A FRANCO BARTOLINI COMPAGNO DI TANTE
LOTTE E
COMPAGNO DI UNA SPERANZA: IL COMUNISMO
IERI 11 APRILE E' VENUTO A MANCARE
IL COMPAGNO FRANCO BARTOLINI
COMANDANTE PARTIGIANO NEI GAP ROMANI DURANTE L'OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA.
Franco Bartolini nel 1941 aveva 20 anni, militava nei GAP (strutture
militari della guerriglia comunista)
Nel 1925 il padre in sua presenza scampava ad uno sparo partito da un
camion di fascisti in giro per Borgo Pio.
Nel 1943 prigioniero di guerra nel deserto del Sahara a 450 Km. da Algeri
in un campo di prigionia francese da qui fuggì raggiungendo Brida a 50 Km.
da Algeri, in territorio controllato dalle autorità militari anglo-
americane.
Aveva militato a Roma prima d'esser chiamato alle armi, nel Movimento
comunista, e fatto circolare giornalisticamente da Bandiera Rossa.
Un'istanza movimentista fra il libertario e il bordighismo.
L'8 Settembre 1943 riesce a prendere un volo per l'Italia nella zona
sotto controllo delle truppe alleate, giunto in Italia e saputo
dell'armistizio decide di non arruolarsi con le forze badogliane agli ordini
del Re, raggiunge la Corsica e da qui la Sardegna.
Sbarca in continente quando gli anglo-americani sono a Cassino, risale la
penisola fino a Roma con la Brigata Vestri, rivede il cupolone il giorno
della sua prima azione nelle file dei GAP era il 2 Gennaio 1944.
Successivamente diventa comandante partigiano nella zona nord di Roma.
Dopo l'attentato a Togliatti viene condannato ad un anno e mezzo di
galera per i tumulti seguiti all'attentato, milita nel PCI fino al Gennaio
1970 con incarichi direttivi a livello nazionale, viene espulso perché in un
intervento pubblico al Teatro San Lorenzo afferma che "in quanto comunista
non può più militare nel partito".
Fino a quel momento Franco considerava il PCI interno allo scontro di
classe, ma sicuramente non un partito rivoluzionario. Quindi entra in
rapporto con i compagni del Manifesto , ma ben presto constatò che la loro
rivoluzione era solo di testa, senza radici negli strati di base dove lui
sempre aveva lavorato e continuò a lavorare.
Dopo il Manifesto insieme ad altri compagni usciti da quella realtà,
insieme ad altre strutture territoriali e di lavoro partecipò all'esperienza
dell'Autonomia romana rimanendo sempre radicato ed interne alle dinamiche
dei compagni della zona nord di Roma. E come molti altri compagni-e anche
lui nel corso degli anni 70 -80 ha dovuto fare i conti con la repressione
dello stato .
In questi ultimi 10 anni Franco compatibilmente con gli anni e la sua
malattia che se lo è portato via è sempre stato presente nelle iniziative
dei compagni della zona e non solo ; ci torna in mente una mattina a ponte
Garibaldi lui alle trombe mentre i carabinieri tentavano di impedirci di
arrivare alla lapide di Giorgiana Masi per deporre lo striscione KOSSIGA
BOIA, o quando la sera del 16 Aprile del 1994 dopo l'assalto dei fascisti di
Movimento Politico al Centro Sociale Break-Out a Primavalle, Franco passò
ad informarsi delle cose e se poteva essere di aiuto, oppure quando in
qualche contesto pubblico si trovava in contraddittorio con partigiani tutti
interni a logiche picciste che puntualmente venivano smentiti, esprimeva la
sua determinazione ed il suo entusiasmotutto interno alle dinamiche di
classe, aveva una memoria storica ed una chiarezza d'analisi che nel corso
di tutti questi anni hanno contribuito in maniera determinante alla
crescista di una coscienza antifascista di centinaia e centinaia di giovani.
Ma come non ricordarlo in momenti più tranquilli o conviviali quando
parlava del suo amore per il mare e per il suo gozzo ormai depositato a
Fiumicino, o della sua bottega da falegname, uguale nell'intensità a quando
parlando con compagni giovanissimi aveva la capacità di trasmettere
memoria, esperienza, conoscenza ed aveva contemporaneamente una grande
volontà di rapportarsi e comprendere quelli che potevano essere i bisogni e
le esigenze di compagni giovani con decenni meno di lui, o quando ricordava
i suoi compagni trucidati dai nazifascisti a Forte Bravetta o in qualche
altro acquartieramento fascista,
o come quando parlando della sua compagna di una vita la definiva il suo
puntello che non sarebbe mai dovuto mancargli.
Quello che segue è una frase detta da Franco all'interno di un capitolo
del libro di Dario Paccino " Euro Kaputt testimonianze antifasciste anni
trenta-novanta" finito di stampare nel novebre 1999.
"Chi vivrà vedrà, diceva Sergio Spazzali, l'avvocato finito in galera
grazie a pentiti e giudici che hanno fatto carriera, e rimasto tuttavia fino
alla morte coerente con la propria istanza di liberazione.
Una cosacomunque mi da conforto: il fatto che sto meglio io, con la testa
e col cuore, in questa mia umilissima bottega d'artigiano, che tutti i
funzionari di partito che ebbi a compagni e che hanno poi scelto di morire
con la testa e col cuore pur di stare, politicamente, con i vincitori. Non
sai quanti ragazzi passino da qui per scambiare qualche parola che viene dal
cuore, o per invitarmi nelle loro sedi per sentirsi raccontare cose di un
mondo che, anche in mezzo a tanti triboli, non aveva perso il gusto
dell'umano, della convivialità, del sentire come proprio il gioire e il
patire dell'altro".
QUESTO ERA FRANCO,
CIAO FRANCO!
COLLETTIVO ANTAGONISTA PRIMAVALLE
COMPAGNI E COMPAGNE DI PRIMAVALLE