PALESTINA FRA IMPERO E SUB-IMPERI

 

Pochi giorni fa il ministro degli esteri israeliano Peres si è recato ad Ankara per incontrare le autorità turche e rinsaldare l'alleanza politico-militare con quel paese, attivata nel 1996 con la benedizione dell'Impero di Washington. Pochi giorni dopo Israele bombarda le postazioni militari siriane in Libano. Naturalmente da parte del criminale di guerra Sharon Il proditorio attacco alla Siria viene giustificato come risposta alle azione degli  Hezbollah, ma resta il fatto che la visita di Peres in Turchia è immediatamente precedente ai bombardamenti contro la Siria.
D'altra parte la Siria è sempre stato un obiettivo strategico-militare sia per i turchi, sia per gli israeliani.
I turchi "condividono" con i siriani il problema Kurdistan ed hanno sempre accusato Damasco di appoggiare i guerriglieri kurdi del PKK, fino ad usare il ricatto dell'acqua, per costringerli a non fornire alcun tipo di appoggio ai seguaci di APO. Per gli israeliani la Siria è sempre stata una vera e propria spina nel fianco, a causa della sua politica anti-israeliana e di appoggio alla causa palestinese. Anche il riavvicinamento della Siria all'Iraq di Saddam Hussein poteva portare ad un rimescolamento di carte in tutto il Medio-Oriente, sia per i turchi, che da tempo cercano di approfittare della debolezza di Saddam per acquisire il dominio di fatto nel Kurdistan meridionale e quindi aprire anche ad oriente il corridoio per il gas turkmeno, sia per Israele, che teme che l'avvicinamento fra Siria ed Iraq possa galvanizzare i Palestinesi dell'Intifada e portare al riaprirsi del conflitto arabo-israeliano.
E' per questo che Israele ha deciso di bombardare la Siria; scatenando per prima la guerra ha trovato impreparato il mondo arabo, e con le divisioni fra gli arabi si è garantita la certezza di dare uno schiaffo preventivo, che significa soluzione definitiva del problema palestinese e dominio certo nell'area per sé e il suo alleato turco.
Questo schiaffo oltretutto ha preso in pieno anche un altro possibile "interlocutore", l'Europa, che da tempo mendicava un ruolo nella trattativa israelo-palestinese. Bene, quella trattativa non esiste più, la pace in Galilea è ormai la pace dei carri armati israeliani, che oggi hanno invaso la striscia di Gaza, così come nel 1939 la pace in Europa fu quella dei panzer tedeschi.
La strada sembra ormai senza ritorno e gli israeliani hanno mostrato finalmente la vera faccia. TUTTI, senza distinzione, se è vero che oggi il "premio Nobel per la pace" Peres ha dichiarato che non esiste alcun rischio di nuova guerra arabo-israeliana, visto che i paesi arabi sono stati abbandonati anche dai russi.
Soluzione finale, dicevamo, che è ancora più possibile per l'incapacità del movimento antagonista di prendere in mano la bandiera dell'anti-imperialismo. Pure è ormai lampante che se non si ha uno scatto il potere imperiale amerikano avrà vita sempre più facile. Quando ci fu l'attacco all'Iraq nel 1991 un forte movimento antagonista e pacifista ritardò per molti anni la politica aggressiva degli Stati Uniti, fino addirittura alla sconfitta in  Somalia.
Ma poi c'è stato un cambiamento nella politica di propaganda yankee, e la demonizzazione degli avversari venne fatta in modo  più capillare. Così in poco tempo Milosevic da uomo di pace dopo gli accordi di Dayton fu trasformato in macellaio e dittatore, e tutti, compresi molti compagni, caduti nella trappola hanno finito per assegnare proprio agli assassini dell'Impero il compito di normalizzare le situazioni. Così quando gli amerikani hanno portato a termine il golpe in Jugoslavia e il successivo "arresto" di Milosevic sono stati salutati non come criminali imperialisti, ma come portatori di democrazia e civiltà.
Questa acquiescenza si è ormai connaturata a tal punto che quando la protervia dell'Impero e dei suoi lacchè si rivolge contro popoli inermi (che quindi non possono essere demonizzati come Milosevic o Saddam) nessuno più si scandalizza e protesta: dove sono ormai le manifestazioni presso l'ambasciata amerikana o israeliana?
Foglia dopo foglia l'Impero si sta mangiando tutto il carciofo e tutti restano muti o quasi.
Dopo l'Iraq e la Jugoslavia è toccato alla Palestina, presto toccherà ai Kurdi, quindi forse a Cuba. Nel frattempo con il Plan Colombia gli USA normalizzano l'America Latina, grazie anche all'acquiescenza di Marcos. Ma il movimento antagonista preferisce le sfilate dei NO-GLOBAL, sicuramente più appaganti dal punto di vista dell'immagine e meno scabrose da affrontare. Quante volte abbiamo sentito non solo le invettive contro Milosevic o Saddam, ma anche contro il desiderio di Patria (ma che brutta parola, per qualcuno) dei Kurdi e Palestinesi; quanto purismo parolaio sopravvive nel movimento, nel mentre la gente muore o finisce esule.
Adesso si affaccia anche il problema cinese, anzi probabilmente proprio lì ci sarà lo scontro più duro per l'Impero unico. Gli USA stanno già tastando il polso dell'avversario e stanno studiando le possibilità di attacco al grande drago   cinese. Il caso dell'aereo spia è un segnale ben preciso: gli yankee ringalluzziti dalle vittorie degli ultimi anni e dalla totale inesistenza di un qualsiasi antagonismo in occidente, data l'insipienza dell'Europa e la debolezza russa vogliono accelerare le cose e portare ad un indebolimento sostanziale della Cina, l'unico avversario che sembrano temere a causa dell'incognita di quel paese.
E' già cominciato l'attacco preventivo su due fronti: aiuti più sostanziosi a Taiwan, e la demonizzazione dei cinesi.
Le notizie sulle condanne a morte in Cina, di cui finora non si parlava, adesso riempiono le pagine dei giornali, e il Tibet, un paese di 8 milioni di persone è sempre agli onori della cronaca, mentre di un paese di 40 milioni di persone, come il Kurdistan, nessuno parla più. Non vogliamo certo fare un problema di numero di abitanti; quello che vogliamo denunciare è il fatto che l'acquiescenza verso l'Impero porta anche molti compagni a seguire i media nella demonizzazione di chi si oppone alle mire espansionistiche USA, mentre sempre più si tace sui crimini degli alleati dell'Impero.
Invece su queste cose non si può e non si deve tacere. Bisogna sviluppare la campagna anti-imperialista e appoggiare quei paesi che questa lotta contro l'Impero stanno portando avanti: bisogna impegnarsi contro la politica degli embarghi nei confronti di Saddam e di Cuba, bisogna manifestare contro l'aggressione israeliana ai palestinesi e cercare di fermare la politica di dominio USA in America Latina. Bisogna fermare gli assassini turchi, colpevoli di genocidio nei confronti del popolo kurdo e responsabili della morte dei detenuti turchi e kurdi in sciopero della fame nelle carceri turche.
E' questa la vera lotta contro la globalizzazione non quella delle parate contro i G1+7 in varie parti del mondo. Anche perché le vere decisioni non si prendono in questi meeting. Il dominio globale si chiama USA, ed è in quel paese che si decide la politica mondiale. Adesso c'è una crisi economica in quel paese, ma quando nel cuore dell'Impero si intravede la crisi, allora c'è da essere preoccupati, perché in quei casi nascono i conflitti, destinati a far pagare quella crisi a qualcun altro.

CONTRO L'IMPERO AMERIKANO E I SUOI LACCHE' TURCHI ED ISRAELIANI

AL FIANCO DELL'INTIFADA PALESTINESE E DELLE GIUSTE LOTTE DEI POPOLI CONTRO L'IMPERIALISMO

L'Avamposto degli Incompatibili