27-30 SETTEMBRE 1943
LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI
Le quattro giornate di Napoli, dopo vent'anni di dittatura fascista,
segnarono un risveglio anche al sud dell'anelito di libertà che serpeggiava nel popolo
italiano. Dopo la dichiarazione di fine delle ostilità da parte del re, che abbandonò al
suo destino la popolazione, finita sotto l'occupazione nazista, mentre lui con tutto il
codazzo di familiari e di burocrati di regime fuggiva in Puglia, toccò al popolo
insorgere e cacciare l'invasore nazista.
Furono giornate tragiche, costellate di morti e di rovine.
Ma furono anche giornate eroiche, in cui tutti si distinsero, giovani, vecchi, donne e
bambini.
Non possiamo non citare l'esempio del piccolo GENNARINO CAPUOZZO di dieci anni morto nel
tentativo, riuscito, di far saltare un carro armato tedesco, che stava seminando decine di
morti fra la popolazione civile insorta.
Ricordare le quattro giornate di Napoli, non ha solo un senso, pur importante del
mantenimento della memoria storica; ha anche e soprattutto un senso politico. Soprattutto
in questi tempi, in cui il revisionismo storico tende a criminalizzare la Resistenza e a
riabilitare quella cosiddetta casa reale, che dopo aver accettato la dittatura
mussoliniana, proclamò le leggi razziali, portò l'Italia alla guerra a fianco dei
criminali nazisti e, per salvare la pelle, fuggì in terre sicure abbandonando il Paese al
suo destino.
Ricordare quei giorni significa mantenere alta la vigilanza contro il nazifascismo
risorgente in Europa e in Italia, che sta di nuovo scatenando episodi sempre più numerosi
di razzismo, e contro tutte le manovre autoritarie che da parte di tutti gli schieramenti
politici sono in atto in questo paese.
Basti ricordare le "riforme" dei servizi, dei carabinieri e l'accettazione della
guerra offensiva da parte di quel governo dei "sinistri" che hanno mortificato
quella Costituzione, per la quale in tanti sono morti, compresi gli insorti delle
QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI