FOIBE, MA NON SOLO.
Le celebrazioni per il 25 aprile del 2000 nel
Friuli Venezia Giulia resteranno nella storia perchè
nel corso di esse è stato sancito quello che (ben 25
anni fa!) uno storico triestino definì "accostamento
aberrante", ovvero l'equiparazione delle "foibe" alla
Risiera di San Sabba (la quale, ricordiamo, fu l'unico
campo di sterminio nazista nell'attuale territorio
italiano). Ma ricostruiamo un po' di fatti storici.
Subito dopo l'8 settembre 1943 le truppe
partigiane dell'Esercito di Liberazione jugoslavo
presero possesso di una parte del territorio istriano.
Il potere popolare durò una ventina di giorni, un mese
in alcune zone: poi i nazifascisti ripresero il
controllo su tutta l'Istria. Dai giornali dell'epoca
leggiamo che l'"ordine" riconquistato costò la vita di
13.000 istriani, nonché la distruzione di interi
villaggi. Nel contempo i servizi segreti nazisti,
assieme a quelli della R.S.I., iniziarono a creare la
mistificazione delle "foibe": ossia i presunti
massacri che sarebbero stati perpetrati dai partigiani.
In realtà dalle "foibe" istriane furono riesumati
circa 300 corpi di persone la cui morte potrebbe
essere attribuita a giustizia sommaria fatta dai
partigiani (ma per alcune cavità si sospetta che vi
siano stati gettati dentro i corpi dei morti sotto i
bombardamenti nazisti) nei confronti di esponenti del
regime fascista: ciononostante basta dare un'occhiata
ai giornali dell'epoca ed agli opuscoli propagandisti
nazifascisti per rendersi conto di come l'entità delle
uccisioni sia stata artatamente esagerata per
suscitare orrore e terrore nella popolazione in modo
da renderla ostile al movimento partigiano.
I contenuti ed i toni di tale mistificazione sono
gli stessi che per più di cinquant'anni abbiamo visto
propagandare dalla destra nazionalista: "migliaia di
infoibati solo perché italiani, vecchi, donne e
bambini e persino sacerdoti", "infoibati ancora vivi"
e "dopo atroci torture" (non di rado s'è poi visto che
le sedicenti "vittime" scampate alle "sevizie titine"
erano in realtà criminali di guerra che descrivevano
le cose che essi stessi avevano fatto ad altri), e
così via.
In realtà non c'è quasi nulla di vero in tutto
questo. Da stessa fonte fascista (il federale
dell'Istria Bilucaglia) appare che nell'aprile del
1945 erano circa 500 i familiari di persone uccise dai
partigiani persone dopo l'8 settembre 1943; in
seguito, dopo la fine della guerra, da Trieste
scomparvero poco più di 500 persone, tra prigionieri
di guerra morti nei campi di lavoro, collaborazionisti
arrestati dai partigiani, processati e condannati a
morte per crimini di guerra e vittime di vendette
personali. Le donne uccise furono poche (e quasi tutte
pesantemente compromesse con il nazifascismo, così
come i sacerdoti), bambini nessuno. Lo stesso Gianni
Bartoli (democristiano, esule istriano, sindaco di
Trieste negli anni '50), nel suo "Martirologio delle
genti adriatiche" fa un totale di circa 4.000 nomi di
morti per tutta la "Venezia Giulia" (cioè le attuali
provincie di Trieste e Gorizia ed il retroterra di
queste provincie che ora si trova in Slovenia),
l'Istria, Fiume e la Dalmazia; per il periodo tra
l'8.9.43 e l'estate del '45, e che comprende anche
caduti in battaglia (oltre a diversi errori di
trascrizione, nomi duplicati o persone che non
morirono all'epoca ma rientrarono dalla prigionia).
Dicevamo che da più di cinquant'anni la destra ci
bombarda con la sua propaganda contro i "crimini di
Tito" per questo presunto "genocidio" delle foibe.
Tale propaganda logicamente non è fine a se stessa,
viene tirata fuori ciclicamente a seconda del periodo
politico: quando va in discussione la legge di tutela
per la comunità slovena in Italia, ad esempio; oppure
all'epoca del processo per i crimini commessi nella
Risiera (allora si disse: perché non processare pure
gli "infoibatori", dimenticando che per le vendette
personali consumatesi all'epoca furono celebrati alla
fine degli anni '40 una settantina di processi), così
quando fu estradato e processato Erich Priebke; ed
ancora ogni qual volta si discute se Slovenia e
Croazia possono entrare nell'Unione Europea.
Da qualche anno le cose però sono cambiate, e non
in meglio: difatti una buona parte della sinistra,
invece di dedicarsi a smascherare le mistificazioni
fasciste, ha deciso di fare proprie quelle tesi
menzognere, avallando il discorso che vi furono
"migliaia di infoibati" e che questi vanno "onorati",
perché vittime innocenti di un regime totalitario.
Così si sono visti esponenti del PCI prima e del PDS
dopo andare a portare fiori sulla "foiba" di Basovizza
(dalla quale, va detto, non sono stati esumati più di
venti corpi, mentre l'iscrizione ufficiale del
monumento parla di "500 metri cubi di corpi di
infoibati), fare pubbliche dichiarazioni di
"pacificazione" e condanna dell'operato dei partigiani
(o delle "bande titine", come si sente a volte dire,
ricalcando le terminologie nazifasciste).
"Onorare i martiri delle foibe", sentiamo dire
ormai troppo spesso anche a sinistra. Dove si sa che
nelle foibe finirono gerarchi, spie, torturatori,
rastrellatori, squadristi e via di seguito, quindi
persone che non ci pare proprio il caso di onorare. Di
questo passo ci vedremo a portare fiori e
commemorazioni pure a piazzale Loreto per il Duce e
Claretta Petacci...
Ma, dicevamo, queste mistificazioni non sono fini
a se stesse, quantomeno non per la destra. (Come mai
certi esponenti di "sinistra" ci caschino in pieno è
un problema che sarebbe interessante approfondire, ma
non abbiamo per il momento elementi per farlo).
Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una
escalation neoirredentista collegata al cosiddetto
processo romano "per le foibe", dove in realtà c'erano
tre soli imputati: uno era accusato della morte di una
decina di persone in Istria e gli altri due di avere
ucciso tre uomini a Fiume. Due di questi imputati sono
nel frattempo morti e sono rimaste in piedi solo le
accuse contro il fiumano Oskar Piskulic, imputato
dell'omicidio di tre esponenti "autonomisti" (cioè di
un movimento che rivendicava l'indipendenza della
città di Fiume). Attorno a questo processo, iniziato
con le denunce dell'avvocato Augusto Sinagra (noto
alla cronaca per essere stato l'avvocato di Licio
Gelli, nonché membro della P2, nonché difensore del
governo turco per l'estradizione del leader kurdo
Ocalan ed un tempo simpatizzante di Alleanza
Nazionale) si muovono tutta una serie di iniziative
(conferenze, comunicati stampa, volantinaggi,
manifestazioni...) organizzate da diverse forze
politiche, che ruotano però più o meno tutte attorno
alla figura di questo eclettico avvocato, che è
intervenuto sia a convegni organizzati da A.N. che da
Fascismo e Libertà, sia dalle Associazioni degli
Esuli, che da altri circoli di estrema destra.
Ma in tutte queste conferenze Sinagra ha ribadito
sempre più o meno le stesse cose. Che non gli importa
(parole testuali) che "certi criminali vengano a
sporcare le nostre galere", perché questo processo non
deve servire per fare condannare chi avrebbe ucciso
delle persone. Quello che è importante, secondo
Sinagra, è che il processo serve per "ottenere in sede
giudiziaria quella verità che ci è stata negata in
sede storica e politica": cioè che grazie a questo
processo si starebbe ricostruendo una "coscienza
nazionale". A quale scopo questa coscienza? Seguiamo
il resto degli interventi di Sinagra, che si scaglia
contro lo Stato italiano (che "ci ha tradito") e tutti
i suoi governi, tranne quello Berlusconi, perché
l'allora ministro Martino fu l'unico "a ribadire i
diritti storici dell'Italia sull'Istria, Fiume e
Dalmazia". Terre che Sinagra insiste nel ripetere che
"piaccia o non piaccia a qualcuno, in futuro
torneranno alla madre patria italiana".
Questo diritto di riconquista, dunque, nascerebbe
dal riconoscimento in sede giudiziaria del "genocidio"
(Sinagra arriva al punto di parlare di 22.000
"infoibati"!) perpetrato dagli "slavocomunisti"? E
come credono l'avvocato ed i suoi simpatizzanti di
ottenere tale "ritorno alla madre patria italiana"?
Con o senza una guerra d'aggressione?
E che vi siano dei motivi in più per preoccuparsi,
lo vediamo quando Sinagra dice che il senatore (D.S.)
Pellegrino, presidente della Commissione Stragi, gli
avrebbe chiesto una richiesta formale per occuparsi,
all'interno della Commissione, anche della "strage"
delle foibe. Tale richiesta assume un significato
particolare se si ricordano le dichiarazioni dello
stesso senatore Pellegrino tre anni fa in
un'intervista al periodico di estrema destra "Area":
"una volta chiarite le foibe si riuscirà a capire la
storia interna del Paese: perché uomini della destra
radicale e partigiani bianchi si sono uniti in gruppi
clandestini anticomunisti". Cioè usare le foibe per
"giustificare" la Gladio?
Come si vede, la questione delle foibe non è solo
una questione di storia, di problemi di più di
cinquant'anni fa; qui si tratta di destabilizzazione,
qui ci giochiamo il futuro del nostro Paese e dei
Paesi a noi confinanti.
Trieste, maggio 2000
Claudia Cernigoi, "La Nuova
Alabarda e la coda del
Diavolo"
Trieste, maggio 2000