Conclusioni attivo politico
coordinamento per l’autonomia di
classe”
15 dicembre 2007.
Le compagne ed i compagni riuniti a Roma, rendendo esecutivo il passaggio tendenziale dalla forma “coordinamento” ad “Autonomia per il comunismo” nelle forme e nei tempi da stabilire, si fanno promotori della medesima proposta politica ed organizzativa verso chiunque, singolo o struttura, la voglia prendere in considerazione, e con essa voglia confrontarsi e collaborare.
Preso atto della scelta obbligata determinata dalla chiusura di ogni spazio di carattere special- localistico, l’attenzione dei compagni si e’ concentrata sull’attuale tendenza al bi-partito condito in salsa della prossima riforma elettorale sul modello tedesco-spagnolo; il conseguente probabile sbarramento al 5% e’ il motivo fondante la frammentazione e l’agglomerazione proporzionalista cui stiamo assistendo.
“Cosa rossa” e “sinistra critica” si stanno dividendo le ultime spoglie di movimento.
A questo punto, chi rimane fuori?
Con chi potermmo realisticamente ri-aprire un dibattito per una prospettiva unitaria?
Non con una significativa presenza anarchica.
Non con la pletora dei centri-sociali ormai divisi tra auto-ghettizzazione ed il progressivo loro divenire aziende di autoproduzione di reddito.
Non con un sindacalismo di base prigioniero del proprio “vertenzialismo da +1”, in cerca di sponde politiche di riferimento, comunque sconfitto nella scommessa concorrenziale contro i confederali.
Non con i catacombali “testimoni di Marx” ormai intrappolati nel barattolo di una acida
conserva-zione “marxista”.
Non con le ondivaghe pulsioni del localismo interclassista, per loro natura movimento di opinione e pressione sulle istituzioni, comunque imprigionato tra municipalita’ ed onnipresenza cattolica.
La conclusione e’ ovvia quanto sconsolante: siamo soli!
Come gli operai, come i proletari, del resto, seppelliti dalla fatica e dalla retorica.
Eppure, nonostante la fatica e le prese per il culo, forse, alcuni elementi di riflessione e scissione profonda dalla “societa’ civile” si vanno producendo.
E qui, nell’intercettare questa scissione di classe, sta la nostra prima scommessa.
Stanno giungendo a compimento processi che hanno radici profonde negli anni passati, da noi individuati e criticati; sono i processi legati al politicismo, al sindacalismo, all’opinionismo, al praticismo senza principi, al movimentismo, ed alla loro insufficienza ed inadeguatezza.
Tutti questi assiomi sono accomunati dal rifiuto del lavoro di classe, nella classe, costante ed organizzato.
Si e’ preferito, in molti ambiti, fare politica, e spettacolarizzarla nei movimenti di opinione, con il risultato di non modificare minimamente i rapporti di forza tra le classi.
A fronte di questa situazione difficilmente contestabile, riteniamo di non avere altra scelta, se non condannarci al marginalismo prima ed alla sparizione poi.
Questo e’ quello che ci e’ garantito, assicurato, dalla gabbia della “dialettica democratica”.
E allora?
E allora pensiamo di reagire, non “resistendo”, ma forzando gabbia ed orizzonti, sparigliando le carte, mandano in corto circuito tutti i luoghi della politica e dell’antipolitica.
Pensiamo di attaccare, facendo una proposta!
Una proposta che, per logica conseguenza privilegia la collaborazione di singoli militanti di classe su qualsivoglia struttura pre-organizzata.
Vogliamo tentare di costruire l’organizzazione del collegamento tra processo materiale ed analisi di fase.
Vogliamo organizzare il collegamento tra la scissione dell’autonomia di classe ed una analisi materialistica matura passata al setaccio della verifica di un quindicennio di lotta.
Autonomia per il comunismo e’ la conseguenza di questi ragionamenti.
Dal punto di vista del suo funzionamento tecnico, abbiamo bisogno dell’apporto di tutti.
Possiamo anticipare che, nella nostra visione iniziale, Autonomia per il comunismo potrebbe muoversi secondo i canoni del “coordinamento delle autonomie” dando luogo ad un primo cartello politico unitario sotto la sigla comune suddetta.
Ma su queste ultime questioni il dibattito e’ assolutamente aperto.
Speriamo di essere subissati di contributi fattivi, di consigli e partecipazioni.
Magari criticateci, ma confrontiamoci su argomenti non piu’ rinviabili.
Con la ovvia possibilita’ di una modifica temporale, proponiamo come prossimo momento di confronto nazionale il 18 marzo 2007, anniversario della Comune di Parigi.
Per i contributi
grazie!
potevamo accontentarci di
vivacchiare……
.…ed invece
vogliamo cambiare il mondo!
Autonomia
per
il comunismo
Il comunismo, ed il percorso che storicamente lo determina, sta’ dentro la lotta di classe, ne e’ il risultato.
Nello svolgimento del movimento reale, le classi si formano, si concentrano e crescono, caratterizzate da interessi contrapposti a coalizzare organizzazioni contrapposte e separate: l’una opprime, l’altra e’ oppressa, l’una lotta per difendere il capitalismo, l’altra per abbatterlo.
E’ questa la semplicita’ difficile a farsi!
Difficile perche’ tanti sono gli interessi in gioco, ma anche perche’ grande e’ la confusione sotto il cielo.
Per questo, per spazzar via questi interessi difesi dallo stato di cose presenti, per fare chiarezza su forme ed obiettivi della lotta, e’ necessario fare una proposta.
Qui ed ora!
Qui ed ora perche’ se da un lato gli spazi di mediazione con il potere sovranazionale vanno riducendosi, dall’altro il cielo della politica dominante va ristrutturandosi secondo agglomerazioni conseguenti alla generale ristrutturazione capitalistica.
Vogliamo dire che la tendenza al bi-partito, e le corrispondenti formulazioni organizzative, di destra e di sinistra, stanno smettendo i panni del “cantiere” per diventare le nuove rappresentazioni unitarie, seppur concorrenti, del centro proprietario e delle sue ideologie securitarie.
La generale ristrutturazione di sistema, imposta dalle necessita’ della competizione interimperialistica tra blocchi continentali, impone la necessita’ della concentrazione di forza materiale ed elettorale, sintonizzata sul medesimo programma padronale.
La “democrazia” di sinistra e la “liberta’” di destra consacrano i loro partiti sull’altare del mercato europeo.
Una menzione a parte merita l’eterna diaspora dei cascami del vecchio p.c.i., che se da un lato “rifonda” la “sinistra europea”, dall’altro partorisce insieme alla “cosa rossa” la pletora degli inutili quanto innumerevoli novelli p.c..
Il “movimento”, orfano ormai dell’ubriacatura no-global ed impantanato nel localismo interclassista, infiommandosi alla ricerca della sponda “critica e di sinistra” perduta, tira fuori dal cappello l’appassito coniglietto dell’assemblaggio gruppettaro dalle “mille diversita’”.
Insomma, i mille “cantieri” della ristrutturazione politica italiana stanno trasformandosi nel nuovo spazio sistemico di potere, includente quanti ne rispettano il verbo.
E gli altri, gli esclusi, possono accontentarsi di una preghiera o di un vaffanculo?
Crediamo che qualcosa di piu’ incisivo vada fatto.
Crediamo che una possibilita’ vada data, che una prospettiva vada aperta, che uno spazio politico di classe vada messo in campo.
D’altra parte, se non ora, quando?
E’ ora di ripartire dalla classe e dal suo stomaco, non dalla “societa’ civile” e dalla sua politica.
La materialita’ dei soggetti e dei bisogni reali deve riprendere corpo ed organizzazione, nelle lotte e nella progettualita’ teorica.
La parzialita’ della specificita’ rivendicativo-vertenziale deve trovare collegamento ed unificazione nella strategia complessiva della trasformazione sociale.
Ma e’ ora anche di delimitare, di discriminare, di scindere la nostra azione diretta, da quella di tutte le altre classi e dalle loro rappresentanze politiche e sindacali.
E’ ora di fare in proprio!
Oltre le parole, noi pensiamo concretamente possibile, oggi, un primo collegamento tra l’estraneita’ proletaria ai meccanismi di perpetuazione di sistema e l’intervento di una soggettivita’ rivoluzionaria.
Il mugugno profondo nelle fabbriche cosi’ come la “stabile” precarieta’ operaia puo’ diventare scissione dalle caste, ed in alcune avanguardie, organizzazione autonoma di classe.
Il nostro compito attuale e’ esattamente quello di favorire questo processo, di fornirgli luogo di confronto ed organizzazione, di allargarne gli orizzonti e la prospettiva.
Gia’, ma come?
Intanto non riproponendo forme, comportamenti e lineamenti organizzativi del secolo passato e di un mondo che non c’e’ piu’, quelli della spazialita’ delimitata al condominio, al quartiere, al centro sociale, o quelli degli specialisti di settore, la casa, il carcere, il lavoro, le donne, etc.
Il rifiuto dell’autoghettizzazione e’ il riflesso acquisito dall’insufficienza delle vecchie formule di movimento, incapaci di adeguarsi alla globalizzazione della lotta di classe, alla necessita’ di unire la scissione di classe dell’autonomia operaia con la scissione politica del comunismo.
In questo senso, l’unica
autonomia operaia e’ quella comunista, perche’ offre un
quadro generale alle rotture dei singoli anelli deboli della catena
capitalista; perche’ spinge fuori dalla specificita’
spaziale e politica la contraddizione locale, rendendola complessiva
ed incompatibile al sistema.
Solo cosi’, pur nella
coscienza della nostra minoranza organizzata, possiamo esprimere
l’interesse dell’intera umanita’.
Questo tentativo, che tenta di
riunire l’autonomia proletaria dal ciclo produttivo ad un
comunismo fuori da soffitte e catacombe, puo’ e deve
rappresentare, contemporaneamente, il modo per concentrare gli sforzi
ed un ritrovato entusiasmo di militanti operai isolati, di interi
settori di movimento, di individualita’ antagoniste.
Il nostro non sara’ la
ri-proposizione di un qualche partito precotto e catacombale, o
l’ennesima costola dissidente del vecchio p.c.i..
MARX non ha bisogno di
testimoni, tantomeno di dissidenti!
Al contrario, cercheremo
semplicemente di assecondare il corso delle lotte di classe,
che in
questo momento pongono l’imperativo dell’autonomia per
il comunismo,
liberato dalle catene delle statualita’ che
lo hanno reso inviso a milioni di proletari.
Stiamo pensando alla riunione
tra le massime espressioni di lotta del movimento operaio del ‘900
ed un comunismo fuori dalla tradizione p.c.i.sta, lavorista e
statalista, in rottura con i carnefici stalinisti.
Stiamo pensando alla
riappropriazione della teoria e della organizzazione, alla
riconsegna della teoria, della organizzazione, del comunismo, nelle
mani di chi lo imporra’: il proletariato.
Non certo gli sfruttati, ma in molti, comparsette e generali senza eserciti della politica , ci diranno che siamo dei pazzi utopisti…………..
………ma questo lo sapevamo gia’!
roma
inverno 2007
coordinamento
per l’autonomia di classe
www.controappunto.org