te le mando dalla piu' vecchia alla piu' recente:

p.s. ezio polonara e' solo un attimo nazi...

A: Al-Awda-Italia@yahoogroups.com
Da: "Ezio Polonara" <marcopolo49@yahoo.com>
Data: Mon, 22 Sep 2003 17:09:47 +0200 (CEST)
Oggetto: Re: [Al-Awda-Italia] Re: precisazioni sul neo movimento
antiamericanista


Sono entusiata della lucidita' e lungimiranza con le
quali Martinez ha affondato la lama della sua
intelligenza nello sterile schematismo mostrato dai
cosiddetti " compagni"...


Ezi Polonara

--- Kelebek <liste@imolanet.com> ha scritto: > At
11.24 22/09/2003 +0200, paola wrote:
>
>
> >Per l'acrimonioso Fulvio Grimaldi sono fascisti
> tutti coloro che non hanno
> >nel loro DNA la lotta di classe.
>
> Non voglio infierire su Fulvio, che è una persona
> che in passato ha fatto
> ottime cose. Comunque lui se la prende *anche* e
> sopratutto con chi "ha nel
> DNA la lotta di classe", nel senso che le persone
> che lui azzanna
> provengono quasi tutte da una vita nella sinistra
> marxista, e lui lo sa
> benissimo. Non so spiegarmi questo bizzarro
> comportamento, e francamente
> dubito che lo farà il diretto interessato.
>
> >E davvero grottesca è la sua ossessione per i
> fascisti. Ma li ha mai
> >conosciuti? Ci si è mai confrontato? Ovvio che non
> può sperare che abbiano
> >come priorità la lotta di classe, ma forse qualcosa
> di interessante
> >avrebbero da dirlo, schiacciati come tutti dal peso
> degli eventi e
> >travolti dalle trasformazioni epocali in atto.
>
> Il concetto di "lotta di classe" è estremamente
> importante per capire i
> meccanismi della storia, ed è perfettamente lecito
> leggere in questi
> termini l'ascesa del fascismo - la decisione cioè
> del grande capitale
> industriale italiano e dei latifondisti di
> appoggiarsi a un regime forte,
> capace di imporre forti ristrutturazioni dopo la
> crisi postbellica e di
> offrire commesse pilotate. Il tutto condito però da
> una retorica
> rivoluzionaria, in grado di suscitare un'ampia e
> spesso entusiasta
> mobilitazione sociale. Combattere quel sistema di
> cose, come hanno fatto
> gli Arditi del Popolo, i volontari in Spagna, o i
> partigiani, era una
> scelta giusta e sensata.
>
> Tutto ciò però non ha nulla a che vedere con la
> questione dei
> "neofascisti"; cioè di quella strana minoranza
> individui che nel 2003 ha
> ancora retaggi di quella retorica e sopravvivenze
> identitarie, ma è
> indistinguibile per ceto, interessi reali e tutto il
> resto dai
> "compagni". Sovrapporre le due cose significa
> commettere un errore storico
> clamoroso. Come è anche un errore confondere i
> "fascisti" di oggi con
> quelli degli anni Sessanta, ad esempio, ancora
> legati a un mondo borghese
> arcaico e preconsumista, praticamente scomparso.
>
> Ma il genere di antifascismo a cui abbiamo assistito
> qui non conosce il
> ragionamento, la sociologia, la psicologia,
> l'analisi storica; conosce solo
> il complotto, costituito da una cerchia infinita di
> associazioni - tizio
> una volta ha parlato con caio, che era cugino di
> sempronio, che abitava
> nella stessa città di fulano-de-tal, di cui John Doe
> una volta pubblicò un
> articolo... Si tratta in modo del tutto evidente di
> qualcosa di
> pre-politico e anzi di universale: la paura del
> diverso e della
> contaminazione, la psicosi etnocentrica. Il tutto
> condito da un'idea
> pericolosissima - che *noi* siamo persone perbene, e
> *loro* sono malvagi.
> "Grandi vecchi", "losche manovre", "infami
> infiltrazioni"... conoscerai
> perfettamente il linguaggio moralista.
>
> Come sai, combatto la violenza che Israele esercita
> sui palestinesi. Ma non
> ho mai pensato che un colono israeliano fosse
> "cattivo", mentre il suo
> vicino palestinese sarebbe "buono". Quello che va
> combatutto è
> l'ingiustizia; le singole persone si trovano poi
> dalla parte "giusta" o
> "ingiusta" per casi storici che prescindono in
> massima parte dalla loro
> bontà o cattiveria personale.
>
> Al posto della lucidità di analisi, della freschezza
> di vedute e del
> realismo di Marx, i rottami della sinistra hanno
> prodotto un miscuglio di
> complottismo identico a quello storico dell'estrema
> destra, più una
> rigidità dottrinaria che assomiglia al rigor mortis.
>
> La lotta di classe c'è oggi, come sempre; ma mi
> sembra che non ci sia in
> questo momento storico uno scontro frontale e
> cosciente tra due "classi";
> c'è casomai una guerra condotta da una sola
> "classe", culturalmente assai
> lontana dalla borghesia di una volta, contro tutto
> il resto dell'umanità,
> divisa in mille frammenti.
>
> Quindi mitizzare la "classe operaia", come fa ancora
> qualcuno, oppure
> immaginarsi un movimento proletario planetario, o
> l'insorgere delle
> "moltitudini", è fuorviante. Occorre partire dai
> conflitti che ci sono
> realmente, rispettando i modi in cui si esprimono.
>
> Hai perfettamente ragione quando dici che siamo
> *tutti* schiacciati dal
> peso degli eventi. Qui la reazione di quelli che
> qualcuno chiama i
> "commissari telematici" diventa addirittura suicida,
> se non per se stessi,
> almeno per le prospettive di un movimento
> anticapitalista.
>
> Infatti, il mondo dei "neofascisti", come tutti i
> mondi oggi, si sta
> sgretolando. Alcuni individui fanno coerenti scelte
> di destra, governativa
> oppure sul tipo Forza Nuova. Altri invece si sentono
> anticapitalisti e
> antimperialista e cercano diverse sponde di
> riferimento. La reazione dei
> commissari telematici quale è?
>
> Primo, prendere a calci in faccia questa gente,
> esigendo quello che tu
> chiami un pedigree e comunque non concedendolo mai,
> come se a un essere
> umano fosse vietato prendere coscienza e cambiare
> idea, no... l'unica
> classificazione riconosciuta è "infiltrato e spia"
> promosso in rarissimi
> casi a "pentito sincero". Come se essere ammessi, in
> simili condizioni, in
> un mondo in pieno disfacimento potesse costituire
> chissà quale onore.
>
> Secondo, attaccano incessantemente quegli ambienti
> di sinistra,
> fortunatamente sempre più numerosi, che mettono in
> primo piano i valori e
> il raziocinio politico e se ne fregano delle origini
> etniche delle persone.
> Questi ambienti vengono denunciati con un furore
> tutto particolare, come
> "utili idioti" al servizio del Grande Complotto, e
> poi - tout court, come
> abbiamo potuto vedere qui - come "fascisti" loro
> stessi.
>
> So benissimo che a quello che scrivo, certa gente
> non risponderà, perché
> non sono sostanzialmente più in grado di ragionare.
> Sono capaci solo di
> "denunciare", di infuriarsi e poi di rifiutare di
> rispondere alle domande o
> alle obiezioni. E' un peccato, come sottolinei anche
> tu, perché in questo
> momento, in cui il male è così forte, ci sarebbe
> bisogno di molta unità,
> molta ragionevolezza e molto rispetto reciproco.
>
>
> Miguel Martinez
> http://www.kelebekler.com

 


----- Original Message -----
From: Susanne Scheidt
To: Al-Awda-Italia@yahoogroups.com
Sent: Saturday, September 20, 2003 11:00 AM
Subject: [Al-Awda-Italia] Annotazioni sull'antiamericanismo

Cari antiamericanisti

Il movimento Al Awda è stato fondato negli USA, dalla PRRC -
Palestinian Right of Return Coalition. Il suo punto di forza sono i suoi
attivisti in USA ed in Canada. Anche lo ISM - International Solidarity
Movement - è stato fondato negli USA, dove tra due settimane si svolgerà
la terza riunione annuale degli attivisti, ad Ohio.

Il CPT - Christian Peacemakers Team - che ci fornisce
insostituibili testimonianze da Baghdad, da Hebron, ma anche dalla
Colombia e dalle foreste del Canada (lotta dei nativi per la
sopravvivenza contro compagnie petrolifere ed industrie del legname), è
portato avanti da canadesi e statunitensi.

Per la lotta contro l'imperialismo ed la sua espressione
particolare, il sionismo, i lavori redatti in lingua inglese sono
insostituibili. Palestinesi come Edward Said e Salman Abu Sitta non
avrebbero potuto fare quello che hanno fatto per la conservazione della
nazione palestinese, se non avessero avuto la possibilità di insegnare
su cattedre universitarie in America. Ed il libro di Norman Finkelstein,
se fosse stato scritto in italiano, da un Finkelstein insegnante
all'università di Roma o Milano, non avrebbe mai avuto l'impatto che ha.
Infatti, la coalizione anti-sionista tra palestinesi ed ebrei si è
costituita ed è attivissima soltanto negli USA ed in Canada - mentre in
Europa non vi è nulla del genere.

Da quando gli USA hanno iniziato la loro crociata militarista -
nell'era Reagan - è iniziato il declino dell'economia statunitense
(smantellamento della struttura produttiva, risucchiamento del capitale
dal settore militare) e con esso, il degrado delle infrastrutture ed il
lento, ma inesorabile impoverimento della classe lavoratrice (Se nel
1980 bastava il salario del marito operaio industriale od impiegato
diplomato per mantenere decorosamente una famiglia di 4, oggi ci vuole
anche lo stipendio della moglie, ma lavorando in due guadagnano meno di
quanto un uomo solo, nel 1980, avrebbe potuto portare a casa). Oltre la
metà delle risorse americane è assorbita, oggi, dal settore militare.
Più s'ingrandisce il settore militare, più s'impoveriscono gli americani
permettendo ad una fascia sempre più ristretta di famiglie di
arricchirsi. Sfido chiunque che mi contesti che la crescita del margine
di profitto negli USA, oggi, si realizza comprimendo (anziché
allargando) la base di produzione economica del paese (ad esempio, la
deforestazione arricchisce chi smantella la base produttiva del
territorio). Quando si è arrivati a tale punto, la proprietà privata dei
mezzi di produzione non ha più alcuna giustificazione. Ed è di questo
che si tratta: la guerra permette di difendere contro ogni logica
economica il grado di concentramento del capitale aprendo, ai
proprietari privati del capitale,nuovi orizzonti impedendo loro lo
smantellamento. (Infatti, la maggior parte delle grandi imprese private
in USA, ma anche in Europa, versa in stato comatoso, si regge solo a
furia di falsificare i bilanci e di scrivere numeri su un pezzo di
carta, divorando gli accantonamenti per la pensione dei dipendenti e
contablizzando fantasie).

In Europa, il cosiddetto patto di Maastricht è stato firmato
per inseguire gli USA e tutte le "riforme" che sono state fatte sulla
nostra pelle da allora e che stanno ancora in cantiere, hanno l'unico
scopo di inseguire meglio gli USA, di creare in Europa un secondo centro
di gravitazione per l'industria militare. Con la crescita dei volumi di
risorse europee convogliate verso l'industria militare, non ci
libereremo affatti dagli "americani", ma copieremo il loro degrado
economico. La parola d'ordine degli "antiamericanisti", che bisogna
ricreare un mondo bi-polare o pluri-polare per arginare "gli americani"
è retrograde: il mondo bi-polare costituito da un polo capitalista ed
uno anti-capitalista, non tornerà mai più ed è meglio così, perché il
suo mantenimento è costata la vita a decine di milioni di innocenti ed
ha frastagliato l'umanità in territori limitati dove si può esercitare
un potere illimitato - gli staterelli membri dell'ONU, creati nel 20°
secolo a modello degli stati territoriali europei di centinaia di anni fa.

Ognuno di questi staterelli - dall'America Latina al deserto
della Mongolia - è governato da potentati che hanno la capacità di
rastrellare il plusvalore prodotto dall'umanità sul "loro" territorio.
L'industria militare - ed ormai esiste soltanto quella occidentale,
USA-Europa - è avida avidissima di questo plusvalore che vuole per se.
Se la via maestra per incamerarlo è quella di un mondo di nuovo
duopolistico, promuoverà il nuovo duopolio USA-Europa.

Quando Hitler s'incamminò verso la guerra - subito dopo
l'eliminazione della Repubblica di Weimar e la stesura del Piano dei 5
anni di Goering - fece rastrellare il plusvalore sociale per
convogliarlo verso il settore militare. Dopo avere liquidato il
movimento dei lavoratori ed ammazzato i suoi esponenti (il primo degli
oltre mille campi di concentramento, quello di Dachau, era per loro),
cioè, dopo avere stroncato in Germania l'internazionalismo socialista,
si mise a smantellare l'altra roccaforte che era d'ostacolo per la
creazione della "nuova, grande Europa", quella del cosmopolitismo degli
ebrei (grazie al patrimonio sequestrato dagli ebrei, la SS, da semplice
squadra armata per il presidio delle piazze in Germania, era diventata
uno stato nello stato, con un proprio impero economico).

Oggi, con gli stati dell ex-COMECON disfatti e le
organizzazioni marxiste nell'occidente completamente in rotta, caso mai
ridotte a club di conversazione, l'unico ostacolo rimasto è
l'universalismo dell'Islam che ha il suo cuore battente nella lingua
araba, motore di coesione del mondo arabo. (L'altra grande forza
universalista, quella cattolica, è tenuta a bada dall'esistenza della
miriade di confessioni protestanti legate alle strutture degli
stati-nazione europei e dal rapporto "duopolistico" con la Chiesa
ortodossa). Credo che viviamo in una situazione aut-aut: o riusciamo a
mantenere alto lo spirito dell'universalismo opponendoci fermamente a
ogni politica di divisione in pseudo-nazioni (europei contro americani,
berberi e curdi contro arabi, copti contro musulmani e via inventando
fino a creare lombardi contro italiani), o cavalchiamo il carroarmato
che spezza per dominare. Non ci serve l'antiamericanismo, ci serve la
solidarietà internazionale !

Susanne


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