispetto alla generazione dei propri padri.
Il Comunitarismo, contrapponendosi all'individualismo atomistico, all'aziendalismo e alla logica del profitto capitalistico, allo squilibrio tra produttivismo e ambiente e al primato dell'economia sulla politica, è fattore di unificazione per le classi tradizionalmente sfruttate e per le frazioni della "classe media" oramai subalterne e proletarizzate, cercando quindi una sorta di "trasversalismo" interno ai "dominati" e rifiutando invece decisamente ogni interclassismo tra questi e i dominanti (le oligarchie imprenditorial-finanziarie e politico-ideologiche capitaliste). L'interclassismo è invece tipico delle concezioni liberali, conservatrici o organiciste della ³comunità².
Il Comunitarismo mette in risalto la comunanza (di cultura, di interessi
materiali, di beni ambientali).
L'equilibrio ecologico, la sovranità politica nazionale, la sovranità
alimentare, le risorse energetiche di una nazione, l'autodeterminazione culturale,
il ruolo guida dei lavoratori e dei produttori, la lotta contro l'imperialismo
e contro l'oppressione sociale, sono elementi di bene comune, mai subordinabili
alla logica del profitto capitalistico o dell'interesse di qualsivoglia oligarchia.
Facendo tesoro del meglio delle lotte operaie e della tradizione socialista
dei secoli scorsi, i Comunitaristi si battono per un miglioramento delle condizioni
materiali e spirituali della vita dei lavoratori, e per un sempre maggior grado
di autogestione economica e di autogoverno politico nella nazione.
Il Comunitarismo identifica, dunque, degli elementi materiali e spirituali
necessari per il giusto e corretto sviluppo della vita individuale e collettiva
di un popolo, e li designa come parti di un bene comune, che l'individualismo
atomistico e la logica del profitto non devono poter mettere in pericolo, e
che la nazione deve proteggere da tentativi di "appropriazione" capitalistica.
Di conseguenza, i Comunitaristi designano come proprio nemico l'oligarchia imprenditorial-finanziaria
e politico-ideologica nazionale ed internazionale, costituente il "cuore"
del potere capitalista, e - nella fase storica attuale - designano come proprio
nemico immediato e principale il blocco dominante statunitense, stante la forza
e il ruolo imperialistico dello Stato USA nelle relazioni internazionali.