Carissimi, non ho particolari modifiche da proporre al
manifesto.
Vorrei aggiungere alla sintesi proposta da Leonardo anche una
considerazione generale sui problemi speculari della *divisione* e della
*unità*.
Parto dal fatto che siamo probabilmente tutte persone che
vedono
nell'Impero Americano il problema principale dei nostri tempi. Notate
che
dico "principale" e "dei nostri tempi": non è un nemico metafisico
eterno;
e ognuno di noi ha comunque in mente altri problemi che considera
importanti.
Ora, questa considerazione già crea una nuova divisione e una
nuova unità.
Crea divisione, perché porta chiarezza. Vi dò un esempio
estremo, ma
proprio per questo facile da afferrare: anche nella retorica
leghista,
l'America è un "problema", è un sistema consumista che distrugge
le
identità eccetera. Bossi è stato prodigo di affermazioni in tal senso...
solo che la Lega ritiene che esistano *altri* problemi che vengono prima,
come quello - a loro avviso - dell'immigrazione. E quindi al momento
decisivo non hanno affatto difficoltà a sostenere la guerra infinita
americana. Ergo, un leghista non sarebbe benvenuto tra noi
"antiamericanisti".
Ho scelto questo esempio nella certezza che quasi
tutti i partecipanti a
questa lista direbbero subito, "ma ci sono ben altri
motivi per non essere
amici dei leghisti!" Certo che ci sono; ma guardare un
caso di questo tipo
aiuta a trovare un metro utile per confrontarsi con
realtà più vicine a
quelle da cui proviene la maggior parte di noi. Si può
applicare lo stesso
metro, ad esempio, a qualcuno come Toni Negri, che, come
Bossi, non ritiene
che l'Impero Americano sia il problema principale
:-))
Ma passiamo alla questione dell'unità.
Perché la situazione è
disperata eppure piena di possibilità.
E' piena di possibilità: abbiamo
visto, anche con sorpresa, che solo in due
paesi del mondo - Stati Uniti e
Israele - la maggioranza è stata favorevole
alla guerra contro l'Iraq. In
Italia, una persona su tre ha partecipato a
qualche manifestazione contro la
guerra; e se tutti gli elettori del
centrosinistra erano contro la guerra,
lo era anche la metà degli elettori
del centrodestra.
Se aggiungiamo
le popolazioni di altri paesi, possiamo dire che la grande
maggioranza
dell'umanità è in qualche modo ostile, per i motivi più
svariati, all'Impero
Americano. Ed è a questa maggioranza che dobbiamo
pensare: un mondo
enormemente più grande dell'area che potremmo chiamare
(scusate la
simplificazone e il termine un po' gergale, serve solo per
capirsi) della
"sinistra antagonista".
Solo che l'Impero Americano, come tutti quelli
precedenti e futuri, si
fonda sul divide et impera. I tagik contro i
pashtun, gli sciiti e i curdi
contro i sunniti...
Ma il divide et
impera funziona anche in Italia, con risultati spesso
curiosi, ma a volte
potenzialmente costruttivi per noi.
Se guardiamo *tutti* i principali
blocchi ideologici che si sono accumulati
nella storia italiana, li troviamo
spaccati in due. Non a metà - certi
blocchi sono quasi compattamente da una
parte o dall'altra - ma sempre in
due parti, magari disuguali. Perché a ogni
parte, l'Impero manda un
messaggio, attraverso la creazione di un consenso
culturale.
Un punto per me fondamentale del manifesto è infatti che non
trascura
l'aspetto culturale. Siamo tutti d'accordo, immagino, che i nuovi
dominatori agiscano in base a considerazioni fondamentalmente economiche.
Ma *se* ognuno agisse con altrettanto freddo calcolo razionale, l'Impero
sarebbe già stato spazzato via da tutti i lavoratori americani senza
diritti sindacali, senza nemmeno bisogno di tirare in ballo il resto del
mondo.
Capiamoci - non si tratta solo della retorica dei "valori
dell'Occidente".
Per "cultura" americanista, Intendo anche l'illusione degli
interessi: una
gran parte delle persone, anche in Italia, è convinta che il
modello
americano faccia i loro interessi. In tutte le mailing list e
newsgroup, ci
troviamo a litigare quotidianamente con persone che dicono,
"ci tengo al
mio livello di vita garantito dagli USA, si sta meglio qui che
in Egitto",
ecc. L'idea che "gli USA ci difendono" è inseparabile dalla
retorica più
ideologica della "cristianità" e simili; ed è a mio avviso
importante
sottolineare che è un'idea falsa: quella americana è una guerra
*anche*
contro l'Europa e finirà per distruggere anche i ceti medi europei.
E'
probabile che l'americanismo finisca anche per minare alla base, o
comunque
per impossesarsi totalmente, della Chies cattolica; che distrugga
sempre
più le garanzie di libertà della cosiddetta democrazia borghese.
Insomma,
anche molti di coloro che sostengono gli USA dovrebbero riflettere
un
attimo sui rischi che stanno correndo.
Il consenso culturale
spacca in due tanti campi diversi.
Ecco qualche esempio brevissimo,
certamente discutibile nel dettaglio, ma
che serve solo come dimostrazione
di un punto che ritengo importante. Non
mi interessano adesso i giudizi su
altri aspetti di ognuno dei campi che
analizzerò, e che ovviamente possono
essere antipatici per i più svariati
motivi. In questo momento la mia
prospettiva riguarda *unicamente* il
rapporto tra i vari campi e l'Impero
americano, non i loro rapporti con il
capitalismo in generale.
Anche
l'elenco dei campi è probabilmente discutibile, ce ne sarebbero molti
altri.
1) SINISTRA. Una parte si oppone al dominio, alla guerra, al
capitalismo,
oppure è semplicemente schifata dalla prepotenza americana. Una
parte si fa
sedurre però dal rifiuto delle "dittature del terzo mondo", del
"fanatismo
religioso", del "conservatorismo", o della "lotta contro il
fascismo
islamico" condotta da "coloro che ci liberarano nel '45". Se non si
tratta
di aperta complicità, si tratta comunque spesso di un atteggiamento
da "né
con Bush né con Saddam" che non sa poi come rispondere a chi dice,
"ma in
fondo Bush è meglio di Saddam".
2) CATTOLICI. Una parte si
oppone anche qui al dominio e alla guerra; ha
inoltre una certa paura della
cultura del denaro e della distruzione
dell'Europa. Un'altra parte si fa
però sedurre dalla "crociata
antislamica", dai "valori giudeocristiani",
dalla "difesa dell'Occidente".
3) LIBERALI/RADICALI. Una piccola
minoranza si oppone alla distruzione
dello stato di diritto, al
fondamentalismo evangelico, alla distruzione
delle piccole imprese, insomma
all'accoppiata telepredicatori + Microsoft +
Guantanamo. La grande
maggioranza si fa sedurre dalla "difesa della
libertà", dalla "espansione
del libero mercato", dalla "esportazione della
democrazia", dalla "lotta
contro le teocrazie".
4) CETI MEDI IMPAURITI E REAZIONARI. Una parte
anche consistente è
"antiamericana" per una serie di motivi che vanno dalla
retorica
dell'Europa ai ricordi dei bombardamenti durante la Seconda guerra
mondiale. In fondo, sono conservatori che non sbagliano nel riconoscere
nell'americanismo un fenomeno rivoluzionario, almeno nel senso che
stravolge il mondo. La maggioranza però si fa sedurre dalla retorica della
difesa della "cristianità" oppure della "identità occidentale",
dall'opposizione automatica a qualunque cosa venga "da sinistra",
eccetera.
Rimane però il fatto che, di fronte alla Guerra infinita,
nascono ben
cinque campi nuovi: uno è quello dei filoamericani,
appassionatamente uniti
che siano di sinistra, cattolici, liberalradicali o
neofascisti-leghisti:
la straordinaria ambiguità della retorica americanista
permette di unire un
Baget Bozzo e un'Oriana Fallaci, un Borghezio e un
Pannella.
Dall'altra parte, ci sono tanti campi diversi: gli
"antiamericani" di
sinistra, gli "antiamericani" cattolici, ecc., tutti
impermeabili e
inconciliabili tra di loro.
Ovviamente, in una
situazione del genere, prevalgono i filoamericani.
Non intendo proporre
un impossibile fronte tra persone che giustamente
hanno idee e interessi
inconciliabili tra di loro: intendo solo fotografare
una situazione. Non ho
dubbi che il metodo marxista offra analisi più
valide di molte altri metodi;
ma credo che sia importante uscire
mentalmente dalla nicchia "etnica" delle
persone che per casi personali, a
volte semplicemente per motivi ereditari,
sono capitate in ambienti di
"estrema sinistra", e cercare di guardare la
realtà circostante.
Credo sia importante iniziare a riflettere su alcuni
punti:
1) Se crediamo che combattere l'Impero sia una priorità oggi come
poteva
essere combattere il nazismo nel 1939, occorre mettersi in testa come
vincere, o almeno come condurre una battaglia dignitosa e non solo delle
ottime ma impotenti analisi.
2) Per vincere, occorre dividere e
unire. Occorre che chi è di sinistra
sappia staccarsi dal "proprio" Fassino.
E che sappia allo stesso tempo
trovare punti di contatto con qualche
moderatissimo liberale che ha a cuore
lo stato di diritto. O sappia parlare
con il piccolo commerciante leghista,
mettendo per un momento in secondo
piano le sciocchezze che dice sul suo
orgoglio padano, per spiegargli che
l'americanismo può distruggere l'Europa.
Unire non vuol dire togliere
nulla ai punti caratterizzanti:
l'antiamericanista di sinistra deve saper
comunicare con l'intellettuale
liberista (ma in buona fede, ovviamente, non
il semplice venduto) su
Guantanamo, senze per questo cessare di combatterlo
su tutto il resto.
E' un discorso delicato, molto difficile, ma credo che
sia un punto importante.
Miguel Martinez
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