Il contesto

 

Tira un’aria pesante.

Dopo la bomba “anarchica” ad un simbolo, manco a farlo apposta religioso, della città di Milano, adesso è la volta di un giornale (uno dei pochissimi superstiti) di sinistra per mano di un nazi-fascista.

Ma l’aria è resa pesante, opprimente, non solo da questi fatti pure in sé pochissimo rassicuranti per chiunque abbia come proprio orizzonte mentale un punto che vada appena oltre l’uscio della propria bottega, materiale o metaforica che sia.

E’ “il contesto”, per dirla con Sciascia, quello che mette decisamente più angoscia; sia quello più strettamente ed esclusivamente attuale, sia quello risultante da un’operazione comparativa con eventi ed ambienti risalenti a più di trent’anni fa.

Non farà male, se non, forse, all’umore di molti\e compagni\e, provare a ricordare in maniera appena più dettagliata.

Non tutti forse ricorderanno, che il famigerato 12 dicembre 1969, con il suo carico di esplosivo e di sangue, nonché con i suoi crimini giudiziari e repressivi contro innocenti, come Pietro Valpreda, non spuntò come un fungo dalla sera alla mattina; vi fu tutto un retroterra immediato di tentate stragi e di praticanti stragisti, nonché, di consueto, di macchinazioni giudiziarie sempre in danno di soggetti assolutamente innocenti, che segnò i prodromi della precipitazione omicida del mese di dicembre.

Il 25 aprile 1969 scoppiarono le bombe alla fiera di Milano; avrebbe potuto essere un’altra strage, non lo fu solo per uno dei tanti casi che allora, in più occasioni, impedirono che il bollettino di guerra dei fautori del terrore risultasse ancora più mortifero.

Furono fulmineamente individuati i mostri assetati di sangue umano: manco a dirlo erano anarchici. Taluni tra loro arrivarono a scontare vari mesi di carcerazione preventiva, come si chiamava allora, in assenza di qualsivoglia decente indizio di colpevolezza. Il caso, e, dunque, l’operato di forze “dell’ordine” e magistratura di Milano, si rivelò così scandaloso e feroce che si meritò i commenti e le censure di una serie di organi di stampa internazionali.

Qualche tempo dopo organi di stampa inglesi rivelarono, anche all’autorità giudiziaria, di aver saputo da una loro fonte, che poi rivelarono essere l’autorità politica più alta in Grecia prima dell’avvento dei colonnelli, di una lettera inviata dal ministero degli esteri della Grecia fascista al proprio ambasciatore in Italia in cui si rivelava di aver dato ordine a propri emissari, per il tramite dell’Esesi, l’associazione degli studenti greci fascisti in Italia, di piazzare le bombe al padiglione Fiat della Fiera di Milano per creare il caos. Ciò avrebbe dovuto favorire la creazione di una “sindrome greca” in Italia che poi ovviamente, negli auspici dei sostenitori della nuova democrazia ateniese, avrebbe dovuto avere il medesimo sbocco fascista che allora iniziava soltanto a funestare la nazione ellenica. A tacere delle rivelazioni di Giovanni Ventura al giudice Stiz di Treviso, il libraio intimo amico dell’avv. Franco Freda, da Padova, sui primi tentativi dinamitardi in trasferta, per l’appunto a Milano, del gruppo ordinovista di Padova e del Triveneto, con in testa per l’appunto il citato principe del foro cultore della croce uncinata

Oggi, come già su accennato, i notiziari radio e televisivi del giorno dopo quello del ritrovamento della bomba al Duomo aprono con il seguente titolo: “attentato a Milano: si segue la pista anarchica”; ciò prima ancora che arrivasse la pur provvidenziale rivendicazione di tale gruppo anarchico “Solidarietà Internazionale”.

Trent’anni fa c’era un gruppo nazi-fascista denominato “Ordine Nuovo”, fondato dal predecessore dell’On.le Fini alla guida del M.S.I. dell’ultimo periodo, On.le Giuseppe (Pino, per gli amici ed i camerati) Rauti, divenuto noto anche per aver icasticamente definito la democrazia come “infezione dello spirito”.

E’ ormai acquisizione giudiziaria, oltre che storiografica, quella per cui questo gruppo non era solo foraggiato, equipaggiato ed, ovviamente e soprattutto, armato dalle Forze militari Nato di stanza nel Triveneto, zona letteralmente infestata di truppe di occupazione yankees per decenni, e dai vari ambienti, nazionali ed internazionali, dell’oltranzismo atlantico in Italia, ma era anche stato letteralmente creato dalle medesime forze come massa di manovra, per non dire come esercito di riserva di mazzieri, e poi di sicari, in funzione fanaticamente e paramilitarmente anticomunista. Ed il predetto On.le Rauti, fondatore e leader carismatico del gruppo di goliardi in oggetto, era il trait-d’union tra le scorie più tossiche e mefitiche di Salò raccolte intorno al fascio littorio di O.N. e i vertici CIA in Italia.

Oggi esiste, come ci è stato fragorosamente ricordato ieri, un gruppo che si chiama Forza Nuova, e che, oltre che l’aggettivo indicante modernità e progressismo, condivide con il su citato Ordine Nuovo i principi ispiratori politico – culturali, i referenti teorici, i simboli sociali, ma soprattutto la pratica e gli strumenti della politica (le mazze e le mazzate). Detta organizzazione dispone anch’essa di un vero e proprio esercito di teppisti e di aspiranti squadristi, dacchè spadroneggia in alcune tra le più numerose di quelle nuove cloache a cielo aperto, ricettacolo di imbecillità razzista e fascista, che sono, in nove casi su dieci, le curve degli stadi, a partire da quelle romane. E dispone pure di consistenti e capillari canali di finanziamento, nazionale ed internazionale.

E ieri, evidentemente gasati (non nel senso a loro storicamente più caro) dall’omaggio tributato al loro profeta nero carinziano, impestando le strade e le piazze della capitale con i miasmi che si sprigionano indefettibilmente dalle loro classiche parate brune, i nipotini del “caccola”, al secolo Stefano Delle Chiaie, hanno vissuto il loro battesimo del tritolo (senza considerare la profanazione del Museo Storico della Resistenza di Via Tasso, e la bomba al cinema Olimpia, in cui si proiettava un documentario sul processo ad Adolf Eichmann, ideatore della “soluzione finale” degli ebrei; tutti fatti di pochi mesi fa).

Ed infine, per finire con le sgradevoli analogie tra quanto accadeva trent’anni e più fa e quanto accade oggi (ma per mere ragioni di spazio, poiché, ahimè, la narrativa in oggetto potrebbe proseguire ancora a lungo), trent’anni fa vi era una destra istituzionale (anche se in effetti son parole grosse, per un partito, come l’M.S.I. che allora era guidato da un vecchio fucilatore di partigiani, nonché direttore della rivista “Difesa della Razza”, tenendo conto che allora come oggi, almeno formalmente, quelle di questo Stato dovrebbero essere istituzioni di una Repubblica e di una Costituzione nate da una resistenza antifascista) che manteneva ampi e profondi contatti con la destra eversiva. Per ampi e profondi contatti deve intendersi una autentica ripartizione dei ruoli tra gli indossatori, in varia foggia, dell’orbace; ripartizione che era evidentemente finalizzata a creare egemonia sociale, e per la quale i mazzieri in camicia nera facevano il lavoro sporco nelle piazze e nelle strade, aggredendo e massacrando militanti di sinistra, nonchè semplici personalità democratiche e devastando le sedi delle organizzazioni sempre di sinistra, ed i parlamentari in doppiopetto denunciavano con alti lai il disordine imperante nella società ed invocavano misure eccezionali.

La taylorizzazione del progetto e della pratica reazionaria sopra sommariamente descritta, peraltro, non impediva che, alla bisogna, vi fossero anche collaborazioni e prestazioni d’opera mazziera dirette da parte della teppaglia gruppettara fascista su richiesta dei dirigenti del M.S.I. (anche in un nobile quadro di faide tra correnti contrapposte all’interno dello stesso M.S.I). Tanto era permesso anche dagli stretti rapporti esistenti tra leader carismatici del verminaio nero, romano in particolare, come il già citato Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale (l’organizzazione neofascista più fanatica e feroce insieme ad Ordine Nuovo) e altissimi dirigenti della fiamma tricolore, come Giulio Caradonna e Giorgio Almirante (si ricordi, a tal proposito, l’assalto delle squadre dei predetti, presenti di persona, alla Facoltà di lettere di Roma occupata dal Movimento nel 1968; assalto conclusosi in maniera assolutamente ingloriosa per le truppe nere, ma che costò la colonna vertebrale ad Oreste Scalzone. Le squadre fasciste erano abbondantemente rimpinguate da picchiatori di A.N., messi a disposizione del camerata Caradonna da Delle Chaie).

Oggi, o meglio pochi mesi fa, un libro bianco dei D.S. sulle stragi in Italia denunciava pubblicamente i rapporti intimi di dirigenti nazionali di primo piano di A.N. (questa volta Allenza, e non Avanguardia, Nazionale), come il presidente dei senatori Maceratini con pezzi significativi dell’eversione nera, durati fino a pochissimi anni fa.

Un gran bel libro; e, dunque, un gran peccato che lo stesso volume sia stato oggetto di una fulminea e non ulteriormente commentabile autocensura, con conseguente autosequestro, da parte dei suoi stessi autori, o dei loro superiori gerarchici, per verosimile delitto di vilipendio alla Maestà Imperiale, ovviamente quella americana; e ciò giacchè nel libro si ventilavano collegamenti, peraltro ormai assolutamente notori, di strutture, militari e civili, atlantiche con soggetti e settori cultori del tritolo. Sembra quasi che i dirigenti diessini, secondo un loro classico stilema, abbiano rinnegato se stessi.

Tutto questo a tacere delle nuove, e sempre più pressanti, pulsioni “manesche”, per usare un pietoso eufemismo, che si stanno registrando nelle forze dell’ordine verso qualsiasi cosa si muova ultimamente nelle piazze e nelle strade; nonché del nuovo coniglio tirato fuori dal cilindro della Procura romana, dopo la brillante performance del caso Gieri, con l’individuazione del nuovo mostro terrorista assassino di D’Antona. Detti comportamenti degli uomini in divisa nonché di quegli uomini in toga, ovviamente, costituiscono altrettanti, qualificanti tasselli del mosaico, su denominato “il contesto”.

Quali sono, dunque, le conclusioni da tirare da questa solo sommaria e parziale ricostruzione comparativa intertemporale di fatti e misfatti di ordinario fascismo italico?

Certo, non può essere l’idea che quelle dinamiche e quegli eventi di trent’anni fa siano integralmente sovrapponibili a quanto accaduto negli ultimissimi giorni nel Paese; e perciò stesso non possono ritenersi integralmente sovrapponibili le griglie interpretative dei fatti di ieri con quelle necessarie oggi.

Troppo diversi sono i quadri socio-politico-culturali di riferimento a distanza di trent’anni, ed in particolare di questi trent’anni che sono passati dall’epoca di Piazza Fontana. Troppo più assopite, per non dire comatose, “le masse”; troppo più pacificata, ma forse è meglio dire desertificata, la società; troppo più vittoriose, maramaldeggianti, le classi dominanti sui loro antagonisti sociali; troppo più incarognita e\o rincoglionita la più parte delle coscienze; troppo più rinchiusa, o meglio sepolta, in se stessa la gran parte delle energie intellettuali e\o militanti; troppo più aperta, ma sarebbe più esatto dire squarciata, la maggioranza delle sinistre. Troppo tutto ciò perché si possa realisticamente immaginare che lorsignori abbiano ancora paura della lotta di classe, della rivoluzione e, dunque, decidano nuovamente di fiaccare con le bombe un nemico sociale a cui oggi di suo manca tutto fuorchè la fiacca. Risultano già più che efficienti, e meno rischiosi, alla bisogna un monaco con le stimmate, nelle sue spoglie terrene o, ancor meglio, nella fiction impersonato da un attore che beve l’Amaro Lucano, e quattro insulsi semianalfabeti che defecano e che si accoppiano in diretta TV o internet.  

Eppure, eppure…. è difficile, è troppo difficile, per chi conosca appena la storia recente di questo Paese, accettare la tesi che la ri-comparsa timida ed ancora parecchio raccogliticcia di qualche fermento di piazza, di qualche “polemica di dignità” (per citare De Andrè) appena meno atomizzata del solito, negli ultimi mesi, a partire da Seattle per arrivare a Roma una settimana fa, non sia in alcun modo collegata alla ricomparsa del partito delle bombe.

A volere tratteggiare uno scenario degno della fantasia di Benni si potrebbe immaginare che il Potere, questo Potere così totalizzante e pervasivo, non tolleri neppure l’esistenza di focolai di resistenza umana, indipendentemente dalla consistenza numerica, dalla incisività e, dunque, dalla pericolosità di questi focolai per la tenuta complessiva del sistema. Come se l’obiettivo fosse proprio quello di una omologazione totale, senza deroghe, mortifera.

Ma perché poi questo scenario dovrebbe sembrare così inverosimile, così fantastico se solo due giorni fa è terminato, occupando la prima pagina del Corriere della Sera e di Repubblica, un programma televisivo che ha poderosamente contribuito ad ulteriormente rincoglionire il già abbondantemente rincoglionito popolo italiano, programma che hanno avuto il coraggio di chiamare, tra il beota sollazzo delle maggioranze, con una locuzione che evoca una delle società più tirannicamente massificate che mai mente umana, in questo caso quella geniale di George Orwell, abbia avuto il coraggio di immaginare, seppure in ambito “solo” letterario?

E, dunque, sempre a voler proseguire in questo contesto di fanta(?)-politica, verrebbe da favoleggiare che dove non si arriva ad ottundere le menti con Padre Pio, con “Il Grande Fratello”, con Batistuta, lì si passi alle maniere più spicce. E questo sia per il su cennato fatto simbolico di intolleranza radicale di queste classi dominanti, creatrici e portatrici di pensiero unico, verso qualsiasi forma di critica, anche solo culturale; sia, forse, per un timore dei medesimi soggetti decisamente più materiale, che, cioè, la sopravvivenza di qualche “cattivo maestro” possa risultare, comunque, esiziale per la pace sociale, soprattutto se un giorno, come è del tutto verosimile, dovesse finalmente esplodere la bolla speculativa che ha avvolto in una dimensione fatata la gran parte delle economie, e, dunque, delle società, dei Paesi occidentali, con tutte le conseguenze di natura sociale, logicamente incendiarie, che lo scoppio stesso della bolla comporterebbe.

E, comunque, al netto delle divagazioni apocalittiche, è dato notorio quello per cui le classi dominanti di varie epoche storiche, ed in particolare quelle di questa nostra epoca, intendendosi per tale almeno il periodo che parte dallo spartiacque costituito dalla prima guerra mondiale, hanno utilizzato gli strumenti di oppressione e di repressione sociale e politica un po’ come i contadini di qualche decennio fa utilizzavano il maiale, cioè non buttando via nulla: dalle madonne pellegrine ai massacri della Celere di Scelba, dall’utilizzo della mafia (sbarco alleato in Sicilia, strage di Portella della Ginestra….) a quello dei fascisti in funzione di loro cani da guardia.

Non ricordo bene chi, forse era quel vecchio signore con la barba esperto nell’evocazione di spettri che si aggiravano per l’Europa, disse che quando la storia si ripete, prima lo fa in farsa, poi in tragedia: il mio terrore è che oggi, per quanto ciò che è accaduto negli ultimissimi giorni probabilmente faccia ridere pochissimi di noi, in quella ideale progressione di corsi e ricorsi storici siamo ancora alla fase della farsa.

Fasano, 24\12\2000

Stefano Palmisano

 

 

 

…. ma fra tutto quello che loro hanno, noi non ci hanno, e per questo stanno male (S. Benni)