2.4.4.4) Le ulteriori componenti della contestata associazione

 

Si tratta ora di portare l'indagine su quelle che, nell'assunto accusatorio, vengono presentate come le ulteriori componenti dell'ipotizzata associazione eversiva. Va premesso che la pubblica accusa, attraverso la laboriosa ed attenta analisi di uno sterminato materiale documentario, ha finito, in taluni casi, per investire temi che paiono alla Corte in parte ultronei rispetto all'alveo alla deliberazione imposto dai limiti dell'imputazione. Che alcune zone del vastissimo affresco tracciato dal PUBBLICO MINISTERO restino escluse dall'indagine condotta ai fini della presente decisione non è quindi frutto della sottovalutazione dell'immane mole di lavoro svolta nel presente procedimento dall'Ufficio requirente, ma frutto della esigenza, tecnicamente doverosa, di circoscrivere quell'indagine entro i limiti invalicabili del `thema decidendum'.

 

Tanto premesso, va detto che -secondo una schematizzazione di cui già si è fatto cenno- si possono individuare, quali ulteriori componenti della contestata associazione, quella `ordinovista' (imputati SIGNORELLI, FACHINI, DE FELICE), quella `avanguardista' (imputati DELLE CHIAIE, BALLAN, TILGHER, GIORGI) e quella degli apparati di sicurezza (imputati PAZIENZA, MUSUMECI, BELMONTE). Quanto alle prime due, l'indicazione classificatoria che fa riferimento alla formazione di provenienza viene adottata per ragioni di comodità espositiva e non va intesa rigidamente: sia perché si dà il caso di personaggi -come, ad esempio, lo stesso imputato FACHINI- che hanno, rispetto alle due tradizionali formazioni neofasciste, una posizione ambivalente; sia perché dette formazioni -nella prospettiva accusatoria- non entrano, in quanto tali, nell'associazione eversiva in esame; sia, ancora, perché, nella stessa prospettazione dell'ordinanza di rinvio a giudizio, quella distinzione sfuma all'interno dell'organizzazione eversiva in esame, nella quale i personaggi di matrice avanguardista e `lato sensu' ordinovista sono riguardati non come esponenti di vertice delle due organizzazioni di provenienza, ma, appunto, come membri di un organismo occulto nel quale si riconoscono, operano (mettendo a disposizione, per i fini associativi, gli uomini, i mezzi e le attività che, da posizioni di vertice, possono gestire nel mondo dell'eversione neofascista) e trovano un denominatore comune, avendo mantenuto rapporti a livello personale ed avendo continuato a collaborare anche dopo il fallimento della riunificazione tra Ordine Nuovo ed Avanguardia Nazionale (181).

 

Ciò posto, si tratta di cogliere, con riferimento alle varie componenti, eventuali ruoli, percorsi eversivi, collegamenti significativi, ed ogni altro elemento sintomatico della dedotta internità di ciascun imputato all'associazione in esame: e ciò, avendo come costante quadro di riferimento quello emergente da quanto argomentato sub 2.4.4.3), per via della segnalata centralità, nell'economia dell'impianto accusatorio, della figura del GELLI, quale titolare dello strumento di penetrazione ed occupazione `indolore' dei * * * * *

(181) - Cfr. SO, pp. 952 ss. Nell'ordinanza di rinvio a giudizio si chiarisce altresì come questa prospettazione sia diversa, da quella, già sostenuta dal PUBBLICO MINISTERO e non accolta dal Giudice Istruttore né dal `Tribunale della Libertà', secondo la quale unica sarebbe stata, anche fra il '77 e l'80, la centrale -composta da `vecchi tramoni' ordinovisti ed avanguardisti- alla quale andavano ricondotti tutti gli attentati attribuiti alla destra (cfr. SO, pp. 947-951).

gangli vitali del sistema istituzionale.

 

2.4.4.4.1) La componente `ordinovista'

 

a)La `carriera' di Paolo SIGNORELLI è già in larga parte ricostruibile attraverso quanto si è venuti dicendo nelle precedenti parti della trattazione. Va ricordato, senza pretesa di esaustività, che egli partecipa alla riunione di Cattolica; ospita, nella sua villa sul Lago di Bolsena, una riunione nella quale egli, a differenza di altri, si fa sostenitore della linea degli "attentati istintivi, cioè sul pesante" (182); dall'incontro di Albano in poi, è puntualmente presente ad ogni altra scadenza eversiva: alla riunione di Nizza dell'8/12/75, alle vicende di Costruiamo l'Azione, a quelle della banda armata oggetto del presente giudizio, nell'ambito della quale si è visto quale ruolo egli abbia avuto rispetto all'omicidio del dott. AMATO. Ai fini che qui rilevano, non è tanto importante siffatta carriera eversiva in sé, quanto il fatto che il SIGNORELLI abbia agito essendo da data remota collegato ad ambienti militari ed apparati di sicurezza.

* * * * *

(182) - Cfr. dichiarazioni BROGI, in vu 21/1/88, p52 e vu 22/1/88, p20.

Nel 1974, essendo stato compiuto un attentato in danno del Circolo `Drieu La Rochelle' di Tivoli, il CALORE ed il TISEI raccolgono informazioni secondo cui ne sarebbero stati autori giovani della sinistra extraparlamentare; il SIGNORELLI,messo al corrente di ciò, chiede ed ottiene una `relazione' scritta sui fatti e sui presunti responsabili; qualche giorno dopo arrivano a Tivoli due ufficiali dei Carabinieri: l'allora Tenente Sandro SPAGNOLLI ed un Capitano, il cui nome dovrebbe essere Antonio MARZACCHERA; si presentano, in divisa, direttamente al `bar Garden', punto di ritrovo di CALORE e soci, e, dopo aver salutato alla maniera nazista, dichiarano che vengono da parte del SIGNORELLI e desiderano saperne di più sull'episodio; il CALORE ed il TISEI hanno modo di vedere, nelle mani dei due ufficiali, la `relazione' che essi stessi avevano consegnato al SIGNORELLI (183).

 

Riferisce ancora Sergio CALORE che il SIGNORELLI, richiesto

di spiegazioni in proposito, ammise d'aver consegnato il

* * * * *

(183) - L'episodio è così ricostruibile attraverso le dichiarazioni, di segno sostanzialmente convergente, del CALORE e del TISEI: cfr. Cal., V5, C12, p18; Cal., V5, C12, p2; vu 9/12/87, pp. 31-32; vu 19/1/88, pp. 20-21.

foglio ai Carabinieri, e, reso edotto che gli ufficiali avevano chiesto collaborazione, invitò il CALORE stesso ad "appoggiarli" (184).

 

Dal verbale dell'interrogatorio dibattimentale (185) di Sergio CALORE: (i due ufficiali) "dissero...che dovevano fare una serie di operazioni lì nella zona, dovevano cercare informazioni relative a persone legate alle B.R. dell'epoca e dovevano fare una serie di controlli anche su queste persone indicate sulla `cosa'" (la `relazione' consegnata dal SIGNORELLI)."Ci dissero se volevamo partecipare, addirittura, a qualcuno di questi controlli, dicendo che loro avevano il potere di...in caso di necessità, di procedere alla militarizzazione delle persone...se ne parlò con SIGNORELLI e lui riteneva queste persone estremamente affidabili e riteneva questo tipo di rapporto abbastanza normale...all'epoca, per quella che era la mentalità del nostro ambiente, non è che questa cosa fosse scandalosa al di là di un certo limite...nel momento in cui si parlava della possibilità di partecipare ad operazioni di tipo * * * * * (184) - Cfr. vu 9/12/87, p33.

(185) - Cfr. vu 9/12/87, pp. 32-33.

golpista non è che poi uno si doveva scandalizzare più di tanto se esistevano rapporti con esponenti dell'Arma dei Carabinieri..."

 

Al CALORE ed al TISEI, i due ufficiali riferirono che facevano parte del gruppo comandato dal Col. CORNACCHIA: il quale ultimo, immancabilmente, è risultato iscritto nelle liste di Castiglion Fibocchi (186).

 

Ben si comprende come, grazie ad opportune entrature in certi ambienti, il SIGNORELLI, in occasione di determinate scadenze golpistiche, risultasse preavvisato di ciò che si andava preparando (187).

Sergio CALORE ha poi riferito (188) d'aver appreso, in carcere, a Novara, da Franco FREDA, di come costui avesse a sua volta saputo da Guido GIANNETTINI che il SIGNORELLI, per conto del SID, aveva effettuato schedature di ufficiali dei reparti operativi dell'Esercito operanti nel settore Nord-Est. Il GIANNETTINI aveva riferito ciò per sottolineare come

* * * * *

(186) - Cfr. Cal., V6, C1, p10.

(187) - Cfr., in particolare, interrogatorio 12/1/84, in AA, V4, C24, p74; interrogatorio 25/2/84, in AA, V4, C24, p197; confronto 13/12/84, in Cal., V5, C12, p16; vu 10/12/87, p26.

(188) -In Cal., V5, C12, p16; cfr., per il giudizio, vu 9/12/87, p31.

il SIGNORELLI fosse stimato negli ambienti del SID. La notizia, doppiamente `de relato', non sarebbe in sé utilizzabile, se dell'attività di schedatura di ufficiali da parte del SIGNORELLI non vi fosse in atti un irresistibile riscontro documentale. Il 28 agosto 1980, nel corso di una perquisizione (189) effettuata nell'abitazione dell'imputato, in Roma, veniva sequestrato, tra l'altro, un appunto manoscritto redatto in codice (190). Una volta decriptato, l'appunto risultò (191) essere un'elenco di nominativi di alti ufficiali dell'Arma, con l'indicazione dei reparti di appartenenza. Si è visto, sub 1.11.4.5), come

il SIGNORELLI, in dibattimento, a contestazione dell'appunto, si sia dapprima difeso -secondo un non edificante paradigma giudiziario- sostenendo che si trattava di un assemblaggio di numeri o di un fotomontaggio; e come solo nella ripresa dell'interrogatorio, due giorni più tardi, `re melius perpensa', abbia ritenuto bene di modificare tale linea, non essendo peraltro riuscito ad escogitare nulla di meglio delle tesi secondo cui si * * * * *

(189) - Cfr. PQA, V2, C74, p8.

(190) -Cfr. SA, V3, C7, reperto 13.

(191) -Cfr. RA, V5, C247, p16.

sarebbe trattato di un elenco -da lui manoscritto- di "provocatori" spacciantisi per `camerati'. L'uso del codice cifrato sarebbe valso ad evitare che eventuali occhi indiscreti, quali quelli dei domestici, potessero cogliere il contenuto dell'appunto. Nella medesima occasione di cui si è detto, al SIGNORELLI fu sequestrato anche un altro foglietto (192), recante, a chiare lettere e senza l'uso di codici cifrati, in forma dattiloscritta, i nominativi di quattro ufficiali, con l'indicazione, per tre di essi, dei reparti di appartenenza. Si trattava, in questo caso, di ufficiali di Artiglieria (193); a contestazione di tale ulteriore appunto, il Prof. SIGNORELLI, poiché l'impersonalità del dattiloscritto glielo consentiva, ha preferito adottare la linea della presa di distanze (194): "...Prendo visione del documento, che io ricordi, non conosco nessuna di tali persone; può darsi pure che li abbia conosciuti, non ricordo i nomi. Non l'ho scritto io. Io scrivo sempre a mano, c'è incompatibilità con la macchina da scrivere..." Non si è premurato,il prevenuto, di spiegare * * * * *

(192) - Cfr. i riferimenti di cui alle note (189) e (190).

(193) - Cfr. AAD, V4, C13, p2.

(194) - Cfr. vu 14/4/87, p20.

come e perché l'appunto fosse finito nella sua abitazione.

 

Ha precisato Sergio CALORE (195) d'aver appreso che le schedature compiute dal SIGNORELLI riguardavano "ufficiali considerati affidabili da un punto di vista politico negli anni '74-'75". Nell'apprendere questa notizia, il CALORE la ricollegò con quanto il SIGNORELLI gli aveva detto nel '73-'74, nel periodo in cui il CALORE stesso prestava servizio di leva: e cioè che "era in preparazione un colpo di stato in quel periodo ad opera di esponenti delle forze armate operanti appunto nel settore Nord-Est. SIGNORELLI definiva tali ambienti militari come nazionalsocialisti ed aggiunse che il `golpe' militare avrebbe dovuto essere stimolato da una campagna di attentati". "SIGNORELLI mi disse" -continua il CALORE- "che io, per il mio grado di sicurezza, in occasione del golpe programmato per l'estate del '74, avrei dovuto essere contattato da un ufficiale del servizio I, evidentemente per ragioni di schedature" (196). Si tratta di dichiarazioni che vanno necessariamente poste in correlazione con quelle provenienti dal BROGI, nella parte * * * * * (195) - Cfr. vu 9/12/87, p31.

(196) - Cfr. Cal., V5, C12, p16.

in cui egli riferisce come,in quel periodo di tempo, nell'ambito di un contrasto sorto in proposito fra i vertici di `Ordine Nuovo', "il SIGNORELLI...era fautore di una linea politica che prevedeva l'appoggio dei militari" (197), "era favorevolissimo ad un intervento militare però creato da cause destabilizzanti" (198) e -come si è già accennato- "voleva attentati `istintivi', cioè sul pesante" (199).

 

Alla stregua di tale quadro di equivoci rapporti, ben si comprende come il SIGNORELLI, apprezzato collaboratore del S.I.D. già da anni, abbia potuto, ancora nel 1978, essere `sorpreso in flagranza' da Paolo ALEANDRI. Così testualmente l'ALEANDRI (200): "nell'estate del 1978, mentre mi trovavo nella casa di INCARDONA a Trabia, il giorno successivo il rilascio dall'Ucciardone dove ero stato portato per un'accusa di rissa, sopraggiunse una persona...la quale chiese del SIGNORELLI. Mi disse che aveva saputo del mio arresto e che lavorava all'Ucciardone. Nell'attesa di

SIGNORELLI mi pose domande sulla mia collocazione politica

* * * * * (197) - Cfr. vu 21/1/88, p59. (198) -Cfr. vu 22/1/88, p20.

(199) -Cfr. i riferimenti di cui alla nota (182).

(200) -Cfr. Cal., V5, C12, pp. 19-20; per il giudizio, cfr. vu 7/1/88, pp. 44-45.

ed altre richieste di natura riservata. Quando sopraggiunsero SIGNORELLI e la moglie, li vidi entrambi sbiancare in volto per l'evidente disagio che dava loro la presenza di quello sconosciuto in casa tanto che si allontanarono con lui precipitosamente da casa. Quando successivamente chiesi a SIGNORELLI di chi si trattasse questi mi disse che era persona interna ai servizi e che si trovava in Sicilia per svolgere indagini circa probabili sequestri che gruppi di destra potevano aver progettato in Sicilia. SIGNORELLI mi spiegò di essere stato aiutato da questo uomo dei servizi quando molti anni prima era stato arrestato e sua moglie era riuscita ad avere rapporti con lui ed aveva risolto una serie di problemi legati alla sua detenzione. Mi disse che fu proprio lo sconosciuto a presentarsi alla moglie e a mettersi a sua disposizione. Ciò ovviamente avvenne a Roma".

 

b)Anche il percorso eversivo del FACHINI è noto, nelle sue grandi linee, attraverso quanto si è detto in altre parti della trattazione.Si è visto come remota nel tempo sia la sua vocazionedinamitarda e come egli sia venuto assumendo il ruolo di vertice della cellula venta o `gruppo del Nord'. Lo troviamo,inun eloquente crescendo,in veste costante di comprimario, presente prima alla riunione di Albano Laziale, e poi al centro delle esperienze di `Costruiamo l'Azione' e della banda armata oggetto del presente giudizio. Orbene, questo essendo, nei tratti essenziali, il `curriculum' eversivo del FACHINI, v'è prova che egli, da data assai risalente, è in collegamento con apparati di sicurezza.

 

Così Vincenzo VINCIGUERRA, il 19/7/1984, al Giudice Istruttore (201): "Qualche mese dopo il dirottamento aereo" (di Ronchi dei Legionari) "venni a sapere che il Col. * * * * *

(201) - Cfr. EB, V3, C76, p31. Nel presente giudizio, il VINCIGUERRA non ha inteso rendere testimonianza (cfr. vu 2/12/87, p14), con ciò assoggettandosi alle relative conseguenze penali (cfr. vu 2/12/87, pp. 18-19). Le motivazioni di tale atteggiamento sono contenute in una lettera inviata dal VINCIGUERRA al Presidente della Corte (cfr.vu 4/12/87, p15), letta dopo la prestazione del giuramento e dal teste confermata (cfr. vu 4/12/87, pp. 14 e 18), nella quale il VINCIGUERRA afferma altresì di confermare integralmente quanto ha dichiarato in sede istruttoria ai magistrati dai quali è stato interrogato (cfr. anche -vu 2/12/87, pp. 18-19- la conferma delle dichiarazioni rese il 18/11/87 al Giudice Istruttore dott. GRASSI). Siffatta conferma, espressa in forma generica, cristallizza il contenuto delle dichiarazioni istruttorie del VINCIGUERRA, sottraendole in questa sede, negli aspetti specifici, alla dialettica dibattimentale. Peraltro, le circostanze che qui rilevano risultano confermate avanti alla Corte d'Assise di Venezia, dove il VINCIGUERRA, interrogato proprio sulle circostanze riferite nel verbale 19/7/84 (cfr. AAD, V5, C11, p40), ha tra l'altro risposto (cfr. AAD, V5, C11, p41): "Il fatto che SANTORO avesse riferito a DE ECCHER il mio coinvolgimento su Peteano me lo aveva detto Cesare TURCO e poi ne ebbi" (segue)

SANTORO aveva convocato Cristiano DE ECCHER, mentre il capitano LABRUNA si era recato a Padova da FACHINI Massimiliano. Il primo disse ad ECCHER che loro erano a conoscenza del fatto che io ero l'autore dell'attentato di Peteano. LABRUNA invece si recò da FACHINI per dirgli che era ora di smetterla con certe `fesserie'".

 

IlFACHINI ed il LABRUNA (202) hannonegatodi conoscersi. Ora, nella recente sentenza della Corte d'Assise di Venezia pronunciata nel procedimento per la `strage di Peteano',si legge (203): "...Guido GIANNETTINI in istruzione il 16/1/1985 aveva dichiarato che `Nel 1972 (probabilmente verso il settembre-ottobre) venne a casa mia a Roma Massimiliano FACHINI il quale mi disse che che aveva saputo che il capitano LABRUNA cercava di avere un contatto con lui

e con il gruppo padovano. Probabilmente FACHINI mi aveva telefonato prima per fissare l'appuntamento. All'epoca il

 

* * * * *

(segue) "conferma anche durante il mio soggiorno in Spagna da elementi di Avanguardia dei quali non intendo fare il nome". "Non ricordo invece da chi appresi il fatto che LABRUNA si sarebbe recato dal FACHINI per dirgli che era ora di smetterla con certe fesserie."

(202) - Cfr., per il LABRUNA, vu 10/2/88, p916.

(203) - Cfr. AAD, V10 ter, C2, p758. mio numero di telefono si trovava sull'elenco, anche se non posso escludere che possa aver avuto il mio numero telefonico o da FREDA o da POZZAN. FACHINI mi disse che non

si fidava del capitano LABRUNA e chiedeva a me un parere,

in quanto aveva saputo che ero amico di FREDA. In precedenza il capitano LABRUNA mi aveva chiesto un paio di volte se conoscevo FACHINI perché voleva entrare in contatto con lui ai fini di evitare provocazioni. Mi disse che voleva evitare che FACHINI e il suo gruppo veneto fossero spinti a fare sciocchezze, sul tipo di tenere armi in casa o di compiere qualcosa di non legale'. E GIANNETTINI consigliò il FACHINI di accettare il contatto con il LABRUNA: circostanze tutte che confermerà al dibattimento" (204).

 

Che il consiglio del GIANNETTINI sia stato raccolto emerge dalle dichiarazioni che il Giudice Istruttore di Venezia

dott. CASSON (205), grazie alla collaborazione e per il tramite del `Commissioner' di Johannesburg (206), ha * * * * * (204) -E' appunto tale conferma dibattimentale che consente l'utilizzazione in questa sede delle dichiarazioni del GIANNETTINI. Cfr., sul punto, Cass., Sez. I, Sent. n. 8817 dell'8/10/82 -udienza 6/4/82- Presidente Rubino, imp. Pirrone.

(205) - Cfr. AAD, V5, C9, p1.

(206) - Cfr. AAD, V5, C9, p3.

ricevuto in territorio sudafricano dal Gen. MALETTI,

 

all'epoca dei fatti in questione diretto superiore del

 

LABRUNA all'interno del S.I.D..

 

Dal verbale (207) di tali dichiarazioni: D. "L'altro giorno le ho chiesto se sapeva di un contatto o di contatti circa LABRUNA e FACHINI e lei disse che pensava che tali contatti avessero avuto luogo - la mia domanda ora è: cosa intende per `Pensare'?" R. "Penso di aver avuto un rapporto verbale dal Capitano LABRUNA". D. "Che genere di contatti ci furono fra LABRUNA e FACHINI?" R. "Penso che LABRUNA abbia ricevuto da FACHINI delle informazioni sui gruppi di estrema destra, non posso ricordare ulteriori dettagli".

 

Neppure nel suo sicuro rifugio sudafricano il Gen. MALETTI riesce a rinunciare al conforto psicologico che gli viene dall'uso ostinato del verbo `pensare', con il quale tende in qualche modo a prendere le distanze dall'operato del suo sottoposto. Pur attraverso tale filtro psicologico, vengono

* * * * *

(207) -Verbale letto, nella parte che qui interessa, dal PUBBLICO MINISTERO all'udienza del 10/2/88 (cfr. vu 10/2/88, p30), durante l'audizione del Cap. LABRUNA.

L'utilizzabilità delle dichiarazioni del MALETTI discende dal combinato disposto degli artt. 144 bis, 466 bis e 462 n.3 C.P.P., per essere il MALETTI assente dalla Repubblica.

ugualmente alla luce le circostanze storiche, sulle quali nulla v'è da pensare, ma delle quali si tratta di avere cognizione o non: il LABRUNA ebbe i contatti col FACHINI e ne riferì verbalmente al superiore. Di fronte a tale ammissione -che il LABRUNA, stando in Italia, non si è concesso, preferendo, in altra sede giudiziaria, affrontare le relative conseguenze penali (208)- poco importa, ai fini che qui rilevano, che il MALETTI sia poi parzialmente reticente sul reale contenuto dei contatti LABRUNA-FACHINI.

 

Siamo di fronte a dichiarazioni provenienti da individui nessuno dei quali appare animato da volontà gravatoria o mossa dall' interesse a mentire sul punto: non il VINCIGUERRA, al di sopra di ogni sospetto di `captatio benevolentiae' nei confronti dell'autorità giudiziaria in vista di eventuali benefici, per essersi egli recentemente lasciato passare in giudicato una condanna all'ergastolo per la strage di Peteano, in ordine alla quale si era reso confesso; non il GIANNETTINI, stante la "sua comprovata riservatezza" -già in altre sedi manifestata (209)- "in

* * * * *

(208) - Cfr. vu 10/2/88, p12.

(209) - Cfr. AA, V6, C40, p746.

favore degli elementi del Servizio"; non il MALETTI, che si era in precedenza tenuto su posizioni di negativa (210), determinandosi alle tiepide ammissioni che si son viste soltanto dopo aver lasciato l'Italia.

 

Attraverso il conforto che alle dichiarazioni del VINCIGUERRA indirettamente viene da quelle del GIANNETTINI e del MALETTI, la circostanza del collegamento LABRUNA-FACHINI resta pienamente confermata.

 

c)Non è necessario qui ricostruire nel dettaglio la parabola `politica' di Fabio DE FELICE. Basterà ricordare l'attività di redazione e diffusione di `Politica e Strategia' come strumento di penetrazione ed amalgama degli ambienti militari virtualmente ancora interessati, dopo il `golpe BORGHESE n.1', a svolte di tipo autoritario:attività che va interpretata alla luce del suo inserimento "sin dall'inizio", con il fratello Alfredo, in "un centro di direzione politica parallelo a O.N. ed occulto ai suoi militanti", nell'ambito del quale i DE FELICE "assicuravano i collegamenti tra settori militari e politici ufficiali e

* * * * *

(210) - Cfr. AA, V6, C40, pp. 746-747. organizzazioni eversive di destra" (211); e rammentare la sua centralità rispetto all'esperienza eversiva di Costruiamo l'Azione (212), di cui egli, con altri, è promotore, e all'interno della quale, fra l'altro, è uno dei redattori dei `fogli d'ordini di Ordine Nuovo'. Importante è rilevare l'elemento di continuità che accompagna l'attività del DE FELICE lungo tutta la sua multiforme `carriera'. Per usare le parole del PUBBLICO MINISTERO di Roma, "DE FELICE golpista è diverso da DE FELICE esponente di ordine Nuovo e ancora diverso da DE FELICE `quadro coperto' di Costruiamo l'Azione: ma stranamente è sempre se stesso nella ricerca dei moduli più funzionali alla conquista del potere" (213). Ed è in funzione di potere che il DE FELICE tende, tramite l'ALEANDRI, a porsi in rapporto di collaborazione col GELLI.

 

Dei contatti ALEANDRI-GELLI non è dato dubitare: non solo perché l'ALEANDRI, dopo iniziali comprensibili reticenze, ne

* * * * *

(211) - Cfr. Cal., V5, C3, p3; nonché, vu 7/1/88, p42. (212) -Cfr., segnatamente, vu 9/12/87, pp. 17-18 e 56-57;

vu 11/10/87, pp. 14-15; vu 7/1/88, pp. 20, 37-39 e 46-48; vu 8/1/88, pp. 22, 27-28 e 123-124.

(213) - Cfr. AA, V1, C1/5, p1041.

ha riferito in termini particolareggiati e coerenti, ma perché di tali contatti si ha notizia anche da parte del CALORE (214) e dello stesso SIGNORELLI (215). Una schematica ma compiuta descrizione dei propri rapporti col GELLI, l'ALEANDRI la dà nel corso del confronto col CALORE del 25/2/1985 (216): "...Per quanto riguarda, in particolare, i miei rapporti con GELLI, è necessario ripercorrerli distinguendone tre fasi:in una prima fase,essi consistono nel riferire a GELLI quanto mi comunicava telefonicamente, dalla sua latitanza, Filippo DE IORIO. In effetti, DE IORIO si faceva chiamare Marcelli, ed io mi facevo annunciare a GELLI come `l'incaricato di Marcelli'. Tali rapporti ebbero inizio con la partenza per il Sud Africa, definitiva, di Alfredo DE FELICE. La seconda fase è caratterizzata da alcuni progetti di Fabio DE FELICE che dovevano da me essere riportati a GELLI; tali progetti consistevano nel tentativo di entrare in contatto con ambienti economici ed affaristici e nel prospettare a GELLI l'opportunità di usare la nostra organizzazione. Non riportai nessuno di questi * * * * * (214) - Cfr. vu 10/12/87, p52. (215) - Cfr. vu 12/5/87, p33.

(216) -Cfr. Cal., V5, C3, pp. 73-74.

progetti a GELLI per un duplice motivo: non lo ritenevo

opportuno per lo stato dei miei rapporti con lui e soprattutto perchéla linea politica che in quel periodo (1978) io andavo elaborando con CALORE mi rendevano ostile a simili ipotesi. L'unico progetto concreto che mi si chiese di riferire a GELLI fu la richiesta di favorire l'ingresso e la permanenza di GRAZIANI in Paraguay poiché GELLI aveva rapporti di amicizia con il Capo dello Stato STROESSNER. Neanche tale proposta la riferii al GELLI. La terza fase consiste nella presentazione che io feci al GELLI, interessato a tale presentazione, di Franco SALOMONE" (217) "e di Claudio LANTI," (218) "giornalisti del Tempo di Roma e del Giornale di Milano. Questi ultimi si incontrarono con

* * * * *

(217) - Risulterà iscritto nelle liste di Castiglion Fibocchi (cfr. Cal., V6, C1, p42). Personaggio dello `entourage' del DE FELICE, il SALOMONE consegna all'ALEANDRI una lista di magistrati della Procura della Repubblica di Roma, con l'orario dei turni: "voglio precisare che in questo caso c'era una specie di gioco delle parti, nel senso che io non chiesi esplicitamente questa lista per i motivi che saranno evidenti a tutti, e SALOMONE pur intuendo questi motivi non esplicitò né dissensi né consensi e si limitò a consegnarmela" (vu 7/1/88, p47). (218)-Anch'egli risulterà iscritto nelle liste di Castiglion Fibocchi (cfr. Cal., V6, C1, p23). La natura dei suoi rapporti col DE FELICE è tale, per cui quest'ultimo può tranquillamente, alla presenza del LANTI, nel corso di un diverbio con l'ALEANDRI, manifestare, tra l'altro, la pretesa di gestire direttamente i proventi delle rapine di autofinanziamento (cfr. Cal., V5, C3, p85, e vu 7/1/88, p46).

GELLI per due o tre volte in mia presenza; successivamente da soli e, dopo un breve periodo dalla mia presentazione, io interruppi ogni rapporto con GELLI, con DE FELICE e con i due giornalisti. Ciò avviene verso la fine del 1978. In verità la rottura dei miei rapporti con SEMERARI, SALOMONE, LANTI, DE FELICE avvenne nel marzo 1979, pur se io mantenni qualche rapporto personale con SALOMONE, con LANTI e con

SEMERARI. Seppi così da SALOMONE che si stava interessando per il salvataggio di GENGHINI che aveva dei problemi giudiziari e che GELLI lo aveva invitato ad iscriversi alla `massoneria' il che, per il cerimoniale previsto, lo divertiva molto." "GELLI si proponeva, attraverso il rapporto con i due giornalisti, entrambi cronisti giudiziari, di esercitare un certo controllo sulle notizie e sugli ambienti giudiziari. Preciso poi che il pretesto per la presentazione di SALOMONE a GELLI fu un progetto di agenzia giornalistica internazionale che SALOMONE aveva delineato con LANTI. In questo contesto, GELLI mi riferì di suoi tentativi di impadronirsi di organi di stampa tra i quali GELLI mi citò le testate del `Corriere della Sera' e del `Messaggero'. Ciò avvenne nel 1978, agli inizi..."

 

Il quadro si chiarisce e completa attraverso alcune dichiarazioni dibattimentali (219): "...Per una serie di motivi di ordine pratico" (Alfredo DE FELICE) "decise di presentare me a GELLI, proprio perché era stabilito che io fossi poi il contatto di tutta una serie di ambienti e anche per motivi di opportunità, perché fondamentalmente Fabio DE FELICE era anche un personaggio noto in certi ambienti ed era meglio stabilire una specie di filtro prima di iniziare le presentazioni dirette di Fabio DE FELICE e di SEMERARI...Poi avevo indicazioni da DE FELICE per sfruttare questo tipo di conoscenza in modo che potesse servire a noi e cominciai a lanciare una serie di proposte...che ci interessavano come la creazione di un trust di giornalisti che potesse svolgere una funzione di filtro per quanto riguardava la stampa e in quell'occasione appresi tutta una serie di manovre di GELLI per impadronirsi di alcune testate giornalistiche..."

 

L'internità del DE FELICE, in posizione di spicco,

* * * * *

(219) - Cfr. vu 7/1/88, pp. 33-34.

all'ambiente di Costruiamo l'Azione, e le "indicazioni" che egli forniva all'ALEANDRI circa le possibilità di sfruttare il rapporto che si era venuto instaurando col GELLI, si conciliano e trovano spiegazione ove si pensi che il DE FELICE "da una parte era contrario alla lotta armata contro il potere, che riteneva velleitaria", e, "dall'altra, agiva su due strade: l'uso del terrorismo come strumento che incuteva paura e creava consenso; ma anche un uso strettamente finalizzato alla conquista, mantenimento ed alla stabilizzazione di quelle fette di potere reale a cui DE FELICE tentava di accedere. A tale fine egli curava anche una serie di rapporti personali con ambienti giornalistici e politici" (220). Nella stessa luce si spiega la contrarietà del DE FELICE alla rivendicazione degli attentati: "egli mi fece comprendere" -ha riferito l'ALEANDRI (221)- che l'aspetto della banda armata era soltanto uno, forse il meno importante, di un più vasto ed articolato disegno politico che si muoveva in un livello molto superiore al * * * * * (220) - Cfr. Cal., V5, C3, pp. 83-84; cfr. anche vu 8/1/88, p124. (221)-Cfr. EA, V10/a-4, C190/3/2, p61 e vu 7/1/88, pp. 38-39.

nostro. Per questa ragione gli attentati potevano costituire

 

una merce di scambio per ottenere altri agganci o per condizionare delle scelte. Non occorreva allora nessuna rivendicazione perché il messaggio sarebbe apparso fin troppo eloquente".

 

Si è reso necessario soffermarsi, nella presente sentenza, sulla posizione di Fabio DE FELICE, esclusivamente per il rilievo che essa assume nell'economia complessiva dell'imputazione associativa, in vista della valutazione delle posizioni dei coimputati: dovendosi infatti sondare

 

necessariamente -secondo quanto si è chiarito sub 2.4.3)- il retroterra ideologico ed organizzativo dell'associazione eversiva di cui si assume l'esistenza, si è dovuta necessariamente focalizzare l'attenzione anche su un personaggio che, pur non raggiunto da prove di colpevolezza

 

-come immediatamente di seguito si vedrà- per il periodo posteriore all'entrata in vigore della norma incriminatrice,

 

risulta tuttavia aver avuto, sino ad epoca prossima all'entrata in vigore di quella norma, un ruolo centrale nell'ambiente e nella trama dei rapporti che legano gli imputati di associazione eversiva.

 

Ciò premesso, la posizione del DE FELICE può essere definita, proprio in ragione dell'accennata mancanza di elementi idonei a comprovare la sua operatività o, comunque, una sua attività significativa in epoca posteriore al 17/12/1979. La pubblica accusa, in proposito, ha sostanzialmente fatto leva su due circostanze. La prima emerge dalle seguenti dichiarazioni dell'ALEANDRI (222): "Quando io e CALORE uscimmo dall'orbita di DE FELICE il gruppo che rimase intorno a costui del quale facevano parte SEMERARI SIGNORELLI -che però continua a mantenere rapporti con noi- e probabilmente FACHINI, in quanto personalmente collegato a SIGNORELLI, depositò presso il Tribunale di Roma il nome di una nuova rivista dal titolo "SOLARIS" o simile...Ciò avviene intorno al marzo del 1979 ed io da allora non so più quali siano state le successive vicende politiche di questo gruppo". Il PUBBLICO MINISTERO ne fa discendere che il DE FELICE, attorniato dai soliti personaggi, e sgravatosi di presenze oramai incompatibili * * * * *

(222) - Cfr. AA, V10, C60, p129 e vu 8/1/88, p52.

con il suo progetto politico, abbia coltivato ulteriormente tale progetto, riaggregando l'ambiente attorno alla nuova rivista. L'ipotesi è tutt'altro che peregrina. Senonché, i riferimenti cronologici emergenti dalle acquisizioni processuali non confortano la tesi accusatoria. Dagli atti del procedimento per ricostituzione del disciolto Partito Fascista avviato nella primavera del '79 dalla Procura della Repubblica di Rieti non risulta (223) se non che, verso la fine del marzo di quell'anno, la rivista `Solaris' era di prossima pubblicazione presso la casa editrice A.R. di Padova.

 

La seconda circostanza accusatoriamente utilizzata dal PUBBLICO MINISTERO emerge dalla deposizione di Renato ERA. Costui, con riferimento all'epoca successiva alla scarcerazione del SEMERARI nel presente procedimento, ha così deposto (224): "Asseriva anche" (il SEMERARI) "che vi era un `camerata' di Castel San Pietro che lo seguiva dappertutto. Mi disse che `se lo trovava sempre fra i piedi' in casa ed in ufficio e che ciò serviva ad intimorirlo ancor * * * * *

(223) - Cfr. AA, V1 bis, C1 bis, p44.

(224) - Cfr. Cal., V5, C23, p14. più. Si tratta di persona più volte arrestata e rilasciata (2o3volte),figliodiuncollaboratore dellasua campagna, estremista di destra e suo compagno di riunione, del quale non ricordo il nome". Sulla base di queste indicazioni, il PUBBLICO MINISTERO ha creduto di identificare il giovane in Maurizio NERI (225) ed ha posto l'accento sul collegamento fra quest'ultimo ed il DE FELICE (226). Ora, è ben possibile che il DE FELICE abbia fatto controllare il SEMERARI (227). Occorre non dimenticare che -come si è visto altrove- il criminologo aveva dato segni di cedimento: e ciò doveva

 

* * * * *

 

(225) - L'identificazione trae in qualche modo conferma dalla deposizione dibattimentale dell'ERA (cfr. vu 12/10/87, p111), il quale, alla domanda volta a conoscere se dal SEMERARI avesse sentito nominare il NERI, ha risposto in modo dubitativo, ma tendenzialmente affermativo.

(226) -Cfr. AA, V1 bis, C1 bis, pp. 63 ss. La conoscenza del DE FELICE e la frequentazione della sua casa -sia pure nell'ambito del rapporto di conoscenza dei figli dell'odierno imputato- sono ammesse dal NERI (cfr. IA, V9/a-1, C20, p3)

(227) -E' ben vero -come è stato rilevato- che Maurizio NERI ha continuato ad essere detenuto nell'ambito del presente procedimento anche dopo la scarcerazione del SEMERARI, per esser stata ordinata la scarcerazione di quest'ultimo il 2/4/81 (cfr. l'ordinanza della Sezione Istruttoria in data 8/5/81, in AR, V3, C27/1) e quella del NERI, da parte del Giudice Istruttore di Roma investito a seguito della sentenza dichiarativa dell'incompetenza per territorio, il 28/11/81 (copia del relativo provvedimento trovasi in CP, C14). Ma le circostanze confidate dal SEMERARI all'ERA possono riferirsi al periodo compreso fra l'uscita dal carcere del NERI e l'assassinio del criminologo, che risale alla primavera dell' '82.

necessariamente creare apprensione nell'odierno imputato.

 

Tuttavia, se pure la circostanza che, per il tramite del

 

NERI, il DE FELICE abbia controllato le mosse del SEMERARI, fosse non solo plausibile, ma provata, non si vede quale conclusione significativa dovrebbe trarsene in termini di certezza, se non, appunto, quella che l'odierno imputato per via dei pregressi illeciti rapporti e della pericolosità del patrimonio di conoscenze del SEMERARI, aveva un forte interesse a verificarne costantemente la tenuta ed, eventualmente, a cercare di garantirsela mediante un'opera di intimidazione diffusa.

Mancando, con riferimento all'epoca cui l'art. 270 bis del Codice penale è applicabile, la prova che il DE FELICE abbia commesso le condotte contestategli, s'impone l'assoluzione dell'imputato con la formula "per non aver commesso il fatto".

 

d)Contiguo alla componente `ordinovista' della contestata associazione è Aldo SEMERARI. Il dato rilevante di questo personaggio è che, essendo egli legato a doppio filo al DE FELICE ed al SIGNORELLI, per non esser rimasto estraneo, tra l'altro, all'esperienza di Costruiamo l'Azione (228), è poi risultato collegato alla malavita organizzata, a personaggi inseriti negli apparati di sicurezza, nonché interno alla `P2' ed in contatto personale col GELLI.

 

Fulvio LUCIOLI, personaggio interno alla `banda della Magliana' fra il 1978 ed il 1981, ha riferito (229): "...Il Prof. SEMERARI era lo psichiatra di fiducia della banda . Ha

fatto perizie per SELIS, D'ORTENZI, e probabilmente anche a COLAFIGLI. Un giorno venne da noi D'ORTENZI, detto Zanzarone, era il 1978 per dirci che SEMERARI ci proponeva di collocare delle bombe, credo a Roma, e di effettuare alcuni sequestri di persona dandoci un elenco di nomi. Ci prometteva di far uscire le persone eventualmente arrestate per questi fatti, come del resto era già riuscito a fare con D'ORTENZI e con SELIS messi fuori grazie a perizie psichiatriche di favore..." Orbene, Paolo ALEANDRI ha

* * * * *

(228) - Il SEMERARI ospita, nella sua villa, talune delle riunioni nelle quali il gruppo si viene strutturando ed organizzando (cfr. vu 9/12/87, pp. 17-18;vu 7/1/88,pp. 19-20); "dava la sua adesione", pur non essendo portatore ed elaboratore di una specifica linea `politica' e senza svolgere un ruolo attivo (cfr. vu 7/1/88, p22). Lo ritroviamo ancora, nel maggio del '79, in occasione della conferenza tenuta presso il Cinema Hollywood (cfr. AA, V4, C24, p167, e vu 10/12/87, p17).

(229) - Cfr. Cal., V5, C37, p2, e vu 21/10/87, p33. dichiarato (230): "Nel 1978 Fabio DE FELICE e SEMERARI mi proposero di interessarmi di reperire notizie su persone da sequestrare a scopo di estorsione poiché loro avrebbero provveduto a passare le notizie ad ambienti della malavita organizzata romana". Ma le dichiarazioni del LUCIOLI hanno trovato conferma anche su altre circostanze. Egli ha altresì riferito (231): "So anche di una vicenda relativa ad una borsa piena di armi che era stata consegnata ad un esponente di destra di cui non ricordo il nome e che non venne restituita. Era il 1979 in un periodo in cui io mi trovavo

in carcere. La vicenda poi mi verrà riferita da CARNOVALE Giuseppe che mi disse di avere tenuto sequestrato il giovane di destra in casa sua su incarico di GIUSEPPUCCI, ABBATINO, TOSCANO, ABBRUCIATI e COLAFIGLI. La persona sequestrata venne poi rilasciata a seguito credo del ritrovamento delle armi." Oggi sappiamo che il giovane sequestrato era Paolo ALEANDRI, il quale, infatti, ha dichiarato (232): (Franco GIUSEPPUCCI detto `Franco il Negro) "l'ho conosciuto perché

nei discorsi che stanno a cavallo tra il momento della mia

* * * * *

(230) -Cfr. Cal., V5, C3, p89; per il giudizio, cfr. vu 7/1/88, p48. (231) -Cfr. Cal., V5, C37, pp. 1-2, e vu 21/10/87, p33.

(232) - Cfr. vu 7/1/88, p41. frequentazione di DE FELICE e SEMERARI e la creazione di Costruiamo l'Azione si era già posto il problema di accedere a fonti di finanziamento, io non avevo nessuna esperienza e il prof. SEMERARI che aveva un rapporto professionale con GIUSEPPUCCI perché faceva delle perizie, me lo presentò...GIUSEPPUCCI mi affidò un sacco molto alto di armi che erano sue. Io portai queste armi da Italo IANNILLI a Tivoli...alcune persone del gruppo si recarono lì prelevando varie armi e Italo IANNILLI non percepì o non ricordò che questa non era la nostra dotazione di armi. Io mi trovai perciò nella condizione di trovare questo sacco depauperato

del suo contenuto e per questo subii il primo sequestro della mia storia ad opera del gruppo di GIUSEPPUCCI..."

 

Per quanto attiene ai collegamenti del SEMERARI con persone

inserite negli ambienti degli apparati di sicurezza, va

subito detto che egli, perlomeno con certe persone, non ne

faceva mistero. Ancora Paolo ALEANDRI (233): "SEMERARI mi * * * * *

(233) - Cfr. Cal., V5, C3, p70; in giudizio (cfr. vu 7/1/88, p41), l'ALEANDRI ha spiegato: "...questo discorso del rapporto con i servizi segreti era un argomento un po' spinoso e quindi tutti tendevano ad escludere di avere rapporti con i servizi, salvo poi lasciar capire che i rapporti c'erano e potevano esser sfruttati...c'è anche da dire che SEMERARI aveva professionalmente dei rapporti con tutta una serie di persone che andavano da istituzioni e" (segue)

parlava con una certa facilità dei suoi rapporti con i `Servizi' alludendo a persone che ricopriva" (sic) "specifici ruoli professionali o che contemporaneamente svolgessero rapporti informativi con i `servizi'. Ricordo a tal proposito che più volte fece riferimento al Colonnello Michele SANTORO" (234) "suo amico e frequentatore della sua abitazione come di persona in collegamento con i servizi

segreti; più volte parlò anche del suo collega FERRACUTI come di persona collegata alla C.I.A...." (235). Proprio il FERRACUTI ha riferito (236) di un episodio collocabile

"probabilmente nel 1978 dopo la conclusione del sequestro MORO": "un giorno...SEMERARI mi consegnò una lettera in codice a firma `Mister BROWN'. Io mi limitai a trasmettere

 

la lettera al Dr. RUSSOMANNO, trattandosi di fatto `operativo'." In dibattimento (237), il FERRACUTI ha

 

* * * * * (segue) "quindi agli stessi servizi segreti, ed era difficile discriminare i rapporti che erano poi professionalmente giustificati, da rapporti di altro tipo..."

(234) -In altra sede, il SANTORO ha ammesso di esser stato ospite in casa di SEMERARI: cfr. AAD, V10 ter, C2, p508. (235) - Sugli incontri del FERRACUTI con esponenti della C.I.A. e dell'F.B.I., cfr. le dichiarazioni dello stesso FERRACUTI, in AA, V10, C60, p540, confermate in giudizio (cfr. vu 19/10/87, p114).

(236) -Cfr. AA, V10, C60, pp. 541-542. (237) -Cfr. vu 19/10/87, p115. chiarito che arguì trattarsi di un appunto cifrato dal fatto "che era una lettera del tutto sconclusionata e priva di senso e l'unica possibilità era che ci fosse un qualche messaggio". Vi "si alludeva vagamente al delitto MORO, se ricordo bene al Partito Comunista". A prescindere dalla naturadella missiva(238) edalsuocontenuto, occorre sottolineare come già nel '78 fosse operativo questo singolare circuito, in forza del quale un documento proveniente dal SEMERARI, senza filtri di sorta e in modo del tutto automatico, affluisce all'interno del SISDE: il

 

che, quantomeno, sta a significare che, rispetto al Servizio, il SEMERARI non era un `quivis de populo' e, nei confronti del FERRACUTI (239), non si poneva come colui che è semplicemente in possesso dellanotizia riservata dell'appartenenza di un collega ad un apparato di sicurezza.

Quanto all'appartenenza del SEMERARI alla P2, si è visto altrove come la circostanza resti provata attraverso la testimonianza del fratello dello stesso SEMERARI. Ma il

* * * * *

(238) - Cfr. vu 20/11/87, p13.

(239) -Che -come egli stesso ha ammesso (cfr. AA, V10, C60, pp. 537-538)- nel febbraio-marzo 1980 si affiliò a sua volta alla P2, venendo iniziato dal GELLI alla presenza del Prof. GAMBERINI e del Gen. PICCHIOTTI. Cfr. anche Cal., V6, C1, p16. defunto criminologo era personalmente in contatto con Licio GELLI. Viene in considerazione, sul punto, la testimonianza di Giacomo GEIROLA:"...IlGELLI" (Raffaello, figlio dell'odierno imputato) "mi disse che conosceva, il padre, il Prof. SEMERARI di Roma..." (240) "...Confermo in particolare quanto ho riferito circa l'occasione in cui GELLI Raffaello mi fece il nome del SEMERARI; egli allorché gli espressi il mio desiderio di ottenere una perizia psichiatrica ai fini di una declaratoria di malattia mentale mi disse che

potevamo ricorrere al SEMERARI perché era una persona fidata alla quale essi si rivolgevano quando ne avevano bisogno perché era disponibile..." (241)

 

Ma dei rapporti SEMERARI-GELLI v'è anche la prova documentale. Su un calendario da tavolo (242) dell'anno 1980

sequestrato al criminologo, sotto la data del 12 giugno, si trova l'annotazione "ore 16 Gelli". Che l'indicazione si riferisca ad un contatto telefonico, ad un incontro, ad

* * * * *

 

(240) -Cfr.EA, V10/a-5, C214, p17. Confermata in giudizio: cfr. vu 3/11/87, p42.

(241) - Cfr. EA, V10/a-5, C214, p18. Confermata in giudizio: cfr. vu 3/11/87, p42.

(242) -Cfr. SA, V5, C11, reperto 8. un appuntamento non coll'odierno imputato, ma col Prof.

 

GILLI, resta escluso non soltanto dal fatto che sul calendario da tavolo è inequivocamente annotato il cognome "GELLI", ma da quanto ha perentoriamente affermato il quasi omonimo Prof. GILLI (243): "Ho conosciuto il prof. SEMERARI in occasione di una relazione in tema di epilessia posttraumatica...nel mese di giugno 1956...Nell'occasione ebbi uno scontro verbale su temi, ovviamente scientifici, scontro che si ripeté poi in occasione della stampa della relazione...Da allora ho forse incontrato del tutto

casualmente ed occasionalmente il prof. SEMERARI in occasione di Congressi, ma non ho mai avuto occasione di intrattenermi con lui dato anche la sincera antipatia che provare" (sic) "io nei suoi confronti e lui nei miei. Credo che il rapporto orale si sia limitato a buongiorno e buonasera escludo nel modo più assoluto di avere mai avuto colloqui telefonici con il predetto...Non ho mai dato il mio numero di telefono a SEMERARI..."

 

* * * * *

 

(243) -Cfr. EA, V10/a-6, C292, pp. 1-2. Dichiarazioni lette in dibattimento: cfr. vu 3/11/87, p32.