L’aumento dei competitori nella battaglia interimperialistica
pluripolare sta determinando una accentuata fibrillazione politica sia
a livello di blocco continentale che di esecutivi local-nazionali.
La ridefinizione dei rapporti di potenza transatlantici, con la nuova
versione global-nato e l’ascesa della potenza europea, sono alla base
dell’attuale scontro tra le diverse linee di adeguamento italiano tra
poli di coalizione elettorale, ed all’interno dello stesso centro-
sinistra al governo; lo “stop and go” di Prodi e’ l’effetto del
movimento reale profondo che esprime la contraddittorieta’ tra    il
suo europeismo spinto ( il cui megafono e’ sinistra radicale ) , gli
impegni precedentemente assunti con gli U.S.A. e l’allargamento della
propria presenza strategica in Europa ed in Italia. 
I “movimenti”, orfani delle moltitudini cattoliche ( orfane a loro
volta del movimentista polacco ), vengono utilizzati nel
riproporzionamento dei rapporti di forza delle componenti di centro-
sinistra e della sinistra radicale, nello schieramento strategico ed
“alternativo” tra partito democratico e sinistra europea; dentro la
pantomima della crisetta di governo divengono pietra di paragone per
pentimenti, traditori, espulsioni e cosiddette “coerenze”…..

Per quanto ci riguarda, si impone una correzione di rotta nell’
attegiamento rispetto a “movimenti” eterodiretti ed attraversati da
pulsioni interlocutorie verso le istituzioni, oltre che dall’ideologia
della “comunita’ locale”.
Noi pensiamo che le “comunita’”, cosi’ come i “popoli”, siano
caratterizzate da interessi di classe diversi, e spesso contrapposti;
e’ nella scelta strategica di stare con gli interessi di classe di una
sola parte della “comunita’”, quella proletaria, sta’ la nostra rottura
con l’ideologia della difesa interclassista della “riserva” locale,
perche’ ogni comunita’ locale proletaria ha interesse a contaminare la
propria lotta con ogni altra comunita’ della medesima classe sociale.
In questo senso, e solo in questo senso, la battaglia  locale diventa
di tutti, non legata al luogo del proprio svolgimento, ma alla
categoria sociale che la impugna.
Al localismo paraistituzionale, reazionario ed interclassista va
contrapposto l’internazionalismo, alla egoistica “riserva” autoctona il
proletariato universale.    

PER UNA CRITICA DEL LOCALISMO INTERCLASSISTA.

La ripresa del movimento rivoluzionario passa dalla propria capacita’
di comprensione fredda del movimento reale, dalla separazione dalla
politica, dalla scissione dall’opportunismo delle “unita’”, dalla
riappropriazione del terreno della teoria, della prassi, della
organizzazione autonoma.

L’epoca storica dello sviluppo capitalistico esprime un moto continuo
di adeguamento, all’interno della successione di formazioni economico-
sociali, delle sovrastrutture alla struttura.
Nell’attuale fase della mondializzazione capitalista, si accelerano i
processi di determinazione economica delle linee di governabilita’,
cosi’ come si accentua l’influenza dei vincoli internazionali sulle
compatibilita’ locali.
L’aumento dei fattori competitivi in gioco sullo scacchiere planetario
rende le politiche nazionali assolutamente dipendenti dal ciclo
mondiale, dalle sue variazioni e fibrillazioni; di converso, ogni
“decisione” presa in ambito locale, viene definita ed esaminata sul
tavolo della convenienza almeno continentale.
Cosi’ e’ per le finanziarie, per le riduzioni di welfare, per la
ridefinizione di alleanze ed equilibri strategico-militari.

Di conseguenza, la lotta contro gli effetti locali non puo’ essere
altro che la conseguenza di una lotta contro le loro cause globali,
continentali e mondiali; di conseguenza, ogni lotta parziale non puo’
essere altro che la conseguenza di una lotta contro il sistema
complessivo che le genera.
In sostanza, non si puo’ concepire una lotta di “resistenza” delle
comunita’ locali ( contro basi-inceneritori.t.a.v. ) come forma di
reazione-conservazione di una “pace” violata, come attentato alla
civile e tranquilla convivenza delle locali classi sociali; al
contrario, la lotta locale puo’ essere utile se serve ad individuare
una contraddizione reale, incompatibile, non risolvibile dentro la
gabbia capitalista.
La lotta locale puo’ essere utile se serve ad intravedere le proprie
motivazioni determinanti sul mercato mondiale, se serve a cogliere le
convenienze utili ad una parte sola della comunita’, quella proletaria.

Stiamo assistendo ad una variazione sul tema del d.n.a. del movimento
no-global che disinvoltamente passa dal globalismo annacquato dell’”
altro mondo possibile” alla difesa delle “riserve” locali.
Dalla temperazione capitalista in salsa europea al localismo
interclassista condito dall’ interlocuzione con “societa’ civili” ed
istituzioni.
Nella forme del capitalismo etico, temperato, del libero mercato
regolato o nella attuale del localismo reazionario il tentativo e’
sempre lo stesso: mettere in soffitta l’internazionalismo proletario,
cioe’ la lotta di classe contro il nemico di casa nostra, di sicuro
parte delle stesse comunita’ “umana” tanto cara ai no-global.

coordinamento per l’autonomia di classe