il silenzio non cali sulla morte del compagno Renato Biagetti

Un compagno è stato ucciso a coltellate ad Ostia
dalla teppaglia fascista.
Su questo ennesimo omicidio "rifulge" il silenzio degli organi di
informazione, di sinistra sopratutto, sia cartacei che televisivi.

Che non taccia il grido dei compagni.
e torni la consapevolezza che gridare non basta.

Sembra che troppi compagni siano in preda ad una sorta di sindrome di
Stoccolma nei confronti di forze di governo
che vogliono mettere tutto a tacere per avvallare l'attuazione di un
possibile "mondo migliore".

La demonizzazione degli anni sessanta e settanta, di quel valoroso movimento
di lotta ristringe troppi compagni in una acquiescenza imbelle.
In nome di una "pacificazione" che nei fatti non esiste i compagni vengono
assassinati, ripetendo ancora il logoro copione della morte di Dax.

Eppure è sotto gli occhi di ciascuno di noi che non c'è né pace né
pacificazione.
Forse che il chiamare la guerra pace ha ottenebrato la mente e le coscienze
di troppi?

Diciamo forte che la guerra interna ha peso quanto la guerra contro gli
altri popoli: un nostro morto non conta meno di un morto palestinese o
libanese.La guerra interna si esplica colla stessa ferocia della guerra
esterna, vanno di pari passo e l'una rafforza l'altra.


Rifiutiamo il fatto che tutto deve essere sopportato, tutto deve essere
delegato ad una "giustizia giusta" la parola giustizia di classe non trova
più ricetto nei cuori.

E se qualcuno ci accusa che stiamo fomentando all'odio di classe,
rispondiamo
E' VERO.
L'odio di classe per noi è un valore non un disvalore come per voi che siete
nemici della classe a cui apparteniamo.

L'avamposto degli Incompatibili