cari amici e compagni antiamericanisti,
mi era stato chiesto di buttar giu' una bozza per una carta di navigazione
del Movimento che fosse piu' politica e semplice di quella da noi gia' messa
in circolazione.
Vi sottopongo questa bozza (che non e' in antitesi con quella piu'
filosoficamente impegnatiuva gia' fatta circolare).
Non so se vi andra' bene. Fate pure le vostre libere considerazioni e non
fatevi scrupoli se doivete dire che e' del tutto inadeguata. E' solo un
tentativo. L'ultimo capitolo lo sto gia' scrivendo.
Intanto mi pareva importante mandarvi questa prima stesura.
Mor.
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UN¹ALTRO MONDO E¹ IMPOSSIBILE,
è questo che vogliamo liberare
1. Paragrafo
L¹IMBROGLIO DELLA GLOBALIZZAZIONE
2. Paragrafo
GLI USA SONO IL PRINCIPALE NEMICO DA BATTERE
3. Paragrafo
CONTRO L'AMERICANISMO
4. Paragrafo
DESTRA, SINISTRA E AMERICANISMO
5. Paragrafo
QUESTA EUROPA NON E' ALTERNATIVA ALL'AMERICA
6. Paragrafo
LE ALLEANZE PER BATTERE L'IMPERO AMERICANO
7. Paragrafo
STRATEGIA, TATTICA E MEZZI DEL NOSTRO MOVIMENTO
8. Paragrafo
I NOSTRI VALORI SOCIALI, POLITICI E MORALI
-------------
1. Paragrafo
L¹IMBROGLIO DELLA GLOBALIZZAZIONE
La globalizzazione viene spacciata dai suoi paladini come come una nuova
epoca dell¹oro, per la destra è una ³manna dal cielo²,
per la sinistra una
³scopa di Dio². Per entrambi essa è presentata come un processo
naturale,
una tappa ineluttabile del progresso storico davanti alla quale gli uomini
non possono che soggiacere.
Se questa concezione del mondo è falsa, poiché sono gli uomini
a fare la
storia e a decidere del loro destino, e non viceversa, il mito della
globalizzazione si rivela come un colossale imbroglio.
Scenziati autorevoli, osservando i processi di degrado della biosfera,
affermano che «Tra un secolo, di questo passo, il pianeta Terra sarà
mezzo
morto e gli esseri umani anche». L¹effetto serra, il surriscaldamento
della
Terra, provocherà mutamenti climatici irreversibili la cui conseguenza
sarà
che entro 50 anni mancherà l¹acqua quasi ovunque. La desertificazione
e la
distruzione del terreno fertile avanzano inarrestabili. Già oggi due
miliardi di ettari di terra arabile risultano danneggiati irreparabilmente.
A questi ritmi entro 50 anni l¹Africa perderà metà della
sua terra
coltivata. La distruzione delle foreste continua senza sosta ed ha
interessato i quattro quinti delle foreste esistenti. La metà dell¹ultimo
quinto è in pericolo, con la gran parte dell falde acquifere.
La distruzione dell¹ecosistema che minaccia da vicino la vita sulla terra
e
quindi il futuro dell¹umanità, non è frutto di una maledizione
divina, né,
come alcuni affermano, dell¹esplosione demografica. La sovrappopolazione
è,
al pari dell¹inquinamento forsennato, una conseguenza del modo di produrre
capitalistico, del folle meccanismo per cui tutto deve essere subordinato al
profitto, al denaro, all¹opulenza e ad un livello di consumi insostenibile
perché incompatibile con l¹ecosistema. E¹ proprio ciò
che gli apologeti del
sistema chiamano progresso o sviluppo la causa prima del rischio mortale che
incombe sulle civiltà. Si dovrebbe produrre l¹indispensabile e consumare
il
necessario per vivere, invece il mercato è diventato un¹ immensa
discarica
di merci il cui scopo non è soddisfare bisogni reali, ma rendere gli
uomini
tossicomani del consumismo. La legge dell¹entropia ci obbliga a rovesciare
il paradigma antropocentrico per cui l¹uomo sarebbe al centro del mondo
e
per questo può disporre della natura a suo piacimento. Per quanto specie
superiore esso è solo una parte della natura e che non essa deve recuperare
una relazione di equilibrio e simbiosi.
Già oggi oltre un quinto della popolazione mondiale soffre per la scarsità
d¹acqua potabile, mentre milioni di persone muoiono ogni anno perché
bevono
acqua contaminata.
I guasti sociali della cosiddetta globalizzazione, ovvero del capitalismo
mondializzato, non sono meno devastanti. Se l¹Occidente ha ancora un altro
secolo prima di precipitare nell¹abisso, i quattro quinti dell¹umanità
ha
già varcato questa soglia. Ogni giorno muoiono per malattie perfettamente
curabili, più di 5.500 bambini. Settemila esseri umani crepano ogni giorno
per la malaria e sono due milardi e mezzo quelli che rischiano di prenderla.
Le persone che sopravvivono con meno di un dollaro al giorno sono un
miliardo e mezzo e arriveranno a due entro il 2025. Più di cento paesi,
con
una popolazione di un miliardo di persone (un quarto della popolazione
mondiale), vivono nella più totale miseria. Questo mentre i primi 258
miliardari hanno un patrimonio superiore al reddito totale della metà
più
povera degli abitanti della terra. In generale, il 20% della popolazione
mondiale, quella che gode dei redditi più elevati, fa suo l¹86%
dei consumi
privati, mentre il 20% più povero consuma solo l¹1,3% del prodotto
mondiale.
Solo considerando l¹Africa la famiglia media consuma oggi il 20% in meno
di
quanto consumasse 25 anni fa. Ben 89 paesi si trovano oggi in condizioni
economiche peggiori di quelle di dieci anni fa. Più di 600milioni di
uomini
e donne non hanno una casa. Se già oggi oltre un quinto della popolazione
mondiale soffre per la scarsità d¹acqua potabile (mentre moltissimi
muoiono
ogni anno perché bevono acqua contaminata) si prevede che entro il 2010
più
di 1,4 miliardi di persone vivranno in sistemazioni non dotate di acqua
potabile e servizi igienici. Il 65% della popolazione mondiale non ha mai
fatto una telefonata, mentre nella sola Manhattan ci sono più linee
telefoniche che in tutta l¹Africa. 1,6 miliardi di persone non ha accesso
all¹energia elettrica. La spesa per alimenti per animali domestici negli
USA
e in Europa, supera quella contro la fame nel ³terzo mondo². I
nord-americani spendono per cosmetici e gli europei per gelati, più di
quanto basterebbe per offrire un¹istruzione elementare, acqua potabile
e
servizi igienici ai due miliardi di individui che, nel mondo, non ne possono
godere.
Noi non neghiamo l¹evidenza, che cioé il sistema capitalista conservi
un
dinamismo che gli consente di sviluppare le forze tecniche e produttive.
Notiamo che questo sviluppo è regressivo oltre che sperequato, poiché
distrugge a due livelli le basi stesse della vita: saccheggiando
irreversibilmente le risorse naturali da una parte e, dall¹altra, gettando
la maggioranza degli esseri umani in condizioni di vita indegne e disumane,
i quali fuggono come possono dalla barbarie per cercare un rifugio
nell¹Occidente opulento. Ma questo rifugio inizia a traballare. La
mondializzazione non solo non incoraggia uno sviluppo degno di questo nome
nei paesi che il colonialismo aveva rapinato, produce anche in Occidente
nuove ingiustizie, diseguaglianze, esclusione sociale, l¹emarginazione
di
chiunque non sia in grado di partecipare o non voglia partecipare alla folle
corsa in nome del ³progresso².
2. Paragrafo
GLI USA SONO IL PRINCIPALE NEMICO DA BATTERE
Invece di farsi da parte il capitalismo mondializzato, ben lungi dal mollare
la sua presa sul mondo, accentua i suoi tratti dispotici e assolutistici. Il
sistema imperialistico, contrariamente a quanto affermano certi futurologi
che lo descrivono come una struttura orizzontale, senza centro e periferia,
è invece un organismo gerarchico, piramidale, di cui gli Stati Uniti
d¹America rappresentano al contempo il nucleo, l¹epicentro e il cervello.
Essi detengono tutte le principali leve di comando nei vari campi in cui si
decidono le sorti dell¹umanità; economico-finanziario,
tecnologico-scientifico, militare, delle comunicazioni di massa.
Colpiti l¹11 settembre nei loro simboli più sacri <la ricchezza
smodata,
l¹onnipotenza militare, il dispotismo invulnerabile< gli Stati Uniti
d¹America, invece di fare un passo indietro, si sono gettati in una isterica
offensiva militare per rafforzare la loro supremazia mondiale. L¹aggressione
all¹Iraq del 1991 era solo un antipasto. Da allora, chiunque sia stato
alla
Casa Bianca, ha insistito in un¹offensiva a tutto campo, politica,
diplomatica e militare, allo scopo di imporre, anche agli alleati, la
propria supremazia. Qualsiasi paese che non sia disposto a diventare
succube degli Stati Uniti, che non accetti di rinunciare alla sua
sovranita', deve essere spazzato via. Qualsiasi movimento di resistenza che
osi sfidare l¹imperialismo è messo sulla lista nera del terrorismo
internazionale. L'Imperatore in pectore si e' arrogato il diritto di
colpirle come vuole, quando vuole, dove vuole, calpestando senza esitazione
ciò che resta del Diritto e della legalità internazionali.
Siamo davanti ad un colossale piano di destabilizzazione terroristica del
pianeta, ovvero dentro una guerra mondiale, sistemica, ininterrotta.
La Casa Bianca dichiara apertamente il suo disegno strategico.
Apparentemente questo disegno consiste nella difesa dell¹attuale ordine
monopolare emerso dopo l¹implosione dell¹URSS. In realtà la
dottrina della
³guerra preventiva permanente² nasconde un obbettivo più ambizioso:
quello
di forgiare (come sancito dal "Progetto per il Nuovo Secolo
Americano" -PNAC) un vero e proprio Impero a stelle e striscie. Un Impero
che, per la prima volta nella storia, non avrebbe confini e in cui le
diverse nazioni, pur conservando una formale autonomia, sarebbero ridotte al
rango di province asservite e dipendenti.
Siamo adesso nella fase iniziale, di incubazione. Per ora gli U.S.A. si
limitano a colpire i bersagli più facili, cioè i più poveri,
male armati ed
isolati fra i cosiddetti "Stati canaglia", cioè quei paesi
che non hanno
intenzione di rinunciare alla loro sovranità nazionale, non senza cercare
di
spazzare i movimenti antimperialisti e di liberazione attivi in diversi
paesi. In un futuro non troppo lontano, la stessa sorte potrebbe toccare
anche alla Cina, all¹Europa, alla Russia, se queste potenze regionali non
accettassero di sottomettersi. Gli U.S.A. vogliono trasformare l'intero
pianeta nel loro ³cortile di casa².
E¹ dunque iniziata una partita epocale, che sarà lunga e sanguinosa,
poiché
l¹Impero americano, più di quelli che l¹hanno preceduto, può
costituirsi
solo attraverso un¹intera epoca di guerre e di catastrofi. Nessun popolo
che
abbia una dignità accetterà mai di diventare schiavo e lotterà
con ogni
mezzo prima di essere sopraffatto. Oltre a quella cubana, l¹indomita lotta
palestinese è un esempio per noi e un monito per i nordamericani, che
proprio in Iraq, nonostante la momentanea vittoria, devono fare i conti con
una crescente resistenza armata che chiede apertamente il loro immediato
ritiro dal paese.
3. Paragrafo
CONTRO L'AMERICANISMO
Di contro alla tesi per cui l¹Amministrazione Bush sarebbe solo un incidente
di percorso (un ³colpo di Stato²), noi pensiamo che il gruppo di
neo-conservatori insediati alla casa Bianca, pur in forme che potranno
cambiare, esprime non solo l¹orientamento strategico del blocco di potere
dominante negli USA, ma pure una visione del mondo dietro la quale questo
blocco, pur composito, si raccoglie.
Sono gli stessi lacché della casa Bianca ad aver dato un nome a
quest¹ideologia: Americanismo. Essa si fonda sul paranoico presupposto
per
cui gli Stati Uniti avrebbero una ³missione speciale² da compiere:
quella
di imporre a tutto il mondo il loro sistema liberista e la loro cultura
mercificata. Questa pretesa, sostenuta dagli ambienti culturali più
oscurantisti, non nasconde la sua stretta parentela con la tesi sionista del
³popolo eletto². Anche in Europa, chiunque si opponga a questa ideologia
totalitaria, imperialista e razzista è bollato come ³antiamericanista²
e per
questo additato al pubblico ludibrio. Questa virulenta quanto invasiva
campagna ideologico-culturale, volta a silenziare ogni pensiero critico, è
tutta tesa a dimostrare che l¹impero americano di Bush sarebbe l¹ultimo
e
più alto baluardo della civilizzazione umana, caduto il quale all¹umanità
non resterebbe che precipitare nella barbarie. Intellettuali di destra e di
sinistra, dopo aver decretato la fine delle ideologie e della storia, dopo
aver abbracciato il più nichilistico relativismo culturale, si sono
fulmineamente convertiti ad un volgare fondamentalismo manicheo, si sono
arruolati come volontari nell¹esercito crociato a stelle e strisce urlando
ai quattro venti che gli USA stanno, malgrado tutto, dalla parte del giusto,
e tutti i suoi nemici dalla parte sbagliata. Lo scetticismo liberale di un
tempo è stato rimpiazzato da un fideismo cieco, da una vera e propria
religione pagana il cui centro di irradiazione sono gli USA e il cui sommo
pontefice è l¹Imperatore in persona.
I dogmi di questo culto sono il denaro, il consumismo, l¹individualismo,
il
darwinismo sociale, il tecnoscientismo. Per strada questo pensiero si è
sbarazzato come di una zavorra di valori quali la giustizia sociale, la
libertà, la fratellanza, la solidarietà. Gli americanisti tentano
di
rimuovere la realtà delle disuguaglianze crescenti, di un neocolonialismo
che vuole impossessarsi di ogni risorsa, dell¹impoverimento progressivo
di
miliardi di esseri umani; ripescando le primordiali teorie razziste con cui
i colonialisti giustificarono il genocidio dei nativi e la tratta degli
schiavi. Gli oppressi ³non hanno un¹²anima², e se essi rifiutano
di farsi
³sviluppare², se non accettano di farsi americanizzare, che vadano
alla
malora, che li si bombardi a tutto spiano. Questo integralismo liberista,
che non parla altro linguaggio, con chiunque gli sia ostile, se non quello
della criminalizzazione, della repressione e della guerra preventiva
permanente e globale è il segno che la civiltà borghese, dopo
avere
abbandonata la pretesa illuministica di un proprio presunto universalismo, è
vittima di una vera e propria pulsione di morte. Anche se i sacerdoti di
questa ideologia totalitaria non lo ammetteranno mai, il risultato della
loro azione è proprio quella odiosa guerra di civiltà contro il
mondo
islamico che si affannano a negare.
Occorre contrastare e battere questa deliberata e intossicante
falsificazione delle cose, consapevoli che quello dei noeconservatori non un
mero ³pensiero reazionario², che si tratta di un ³pensiero forte²
che
presumle addirittura di essere rivoluzionario e futurista. Senza affatto
dimenticare la storica lotta dei popoli latino-americani in nome di
un¹America libera contro quella dell¹imperialismo yankee, noi rivendichiamo
il diritto di essere, dirci e sentirci antiamericanisti, poiché quello
che
abbiamo di fronte appare per molti aspetti come il nazismo a stelle e
strisce del ventunesimo secolo. L¹americanismo non è semplicemente
il
prodotto degli interessi dei grandi gruppi capitalistici statunitensi, ma
l¹espressione di un più vasto blocco sociale costitutivamente reazionario
e
colonialista, ancorato alla cinica consapevolezza che l¹opulenza americana,
nutrendosi della miseria altrui e del saccheggio della biosfera, debba
essere difesa con la forza in ogni luogo del pianeta. L¹americanismo quindi
non è soltanto l¹ideologia politica di coloro i quali ritengono
giustificata, legittima e necessaria la tirannia mondiale armata
dell¹imperialismo yankee. L¹americanismo è l¹ultimo baluardo
ideologico del
pensiero liberale e liberista, l¹allegoria del capitalismo, la fede che
copnsidera gli USA una nuova religione. Se propugnare la
de-americanizzazione, difendere il diritto di ogni popolo a non essere
inghiottito nell¹Impero, e opporsi all¹idea razzista di ³nazione
eletta²
significa essere ³antiamericanisti², ebbene, noi lo siamo, come, di
fronte
all¹avanzat del nazismo, si era antifascisti.
4. Paragrafo
DESTRA, SINISTRA E AMERICANISMO
Gli americanisti sono all¹offensiva in ogni campo, anche in quelli politico,
culturale e ideologico. Quest¹offensiva ha definitivamente demolito la
secolare opposizione sinistra-destra. L¹americanismo ha tagliato infatti
in
maniera trasversale i due tradizionali schieramenti. Mentre tutti i
principali leader politici fanno a gara in quanto a fedeltà agli Stati
Uniti (Berlusconi scende in piazza con la bandiera a stelle e striscie ma
Rutelli o Pecoraro Scanio non sono da meno), nel campo culturale, gli
americanisti hanno arruolati in servizio permanente effettivo, intellettuali
delle più disparate provenienze. Attraverso reti TV, giornali, editrici
e
fondazioni milionarie l¹americanismo è imposto ossessivamente come
pensiero
unico e chiunque vi si opponga è additato al pubblico ludibrio come un
pericoloso sovversivo, come un utopista eretico o, peggio, come un
nostalgico del passato. Impossibile stabilire chi sia più americanista:
Sofri o Ferrara? Scalfari o Veneziani? Negri o Ostellino? Ognuno di loro si
sceglie l¹aspetto che preferisce, ma alla fine tutti convergono in due
punti: il O900 europeo è stato un incubo e per fortuna nostra siamo entrati
in una nuova epoca storica, quella postmoderna; gli USA rappresentano la
spinta rivoluzionaria della globalizzazione, e chiunque dissenta e¹
condannato all¹ostracismo come un nemico del popolo nordamericano. E¹
la
stessa indegna operazione ordita contro chiunque sostenga la indomita lotta
palestinese, per cui se si è antisionisti si è inevitabilmente
antisemiti.
Ma mentre sinistra e destra convergono al centro e competono per
accreditarsi come i migliori amici dell¹America di Bush, emergono, da più
parti voci anche autorevoli di dissenso.
Interpretiamo questi processi molecolari come i segnali che nasce una
resistenza alla tracotanza imperiale di Bush, come indicatori della
consapevolezza che l¹Europa e¹ una zona di frontiera, forse il principale
campo di battaglia in cui si decidono il successo o la disgrazia dell¹Impero
americano. Sta nascendo uno schieramento antiamericanista che è
simmetricamente trasversale a quello americanista. Queste voci di dissenso
non vengono solo da ambienti radicali, di destra e di sinistra, ma pure dal
mondo liberale e da quello cattolico. La tendenza ad una nuova
polarizzazione politica è ineluttabile, è un portato del pensiero
unico
americanista. Nel medio periodo la scena politica tenderà a cristallizzarsi
in due schieramenti opposti, pro e contro l¹americanismo, ogni corrente
politica, necessariamente, sarà obbligata a schierarsi. Non si tratterà
solo
di combattere la supremazia nordamericana. Il nemico non e¹ solo al di
là
dell¹Atlantico. L¹americanismo è qui, il nemico ce l¹abbiamo
anche dentro
casa. E¹ il sistema bipolare o bypartizan, in cui destra e sinistra sono
soci in affari, le due faccie dello stesso blocco di potere dominante
asservito alla medesima oligarchia capitalista.
5. Paragrafo
QUESTA EUROPA NON E' ALTERNATIVA ALL'AMERICA
V¹è una destra populista che si considera radicalmente antiamericana
ma il
cui orizzonte e tutto schiacciato su un apparente realismo geo-politico,
sull¹idea che solo una Europa forte e riarmata, possibilmente alleata della
Russia, potrà battere l¹egemonismo della Casa Bianca. L¹Europa
di cui la
destra parla non è solo quella Carolongia, ma quella odierna, strutturata
su
basi capitalistiche (Maastricht). Un¹Europa capitalista che sgomiti per
avere un posto di prima grandezza nell¹arena mondiale non può che
essere
imperialista a sua volta.
Noi respingiamo questa visione. Ci battiamo contro la supremazia americana
perché vogliamo farla finita con questo sistema, dunque non siamo
interessati ad essere arruolati come truppa ausiliaria di un imperialismo
contro l¹altro, non vogliamo fare la guerra per il Re di Prussia. Non ci
interessa sostituire ad un predone con un¹altro. Ci poniamo dal punto di
vista dei popoli oppressi. La loro liberazione dalla catene imperialistiche
non confligge solo con la supremazia nordamericana, ma con l¹imperialismo
in
quanto tale, quale sia la sua bandiera. Il compito che ci poniamo è
costruire in Italia e in Europa un nuovo movimento politico di massa che si
stringa in una decisa alleanza con i popolo oppressi, quindi non al servizio
delle oligarchie europee, ma contro di esse. Queste oligarchie sono oggi
insofferenti alla supremazia americana, ma per decenni hanno scelto di
restare asservite a Washington consentendo all¹americanismo di prendere
piede e di dilagare. Noi vogliamo buttare il bambino imperialista assieme
all¹acqua sporca della supremazia americana, mentre le borghesie europee
vorrebbero soltanto prendere il posto degli americani, sentro la cornice del
medesimo americanismo. Non vanno cambiati solo i fattori, ma lo stesso
risultato.
Il discorso della destra populista, che viene fatto proprio non solo da
ambienti europeisti liberali ma pure in quelli di certa sinistra di
tradzione riformista, oltre ad essere inaccettabile in quanto partigiano
delle ambizioni neoimperialistiche europee, è falsamente realistico.
Senza
colossali sconvolgimenti politici che portino al crollo del sistema bipolare
destra-sinistra, è una pia illusione sperare che avvenga uno sganciamento
dagli USA, e questi profondi mutamenti politici non avverrano senza radicali
sommovimenti sociali. E¹ questi che noi dobbiamo promuovere e assecondare,
nel contesto di un¹alleanza internazionale antimperialista coi popoli del
Sud del mondo.
Tutto questo non significa affatto che siamo indifferenti alla contesa
euroamericana, ovvero intraimperialistica. Moduleremo la nostra politica a
seconda di ciò che é vantaggioso alla resistenza antimperialista
internazionale, ciò che implica sempre un¹analisi concreta della
situazione
concreta, cercando di utilizzare le contraddizioni tra imperialisti per
rafforzare la resistenza medesima.
Né possiamo restare impassibili davanti al tentativo di alcune potenze
regionali di opporre, all¹ordine monopolare, un ordine multipolare, anzi.
Non resteremo con le mani in mano, le svolte radicali sono sempre preparate
da mutamenti di minor entità. Siamo per un¹ordine multipolare, perché
esso
rappresenterebbe una sconfitta per le smanie unilateraliste nordamericane, e
una simile sconfitta avrebbe effetti salutari per la lotta di liberazione
dall¹imperialismo e sarebbe un passo verso una Confederazione mondiale
di
tutti i paesi e i popoli resistenti alla supremazia USA.
Da questa pietra angolare giudicheremo la politica europea, che sarà
sostenibile se, oltre a contrastare davvero gli USA, getterà un ponte
ai
popoli del Sud del mondo e accetterà un¹alleanza fondata sulla pari
dignità,
sulla solidarietà, e quindi sulla fine di ogni politica di rapina.
6. Paragrafo
LE ALLEANZE PER BATTERE L'IMPERO AMERICANO
Noi concepiamo la battaglia contro l¹imperialismo americano come una lotta
internazionale di liberazione, di cui i popoli oppressi sono oggi la vera
forza motrice. Un¹analisi obiettiva della storia recente conferma che è
nei
luoghi in cui la prepotenza nordamericana è più sfrontata, dove
la loro
politica si fonda sull¹aggressione e il sopruso, che la resistenza è
non
solo più accanita, ma a carattere di massa. La stessa speranza di evitare
la
fondazione dell¹Impero americano sarebbe ferita a morte se queste fiaccole
di resistenza venissero spente. Nostro copito primartio e immediato è
dunque
quello di sostenere i movimenti di resistenza, quali che siano i metodi che
essi scelgono di adottare.
Ma queste lotte non possono sperare di vincere singolarmente, isolate, senza
un allargamento a scala internazionale del conflitto antimperialista. Pur
non essendo l¹Italia un paese di prima linea, anzi, noi riteniamo che la
costruzione qui ed ora di un movimento politico antiamericano sia il
principale contributo che noi possiamo fornire ai popoli oppressi. La loro
sconfitta sarebbe quasi certa se non in Occidente non sorgerà e rafforzerà
un Movimento di resistenza il più ampio e determinato.
Nella cornice della solidarietà stringente con le lotte dei popoli oppressi,
noi dovremo rianimare la fiaccola della speranza, di una nuova saldatura tra
Occidente e Oriente, tra i popoli del mondo, iniziando una lotta di lungo
respiro per colpire senza esitazione i simboli e gli interessi
nordamericani. Senza venir meno alle nostre idee e ai nostri presupposti,
dediti anzituto a rafforzare il nostro movimento, dovremo essere capaci di
allargare quanto più possibile l¹opposizione antiamericanista, raggruppando
tutti i soggetti e le forze chebaccettino di collaborare con noi, se non per
i nostri obbiettivi finali, almeno allo scopo di sconfiggere i nostri nemici
dichiarati: non solo gli USA, ma i loro alleati. Si può strappare l¹Italia
dal controllo nordamericano e riconsegnargli la sovranità nazionale,
senza
fare alcuna concessione alle classi dominanti e alle loro ambizioni
imperialistiche. Siamo favorevoli alle più ampie alleanze con chiunque
voglia chiudere le basi militari USA, far uscire l¹Italia dalla NATO,
ritirare le truppe italiane dai paesi in guerra contro gli USA, battersi per
la neutralità e il non allineamento, se necessario anche uscendo dall¹Unione
Europea. Chiedeno dunque una radicale ricollocazione del nostro paese a
fianco dei popoli del Sud del mondo coi quali vogliamo cooperare e non
batterci per soggiogarli.
Su queste basi, nonché sul rifiuto radicale del bipolarismo e per una
democrazia effettiva fondata sulla piena sovranità popolare, noi siamo
pronti a collaborare con chiunque, movimenti e singoli, quali che siano
stati i loro trascorsi politici, quali siano le loro idee e le loro fedi
religiose, la loro collocazione sociale.
7. Paragrafo
STRATEGIA, TATTICA E MEZZI DEL NOSTRO MOVIMENTO
Il nostro Movimento è plurale. Al suo interno convivono diverse concezioni
del mondo e idee differenti su quale debba essere il punto di approdo finale
della nostra lotta. Siamo uniti dalla consapevolezza che senza anzitutto
battere imperialismo e americanismo, tutti i discorsi sul futuro lontano del
mondo sono solo aria fritta. Il futuro prossimo è per noi tutti più
importante di quello lontano. Siamo uniti dalla volontà di vincere la
battaglia di questo tempo, quella contro l¹Impero americano, dalla
consapevolezza che questo obbiettivo è difficilissimo e implica da solo
sforzi strordinari. Dobbiamo raccogliere quante più forze sono disponbili
e
non possiamo peremetterci di sbagliare, né di andare in ordine sparso.
Definito l¹obbiettivo strategico che ci lega assieme, assieme stabiliremo
le
tattiche, e i mezzi che dovremo darci per andare avanti. Il regime bipolare
tenterà in ogni maniera di far fallire la nostra iniziativa. I suoi mezzi
sono potenti. Non commetteremo l¹errore di sfidarlo in campo aperto, coi
metodi della lotta frontale < terreno su cui il sistema avrebbe facile
gioco. Ci atterremo alle leggi costituzionali italiane e alle regole
democratiche le quali, per quanto ampiamente svuotate, ci assicurano, se non
altro sul piano giuridico-formale, il pieno diritto di batterci per le
nostre idee e scopi. La democrazia, che assicura libertà non solo di
pensiero, ma di parola, di stampa, di manifestazione, è un terreno di
sfida
quanto mai truccato e svantaggioso (poiché la libertà e di diritti
sostanzialii ci sono solo per chi ha potentissimi mezzi economici), ma noi
non possiamo che accettarlo, dedicando la nostra attenzione alla ricerca dei
mezzi adeguati per ottenere il consenso più ampio, consenso senza il
quale
la nostra lotta si spegnerebbe presto. In una società dominata dai mezzi
di
comunicazione di massa, caratterizzata dal monopolio di questi mezzi, la
nostra battaglia appare persa in partenza. Non è così. Anche in
società
blindate come la nostra idee forti possono farsi strada se esprimono i
sentimenti e la volontà di ampi strati della popolazione. Ci anima la
certezza che l¹antiamericanismo non sia un¹idea artificiale, un¹invenzione
politica verticale, ma rappresenti un comune sentire diffuso orizzontalmente
in ampi strati della popolazione. Noi non stiamo inventando un bisogno,
stiamo dando voce ad un¹esigenza, dignità politica ad un sentimento,
dirito
di parola a coloro a cui viene negata.
La nostra impresa implica dunque, anzitutto, la nostra capacità di
comunicare in maniera adeguata, cioe¹ di esprimere in maniera quanto mai
semplice e convincente le idee di cui siamo portatori. Allo stesso tempo il
Movimento, oltre ad essere una leva per la mobilitazione più ampia, deve
essere un luogo di riflessione culturale e politica, e per questo servono
gli intellettuali. Noi vogliamo anzitutto unire le migliori intelligezne di
questo paese, poiché senza di esse mai potremo smuovere grandi masse
a dare
loro una speranza.
8. Paragrafo
I NOSTRI VALORI SOCIALI, POLITICI E MORALI
Alla spaventosa perdita di senso che alligna nel campo borghese, alla
subordinazione della vita al puro calcolo economico, alla ricchezza
concepita solo come abbondanza di beni materiali, alla pretesa che questo
sia l¹unico mondo possibile; noi riteniamo giunto il momento di opporre
quei
valori universali su cui fondare una nuova politica di emancipazione intesa
come arte della trasformazione sociale attraverso l¹azione diretta e di
massa. Contro i falsi sillogismi liberisti noi affermiamo: che la libertà
individuale - per noi sempre inviolabile - può essere effettiva solo
debellando lo sfruttamento dell¹uomo sull¹uomo; che la democrazia
di cui
Bush si pretende campione implica uguali diritti per tutti i popoli e il
rispetto della sovranità nazionale; che benessere e felicità sono
giuste
finalità etiche se non si appoggiano sull¹accumulazione smisurata
di merci;
che la socializzazione è possibile senza per questo sfociare nel pauperismo;
che lo sviluppo scientifico è necessario ma rifiutando ogni feticismo
della
tecnoscienza; che modernità e sviluppo sono valori positivi solo ove
essi
siano compatibili con l¹ecosistema e non ledano le spinte spirituali
connaturate all¹uomo; che la politica deve comandare l¹economia, come
l¹etica deve orientare la scienza.
Che il futuro dell¹umanità dipende dal crollo dell¹imperialismo
americano e
dalla possibilità di fuoriuscire dal capitalismo gettando la basi di
una
nuova comunità fondata su principi universali di libertà, uguaglianza
e
fraternità.
....
Allo scopo di soffocare ogni voce di dissenso, Bush non ha esitato ad
attribuirsi poteri dittatoriali. Negli USA chiunque osi appoggiare la lotta
di liberazione dei popoli oppressi è inquisito come terrorista, considerato
una spia del nemico, perseguitato e infine incarcerato. Gli alleati degli
USA, tra cui l' Europa, applicano con zelo questo teorema, adottando
legislazioni poliziesche e repressive che trasformano i cittadini in sudditi
senza voce e la democrazia in oligarchia.
Gli USA stanno preparando l¹attacco - con o senza l¹ONU - per occupare
l¹Iraq, controllare il Medio Oriente, forgiare il loro Impero unico
mondiale. Lo stanno facendo con la stessa arroganza con la quale hanno
stracciato il trattato Abm e i protocolli di Kyoto, con la stessa prepotenza
con la quale ricattano il mondo con la continua minaccia dell¹uso dell¹arma
atomica. Con la loro tracotanza senza limiti pianificano bombardamenti ed
imbrogli, costruiscono nuove oppressioni per conservare le vecchie, mentre
calpestano ogni forma di diritto esaltano il loro diritto imperiale. I più
grandi produttori (ed utilizzatori) di armi di sterminio di massa, i più
grandi produttori di guerra, i più pericolosi terroristi del pianeta,
vogliono il monopolio delle armi, della guerra, del terrore. Comandano
all¹ONU, ma calpestano l¹ONU; hanno alleati servili che vengono calpestati
a
loro volta; mentre programmano lo sterminio dei popoli hanno la pretesa di
interpretare la volontà di quegli stessi popoli. Per questi motivi, noi
siamo dentro il grande movimento di massa contro l¹aggressione che gli
USA
stanno per scatenare contro l¹Iraq.
Quando Bush, Cheney, Rumsfeld, Woolfowitz, Perle, dicono di voler ³esportare
la democrazia² (cioè la soffocante oligarchia presidenzialista e
maccartista
fondata sulla sacralità del mercato, sulla sistematica esclusione sociale
dei poveri e sull¹annientamento di ogni antagonismo), intendono appunto
l¹americanizzazione forzata dei popoli, l¹estirpazione di ogni
civilizzazione che non intenda soccombere. Questa setta protestante e
fondamentalista (brutta copia del sionismo a cui è legata a doppio filo),
sicura di marciare con ³Dio al proprio fianco², è dunque intimamente
teocratica e tirannica, non meno del fascismo e del nazismo.
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