Da d17@voceoperaia.it <d17@voceoperaia.it>
A antiamericanisti@yahoogroups.com <antiamericanisti@yahoogroups.com>
Oggetto [antiamericanisti] i fascisti e noi

Il Campo Antimperialista e' abituato a subire attacchi.

Noi critichiamo e non possiamo esimerci dall'essere criticati a nostra
volta. Non e' nuova nemmeno la musichetta: *siete collusi coi fascisti*.
Il che, a sinistra, equivale piu' o meno all'accusa di essere pedofili.
Oguno capisce che questa non e' una critica politica: e' un'insulto che fa
appello, per fare presa sugli stolti, non alla ragione, ma ai loro istinti
irrazionali, e a quelli antropofagi che covano a sinistra.

Neanche dobbiamo satanizzare questi istinti: essi hanno delle radici
storico-politiche. C'e' stata una guerra civile in questo paese.
Abbiamo avuto poi avuto il partito dei repubblichini i quali, utilizzando
l'icona dell'orgoglio nazionale ferito per la vittoria americana, gia' nel
'48, lungi semmai dallo schierarsi con la potenza reale che si opponeva a
chi li aveva annientati, fu arruolato come reparto d'assalto da CIA e DC.
Io i fascisti non li ricordo solo per i racconti di mio nonno e di mio
padre. Li ho conosciuti negli anni '70, quando, oltre a prestarsi alle trame
dei servizi (terrorismo di Stato), venivano davanti alle nostre scuole come
picchiatori, come truppe di complemento degli sbirri. Noi ci battevamo per
il Vietnam, loro per i colonnelli greci e Pinochet. Tutto questo non si
dimentica. Non va dimenticato.

Avevo un cugino, un operaio delle Acciaierie di Terni (la Stalingrado
d'Italia), che era missino, e per anni ce le siamo date, senza nemmeno
parlarci, evitando accuratemente di frequentarci. Poi nel 1976, come
tantissimi, voto' PCI, illusosi che la vittoria dei *comunisti* avrebbe
innescato la rivoluzione. Deluso dalla remissivita' operaia, nel 1977, passo
all'Autonomia e pago' cara la sua generosita' sovversiva. A meta' degli anni
'80, dopo un breve periodo al CIM, disperato, si sparo' una fucilata. Nessun
prete locale accetto' celebrare i suoi funerali, si dovette prenderne uno in
appalto. Ai suoi funerali eravamo tutti compagni. Dei suoi ex camerati,
neanche l'ombra. Quando sul giornale Voce Operaia facemmo il suo necrologio,
ricordando che egli era stato fascista, siccome la madre degli imbecilli era
sempre gravida, venimmo subito additati come *revisionisti storici e
rinnegati*.

Non la sto prendendo alla larga, cari detrattori. Solo un po' di pazienza e
arrivo al sodo. Era solo una premessa per dire che quando una sinistra
esisteva davvero, cioe' quando il conflitto di classe c'era davvero:
1. Non ci si faceva tante masturbazioni meta-politiche. Chiunque fosse stato
fascista veniva subito messo alla prova. Nei fatti dimostrava la serieta'
del suo salto di barricata. E veniva accolto nella comunita' proletaria, e
questa comunita' non umiliava nessuno con pentitistiche abiure. Era il fuoco
della lotta il terreno di verifica. Ma oggi la cultura del pentitismo e'
penetrata a sinistra, in molti casi inconsapevolmente.
2. Oggi, poi, non solo non abbiamo questo terreno su cui verificare oguno di
noi; non esiste piu' alcuna traccia della vecchia comunità operaia e
proletaria, potente e trascinante con la sua solidarieta'. Non abbiamo piu'
un luogo in cui accogliere e nel caso *educare* i trasfughi dell'avversario.
La sinistra non c'e' piu' anche perche' quella straordinaria comunita' di
classe su cui si appoggiava, e' stata fatta a pezzi, si e' polverizzata.
C'e' stato un processo di implosione, di imborghesimento di massa, che
nell'estremla sinistra si e' tramutato in feudalizzazione. Dissoltosi il
poliverso proletario, ognuno si e' costruito il suo micro-universo, la sua
turrie eburnea, la sua nicchia. E ci si e' abbarbicato, come gli yankees a
Fort Apache, e vede in ogni estraneo una spia, un nemico a cui sparare a
vista. E' la stessa sindrome del soldato giapponese sull'isoletta del
Pacifico. Solo che quel soldato era scusato perche' non sapeva che la guerra
era finita, mentre tanti miei compagni non lo sono affatto, perche vedono ma
non vogliono capire, sanno ma rimuovono.

Le accuse al Campo (e vedo anche a Costanzo, preso brutalmente di mira come
nostra compare), per quanto irrazionali, hanno quindi una spiegazione del
tutto razionale. Ma non tutto cio' che e' razionalmente spiegabile, cioe'
socialmente determinato, e' accettabile.

Ora consentitemi di andare per punti. Scelgo questa sintassi per essere piu'
chiaro sperando (mi illudo?) che i miei detrattori rispondano nel merito e
la smettano di evocare il demonio, le truffe ai loro danni, la smettano di
fare leva sui sentimenti primordiali e rispondano nel merito politico delle
questioni.

1. Dobbiamo essere antifascisti? Assolutamente si. Ma questo non e'
sufficiente. Dobbiamo anche spiegare che non abbiamo nulla a che vedere con
l'antifascismo di Stato, con l'antifascismo imperialista, sionista e
americanista. Ogni volta che ci si proclama antifascisti si deve dunque
immediatamente puntualizzare che siamo antiliberali, anticapitalisti,
antiimperialisti. In altre parole: non dobbiamo mai dare l'idea che noi
facciamo i trombettieri nella fanfara nazional-popolare e borghese di
Ciampi, D'Alema e ... Fini.

3. Il fascismo e i fascisti sono oggi il nostro nemico principale?
Assolutamente no. Mi pare davvero pleonastico dovere spiegare su una lista
di antiamericanisti e antimperialisti chi sia oggi il nemico principale.
Questo significa forse essere indulgenti verso i fascisti? Certo che no.
Alla marmaglia catto-reazionaria di Forza Nuova, ai gruppi razzisti che
picchiano gli immigrati, dobbiamo rispondere per le rime. Come? Con la
propaganda e l'azione diretta, ma maiinvocando la repressione di Stato,
poiche' questa invocazione finisce per legittimare e rafforzare la funzione
repressiva dello Stato medesimo. Ero contro negli anni '70, in questo in
sintonia con gli autonomi, alla richiesta demenziale *MSI fuorilegge*, lo
sono tutt'ora.

4. I fascisti sono tutti schiacciati sulle posizioni di Forza Nuova?
Assolutamente no. C'e' in quest'area un grande fermento, una accesa
discussione non solo politica, ma teorica. Dobbiamo seguire con attenzione
questa discussione? O ci pisciamo sopra? Penso dobbiamo seguirla. Anzitutto
per non essere colti impreparati (come e' successo ai compagni francesi, che
davanti al demonio Le Pen, hanno finito per votare in massa... il diavolo
Chirac!!). Mai fare spallucce a fenomeni minotitari, poiche domani
potrebbero non esserlo. Mi riferisco in particolare a due testate della
destra radicale, il quotidiano Rinascita e Italicum. Quest'area, per chi no
lo sapesse, si schiera contro l'imperialismo americano, considera Berlusconi
il nemico principale, e l'Ulivo il male minore (nelle recenti elezioni
friulane hanno votato per Illy!!).

5. Possiamo con quest'area politica stare nello stesso MOVIMENTO politico di
resistenza all'Impero americano? No.
E' vero che essa si va purificando dal missismo almiratiano, che spesso
critica il ventennio fascista come un compromesso con i reazionari, ma
quest'area non riesce ad abbandonare la reteorica repubblichina, ne' l'idea
che il fascismo originario, sansepolcrista, sia stato rivoluzionario.
Ascoltino i miei detrattori: io non solo ritengo che la Repubblica di Salo'
andasse combattuta, io ritengo che attraverso la Repubblica di Salo', al di
la' delle retorica fascista, era lo strumento con cui ci si soottometteva,
come vassalli, all'imperialismo tedesco e nazista. Non critico solo i
repubblichini perche' ammazzavano i rossi, li critico anche perche' misero
l'Italia ai piedi di Hitler. In questo senso rivendico la giustezza della
lotta partigiana come "lotta di liberazione nazionale". Questo non mi
impedisce affatto di vedere la realta': che ad un certo punto la resistenza
antifascista, a causa di Yalta, venne usata come trupopa ausiliaria degli
anglo-americani, cioe' di un altro imperialismo, quello che si dimostrera'
vincente. Cioe': non posso assumere verso i partigiani italiani lo stesso
atteggiamento che avrei assunto verso quelli iugoslavi, che non consegnarono
il paese, ne' agli USA, ne' a Stalin.

6. Ma il punto davvero decisivo per cui non possiamo far parte dello stesso
movimento e' un altro. Quest'area ha si colto come noi che gli USA sono il
nemico principale, ma mentre noi concepiamo la RESISTENZA in Italia come
momento della lotta antimperialista mondiale dei popoli oppressi, mentre noi
consideriamo gli oppressi la forza motrice della moderna lotta di
liberazione; loro, figli di una cultura nazionalista e imperialista,
perorano la causa euroasiatica, vedono nell'asse imperialistico
Europa-Russia-Cina, la forza motrice della lotta agli USA. Sono daccordo con
l'amico e compagno Bonali. Ma sono daccordo con lui anche quando dice,
citando il Patto Ribbentrop-Molotov, che contro gli USA, dovremmo allearci
col diavolo e sua nonna --senza tuttavia sostenere un imperialismo contro
l'altro, dato che, inserirsi nelle contraddizioni imperialistiche e' un
conto, stringere patti con l'imperialismo (che sarebbero di netta sudditanza
visti i rapporti di forza) e' un altro.

# Voi capirete dunque meglio, adesso, quanto sia grottesco l'attacco che ci
viene mosso da certi antifascisti a parole. Ci sputtanano come collusi coi
fascisti perche discutiamo di queste cose con intellettuali che hanno avuto
un passato nella destra radicale; quando loro, di questa destra, raccolgono
la quint'essenza della loro strategica politica, che cioe' occorre aiutare
Chirac e Putin a fare la guerra (imperialistica) a Bush. Se usassi i
trucchetto paralogici dei mie detrattori, dovrei dire loro che non solo essi
sono antifascisti a parole, ma fascisti incoscienti nei fatti.

7. Chiarite le ragioni per cui non possiamo stare nello stesso MOVIMENTO
POLITICO, ne' associazione eventualmente culturale, con le forze della
destra radicale (perche' non condannano l'imperialismo italiota, perche'
difendono la Repubblica di Salo', perche' non condannano l'imperialismo
nazista, perche' sostengono l'imperialismo europeo), mi chiedo: possono
singoli intellettuali o cittadini che vengono dal percorso della destra
radicale, che se ne stanno separando, far parte di questa lista di
discussione? Io dico di si. Una lista di discussione e' una tribuna di
confronto, perche' mai dovremmo cacciare chi si porta appresso il suo
imprinting? Chi ha piu' filo da tessere tessera'. Io voglio tentare di
convincere questi amici, alle concezioni che difendo, loro hanno il diritto
di fare altrettanto. Considero la richiesta di escludere un intellettuale
arabista serissimo come Enrico Galoppini, una pura pazzia, una cialtroneria,
un insulto all'intelligenza. Io non solo voglio discutere con Enrico, vorrei
che mi erudisse su tante cose che conosce meglio di me. Vorrei che venisse
dalle mie parti a spiegarmi la lingua araba, la storia dell'Islam, e perche'
Mussolini falli nel suo tentativo di aggancio con la resistenza araba
antiglese. Questi inviti censori sono patetici. Hanno lo stesso spessore,
delle critiche al Social forum, dopo che il noto medievalista Cardini,
firmo' un manifesto di appoggio al Forum sociale europeo di Firenze nel
novembre scorso.
Aderiranno questi intellettuali al nostro MOVIMENTO? Lo spero. Anzitutto
dipende dal fatto se ce la faremo a fondarlo, sul che sono francamente
pessimista.

8. Ho accennato alla metafora di Paolo di Tarso. E mi sono beccato subito il
rimbrotto dei *veri comunisti*. Paolo di Tarso era un... maschilista! Che
debbo fare? Mi taglio le vene? O provo a discutere nonostante queste
critiche inquietanti? Provo a discutere, correndo il rischio, citando, che
so, Scipione l'Africano come stratega militare impareggiabile, di essere
bollato come sostenitore del nascente imperialismo romano. Voltare le spalle
ai circoncisi, andare dai pagani, per me significa voltare le spalle al
vecchio moivimento operaio, alla vecchia sinistra, ormai diventati parte
integrante del sistema. Significa che occorre andare oltre i confini di di
questa sinistra marcia, non per approdare a destra (sic! sic!), ma per
andare tra le nuove generazioni, tra quelli che sono eslusi dal circo orfei
della rappresentanza sistemica e della societa' dello spettacolo. Intendo
che dobbiamo andare nel profondo sociale. Li troveremo le forze, non tra
coloro che ci paiono simili perche' a parole, per farsi chic, condividono la
scala dei valori della sinistra. Ma per andare nel profondo sociale
occorrono idee rivoluzionarie nuove, (quindi il dialogo per ridefinirle),
modalita' moderne e non stereotipate (linguaggio, grammatica politica), e
dunque degli intellettuali rivoluzionari di grande profilo senza i quali non
si potra' raggruppare la piu' vasta area di attivisti e militanti.
Ecco il senso, io penso, della nostra discussione, e del processo
costituente di un MOVIMENTO di Resistenza contro l'Impero Americano.

Moreno P.

Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail all'indirizzo:
antiamericanisti-unsubscribe@yahoogroups.com

L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html