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SICUREZZA: PER CHI?

La storia di ogni società finora esistita è storia di lotta fra le classi (K. Marx)

E' il tema martellante che ci propinano tutti i giorni: i cittadini hanno paura, si organizzano
manifestazioni sul problema della sicurezza e tutti i politicanti fanno a gara a chi la organizza per primo.
Ma chi sono questi cittadini? visto che anche in questa società non esistono cittadini indistinti,
ma operai, pensionati, bottegai, manager, industriali e quant'altro.
Parliamo chiaramente dei bottegai, che un si sentono come industriali,
perché possiedono delle merci, magari non proprie, ma merci che gli creano profitto,
e quindi un si sentono padroni; ma contemporaneamente sono spaventati, perché le loro merci,
e quindi i loro profitti sono limitati, volatili, fugaci: pertanto sono sempre preoccupati che la loro ricchezza
prima o poi finisca nel vento.
Ed è proprio questa loro ambiguità (un capitalisti, un "gente comune") che li rende perfetti
come massa
di manovra di chi ha interesse (il Capitale) a militarizzare il territorio
per ristabilire il proprio dominio, un scalfito dalle lotte operaie di qualche decennio fa.
Il bello è che questa insicurezza dei cosiddetti cittadini viene dopo che hanno di fatto militarizzato e carcerizzato tutto:
vigili urbani con la pistola, vigili del fuoco militarizzati, telecamere dappertutto, persino nei negozi del tipo
"tutto a 50 centesimi", creazione di nuovi corpi di sbirraglia (polizia provinciale e altre più fantasiose, che magari ancora non ho notato), vigilantes presenti dappertutto, supermercati più controllati delle carceri,
senza contare cpt (quasi sia riformati dal ministro sinistro Ferrero), e naturalmente carceri,
sempre più carceri, comunità e chi più ne ha più ne metta.
Ma non è un caso, e non è neanche semplice propaganda elettorale a buon mercato:
è lotta di classe! lotta di classe dispiegata dalla borghesia, ma lotta di classe.
Perché qua non stiamo parlando di sicurezza dei cittadini, nemmeno dei bottegai,
che proprio grazie a questa militarizzazione rischiano di più
(secondo voi uno che va a rapinare un bottegaio, sapendo che con le nuove leggi ti può sparare tranquillamente,
va a fare la rapina con un mazzo di rose o con una pistola, che usa subito appena vede un movimento sospetto?)
ma di sicurezza del bene più prezioso (per Lui chiaramente) che il Capitale possiede: le MERCIi.
La sicurezza dei cittadini non bottegai (i proletari insomma) poi non solo non è importante,
ma anzi è antitetica a questa domanda di sicurezza, perché quello di cui veramente avrebbero bisogno i proletari
minerebbe proprio quello che sta a monte di questa richiesta di sicurezza: il valore delle merci.
E' notorio che il proletario per sentirsi sicuro dovrebbe essere certo di mangiare tutti i giorni,
di avere un posto dove dormire decentemente, di poter crescere adeguatamente i figli,
di potersi svagare ogni tanto, di poter avere gli strumenti per comunicare, socializzare, divertirsi.
Ma per avere queste sicurezze hanno solo due strade davanti: avere un lavoro adeguato a ottenere questi obiettivi,
oppure prendersi questi obiettivi anche senza avere un lavoro.
In tutti e due i casi si cozza col problema principale del Capitale, e cioè il valore delle merci.
Infatti se tutti avessero un lavoro adeguato a soddisfare i propri bisogni, vorrebbe dire che
il valore del lavoro sarebbe più alto del valore delle merci: da ridere, vero?
Se poi tutti si ponessero il problema di soddisfare i propri bisogni anche senza avere un lavoro...beh, allora da ridere ci sarebbe davvero, non per il Capitale naturalmente.
Il problema è proprio questo: stiamo in una fase economica in cui il Capitale in crisi strutturale
di sovrapproduzione con conseguente crisi di vendite ha bisogno di ottenere il massimo del dominio
per ridurre il costo del lavoro e cercare di valorizzare le sue merci e in cui i proletari
avrebbero bisogno di valorizzare l'unica merce di cui sono proprietari, e cioè la forza lavoro,
per ridurre le altre merci al loro valore reale (sempre più prossimo allo zero) in modo da eliminare il sistema-merci
e costruire invece una società basata sulla soddisfazione dei bisogni individuali-collettivi.
Insomma siamo in una fase di scontro di classe, che se combattuto da ambedue le forze in campo,
si potrebbe
definire rivoluzionaria.
Invece si rischia una sconfitta storica ancora peggiore di quella degli anni '80, perché il proletariato non combatte,
si piega e si continua ad affidare a sindacatipartitiautodelegatimovimentisti delladisobbedienzaedeldissenso...legale.
E così il Capitale ha buon gioco a scatenarla lui la guerra di classe, e come è logico non fa sconti, anzi.
E questa guerra la fa gestire in prima persona (come spesso succede nel mondo capitalista)
proprio da coloro che si sono autonominati rappresentanti del proletariato, e cioè i sinistri di governo.
E così in pochi mesi di non governo (fra una crisi e l'altra) i mortadellian democratici di stile amerikano
sono riusciti a fare una finanziaria, che in attesa di fregarsi i tfr e di allungare subito l'età pensionabile
ha regalato decine di migliaia di miliardi all'Impresa Italia (ai padroni insomma) per ristrutturarsi,
mettere un di belletto alla precarietà crescente del lavoro (tanto aiuta pure l'europea Bolkenstein)
e aumentare la competitività all'estero: tutto a spese dei proletari naturalmente che di tutto ciò vedranno
solo le perdite, e cioè aumento tasse locali, scippo tfr, precarietà crescente, controllo e repressione.
E allora è vero che esiste un problema di sicurezza per tutti, ma non si tratta per tutti dello stesso problema di sicurezza:
ci sono due problemi di sicurezza, contrapposti, per cui se si risolve il problema della sicurezza delle merci,
si attacca la sicurezza dei proletari, se si persegue la sicurezza dei proletari
si mina alla radice la sicurezza delle merci e dei padroni.
Come si diceva in una canzone : la mia giustizia è vendetta, la mia vendetta è giustizia.
Cominciamo a vedere alcuni esempi: il proletario per avere il necessario per una vita decente
se lo deve procurare sempre più spesso in maniera illegale: quindi per la sua sicurezza si deve procurare
illegalmente le merci che gli servono; il padrone per continuare ad avere il Potere ha bisogno
di proteggere le sue merci e nella proprietà e nel valore commerciale: quindi per la sicurezza delle sue merci deve mobilitare sbirri giudici giornalisti e quindi politicanti perché gli organizzino la protezione di dette merci
dalla riappropriazione dei proletari
.
Il proletario in questa fase per mantenere la possibilità di avere una casa si deve indebitare sempre di più
col rischio (o vogliamo definirlo quasi certezza) di perdere casa e soldi e chiaramente di spostarsi
sempre più in periferia, mentre il suo interesse sarebbe di avere (se la vuole) il diritto a possedere
un'abitazione nel posto che gli piace o che gli è più consono; il Padrone ha bisogno invece di far indebitare
sempre di più il proletario per tenerlo ancorato alla logica del lavoro e dello sfruttamento
e quindi ecco spuntare come funghi finanziarie, banche strozzini vari che si inventano le peggio cose
per catturare clienti.
In questa fase di crisi economica il proletario ha bisogno di certezze, di sapere se domani lavora,
se un domani avrà diritto alla pensione, se riprenderà il suo tfr; il padrone ha bisogno di negargli queste certezze
anzi tutte le certezze, perché così il proletario si accontenterà di condizioni lavorative più convenienti per il padrone.
Insomma per il Capitale è come una grossa partita di poker: prima si alza la posta
per cercare di tagliare fuori i più deboli, poi si bluffa per tagliare fuori qualcun altro,
poi se neanche questo funziona si rovescia il tavolo, senza che nessuno possa dire niente:
come diceva mia nonna, chi ha soldi batte le carte (con tutto quello che ciò significa).
Insomma sembra quasi che per il Capitale sia il momento di massimo splendore,
al punto che qualcuno ha cominciato a parlare di Impero, invece come tutti quelli,
che almeno una volta hanno giocato a carte sanno, è solo il preludio della fine:
perché quando si arriva a ribaltare il tavolo vuol dire che non si hanno carte vincenti, ma che si è persa la partita.
Il problema nostro è che i proletari non hanno preso coscienza né delle loro possibilità,
né della debolezza attuale del capitalismo in questa fase, per cui cadendo nelle trappole del Capitale
gli sta concedendo tempo per tentare di riorganizzarsi.
E allora l'unica soluzione è quella di giocarsi la partita per la sicurezza, per cui i proletari devono cominciare
a rendersi conto che se vanno dietro quelli che si autonominano loro rappresentanti,
non legittimano se stessi come classe, ma legittimano personaggi, che poi alla fine rappresentano
semplicemente i propri di interessi, che quasi mai coincidono con quelli dei proletari.
Questo vale per tutti: sia (e quello è scontato) per i politicantisindacalistidiprofessione,
sia per quelli che in buona fede sono convinti di abbattere il Sistema in nome del proletariato.
La delega non è mai stato uno strumento rivoluzionario, anzi è sempre stato il prologo delle trattative,
delle contrattazioni, delle rinunce.
Bisogna invece incentivare l'assunzione di responsabilità, la presa di coscienza di massa,
l'autorganizzazione delle lotte per accrescere sempre di più il proprio livello di sicurezza,
in modo da entrare in un'altra ottica, quella di campare nel modo che più ti fa piacere,
lavorando il meno possibile (l'ideale è sempre zero e naturalmente quello deve essere l'obiettivo).
Per questo bisogna incentivare l'uscita dall'ideologia lavorista, che Padroni e sinistri di governo e di sindacato
continuano a pompare: bisogna finirla di difendere i diritti dei lavoratori, bisogna liberare i lavoratori dal lavoro.
Ultimamente si sono viste scene quasi esilaranti, tipo sindacalisti "non di regime" lottare per la riassunzione di sbirri a pagamento (in arte vigilantes), e cioè quelli che poi nei supermercati proteggono la sicurezza delle merci dei padroni dall'attacco dei proletari che difendono la loro sicurezza di mangiare.

BASTA!!!

Come abbiamo visto i padroni non stanno cercando mediazioni e trattative in questo scontro di classe,
gli esempi non mancano: i treni dei pendolari diventano sempre di meno, i viaggi verso il posto di lavoro
diventano sempre più avventure da Far West? Non si aumentano carrozze e corse, si aumenta il costo dei biglietti
e il numero delle corse viene anzi ridotto. Se poi siete preoccupati del fatto che al macchinista
gli prenda il famoso colpo di sonno, niente paura, si elimina il secondo macchinista e lo si sostituisce col pilota automatico, che però spesso e volentieri non vede i segnali o quant'altro.
Morti sul lavoro: magari qualcuno dirà che i democratici ex di sinistra (non è una battuta,
l'hanno deciso loro di non chiamarsi più di sinistra) portano iella, e magari hanno pure ragione,
ma non ci sono mai stati tanti morti sul lavoro del giorno dopo che L'Unità fece il famoso titolo:
CHE IL LAVORO NON DIVENTI UNA CONDANNA.
Naturalmente noi sappiamo che non è un problema di scaramanzia,
ma che anche ciò fa parte della guerra di classe scatenata dalla borghesia contro il proletariato
ed allora bisogna cominciare a porsi il problema di come scatenare il contrattacco,
di come far mobilitare i lavoratori, i proletari non per una cinghia di sicurezza in più, ma per non avere più bisogno di accettare quel lavoro nocivo, anzi mortale per soddisfare le proprie necessità!!!
Se i Padroni hanno popolato di sbirri a pagamento i supermercati per difendere le merci dall'assalto individuale di chi si prende quelle merci per campare decentemente, il nostro obiettivo deve essere opposto, e cioè far capire che le merci sono un furto del Capitale, e che quindi non solo è giusto riappropriarsene per soddisfare i propri bisogni, ma che questa riappropriazione non deve essere individuale e sporadica, ma collettiva e strategica.
Insomma bisogna cominciare a mettere in contrapposizione le classi, gli interessi, gli obiettivi.
Il Capitale lo sta già facendo.
Intanto noi, i proletari temporeggiamo.

USQUE TANDEM ?

Coordinamento per l’Autonomia di classe
L'Avamposto degli Incompatibili