Per i compagni uccisi non basta il
lutto, e neanche la sfilata.
Giorgiana voleva vivere,
ma in un altro modo…
…..Ed invece e’ stata assassinata, dal piombo di stato, il 12 maggio
di 30 anni fa.
E’ stata assassinata mentre cercava, insieme ad una intera generazione,
di rompere il divieto di manifestare imposto dalle leggi speciali e dalla
repressione dei governi di unita’ nazionale.
Forse, piu’ che insistere sulle ricorrenze sarebbe opportuno
rinverdire le motivazioni profonde di quella e di tutte le morti nostre , delle
idealita’ che ne sono state alla base.
Spesso, le ritualita’ fanno il paio con revisionismi ed interessate
smemoratezze che riducono nell’oblio la vera memoria che accompagna scontri e
vittime dei passati cicli di lotta di classe.
Si pensa di cavarsela assegnando a ciascuno la propria giornatella,
la propria dedica, la propria scadenza: e cosi’ il 25 aprile “resistiamo”, il
22 febbraio c’e’ Valerio, il 28 sempre di febbraio c’e’ Roberto, a luglio
Carlo, a settembre Fabrizio, a maggio Giorgiana e tutti gli altri di cui ci
dimentichiamo……
Per ognuno c’e’ pronto il presidio, e se va bene, la sfilata.
E cosi’, come per una corona dai mille pallini, si snocciola il
rosario di movimento, sempre uguale e sempre meno frequentato nel tempo, un
fantasma che si aggira poco, e meno ancora fa paura a qualcuno.
D’altra parte, in molti, ormai, sono maturati, fanno politica…..
Ci sono i tanti “cantieri” della sinistra di stato da riempire, i
tanti lavori in corso da eseguire sulla strada del bipartito italiano, i tanti
postarelli tra governi, comuni, municipi da accaparrarsi.
Per i nostri compagni morti, e per i loro assassini viventi sembra
quasi ci sia solo una dolorosa pratica da onorare una volta l’anno; degli
ideali di allora, e di quelli di adesso, poi, neanche a parlarne se non si vuol
passare per dinosauri.
“Per i compagni uccisi non basta la sfilata” si diceva una volta, ma
e’ roba del secolo passato…..adesso sembra che basti, ed avanzi!
L’unica triste certezza sta’ nel constatare che i nostri compagni,
giovani ragazzi e ragazze di allora morti per un’altra societa’ di liberi ed
eguali siano stati utilizzati nel mercimonio elettoralistico e persino in
diatribe di municipio.
Solo a qualcuno, piu’ fortunato di altri o, piu’ realisticamente,
caduto nella rete del bilancino istituzionale bipartisan, revisionista e
pacificatore, e’ stato dedicato un parco, una strada, un libro….o un’ala di una
scuola.
Ma neanche il nostro mugugno
puo’ piu’ bastare, ormai.
Insieme ai sacrosanti fiori
deposti sui luoghi del sangue, occorrono opere di bene, occorre riprendere il
cammino, e l’impegno.
Occorre riattualizzare la nostra
prospettiva di sempre, nel solco della lotta di classe e sull’esempio di quelle
giovani vite spezzate, per far giustizia dei mille e mille parassiti della
politica di destra e di sinistra che fanno la bella vita sulla nostra storia.
Qualcosa sembra muoversi, in
questo senso.
Crediamo sia il modo piu’
autentico, concreto e fattivo di ricordare tutti i nostri compagni assassinati
dai fascisti, dalla polizia, dallo stato.
coordinamento per l’autonomia di classe