7 LUGLIO 1960

MORTI DI REGGIO EMILIA

QUANDO NON SI ANDAVA IN VACANZA

 

Genova, 30 giugno 1960. Scontri in piazza De Ferrari.

PORTAVO LA MAGLIETTA A STRISCE

Portavo la maglietta a strisce, la coda di cavallo la tagliai subito, perché era un'ottima presa per i celerini.
Dal 30 Giugno al 19 Luglio fu un'estate di fuoco e anche di sangue: qualcuno ricorda il perché, qualcun altro lo sa.
Anche se nella memoria collettiva è rimasto più il '68 che il Luglio '60.
Quando Gronchi varò il governo demo-fascista di Tambroni la rivolta fu spontanea, di massa e decisa, quasi in tutta Italia.

Roma. Porta S.Paolo, 6 luglio 1960

Il tam tam che propagò la rivolta da Genova, a Roma a Reggio Emilia mise in risalto le figure sociali di quella ribellione: i portuali di Genova, gli edili di Porta S.Paolo a Roma e soprattutto i giovani. Tanti giovani: molti pagarono con la vita la rivolta antifascista.
I morti di Reggio Emilia bloccarono la fascistizzazione dello Stato tentata da Tambroni. Oggi la fascistizzazione dello Stato attuata dai "sinistri di governo" è in dirittura di arrivo.

 

Reggio Emilia, 7 luglio 1960 (un manifestante ucciso dalla polizia).

Al tam tam delle gavette delle carceri in rivolta sembra non rispondere nessuno o quasi. Eppure il movimento c'è, o per lo meno dice di esserci.
Ma d'estate, si sa, si va in ferie: non a caso gli attacchi peggiori lo Stato li sferra d'estate. Dalla fuga di Kappler alla consegna di Apo ai turchi al nuovo pacchetto sicurezza di Bianco e così via.
Da quel Luglio '60 abbiamo visto la società passare attraverso varie fasi: partecipazione antifascista del '60; attacco operaio del '69; lotta tra garantiti e non garantiti del '77.
Dagli anni '80 in poi il processo di atomizzazione ha frantumato la classe e portato allo sbando la società.

 

Roma 6 luglio 1960. In piazza contro Tambroni

Ora questo sbandamento coinvolge sempre di più anche i cosiddetti antagonisti. Gli strumenti a disposizione sono tanti, ma manca la condivisione, la compartecipazione, il pathos.
Nessuno è più disposto a mettere in gioco la vita per i diritti degli esclusi.
Se Pasolini nel '68 criticava il movimento di quegli anni dicendo: vedo nei vostri occhi la protervia dei vostri padri borghesi; oggi direbbe: vedo nei vostri occhi l'indifferenza del vostro privilegio.

Vittoria
de L'Avamposto degli Incompatibili